QUI DI SEGUITO – dopo una mia breva Presentazione di questo mio ultimo libro L’Unione Europea Origini Presente Prospettive future Edizioni SIMPLE 2021 – commenti e recensioni di professori, giornalisti, esperti, dirigenti sindacali, ecc. Il volume e’ acquistabile dall’editore (SIMPLE) e sui principali bookshop on line, e in alcune librerie fisiche quali – a Roma – la Libreria Minerva a Piazza Fiume e la Libreria Mondadori in via Piave. Per ulteriori aggiornamenti, rinvio ai miei articoli in Agenda Geopolitica (rivista pubblicata dalla Fondazione Ducci) con cui collaboro. Leggi il seguito di questo post »
Pignasecca e Pignaverde al Teatro Quirino di Roma (Roma 21-26 aprile 2026)
aprile 15, 2026
“In “Pignasecca e Pignaverde” – sottolinea Tullio Solenghi – lascio i panni del remissivo “Steva” per calarmi con immutato entusiasmo in quelli del più arcigno Felice Pastorino, una maschera che, a differenza della precedente, nasconde, tra gli immancabili spunti di grande comicità, lati umani oscuri e intriganti da indagare e rappresentare. Questo nuovo personaggio goviano rappresenta, infatti, l’eterno archetipo dell’avaro, attorno al quale ruotano personaggi e situazioni che vanno a comporre, nell’attenta osservazione della realtà, quel microcosmo di stampo ligure che si manifesta in una sorta di preziosa “foto d’epoca”.
Questa la sua trama!
Felice Pastorino vuole che sua figlia sposi il cugino, Alessandro Raffo, un commerciante quarantenne e benestante. Ma Amalia è innamorata del giovane Eugenio, vicino di casa andato in America a cercare fortuna dopo che Felice gli ha rifiutato la mano della figlia, perché poco abbiente. Dopo che Pastorino ha trovato un accordo – con il cugino – sulla dota, con il suo capo, un ricco argentino con un affare da concludere in Italia, arriva Eugenio che chiede di nuovo la mano di Amalia. Felice rifiuta anche perché la figlia dovrebbe andare in Argentina. Amalia finge di scappare di casa. Intanto poiché l’affare dell’argentino va a buon fine, Eugenio può rimanere a lavorare a Genova. A questo punto niente si può opporre alle nozze. Felice è felicissimo di acconsentire, a patto che si uniscano i due appartamenti contigui per realizzare un unico appartamento e che le spese dell’apertura nel muro siano a carico del proprietario, Isidoro Grondona.
Intervento S. Paruolo all’Assemblea della Consulta Europa di Roma capitale (25 aprile 2026): Oggi più che mai serve un’Europa Unita
aprile 14, 2026
Innanzitutto, grazie alla Consulta Europa per il suo Invito – che mi consente di prendere la parola in questa sede – e grazie per il suo omaggio a Sofia Corradi: una visionaria europeista che ha creato un programma UE con regole condivise “cui milioni di studenti devono un pezzo di vita e un orizzonte” (per dirla con il presidente Macron).
Erasmus + continua, tuttora, ad offrire occasioni di mobilità, scambi culturali, e di studi all’estero con (grazie all’ostinata azione Corradi in tal senso) anche il riconoscimento dei crediti universitari. Continuando a contribuire alla costruzione europea, il programma è tuttora simbolo di Europa unita e senza frontiere, quale oggi più che mai servirebbe, visto che siamo in un contesto geopolitico in cui la legge del più forte vuole mettere a tacere il rispetto del diritto internazionale, e il multilateralismo, e in cui la stessa Unione europea e i suoi valori sono, sempre più, sotto attacco!
Concordo con molte cose, qui già dette, in particolare da Carlo Corazza e Nicoletta Pirozzi. Non le ripeterò. Focalizzerò invece alcuni punti. L’importanza dell’autonomia strategica europea – e di investimenti – per l’interconnessione energetica, europea. Il grosso contributo che le città possono dare alla lotta ai cambiamenti climatici, da non rallentare! L’opportunità di un’analisi del caso Spagna che – puntando su investimenti in rinnovabili e per “una riduzione strutturale della dipendenza dai combustibili fossibili” – nel marzo 2026 ha pagato l’elettricità 14 euro per megawattora, mentre Italia, Francia e Germania, hanno speso oltre 100 euro. L’urgenza di una capacità di difesa dell’Europa, e di un’era digitale rispettosa di regole. E, last but not least, l’auspicio di continuare a costruire anche un’Europa sociale.
Buona Pasqua!
aprile 5, 2026L’emancipazione femminile: dalle suffragette inglesi alla nuova strategia Ue
aprile 1, 2026Botanica Season 2, il nuovo spettacolo di MOMIX al Teatro Olimpico ( Roma, 28 aprile – 10 maggio 2026)
aprile 1, 2026
Il primo aprile 2026, Moses Pendleton, coreografo e fondatore della compagnia Momix, insieme a Domenico Turi direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana e Lucia Bocca Montefoschi direttrice artistica del Teatro Olimpico – che ospiteranno lo spettacolo a Roma dal 28 aprile al 10 maggio – hanno presentato Botanica Season 2, il nuovo spettacolo di MOMIX.
.La prima assoluta dello spettacolo sarà a Bologna il 7 aprile, cui seguirà tournée italiana fino al 24 maggio.
In occasione della conferenza stampa Moses Pendleton ha annunciato anche la nuova collaborazione con Roberto Bolle, che utilizzerà una delle coreografie di Botanica Season 2 nel prossimo Gala Roberto Bolle & Friends.
IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO DI HAENDEL al teatro dell’Opera di Roma (7-14 aprile 2026) – E il nono numero di Calibano
aprile 1, 2026
Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel narra il conflitto interiore di Bellezza, divisa fra le lusinghe di Piacere e la guida di Tempo e Disinganno.
Nello spettacolo in scena all’Opera di Roma, il regista Robert Carsen, Carsen trasforma l’allegoria barocca in un’esperienza scenica moderna, in cui luci, gesti e simboli creano un ponte tra il Settecento romano e le domande del presente. Il piacere – fugace e transitorio – è contrapposto alla verità e alla consapevolezza.
Sul podio c’è Gianluca Capuano, con l’ orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, e un allestimento in collaborazione con Salzburger Festspiele. Il cast riunisce voci di primo piano nel panorama barocco (Johanna Wallroth, Anna Bonitatibus, Raffaele Pe, Ed Lyon).
Calibano – In occasione delle rappresentazioni del Trionfo del Tempo e del Disinganno è presentato anche il nono numero di «Calibano» – la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma – dedicato al tempo e alle forme con cui arte, media, scienza e letteratura provano oggi a pensarlo e rappresentarlo. Il volume, realizzato in collaborazione con la casa editrice effequ, ospita un racconto inedito dello scrittore e saggista americano Michael Frank e un saggio critico di Dominic Pettman, docente della New School University di New York (sulla trasformazione del nostro rapporto con il tempo nell’epoca dei media digitali) e, tra i numerosi pezzi, contributi della compositrice Lucia Ronchetti, dello scrittore Vanni Santoni e dei giornalisti Alberto Mattioli e Alberto Piccinini. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì.
La Mandragola di Machiavelli al Teatro Quirino (Roma, 7-19 aprile 2026)
aprile 1, 2026
In “La Mandragola” del Machiavelli – celebre commedia del Rinascimento, denuncia di inganno e ipocrisia – il giovane Callimaco per conquistare una donna sposata organizza, usando una finta cura a base di mandragola, un inganno per raggirare il marito.
Nello spettacolo in scena al teatro Quirino, Mandragola è trasposta in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza.
La Firenze rinascimentale diventa la City globale, in cui personaggi agiscono mossi solo da desiderio, convenienza e ’opportunismo: così – con una scenografia minimale e modulare – la commedia diventa una satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione.
Callimaco è un giovane manager rampante, seduttivo e privo di qualsiasi morale, per cui l’ inganno è una competenza professionale. Messer Nicia CEO – anziano che non comprende il mondo che cambia – è disposto a tutto pur di lasciare un “successore”. Lucrezia è una donna intelligente, intrappolata in un matrimonio di convenienza, e in un sistema che la vuole “perfetta”. Fra Timoteo usa il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione: legittima il cinismo con parole rassicuranti. Ligurio – Mentore della rappresentazione del fine che giustifica – sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi.
“Il potere come manipolazione – sottolinea il regista Guglielmo Ferro – La morale come strumento retorico. Il corpo e il desiderio come merce. La vittoria dell’intelligenza amorale. La commedia resta comica, ma la risata è amara. Il lieto fine è , la consacrazione del sistema: chi è più spregiudicato vince” .

Anna Ferzetti al “Giù la maschera” con People, Places & Things (Teatro Verdi, Salerno 25 -29 marzo 2026)
marzo 28, 2026Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il 25 marzo scorso, all’ultimo incontro del 2026 di “Giù la Maschera” – condotto da Peppe Iannicelli – Anna Ferzetti e il suo cast hanno incontrato il pubblico e la stampa per parlare del loro spettacolo “People, Places & Things” in scena a Salerno fino a domenica 29 marzo.
Lo spettacolo – nella traduzione italiana del testo scritto 10 anni fa dal commediografo britannico Duncan MacMillan – è diretto da Pierfrancesco Favino.
Come precisato dalla stessa Ferzetti, è difficile parlarne prima di averlo visto. In realtà, è difficile parlarne anche dopo averlo visto. È uno spettacolo complesso, che affronta temi complessi, rischiosi, legati alla contemporaneità. Gli attori presenti all’incontro sono stati molto bravi a parlarne senza fare trapelare alcunché, senza spoilerare niente. L’unica cosa che è venuta fuori è che la protagonista, interpretata da Ferzetti, è una donna, ed è un’attrice. E che si parla di dipendenza. Ognuno di noi ha qualche dipendenza, non solo dall’alcol o dalle droghe, ma dal lavoro, dal denaro, dal sesso, dai social media. Come gli attori anche noi nella vita tendiamo a nasconderci dietro una maschera, a interpretare vari personaggi.
Lo spettacolo – osserva ancora Ferzetti – cambia ogni sera, non è mai lo stesso: tanti attori sulla scena (dieci) più operatori che spostano con rapidità oggetti di scena. Gli attori interpretano più ruoli, è come se giocassero con una palla che si passano, si scambiano. Raccontano tante vite, tante storie che si intersecano in quello che diventa un lavoro collettivo. Escono dalla loro zona di comfort. Non ci sono giudizi. Non ci sono risposte definitive. C’è comprensione.
Il teatro vi gioca un ruolo importante. Una suggestione che ne deriva: il teatro come terapia.

HOKUSAI Il GRANDE MAESTRO DELL’ARTE GIAPPONESE (Roma, Palazzo Bonaparte, 27 marzo-29 giugno 2026)
marzo 27, 2026
Con oltre 200 opere provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia, la bellissima mostra ora in corso a Palazzo Bonaparte, dedicata al grande maestro Kastushika Hokusai (1760-1849) ripercorre, in modo suggestivo, l’intero arco creativo ( dalle opere legate alla tradizione a quelle più rivoluzionarie) di questo grande artista, innovativo e dirompente, scelto per rappresentare l’evento culturale più rilevante del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone.

La qualità del segno di Hokusai- capace di costruire lo spazio con pochi tratti e di chiarire la forma nel colore – spiega perché la sua arte abbia oltrepassato i confini del suo tempo e del suo paese, e abbia contribuito, nell’Europa di fine Ottocento, alla nascita del Giapponismo aprendo un dialogo tra Oriente e Occidente. In effetti, Hokusai è stato e continua a essere l’artista che più di ogni altro ha reso possibile un dialogo profondo e duraturo tra due tradizioni artistiche che ancora oggi continuano a incontrarsi e arricchirsi reciprocamente. Contribuendo alla nascita di nuove visioni della modernità, le sue opere hanno affascinato e ispirato pittori come Monet, Van Gogh e il movimento impressionista , e hanno suggestionato anche musicisti come Claude Debussy.

Alla mostra – passando da una sala all’altra ( dalle Cinquantatré stazioni del Tōkaidō alla celeberrima La Grande Onda di Kanagawa, dalle Trentasei Vedute del Monte Fuji fino ai sorprendenti Manga, straordinari album di disegni di cultura visiva contemporanea) ci si muove tra capolavori senza tempo e invenzioni visive straordinarie, che coniugano la sensibilità per la natura (che – con o senza il monte Fuji- spesso fa anche da sfondo) a un’osservazione attenta delle persone e dei loro gesti (mercanti che misurano i tessuti, venditori che offrono pesce fresco, viandanti carichi, donne in varie situazioni ecc.) come del loro abbigliamento (dalla qualità del dettaglio, all’accordo dei colori, al ritmo dei motivi, alla sapienza con cui un tessuto cade sul corpo o una cintura ne definisce la figura).

Per i giapponesi il Fuji è più di una montagna: è una presenza sacra, un punto di riferimento costante, che orienta lo sguardo e dà proporzione allo spazi0. Nelle tavole in mostra “ il Fuji si mostra in ore e stagioni diverse, nei suoi “umori” più vari. Attraversa scenari cangianti, mare agitato e quiete, albe limpide, temporali, neve immobile, e cambia con la luce e con l’aria. Hokusai inventa punti di vista sorprendenti: la montagna appare incorniciata da ponti e cancelli, da alberi e banchine, visto oltre tetti, argini, risaie e canali. Ma la serie non è un inno astratto: in primo piano entra la vita dell’Edo quotidiana, fatta di lavoro, traffici, gesti, attese”.

Come ben emerge anche nella stupenda ed emozionante Sala immersiva (nell’acqua) della mostra, in cui lo spettatore non contempla da lontano, ma è dentro l’azione, accanto alla centralità della figura umana e di suggestive scene di vita quotidiana, il più delle volte immerse nella natura, nell’opera di Kokusaki c’è un altro grande protagonista l’acqua. E non solo nella celebre “Onda” ( che unisce potenza ed estrema disciplina formale, e in cui tempesta e quiete non solo si oppongono ma si richiamano, e i contorni in blu – e non in nero – ammorbidendo i profili rendono più sensibile il gioco della profondità) ma nelle infinite variazioni con cui l’artista la osserva, la studia e la reinventa: in vortici e spruzzi, in superfici silenziose, o in pura energia visiva (v. anche le cascate).
Né mancano disegni di ispirazioni letterarie ( Hokusai non si limita a illustrare i testi: li interpreta, e li trasforma in racconto visivo); i manga (che mostrano come il disegno possa essere insieme esercizio, conoscenza e libertà dell’immaginazione); e anche aspetti meno noti della personalità di Hokusai, come l’umorismo e la leggerezza (v. Autoritratto come pescatore). “…Tutto ciò che ho disegnato – scriveva l’artista – prima dei settant’anni non vale la pena di essere considerato… A novant’anni avrò penetrato il mistero della natura. A cento anni sarò un artista meraviglioso. A centodieci anni tutto ciò che creerò, un punto, una linea, prenderà vita come mai prima. A tutti voi che vivrete a lungo come me, prometto di mantenere la mia parola”. Queste parole raccontano l’idea che Hokusai aveva di sé stesso e dell’arte: un cammino infinito di studio, osservazione e perfezionamento, in cui l’artista non smette mai di imparare.
La mostra si arricchisce anche dello sguardo – sul Giappone dell’Ottocento – delle bellissime fotografie di Felice Beato (fotografo italiano) che ha introdotto l’Oriente in Europa. E – accanto ai capolavori di Hokusai – presenta un insieme di oltre 180 pezzi tra libri rarissimi e preziosi oggetti giapponesi (laccature, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, oltre a strumenti musicali tradizionali, kimono, giacche haori e fasce).


PARITA’ DI GENERE
marzo 25, 2026
In sintesi, una mia breve analisi sulla parita’ di genere / e UE in Europolitiche.
https://www.europolitiche.it/it/blog-detail/post/601815/eu-gender-equality-strategy-20262030?fbclid=
