QUI DI SEGUITO – dopo una mia breva Presentazione di questo mio ultimo libro L’Unione Europea Origini Presente Prospettive future Edizioni SIMPLE 2021 – commenti e recensioni di professori, giornalisti, esperti, dirigenti sindacali, ecc. Il volume e’ acquistabile dall’editore (SIMPLE) e sui principali bookshop on line, e in alcune librerie fisiche quali – a Roma – la Libreria Minerva a Piazza Fiume e la Libreria Mondadori in via Piave. Per ulteriori aggiornamenti, rinvio ai miei articoli in Agenda Geopolitica (rivista pubblicata dalla Fondazione Ducci) con cui collaboro. Leggi il seguito di questo post »
Visioni d’addio: prossimo concerto al Teatro dell’Opera di Roma (28 maggio 2026)
Maggio 27, 2026
Intitolato Visioni d’addio, il programma del concerto sinfonico del 28 maggio 2026 al teatro Costanzi di Roma – trasmesso in diretta su Radio3 – ha scelto di concentrarsi su una coppia di capolavori: da un lato le ultime composizioni vocali di Richard Strauss -: i Vier Letzte Lieder (Quattro ultimi Lieder) – e dall’altro la Sinfonia n. 9 in Do maggiore, detta “La Grande”, di Franz Schubert. Il soprano di fama internazionale Marina Rebeka – vincitrice del Readers’ Award agli International Opera Awards 2025 – debutta in Europa nei Vier Letzte Lieder.
«Questo programma – sottolinea Michele Mariotti, Direttore Musicale dell’Opera di Roma – rappresenta una sorta di testamento spirituale. L’ultima sinfonia di Schubert è inquieta e agrodolce, e alterna momenti di tenera speranza ad altri più malinconici e irrequieti. Il secondo movimento, più degli altri, manifesta un senso di sconforto e paura, evocando atmosfere quasi mahleriane. Strauss, invece, ci accompagna verso l’ultima fase della vita: il misterioso viaggio dell’uomo verso una morte desiderata.»
La programmazione concertistica del Teatro Costanzi proseguirà a ottobre con le due Petite Messe solennelle di Gioachino Rossini, affidate alla direzione di Michele Mariotti. Il 17 ottobre al Costanzi verrà eseguita la seconda versione per soli Coro e Orchestra, mentre il 22 ottobre, nella Basilica di San Vitale, viene proposta la versione originale per soli, Coro, due pianoforti e harmonium.
Jesolo – Libri Parola e Idee (13-18 luglio 2026)
Maggio 26, 2026
«Ospitare nuovamente le cinquine e i protagonisti dei due premi letterari più prestigiosi d’Italia – Premio Campiello e Premio Strega – non è solo un grandissimo onore, ma è la testimonianza tangibile di come Jesolo sappia unire la sua vocazione turistica d’eccellenza a una proposta culturale di altissimo profilo. Vogliamo che Jesolo sia una città da vivere a 360 gradi. Accanto al mare, al divertimento e al relax, offriamo ai nostri cittadini e ai tantissimi turisti uno spazio di riflessione. Poter ascoltare le voci più autorevoli della narrativa italiana sotto le stelle della nostra costa arricchisce il tessuto sociale e valorizza l’immagine della nostra città. Il mio ringraziamento alla Fondazione Il Campiello e alla Fondazione Bellonci per aver creduto ancora una volta nella nostra città, e a tutti gli autori e autrici che ci onoreranno con la loro presenza» dichiara il sindaco Christofer De Zotti.
Tancredi – firmato da Emma Dante e diretto da Michele Mariotti – al Teatro dell’Opera di Roma (19-29 maggio 2026)
Maggio 15, 2026
Tancredi – opera composta da Rossini nel 1813, a soli 21 anni – racconta il conflitto tra virtù e sentimento, in cui trova spazio la vicenda dell’eroe esiliato Tancredi, che torna in patria a Siracusa per difendere la città dagli invasori e riconquistare l’amata Amenaide, ingiustamente accusata di tradimento.
«Poco più che ventenne – sottolinea Mariotti alla guida dell’orchesta del Teatro dell’Opera di Roma – Rossini riesce a coniugare un sentimento puro e istintivo con un perfetto controllo classico, in un equilibrio continuo tra apollineo e dionisiaco. Sullo sfondo della guerra, Tancredi e Amenaide vivono il loro amore in modo assoluto, con una gelosia e una passione che però ostacolano il dialogo. Nonostante due lunghi duetti, infatti, i giovanissimi amanti non riescono mai a comprendersi davvero. Musicalmente disarmante è invece il finale tragico che abbiamo scelto di eseguire, che descrive con pagine rarefatte e stranianti l’allontanarsi progressivo del corpo e dell’anima di Tancredi».
Eros e Thanatos, lirismo e tensione drammatica – che attraversano la scrittura rossiniana – incontrano la forza visiva di Emma Dante in uno scontro fra umano e simbolico. «Quando entri nel mondo rossiniano – precisa la regista palermitana Emma Dante – entri in una specie di luogo fatato, in cui succede di tutto, ma in cui tutto ha un suo filo logico. C’è una logica schiacciante. Le trame rossiniane sono piene di suspense, di intrecci, di mistero. Tancredi in questo senso è pieno di stimoli, spunti, allegorie; è una grande favola che ho ambientato in questo luogo molto artificiale, con questi fondalini dipinti propri dell’opera dei pupi. È una storia che ha a che fare con qualcosa di universale, non prettamente collocato geograficamente; è molto vera, molto umana, molto contemporanea.»
Il ruolo del protagonista è affidato al controtenore Carlo Vistoli. Amenaide è il soprano in grande ascesa Martina Russomanno. Si alterna con Russomanno, il 26 maggio, Giuliana Gianfaldoni. Carmine Maringola firma le scene, Emma Dante e Chicca Ruocco i costumi, Luigi Biondi le luci, Manuela Lo Sicco i movimenti coreografici. Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è diretto da Ciro Visco.
Veste i panni di Argirio Enea Scala . In alternanza con Scala, il 26 maggio, Antonino Siragusa. Luca Tittoto veste i panni di Orbazzano. Completano il cast Ekaterine Buachidze (Isaura) e Maria Elena Pepi (Roggiero) giovani artiste del progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma.
La piccola cubana e El Cimarrón (omaggio dell’Opera a Hans Werner Henze) al Teatro Nazionale (Roma, 15-21 maggio 2026)
Maggio 15, 2026
Al Teatro Nazionale, nel centenario della nascita di Hans Werner Henze (1926-2026), il Teatro dell’Opera di Roma con nuovo allestimento – regia di Kerstan e direzione di Roland Böer – rende omaggio al grande compositore, con due titoli profondamente legati a Cuba, e alla letteratura dello scrittore ed etnologo cubano, Miguel Barnet. Entrambi affrontano temi cruciali, quali responsabilità sociale dell’arte, il valore della libertà, il riconoscimento identitario, ma anche la combinazione fra tradizione strumentale europea e sonorità dell’area caraibico-africana. Entrambi in lingua tedesca, con sottotitoli in italiano e in inglese.
La piccola cubana è un vaudeville in cinque scene, tratto dal romanzo-testimonianza Canción de Rachel (pubblicato a Cuba nel 1969 d Miguel Barnet) : una biografia romanzata di Elsa Borges, nome d’arte “Rachel”.
El Cimarrón è un recital. Il libretto è basato sul testo originale Biografía de un cimarrón di Miguel Barnet. Montejo aveva vissuto la schiavitù, la Guerra d’Indipendenza cubana e poi la vita nella Repubblica. Il suo racconto in prima persona è considerato un classico della letteratura cubana del Novecento.
Il baritono Robert Koller partecipa ad entrambe le opere: El Cimarrón e La piccola cubana. Ne El Cimarrón anche Christina Schorn-Mancinelli alla chitarra, Ivan Mancinelli alle percussioni e Camilla Hoitenga al flauto. I musicisti formano insieme con Michael Kerstan El Cimarrón-Ensemble. Ne La piccola cubana protagoniste le attrici Jeannine Hirzel e Johanne Dähler rispettivamente nei ruoli di Rachel e Ofelia. Completano il cast il soprano Flávia Stricker, il mezzosoprano Julia Deit-Ferrand e il tenore Stuart Patterson. I costumi sono firmati da Christine Knoll.
Festival di Politica Internazionale a Napoli (13-16 maggio 2026)
Maggio 13, 2026
Il 13 maggio 2026 ha avuto inizio l’interessante Festival di Politica Internazionale presso l’Orientale di Napoli: 13 Panel, spalmati su tre giorni divisi in dialoghi e confronti, fruibili non solo dai propri studenti ma anche dall’esterno . I lavori del 13 e del 14 maggio – visibili in diretta su YouTube, affrontano queste problematiche:
- Dalla forza del diritto al diritto della forza?
- Transizioni geopolitiche e gestione dei conflitti
- Il mondo in frantumì? Ordini e disordini nell’età dell’incertezza
- La corsa all’America Latina?
- L’America Latina laboratorio delle crisi globali?
- Le istituzioni internazionali tra continuità e cambiamenti
- Ombre statunitensi: la presidenza Trump tra fratture interne e scosse globali
Da Vienna a Roma Le meraviglie degli Asburgo Al Museo del Corso-Palazzo Cipolla (Roma 6 marzo-5 luglio 2026)”
Maggio 7, 2026
“Le meraviglie degli Asburgo”: mai titolo più appropriato per una mostra! In effetti, il Museo del Corso – Polo museale a Roma, presso Palazzo Cipolla – accoglie per la prima volta in Italia oltre cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna, simbolo della magnificenza di un Impero – multietnico, multiculturale e multireligioso – e delle ambizioni culturali della dinastia degli Asburgo.
“Questa mostra – come ben precisato daJonathan Fine, Direttore Generale del Kunsthistorisches Museum di Vienna – rappresenta molto più di un prestito di opere d’arte eccezionali: rappresenta un dialogo culturale tra Vienna e Roma” . “Questo progetto – come sottolineato dal Presidente della Fondazione Roma, Franco Parasassi – prende forma in una fase storica complessa e di trasformazione del processo di integrazione europeo: la nostra ambizione è quella di contribuire a ravvivare, anche attraverso il linguaggio della bellezza, l’idea stessa di Europa, fatta di identità diverse, ma di profondi valori comuni”.

Il percorso espositivo – curato da Cäcilia Bischoff – inizia con opere dei grandi Peter Paul Rubens, Antoon van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio. Accanto a opere di grande formato, si ritrovano poi le celebri “camere delle meraviglie” rinascimentali – dipinti di piccole dimensioni, nature morte, paesaggi e oggetti preziosi – con opere di Gerard ter Borch, Gerard Dou e Jacob van Ruisdael . Segue la sezione dedicata alla pittura olandese del Seicento in cui l’arte si orienta verso la rappresentazione della vita quotidiana.

Uno spazio specifico è dedicato anche alla pittura tedesca dell’età moderna, le cui radici affondano nella grande tradizione rinascimentale di Lucas Cranach: su questa eredità si inseriscono, in epoche successive, artisti come Joachim von Sandrart e Jan Liss, le cui opere, all’interno di un continuo dialogo culturale tra Nord e Sud dell’Europa,- dimostrano l’influenza del Barocco italiano e della tradizione classica.

Il percorso espositivo si concentra infine sul ruolo degli Asburgo come collezionisti, committenti e custodi dell’arte europea. Tra i capolavori esposti spiccano il celebre ritratto dell’Infanta Margarita in abito blu di Velázquez, e le opere di Giuseppe Arcimboldo, David Teniers il Giovane, Guillaume Scrots .
Circa la pittura italiana, in mostra sono presenti capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Guido Cagnacci e Giovanni Battista Moroni, Caravaggio.

Il signor Bruschino al Teatro Verdi (Salerno,8-10 maggio 2026)
Maggio 6, 2026Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il signor Bruschino, opera lirica di Gioachino Rossini – il cui libretto (tratto dalla commedia Le fils par hasard, ou ruse et folie, scritta da René de Chazet e Maurice Ourry e rappresentata a Parigi per la prima volta nel 1809) è di Giuseppe Maria Foppa – è una piccola opera d’arte comica. Parte di un gruppo di cinque farse – da Rossini scritte per il Tetro San Mosè di Venezia –l’opera rientra nel genere della farsa comico sentimentale. Spesso, tali farse presentavano una satira di costume, conflitti generazionali, e nuovi aspetti della moralità e dei mutati equilibri socio-economici.
Questa la trama del signor Bruschino.
Il giovane Florville è innamorato ricambiato di Sofia, pupilla del vecchio Gaudenzio, che l’ha però destinata in sposa al figlio di un tale signor Bruschino. Da qui, per far trionfare il proprio amore, il loro Piano – quella “follia organizzata e completa” espressa in musica di cui parlerà Stendhal – con uno scambio di persona e tutta una serie di equivoci e fraintendimenti che si succedono prima del lieto fine.
In effetti – venuto a sapere che il giovane Bruschino è tenuto sotto chiave in una locanda perché debitore inadempiente – fingendosi cugino del ragazzo, Florville paga il locandiere Filiberto per potersi sostituire al promesso sposo, di cui nessuno conosce il volto, nemmeno Gaudenzio. E – firmandosi Bruschino padre – fa recapitare a Gaudenzio una lettera di presentazione, in cui chiede di far arrestare Bruschino figlio per farlo redimere dalla sua condotta.
Gaudenzio rimane scandalizzato quando Bruschino padre (Ignaro dell’inganno) – giunto al castello – non riconosce il giovane come suo figlio.
Da parte sua, quando Bruschino padre comprende il tutto – per paura del debito da pagare – sta al gioco; e – per consentire il matrimonio tra il finto figlio e Sofia – continua a dissimulare. “Riconosce” il figlio. E l’unione con Sofia viene benedetta anche da Gaudenzio. Ma – proprio in quel momento torna il locandiere Filiberto con il vero Bruschino figlio. La verità viene a galla. E a Gaudenzio non resta che perdonare la coppia di amanti.
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World Press Photo 2026 al Palazzo Esposizioni (Roma, 7 maggio-20 giugno 2026)
Maggio 6, 2026
Dal 7 maggio al 29 giugno 2026 Palazzo Esposizioni Roma c’è la mostra World Press Photo 2026 – promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo – ideata dalla World Press Photo Foundation e organizzata in collaborazione con 10b Photography. In mostra ci sono le foto vincitrici della 69° edizione del prestigioso contest di fotogiornalismo. Le immagini premiate raccontano la complessità del mondo contemporaneo: l’escalation della crisi climatica, il costo umano dei conflitti, violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità, genocidi e violenza sessuale, ma anche storie di ricostruzione e ripresa.
Il premio principale è andato alla fotografa americana Carol Guzy per l’immagine intitolata “Separati dall’Ice” (Separated from ICE) che documenta l’impatto delle politiche migratorie statunitensi. Lo scatto documenta il momento in cui Luis, un migrante ecuadoriano (unico sostegno economico di sua moglie e dei suoi 3 figli) viene fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) dopo un’udienza presso il tribunale per l’immigrazione. Le figlie di Luis sconvolte si aggrappano al padre mentre viene arrestato.

Tra i vincitori di questa edizione anche Chantal Pinzi, unica fotografa italiana tra i premiati quest’anno, che ha conquistato il premio nella categoria Stories per la regione Africa. Il suo progetto, ‘Farīsāt: Gunpowder’s Daughters’, racconta di un gruppo di donne in Marocco che partecipano alla Tbourida, una storica tradizione equestre patriarcale. Oggi, sette gruppi interamente femminili si esibiscono su un totale di circa 300 partecipanti. Queste farīsāt (cavaliere) sostengono costi personali significativi, finanziando i propri cavalli, i costumi e i permessi per la polvere da sparo. La loro perseveranza è una potente affermazione del giusto posto delle donne nel patrimonio culturale marocchino.
Falstaff -L’arte di farla franca al Teatro Quirino (Roma, 5-17 maggio 2026)
Maggio 4, 2026
Falstaff L’arte di farla franca – una riscrittura contemporanea, liberamente tratta da Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare e dal Don Giovanni di Molière – è una una commedia sul potere della parola, sull’inganno, e sull’illusione di poter vivere senza mai pagare il prezzo delle proprie scelte.
Sir John Falstaff – egregiamente interpretato da Emilio Solfrizzi – è un affabulatore instancabile, un seduttore fuori tempo massimo, un debitore cronico che ha trasformato l’inganno in stile di vita. Gestore di un locale sull’orlo del fallimento, Falstaff ride della morale, dell’onore, del destino e perfino della morte, confidando nella propria capacità di “farla franca”. Attorno a lui si muove una galleria di personaggi grotteschi e realistici insieme. Quando il passato torna a reclamare il conto sotto forma di fantasmi, presagi – e figure che sembrano emergere dall’aldilà̀ – dietro la risata affiora la paura, dietro la spavalderia la solitudine.
“Questo spettacolo – sottolinea il regista, Davide Sacco – non vuole giudicare Falstaff. Non mi interessa dire se ha torto o ragione. Falstaff è un uomo che combatte la morte restando in movimento. Beve, parla, corre, inganna, seduce perché fermarsi significherebbe ascoltare il silenzio. E nel silenzio, Falstaff, non sa stare. Tutto nello spettacolo nasce da questa urgenza: non fermarsi mai. Lo spazio scenico è stato immaginato come un luogo instabile, circolare, esposto. Gli specchi, le luci da ribalta, i camerini non sono semplici elementi scenografici: sono la sua mente, il suo eterno backstage, il luogo dove l’uomo e il personaggio non riescono più a distinguersi. IL vero motore è la parola. Ma la parola, quando diventa l’unica arma, è anche una trappola: più la usi, più ti allontani dalla verità”. E le donne? “Le donne di questo spettacolo sono centrali. Non vittime, non comparse, ma intelligenze lucide. Come nelle Comari di Shakespeare, sono loro a smascherare Falstaff, ma senza moralismo. Non lo puniscono per crudeltà, bensì per necessità: per ristabilire un equilibrio. Il ridicolo diventa la loro vendetta, perché ridere di chi ride degli altri è l’unico modo per restituire giustizia senza violenza. Il fantasma, la statua, la memoria del passato non sono elementi fantastici: sono la coscienza che bussa. E Falstaff, per una volta, ascolta”.
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