
In “La Mandragola” del Machiavelli – celebre commedia del Rinascimento, denuncia di inganno e ipocrisia – il giovane Callimaco per conquistare una donna sposata organizza, usando una finta cura a base di mandragola, un inganno per raggirare il marito.
Nello spettacolo in scena al teatro Quirino, Mandragola è trasposta in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza.
La Firenze rinascimentale diventa la City globale, in cui personaggi agiscono mossi solo da desiderio, convenienza e ’opportunismo: così – con una scenografia minimale e modulare – la commedia diventa una satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione.
Callimaco è un giovane manager rampante, seduttivo e privo di qualsiasi morale, per cui l’ inganno è una competenza professionale. Messer Nicia CEO – anziano che non comprende il mondo che cambia – è disposto a tutto pur di lasciare un “successore”. Lucrezia è una donna intelligente, intrappolata in un matrimonio di convenienza, e in un sistema che la vuole “perfetta”. Fra Timoteo usa il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione: legittima il cinismo con parole rassicuranti. Ligurio – Mentore della rappresentazione del fine che giustifica – sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi.
“Il potere come manipolazione – sottolinea il regista Guglielmo Ferro – La morale come strumento retorico. Il corpo e il desiderio come merce. La vittoria dell’intelligenza amorale. La commedia resta comica, ma la risata è amara. Il lieto fine è , la consacrazione del sistema: chi è più spregiudicato vince” .

Tag: La Mandragola di Machiavelli al Quirino, Teatro Quirino di Roma
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