Molto rumore per nulla è una fiaba – illuminante – sul potere della parola. Questa nuova versione della commwdia trasferisce l’azione dalla Sicilia (che per Shakespeare certo significava esotismo e sensualità) a un Salento ideale, illuminato da quello stesso sole che esaspera i contrasti, e in cui le voci prendono il volo per costruire richiami e canti. E – precisa la regista Scaramella – “mi appare oggi come una riflessione molto brillante e ludica sul tema della crisi intesa come tempo della metamorfosi, su come un ostacolo, una difficoltà, possa trasformarsi in un’occasione di crescita personale e collettiva. Il titolo racchiude tutti i sensi della storia e li nasconde proprio in quel “nothing” apparentemente inoffensivo. “Nulla” come un basso continuo contrapposto al suono di troppe parole, alla frenesia che spinge gli uomini ad amare, giocare, desiderare, combattere”.
Questa la sua trama.
Un gruppo di soldati torna dalla guerra ed invade lo spazio delle donne. È la fine della specificità dei generi: l’uomo guerriero, la donna custode del focolare. Finite le battaglie, la commedia racconta quello che sta nel mezzo, dopo la guerra e prima della pace, dopo il “separato” e prima dell’“unito”. Questo inter-regno è il tempo della parola, che si fa ponte tra due singoli mondi.
È il maschile che cerca l’accordo col femminile.
Benedetto e Beatrice (campioni dei rispettivi schieramenti) difendono le loro autonome identità, lei attaccata al ruolo maschile che ha assunto, lui incapace di liberarsi dall’attrazione del cameratismo adolescenziale. L’abbandonarsi alle emozioni potrebbe precipitarli su un terreno sconosciuto e incontrollabile.
Beatrice è una donna insolita. Parla con libertà – a stranieri, uomini di potere, familiari e non – con una lingua paragonabile solo a quella di Benedetto, brillante e impertinente. Comportamento in genere condannato in una donna ma in lei accettato in virtù del suo essere casta, vergine e comica. Ogni battuta di spirito corazza però il suo corpo e la sua parte emotiva. Benedetto è la sua immagine gemella, un Peter Pan attratto da una donna che è un guerriero e che gli propone un rapporto in fondo simile a quello che è abituato ad avere con i compagni d’armi.
Il grimaldello che incrina queste due casseforti d’amore è il momento della difficoltà.
Benedetto diventa necessario. Solo un uomo può impugnare la spada per difendere la giustizia, ma la strada gliela insegna una donna che lo separa dal branco. E così il “buffone del Principe” si trasforma nel nuovo capo del palazzo, giovane, saggio e brillante.
Sostenuti dalla gioia e dal coraggio – e trascinati dalla musica – tutti transitiamo dal baco alla farfalla.
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