Inaugurata il 17 dicembre (dopo le mostre ora in corso a Palazzo Esposizioni “L’ultimo meraviglioso minuto. Pietro Ruffo” ed “Elogio della diversità. Viaggio negli ecosistemi italiani” e Francesco Clemenre Anima nomade) la mostra “Primitive” di Cyril de Commarque, nella Sala Fontana e a ingresso gratuito, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo. PRIMITIVE offre importanti spunti di riflessione sulla natura nella sua complessità, esponendo sette sculture in legno e l’installazione sonora dell’artista francese Cyril de Commarque.
Come è percepita – dall’uomo – la natura nell’era dell’Antropocene, cioè, dell’epoca definita dall’impatto massiccio delle attività umane sul nostro Pianeta? Per la mostra – interpretazione poetica di immagini satellitari delle zone di distruzione delle foreste primitive – gli ecosistemi primitivi costituiscono il nostro ultimo legame intatto con l’originario. Cyril de Commarque esplora il primitivo come un ritorno all’essenziale, all’infanzia della vita, agli ecosistemi. Queste foreste rappresentano simbolicamente l’ultima immagine di una possibile coesistenza. Ma la foresta primitiva si scontra paradossalmente con i comportamenti primitivi di un capitalismo esasperato
Per realizzare le sue sculture, Cyril de Commarque si affida inizialmente alla precisione di un robot industriale, Kuka, che scolpisce circa il 60% di ogni pezzo, prima di completare meticolosamente il lavoro a mano. Questa giustapposizione tra tecnologia avanzata e artigianato incarna il periodo di transizione complesso che stiamo vivendo, segnato dall’emergere dell’intelligenza artificiale e della robotica.
Primitive si ispira ai lavori di Philippe Descola (Parigi, 1949), uno degli antropologi più influenti a livello internazionale.
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