Come ben sottolineato nel corso della conferenza stampa del 23 aprile presso il suo il foyer, la messa in scena al Teatro Verdi di Salerno di NORMA (capolavoro di Bellini e pietra miliare del melodramma italiano dell’800) vuole anche essere un omaggio a Papa Francesco: per molti aspetti, questa opera è un inno universale all’amore, e alla Pace (basti pensare alla celebre aria “Casta diva” in cui si eleva la preghiera “spargi in terra quella pace che regnar tu fai”) .

Lo spettacolo salernitano – con direzione di Michael Balke e regia di Sarah Schinasi, Francesco Aliberti quale maestro del Coro e Alfredo Troisi per scene e costumi – conta anche su un eccellente cast di interpreti: Gilda Fiume (Norma), Mert Sungu (Pollione), Carlo Striuli (Oroveso), Francesco Di Sauro (Adalgisa), Miriam Tufano (Clotilde).
Questa la sua trama. Norma è una sacerdotessa del popolo dei Druidi nella Gallia sottomessa ai Romani che – innamorandosi del proconsole romano Pollione da cui ha segretamente due figli – viene meno ai suoi voti sacerdotali, e alla fedeltà al suo popolo. Quando Pollione si innamora di un’altra sacerdotessa, Adalgisa, e vuole abbandonare Norma, questa (come la “barbara” Medea) premedita l’uccisione dei figli. Successivamente – presa coscienza dell’orrore di questo suo proposito – sceglie di immolarsi come vittima sacrificale sul rogo per propiziare la vittoria del suo popolo sui Romani. A questo punto, Pollione – riconquistato da Norma – sceglie di salire sul rogo con lei in una morte che diventa trasfigurazione e, forse, riscatto, e trionfo dell’amore!

Nella scrittura del libretto, Felice Romani si attiene in gran parte al dramma francese di Soumet, ma ne cambia in particolare il finale: Norma risparmia i propri figli, e si accusa pubblicamente (al posto di Adalgisa) affrontando così il sacrificio supremo.
Tutti presenti i temi romantici! La ribellione verso l’oppressore, la forza della passione amorosa a dispetto dell’ordine costituito, il conflitto in amore, il desiderio di vendetta e l’odio (qui dissolto da un superiore sentimento di pietas), la fusione di individuo e natura. Ma, probabilmente, il fascino intramontabile di questo capolavoro belliniano nasce dalla sua mescolanza di classicità e romanticismo e – pur nella sua ricchezza musicale – da momenti di asciutta drammaticità che sembrano già guadare verso l’espressionismo.

Nello spettacolo del teatro Verdi, il tentativo – sottolinea Michael Balke – è quello di far coincidere musica ed emozioni. La regia – precisa anche Sarah Schinasi – cerca di tessere una profondità di lettura tale che parole e canto si fondano nei corpi dei cantanti.
“La dimensione della mia lettura” – osserva la regista – “ è più legata al senso drammatico del laceramento interiore. Tutti i personaggi sono corredati di un profondo e dettagliato mondo interiore. La vita di madre e sacerdotessa della protagonista trova un rifugio di relativa tranquillità nella «domus del bosco». La scenografia si intreccia con la dimensione psicologica, così come i costumi, meno onirici di come ci si aspetterebbe. Negli interni, i dettagli richiamano affreschi di eleganti palazzi romani, come quelli campani e pompeiani. Una quercia è simbolo di connessione con l’energia dell’acqua, dell’aria e della terra, funge da porta tra la vita e l’aldilà. Questo elemento, frutto del bel lavoro di Troisi, ci ricorda il confine tra il naturale e il soprannaturale, l’apparire e lo sparire di situazioni e personaggi. E le scene corali sono integrate nell’opera in modo diverso rispetto alla pièce originale dove non appaiono”.
Insomma, una NORMA – di splendidi chiaroscuri – da non perdere.

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