MOBY DICK AL TEATRO QUIRINO (Roma, 1-13 aprile 2025)

Moby Dick è la storia di un’ossessione: il Pequod è il vascello stregato che porta la ciurma verso la perdizione, e Moby Dick non è una balena, ma una maledizione che diventa sfida tra uomini. Ossessionato dalla vendetta, Achab è uomo che disconosce Dio, l’uomo dell’oltre e della violazione. Invece Starbuck – il suo alter ego – è la voce della prudenza, della coscienza, testimone di una visione teocentrica che si scaglia contro la blasfemia dell’odio di Achab verso la balena bianca.

In questo Moby Dick – diretto da Guglielmo Ferro, che vede in Moni Ovadia lo straordinario protagonista – la narrazione teatrale inizia sul Pequod, dove si consumerà la tragedia di tutti i personaggi – Queequeg, Pip, Ismaele, Lana caprina, Tashtego, Flask, Daggoo, Stubb, Fedallah – in un susseguirsi frenetico di tempeste, battute di caccia, avvistamenti, bonacce, canti, riti pagani e preghiere.

Il capitano Achab – precisa il regista – nella ricerca maniacale di Moby Dick è guidato dalla follia. Ma “nel conflitto umano contro Starbuck conosce l’orrore: la parte recondita della sua stessa coscienza. La malattia di Achab è Moby Dick, ma Starbuck ne è la manifestazione clinica. Moby Dick gli fa male con la sua ‘assenza’ lì dove Starbuck lo fa con la sua ‘presenza’. Un conflitto posto sullo stesso piano, uno specchio dove galleggia il peccato originale…una balena bianca in un abisso nero. E poi lo specchio si crepa. Non c’è redenzione sul Pequod, solo una fitta nebbia”.

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