TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA (1965) è la prima delle undici commedie di Natalia Ginzburg – intellettuale militante e femminista – in cui la scrittrice affronta temi eterni come l’amore, le relazioni, le madri, la morte, la diseguaglianza sociale. Ad una prima lettura vi si percepisce la sensazione di un distacco dai sentimenti (che ricorda Cechov, che la Ginzburg tra adorava) nel senso che nessuno dei personaggi sembra mosso da empatia verso l’altro.
Non Pietro nei confronti della madre e viceversa, non Vittoria nei confronti di Giuliana e viceversa, non Pietro nei confronti di Ginestra e viceversa .
Tutto sembra reggersi o crollare negli obblighi mal sopportati dei vincoli familiari e borghesi (tema sempre presente nell’autrice). Il rapporto tra Giuliana e Pietro può reggere per l’allegria, e con allegria? Lei ragazza randagia sull’orlo del suicidio. Lui non certamente ricco di sentimenti, in lotta, forse inconsapevole, tra un anticonformismo da cui si sente attratto e la gabbia borghese.
“Non sappiamo – sottolinea Emilio Russo- se questa allegria (per i sudamericani è la felicità) ci sarà in seguito. C’è invece una quasi paradossale sincerità nel mostrarsi per quello che si è. Una sincerità a volte brutale che fa ripetere ad entrambi e ossessivamente la domanda (a solo una settimana dal matrimonio e dopo qualche settimana di conoscenza) “perché ci siamo sposati? E’ la formula giusta?”.

TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA una commedia buonista e consolatoria?
“No -precisa Russo – I sentimenti invece nel bene e nel male li hanno i personaggi evocati e “viventi” attraverso il racconto (il teatro non è forse questo?) Tanti, tantissimi, che forse sono la vera genialità di questa commedia. Personaggi che costruiscono un mondo intero, ma anche un’epoca segnata da cambiamenti straordinari, che poi dopo pochi anni esploderà nella rivolta, nelle conquiste sociali, nello scontro generazionale, nello scontro di genere, nello scontro politico. Ginzburg fa volare in cielo parole quali tabù, aborto e divorzio, facendo capire al pubblico borghese dei teatri dell’epoca che queste saranno conquiste inevitabili, e che l’amore è libero. Giuliana attraversa molti letti fluidi come si direbbe oggi. Pietro poteva sposarne 18. Addirittura, la vedova Giacchetta vive con uomo sposato”.
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA è un testo comico? Sicuramente, anche irresistibile: “Lo è – precisa il regista – per quel suo ritmo da commedia, nei dialoghi molto efficaci e nella narrazione dei personaggi assenti e assurdi, ma anche molto concreti e riconoscibili da ognuno. Chi non ha conosciuto un poeta maledetto, come Manolo, un’amica zitella col naso arricciato come Elena, una disinibita predatrice di uomini e donne come Topazia, una zia Bigotta come Filippa eccetera? Per questo sono convinto che non sia opportuno modificare, adattare o tanto meno modernizzare il testo. Sono convinto che vada contestualizzato a quella metà degli anni 60 – così lontani e così vicini – e far risuonare parole e situazioni al cuore e all’intelligenza del pubblico del tempo presente.
Lascia un commento