Sudafricano (1927-1973) di famiglia israeliana, Cranko è una figura centrale del balletto europeo novecentesco. Anderson-Graefe, assistito da Yseult Lendvai, a distanza di quasi 30 anni, è nuovamente supervisore coreografico del suo balletto Onegin: dramma in danza che, per la sua genialità narrativa e il suo spessore drammatico, è considerato espressione ed esempio perfetto dello “stile Cranko”.
Anche grazie alla perfetta aderenza emotiva tra la danza e la musica di Čajkovskij – senza cadere nel melodramma – il Balletto descrive emozioni e sentimenti con un linguaggio coreografico che dà un’impressione di spontaneità.
A far rivivere la grande storia d’amore infelice narrata nell’Evgenij Onegin da Puškin, sono state chiamate due stelle: Nicoletta Manni e Friedemann Vogel. Nelle altre quattro repliche fino al 9 aprile, cui si aggiunge una rappresentazione riservata alle scuole, gli stessi ruoli sono affidati agli artisti della compagnia capitolina diretta da Eleonora Abbagnato: l’étoile Rebecca Bianchi e la prima ballerina Federica Maine, rispettivamente con il primo ballerino Claudio Cocino e il solista Giacomo Castellana . Nei ruoli di Olga e Lenskij, complementari a quelli dei protagonisti, l’étoile Susanna Salvi con Simone Agrò e la solista Flavia Stocchi con l’étoile Alessio Rezza , Eugenia Brezzi con Mattia Tortora . Al Corpo di Ballo sono destinate le danze di insieme, folcloriche e contadine, ma anche i valzer, le danze borghesi e quelle aristocratiche.
L’allestimento del De Nationale Opera di Amsterdam vede le scene e i costumi di Elisabeth Dalton e le luci di Steen
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