Pensaci Agostino è una commedia scritta dal grande Pirandello nel 1916.
Questa la sua trama. Un anziano insegnante, Toti – profondamente amareggiato nei confronti della società e dello Stato – decide di prendere per moglie la giovanissima Lillina: potrà così mantenerla e assicurarle, anche dopo la sua morte, la propria pensione. Benchè Lillina sia incinta del giovane Giacomino, Toti la sposa, mantenendo lei e il nascituro e permettendo a Giacomino di venirli a trovare.. La gente del paese è scandalizzata da questa incresciosa situazione. Il preside invita, quindi, Toti ad andare in pensione. Toti rifiuta con sdegno, poiché è deciso a ribellarsi alle convenzioni. Per mettere a tacere una volta per tutte le dicerie, Don Landolina – per conto della sorella di Giacomino – gli chiede di firmare un documento in cui si dichiara che Ninì è figlio di Toti e che nessuno dei due coniugi è venuto meno agli obblighi nuziali. Toti si reca da Rosalia con il bambino e chiede di parlare con Giacomino. Giacomino arriva sconvolto e rattristato: le dicerie e le malignità della gente lo hanno distrutto, pertanto rivela a Toti di essersi risoluto a sposare un’altra donna. Toti lo mette di fronte alle sue responsabilità.
Come ben sottolinea il regista Guglielmo Ferro: “Toti non appare come un vinto, né una figura triste o malinconica, di vecchio ingrigito dai propri pensieri. È anzi l’unico che esce vincitore in una guerra dalla quale tutti escono sconfitti; il più intelligente, in fondo, quello che sente di poter scegliere, di essere padrone della propria vita, delle proprie certezze, dei propri errori, pronto a pagare, a sentire tutto sulla pelle con coraggio. Non è il candore senile a impegnare il personaggio, ma l’acutezza mentale, il profondo rigore etico, la coerenza tagliente, quello che infastidisce; perché fa pensare, perché mette di fronte ognuno di noi alla nostra ridicola apparenza di fantocci impegnati in rituali spogli di ogni significato, decisi da qualcun’altro e accettati per comodità”.
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