Recensioni e Commenti sul mio ultimo libro – E Interviste

novembre 21, 2021

fb_img_1636623167231-3   QUI DI SEGUITO – dopo una mia breva Presentazione di questo mio ultimo libro L’Unione Europea Origini Presente Prospettive future Edizioni SIMPLE 2021 –  commenti e recensioni  di professori, giornalisti, esperti, dirigenti sindacali, ecc.   Il volume e’ acquistabile dall’editore (SIMPLE) e sui principali bookshop on line, e in alcune librerie fisiche quali – a Roma – la Libreria Minerva a Piazza Fiume e la Libreria Mondadori in via Piave. Per ulteriori aggiornamenti, rinvio ai miei articoli in Agenda Geopolitica (rivista pubblicata dalla Fondazione Ducci) con cui collaboro. Leggi il seguito di questo post »

La lotta ai cambiamenti climatici alla COP30

gennaio 20, 2026

Di certo la lotta ai cambiamenti climatici non è al primo posto dell’Agenda dei grandi della terra in preda a deliri di onnipotenza. Tuttavia non va dimenticata. In questo articolo su Agenda Geopolitica – edita dalla Fondazione Ducci – mi soffermo quindi, in particolare, sulla COP 30. Qui di seguito il LINK per poterlo leggere. Buona lettura.

Natale in casa Cupiello al Teatro Verdi (Salerno, 23 gennaio 2026)

gennaio 19, 2026

Pe questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Un classico di Edoardo De sarà in scena al Teatro Verdi di Salerno. Lo spettacolo potrà piacere o meno, come tutte le sue sperimentazioni, ma  sicuramente non lascierà indifferenti.

La scelta di lavorare con un solo attore è nata dalle limitazioni imposte dalla pandemia e si è trasformata in una sfida artistica.  La messinscena rompe gli schemi tradizionali: un solo attore in scena, immerso in un cubo scenografico trasparente, interagisce con contributi video e sonori proiettati dal vivo in tempo reale.

Le immagini, le voci e i rumori evocano i personaggi assenti, trasformando il palco in un paesaggio emotivo e mnemonico. Il cubo diventa simbolo dell’isolamento, della solitudine e della memoria: un contenitore di ricordi che accompagna il protagonista in un viaggio interiore, tra echi familiari e presenze invisibili.

La bohème di Giacomo Puccini al Teatro dell’Opera di Roma (14-25 gennaio 2026)

gennaio 16, 2026

Con un gioco straordinario di tecnologia, è una – splendida e spettacolare – esperienza immersiva quella pensata per La bohème di Giacomo Puccini dal regista Davide Livermore (autore anche di scene, costumi e luci). “Bohème – sottolinea Livermore – è tanto perfetta da essere quasi una non-opera, una sorta di neo proto sceneggiatura cinematografica. Azioni ed emozioni vengono descritte con una precisione assoluta. Come raccontare questa storia oggi? Assecondando la  miracolosa partitura di Puccini fino in fondo. Così, questo allestimento ci porta nel 1896. E, nell’atelier di Marcello, diventa sintesi di tutta l’esperienza pittorica della Parigi fin de siècle. Le pitture amplificano il racconto degli affetti in musica».  Sul podio torna Jader Bignamini che di Bohème dice «non è nostalgia. È vita allo stato puro: piena, disordinata, improvvisa. E’ la semplicità delle emozioni che diventano universali, tra sogni mai realizzati e affetti che resistono oltre la fine”. Alla bacchetta di Alessandro Palumbo è affidata la replica del 21 gennaio

A dar voce al gruppo di giovani bohémiens – protagonisti della vicenda narrata nel libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, da Scènes de la vie de bohème di Henri Murger e Théodore Barrière – sono diversi cast che si alternano nelle undici recite dal 14 al 25 gennaio. A vestire i panni di Mimì è l’interprete pucciniana del momento, Carolina López Moreno . Nel ruolo di Mimì sono chiamate anche Maria Agresta e Roberta Mantegna. Saimir Pirgu  torna all’Opera di Roma. Nei panni del poeta cantano anche Francesco Demuro  e René Barbera. Il pittore Marcello è interpretato da Nicola Alaimo , Vittorio Prato e Biagio Pizzuti che è anche Schaunard, in alternanza con Alessio Arduini , Musetta è interpretata da Desirée Rancatore ed Elisa Balbo Il filosofo Colline da William Thomas e Manuel Fuentes ,Benoît e Alcindoro da Matteo Peirone.

In scena – in tutti gli spettacoli – il Coro del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Ciro Visco, con la partecipazione della Scuola di Canto Corale (Maestro Alberto de Sanctis).

Cinema noir al Palazzo Esposizioni di Roma (20 gennaio-26 maggio 2026)

gennaio 16, 2026

Nel programma del 2026 di “A Qualcuno Piace Classico” spicca il ruolo speciale assegnato al noir, a partire dai titoli di apertura e chiusura: Femmina folle di John Stahl, primo film del genere a essere girato in Technicolor, e Strade violente di Mann, uno degli autori che più ha lavorato a una ridefinizione moderna del noir.

E se “noir” è un termine che viene dalla Francia, non poteva mancare un omaggio al cinema d’oltralpe con uno Chabrol degli anni ‘80, Volto segreto, piccola rarità riproposta in pellicola 35mm.

Per alcune atmosfere e per il senso profondo di fatalismo, anche un film come Fuggiasco di Carol Reed può rientrare agevolmente nel noir, malgrado in questo caso declinato attraverso il tema politico della questione nordirlandese, e lo stesso potrebbe darsi con La caccia, gioiello di Arthur Penn in cui ritroviamo un uomo braccato in un contesto sociale incandescente.  La politica lambisce anche il mondo totalitario immaginato ne La fuga di Logan e naturalmente Acque del Sud di Hawks, girato durante la Seconda Guerra Mondiale, sebbene qui a rubare la scena sia la coppia Bogart e Bacall: insieme per la prima volta sullo schermo, saranno destinati nella vita a uno dei matrimoni più solidi e ammirati della storia di Hollywood.

Come ogni anno una serata sarà dedicata al cinema muto accompagnato dal vivo con L’angelo del focolare di Dreyer.  Restando nel frastagliato arcipelago del Surrealismo, sarà Man Ray al centro del programma consueto sul cinema delle avanguardie:

La coscienza di Zeno al teatro Quirino (Roma, 20-25 maggio 2026)

gennaio 16, 2026

Con regia di Paolo Valerio,il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia porta in scena lo straordinario romanzo psicanalitico di Italo Svevo – La coscienza di Zeno – che sgorga dagli appunti del protagonista che si sottopone alle cure dello psicanalista Dottor S cercando, per quella via, di risolvere il suo mal di vivere.  Il suo percepirsi inetto e malato, ed i suoi ostinati tentativi di cambiar e guarire, portano Zeno ad attraversare l’esistenza intrecciando quotidianità borghese ad episodi surreali – ricchi di humour e di verità – e a forti illuminazioni.

“La coscienza di Zeno – sottolinea il regista è per me è una sfida davvero particolare.  Zeno ci appartiene, racconta di noi, della nostra fragilità, della nostra ingannevole coscienza, della voce che ci parla e che nessuno sente e che ci suggerisce la vita.  Ho affrontato questo lavoro privilegiando fortemente la narrazione di Svevo: ho voluto racchiudere in questa esperienza teatrale alcune pagine che trovo straordinarie, indimenticabili, costruendo un altro Zeno accanto all’Io narrante. Quindi Zeno – interpretato da Alessandro Haber – si racconta e si rivive attraverso il corpo di un altro attore. Attraverso l’occhio scrutatore del Dottor S. ho cercato di restituire la dimensione surreale – ironica e talvolta bugiarda – di Zeno, immersa nell’atmosfera della sua Trieste e di tutti gli straordinari personaggi che la vivono. Un immaginario il cui respiro cerebrale dialoga con il mondo dell’arte, con la psicoanalisi e dove ho cercato di rendere con forza la dialettica fra “esterno e interno” nella spietata analisi che Zeno fa della propria esistenza, lasciando costantemente aperta una finestra sul proprio mondo interiore. Il nostro spettacolo vorrebbe essere proprio così, come dice Zeno Cosini: “La vita non è né bella né brutta, ma è originale”.

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Migliore al Teatro Verdi ( Salerno 8-11 gennaio 2026)

gennaio 9, 2026

Venerdì 9 Gennaio,presso il foyer del Teatro Municipale Giuseppe Verdi a Salerno, Valerio Mastrandrea incontra il pubblico e la stampa – nell’incontro “Giù la Maschera” condotto dal giornalista Peppe Iannicelli – per presentare lo “Migliore”.

Scritto e diretto da Mattia Torre, lo spettacolo in scena al Verdi racconta la parabola di Alfredo Beaumont, che – dopo un incidente di cui porta il peso morale pur essendo stato assolto – si trasforma, da
persona fragile e timorosa, in un uomo spregiudicato e cinico: quale piace a una società che sembra premiare proprio chi non ha scrupoli!. Una storia “comica e terribile” in in cui l’arroganza diventa virtù.

Nabucco: al Teatro Verdi di Salerno (26-28 dicembre 2025)

dicembre 25, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il  23 dicembre, presso il Palazzo di Città a Salerno– alla presenza del Sindaco  Vincenzo Napoli, del Segretario Artistico Antonio Marzullo e con la coordinazione di Peppe Iannicelli -, si è tenuta la conferenza stampa su Nabucco, il capolavoro di Giuseppe Verdi, in cartellone dal 26 al 28 dicembre 2025 al Teatro Verdi di Salerno. In programma anche il Concerto di Natale del Coro Voci Bianche e il doppio Concerto di Gala di Capodanno. 

Si è sottolineato come la stagione operistica del Teatro Giuseppe Verdi sia iniziata con Wagner e si chiuda con uno dei più grandi titoli di Verdi. Marzullo ringrazia tutti coloro che contribuiscono alla crescita di un Teatro che presta molta attenzione ai giovani e si presenta anche come Teatro d’innovazione.

Nabucco è un’opera potente. A Salerno è diretta da Daniel Oren – con la regia di Plamen Kartaloff – e presenta un cast di altissimo livello, l’orchestra filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno e il Coro del Teatro dell’Opera di Salerno.

Nabucco – terza opera verdiana – fu rappresentata al teatro, alla Scala di Milano, il 9 marzo 1842, e fu subito un grande successo. Verdi dovette apprezzare l’ambientazione biblica del libretto di Solera, e un soggetto incentrato sul dramma di un popolo, gli Ebrei, con cui si identificò il popolo italiano nel momento del suo Risorgimento.   Protagonisti sono gli Assiri oppressori e gli Ebrei ridotti in schiavitù. E’ anche affrontato l’amore della principessa assira Fenena per l’ebreo Ismaele, l’amore paterno di Nabucco per quest’ultima, la gelosia di Abigaille, creduta sorellastra di Fenena, in realtà figlia di schiavi, e anche lei innamorata di Ismaele.

La musica verdiana divenne simbolo del sentimento patriottico del popolo italiano alla ricerca  di una propria identità nazionale. Famoso il “Va’ pensiero sull’ali dorate” del terzo atto, il pianto di un popolo oppresso sulle rive dell’Eufrate. Nella lettura registica di Kartaloff  la scena non riproduce un’epoca storica specifica, costruisce un mondo simbolico in cui conflitti e emozioni diventano universali.

L’opera – suddivisa in 4 parti ognuna con un titolo preciso – è incentrata sulla coralità e su un tema collettivo, quello della liberazione di un popolo oppresso, più che sulle vicende individuali. Il contrasto tra popoli e fedi si manifesta nei cori. Anche quando si assiste – nel terzo atto – all’usurpazione del potere da parte di Abigaille, alla condanna a morte degli Ebrei prigionieri e di Fenena,  in primo piano rimane un popolo che prega, quello degli ebrei.

Nel quarto atto, di fronte alla scena di Fenena condotta a morte, Nabucco – che in precedenza, in un suo delirio di onnipotenza, si era nominato Dio al posto del Dio degli Ebrei – prega il Dio degli Ebrei di salvare Fenena, e libera gli Ebrei. Abigaille si avvelena e chiede perdono dopo la conversione.  

 

Buone Feste

dicembre 20, 2025

I nostri migliori auguri, nella speranza di un mondo in cui la Pace e il pieno rispetto di tutti i diritti umani ritrovino il loro diritto di cittadinanza

Silvana e Elena Paruolo

Lo schiaccianoci di Čajkovskij al Teatro dell’Opera (Roma,17-31 dicembre 2025)

dicembre 14, 2025

La stagione di danza 2025/26 del Teatro dell’Opera di Roma si apre il 17 dicembre (ore 20), sulle note del celeberrino  Lo schiaccianoci di Čajkovskij: la sua vicenda si svolge in un magico Natale in cui – allo scoccare della mezzanotte – sogni e desideri della giovane Clara prendono vita.   Nella visione fiabesca del coreografo Paul Chalmer, gli aspetti più oscuri e psicologici del racconto di E.T.A. Hoffmann (da cui è tratto il balletto) lasciano spazio a un’atmosfera incantata,  resa magica dalle scene di Andrea Miglio, dai costumi di Gianluca Falaschi, dalle luci di Valerio Tiberi e dai video di Igor Renzetti e Lorenzo Bruno.

Sul podio Nir Kabaretti si alterna con Carlo Donadio (27, 28, 30, 31) alla direzione dell’Orchestra dell’Opera di Roma.

« Questo balletto – sottolinea Paul Chalmer –  è il primo che ha visto a teatro, e il primo in cui ha danzato. Ragion per cui non riesco a ricordare un Natale senza Lo schiaccianoci!  La mia coreografia si ispira alle tradizionali e iconiche produzioni che ho danzato e ammirato ormai da più di cinquant’anni».

Giorgio Morandi nella Collezione Eni. Un viaggio attraverso la storia culturale del cane a sei zampe e l’eredità di Enrico Mattei (Palazzo delle espozioni, Roma, 11 dicembre 2025- 11 gennaio 2026)

dicembre 11, 2025

Al centro di questa bella esposizione, due nature morte del maestro bolognese ( datate 1919 e 1941) appartenenti al nucleo storico della Collezione Eni, avviata da Enrico Mattei (tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta) per creare attorno agli uomini e alle donne dell’Eni un ambiente di lavoro, anche visivamente, stimolante.  E così non solo Morandi ma anche Casorati, Sironi, De Pisis, Cantatore, Guttuso vengono acquistati per essere messi alle pareti degli uffici.

Questa pratica è poi continuata  negli anni, arricchendo  il patrimonio artistico aziendale di opere di Boetti, Adami, Rotella.

 “Il patrimonio artistico di Eni (diviso tra le sedi di Roma e Milano) racconta prima di tutto una grande curiosità artistica dell’azienda”, spiega Lucia Nardi, Responsabile Cultura d’Impresa di Eni – “Nella collezione  convivono artisti classici e artisti d’avanguardia, opere figurative e astratte. Alla base delle scelte c’è sempre però la consapevolezza del valore dell’arte in sé e della sua capacità di attivare il pensiero e la creatività. Le opere di Eni arredano gli spazi comuni e gli uffici. E sono lì a ricordarci che cultura e industria, arte e tecnica non sono concetti opposti ma complementari”. “ Siamo felici di offrire al pubblico l’opportunità di incontrare da vicino questi capolavori, che raccontano una parte importante della storia dell’arte italiana e del rapporto tra impresa e cultura”, aggiunge Marco Delogu, presidente di Azienda Speciale Palaexpo.

La mostra – promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo – è stata realizzata da Azienda Speciale Palaexpo e ideata e prodotta da Eni.