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L’Agenda del prossimo Consiglio europeo (15-16 ottobre 2026)

ottobre 14, 2026

BILANCIO UE – In questo vertice si tenterà di raggiungere un accordo sul futuro bilancio dell’Ue: una volta che il Consiglio europeo avrà raggiunto una posizione comune, inizieranno poi i negoziati con il Parlamento europeo. Il bilancio definitivo dovrà essere approvato dal Parlamento europeo, entro la fine del prossimo anno, affinché possa entrare in vigore all’inizio del 2028. 

Ma ad oggi le divergenze rimangono ancora profonde.

 La coalizione degli “Amici della Coesione”, guidata da Italia e Romania ma che include anche la Polonia, si è posta l’obiettivo di difendere i finanziamenti europei per la Politica agricola comune e la Politica di coesione.    Nel frattempo – rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea – il gruppo dei Paesi “frugalisti” ha chiesto tagli  drastici (Berlino ne chiede una riduzione di 400 miliardi di euro). 

 L’Irlanda – che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea – ha proposto una riduzione della spesa  di circa 141 miliardi di euro (pari all’8% rispetto alla proposta precedentemente presentata dalla Commissione europea) dai “frugalisti” giudicata insufficiente, mentre i “fautori della coesione” si sono detti soddisfatti del fatto che la proposta non tocca sostanzialmente la spesa agricola e i finanziamenti destinati alle regioni.

La maggioranza del Parlamento europeo protesta con forza sia contro la riduzione complessiva del bilancio, sia contro i tagli in settori specifici (competitività, ricerca e sicurezza).  Intanto, la Germania e i suoi alleati contestano non solo l’entità complessiva del bilancio, ma anche le modalità di distribuzione dei tagli. “Difesa, ricerca e nuove tecnologie sono colpite in modo sproporzionato dai tagli. L’Europa deve rafforzare le proprie capacità in questi settori. I risparmi devono essere individuati in modo equilibrato in tutto il bilancio”, ha affermato il primo ministro finlandese Petteri Orpo.

TRA GLI ALTRI TEMI – Al Vertice verranno inoltre affrontati il tema dell’immigrazione; la situazione in Medio Oriente (libertà di navigazione e sicurezza marittima, ecc.); l’allargamento dell’Unione. I leader dovrebbero discutere dei  progressi dell’Ucraina verso l’adesione all’Unione europea e di  un ulteriore sostegno al Paese (compresa la risposta alle esigenze infrastrutturali critiche, soprattutto in vista dell’imminente inverno); e anche dei lavori per il Trattato di adesione con il Montenegro e dell’obiettivo di concludere i negoziati entro la fine dell’anno.

L’Agenda del prossimo Consiglio europeo (15-16 ottobre 2026)

ottobre 10, 2026

Nella sua lettera di invito ai leader, il presidente Antonio Costa ha indicato l’energia quale prima dell’elenco di priorità che i capi di Stato e di governo devono discutere con urgenza.

“In un contesto di crescente incertezza geopolitica, il nostro prossimo incontro sarà fortemente incentrato sull’economia e sulla ricerca di risposte alle sfide che riguardano la competitività europea e l’aumento dei costi. Nel breve termine, dobbiamo fornire alla Commissione orientamenti su misure mirate e temporanee per alleviare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia su cittadini e imprese”, ha scritto Costa.

Gli altri punti all’ordine del giorno della riunione includono l’agenda “One Europe, One Market”, la strategia commerciale con la Cina, il Quadro finanziario pluriennale, le politiche migratorie, la politica di allargamento e il Medio Oriente. Senza dimenticare l’Ucraina e la Russia. Volodymyr Zelensky, il presidente ucraino, è stato invitato da Costa a partecipare di persona al Consiglio europeo.

Il nuovo Falstaff – con regia Gürbaca  – del Teatro dell’Opera (Roma 11 ottobre- 1°novembre 2026)

ottobre 10, 2026

Per la regista Tatjana Gürbaca, “Falstaff  è filosofo della vita, un edonista sovversivo, un uomo di radicale libertà e di profonda autoironia.  Mente, imbroglia, sfugge alle proprie responsabilità e manipola gli altri, ma non è mosso dalla crudeltà né dal desiderio di potere. Non gli interessa dominare; gli interessa esistere. Si muove in una società che ha perduto la generosità nei confronti della vita. È un mondo dominato dal calcolo, dall’ambizione sociale in cui gli individui misurano il proprio valore attraverso lo status, la ricchezza, la reputazione e il successo. Hanno poco tempo e ancora meno coraggio nei confronti dell’amore.  Verdi compose Falstaff alla fine della sua vita, nel 1893, sulla soglia di un nuovo secolo. Stava emergendo un mondo nuovo, plasmato dall’industrializzazione, dal progresso economico, dall’istruzione, dall’ambizione e dal potere del denaro. Il personaggio di Falstaff rappresenta tutto ciò che sembra non avere più posto in questo nuovo ordine: l’abbondanza, l’immaginazione, la sensualità, la libertà artistica e la ricerca della bellezza al di là dell’utile. Ho ambientato l’azione in una versione di fantasia del Grand Hotel et de Milan, il luogo che divenne la seconda casa del compositore negli ultimi anni della sua vita e dove nacque la sua ultima opera. Ma questo albergo esiste in uno stato onirico: è uno spazio appartenente a un’altra epoca, già in parte abbandonato e in parte riconquistato dalla natura. Un mondo sospeso tra passato e futuro, tra memoria e dissoluzione”.

Sul podio è impegnato il Direttore musicale della fondazione lirica capitolina Michele Mariotti che sottolinea: “Con Falstaff si entra in un laboratorio teatrale perfetto. È una commedia nella quale non si ride mai davvero, ma si sorride con il disincanto tipico di Verdi. Per l’orchestra è una delle sfide più impegnative del repertorio: la scrittura è virtuosistica, ricca di interventi solistici, e richiede brillantezza, precisione e fantasia timbrica. Ma sono proprio la libertà strutturale e l’unicità del coinvolgimento tra buca e palcoscenico a rendere quest’opera il primo grande capolavoro che guarda al Novecento».

Protagonista è il baritono Luca Salsi. Accanto a lui sono impegnati Maria Agresta come Alice, George Petean come Ford, Violeta Urmana nei panni di Quickly, Marina Monzò in quelli di Nannetta, Dave Monaco nella parte di Fenton in alternanza con Pietro Adaini (13, 15, 20) e Carmen Artaza come Meg. Completano il cast Carlo Bosi (Cajus), Paolo Antognetti (Bardolfo) e Gabriele Sagona (Pistola).

Il coro è diretto da Ciro Visco. Le scene sono di Henrik Ahr, i costumi di Silke Willrett e le luci di Stefan Bolliger.

https://youtu.be/GEERI4PnYPA?is=sEuP7yDCR1ayID3P

Intervista di Rafa De Miguel a Mariana Mazzucato

ottobre 4, 2026

L’INTERVISTA DI RAFA DE MIGUEL
L’economista #MarianaMazzucato ci tiene molto a stare sul campo, a sporcarsi le mani e a vedere come le sue idee vengano messe in pratica e migliorino la vita delle persone. È appena tornata da Brasile e Messico, dove ha lavorato con le comunità locali. Ci riceve nella sua casa londinese a Camden con un’energia sorprendente per una persona che dovrebbe patire il jet lag. I governi progressisti cercano i suoi consigli. Difende l’idea di uno Stato imprenditore, capace di dettare il ritmo dell’economia in collaborazione con il privato. Propone la crescita come risultato della preventiva definizione di missioni/obiettivi sostenibili nel lungo termine. Come spiega nel suo ultimo libro, “L’Economia del bene comune. Una nuova bussola”, si tratta di costruire un buon tenore di vita.

Di certo ha seguito il movimento popolare nato in Spagna dopo lo sfratto di Maricarmen. Se esiste un bene comune, dovrebbe essere un alloggio a prezzi accessibili, no?

«Sì, la casa dovrebbe essere un bene comune, ma dobbiamo andare oltre l’obiettivo di renderlo “accessibile”. È un diritto umano e il fondamento di tutto il resto. Oggi, il sistema privilegia i fondi di investimento e i costruttori. Un approccio basato sul “bene comune” metterebbe al primo posto le persone, il mondo e il diritto di ognuno a rimanere nel proprio quartiere».

I governi progressisti hanno trovato una risposta adeguata?

«Abbiamo bisogno di soluzioni di welfare a breve termine affinché nessuno viva in condizioni precarie. Ma invece di affrontare i problemi una volta che si sono già presentati, i governi devono plasmare il mercato immobiliare in anticipo. Imporre condizioni ai costruttori, frenare gli speculatori e sviluppare un mercato dell’edilizia residenziale sociale sufficientemente ampio da dettare le condizioni, come a Vienna».

Lei ha iniziato parlando dello Stato imprenditore, e poi di un’economia impegnata in missioni concrete. Il suo ultimo libro è quasi un manuale di istruzioni per questa ricetta.

«Sì, abbiamo affrontato i problemi in modo sbagliato. Pensiamo che il ruolo dello Stato sia quello di tappare le falle create dal settore privato. È assurdo continuare a ragionare in questo modo. Passiamo dai beni pubblici, che ci limitiamo a correggere, al bene comune, che è un obiettivo, dove Stato e cittadini interagiscono tra loro. Si tratta di integrare questo bene comune ex ante. Dobbiamo parlare di più di pre-distribuzione, non di redistribuzione».

Propone un maggiore coinvolgimento dei cittadini.

«Dovrebbe essere la comunità a decidere le missioni da affrontare. Non perché io creda che il processo decisionale debba partire dal basso. Ma i cittadini devono essere coinvolti nella progettazione; molte persone sono state lasciate indietro, sono arrabbiate e questo dà slancio ai politici populisti. C’è sfiducia verso i governi e il modo per combatterla è lavorare con la comunità».

Le sue proposte richiedono pianificazione e sviluppo a lungo termine. Non potrebbero fallire in una società polarizzata e guidata dagli impulsi dei social media?

«Al contrario. La gente è impaziente. Dobbiamo garantire che ogni bambino a Londra, Barcellona o Città del Messico abbia accesso alla sanità e a un pranzo sano e gustoso. Non è così complicato. Dobbiamo svegliarci e chiarire che i fondi per questi pranzi, ad esempio, devono essere approvati ora e non essere un obiettivo per il 2030 o il 2050».

Viviamo in tempi pieni di incertezze. Si tratta di un’opportunità o di un rischio economico?

«Ci troviamo nella situazione geopolitica più problematica dagli anni Sessanta, ma la Guerra Fredda manteneva tutto stabile e iniziammo a investire in sanità e istruzione, e meno nella difesa. Ora abbiamo deciso di aumentare la spesa per la difesa a scapito di altre necessità. Stiamo tornando all’austerità, il che è assurdo. Se si smette di investire in sanità o istruzione, lo Stato dovrà poi rimediare al disastro».

Come applicare le sue idee di bene comune alla necessità di spendere nella difesa?

«Se non abbiamo altra scelta, impariamo almeno a farlo bene. Se ci limitiamo a finanziare una bomba, non stiamo stimolando l’innovazione. Ridefiniamo il concetto di sicurezza e integriamo la sicurezza idrica, energetica e sanitaria nel dibattito stimolando innovazione e crescita».

Stiamo andando verso un’era senza ordine?

«Dobbiamo creare coalizioni tra Paesi con valori simili. Spagna, Brasile, Messico e Sudafrica sono paesi progressisti. Che cosa significa essere progressisti? Significa credere nel progresso, non nel tornare indietro, come significherebbe chiudere le frontiere. O essere contrari a un sistema fiscale che convoglia il denaro dai poveri ai ricchi. Più pre-distribuzione che redistribuzione».

Alla luce degli allarmi sollevati sull’IA, lei critica i suoi creatori…

«Mi rifiuto di chiamarli “tech bros”. Sono solo dei “bros”, dei mafiosi. La tecnologia che usano è sviluppata dai governi. Loro hanno cavalcato l’onda, senza pagare le tasse. Sfruttano i lavoratori su scala globale, in Africa rasentando la schiavitù. E sono sovrafinanziati. La Cina, almeno, pensa in modo più strategico. Il suo modello DeepSeek consuma meno carbonio e acqua, un aspetto da considerare».

Le Nozze di Figaro Claus Guth al Teatro dell’Opera di Roma (15 – 23 settembre 2026)

settembre 12, 2026

Il regista, Claus Guth, di questo capolavoro di Mozart propone una lettura profondamente psicologica. “Per me – sottolinea – la cosa meravigliosa di quest’opera è l’enorme libertà, quasi selvaggia, dell’immaginazione di Mozart e la sua capacità di prendere continuamente direzioni imprevedibili. Le nozze di Figaro mette in scena tutte le possibili emozioni umane. Parla dell’essere umano che pensa una cosa e poi ne fa un’altra. È quindi un’opera sul contrasto tra la mente razionale e il comportamento irrazionale”.

Ambientata agli inizi del Novecento in un unico spazio scenico ideato da Christian Schmidt  (l’androne di una dimora borghese dominato da un’imponente scalinata) la vicenda si sviluppa come  intenso dramma. Schmidt firma anche i costumi, le luci sono curate da Olaf Winter, i movimenti coreografici da Ramses Sigl, i video da Andi A. Müller, mentre la drammaturgia è di Ronny Dietrich.

Dirige Emmanuel Tjeknavorianm che precisa:  «Ciò che più mi affascina nelle Nozze di Figaro è la straordinaria tensione tra precisione e libertà: la partitura di Mozart è quasi architettonica nella sua perfezione, eppure, all’interno di questa architettura, i suoi personaggi sembrano respirare, perdonare e reinventarsi in tempo reale. Il nostro lavoro è stato quello di non imporre un’emozione alla musica, ma lasciare che dalla partitura stessa emerga lo stupefacente teatro umano di Mozart, con tutta la sua tenerezza, la sua crudeltà, la sua arguzia e, in ultima analisi, la sua generosità». 

Sul palco sono impegnati Germán Olvera, che si alterna con Vito Priante  nella parte del Conte di Almaviva; Roberta Mantegna, in alternanza con Federica Guida come Contessa; Martina Russomanno, che si avvicenda con Benedetta Torre  nei panni di Susanna; Erwin Schrott e Alessio Arduini interpretano Figaro; Elmina Hasan e Cecilia Molinari vestono invece i panni di Cherubino. Completano il cast Monica Bacelli (Marcellina), Roberto Scandiuzzi (Bartolo), Marcello Nardis (Don Basilio), Blagoj Nacoski (Curzio), Jessica Ricci e Alejo Alvarez Castillo (provenienti dal progetto “Fabbrica” dell’Opera di Roma, impegnati rispettivamente nelle parti di Barbarina e Antonio). Il Coro della Fondazione capitolina è diretto da Ciro Visco.

Silvana Paruolo <paruolosilvana1@gmail.com>08:27 (13 minuti fa)
a me

L’Odissea in Cilento: al Parco Archeologico di Roccagloriosa (Sa) – 28 agosto 2026

agosto 29, 2026

Il 28 agosto 2026 , nel suggestivo scenario del Parco Archeologico di Roccagloriosa (Sa), il pubblico e’stato magicamente rapito dallo spettacolo – Odissea Il canto e la memoria del viaggio tra seduzione e ritorno – magistralmente interpretato (con voce e musica da lui stesso generata) dallo straordinario Gianluigi Tosto.
Nel corso del suo saluto, il sindaco ing. Roberto Cavalieri (ringraziato istituzioni e volontari che hanno contribuito all’organizzazione e successo di questo bello evento, parte del progetto Cilento for all) ha anche informato del premio a livello nazionale vinto da Roccagloriosa – quale Piccolo comune amico 2006, nella categoria Innovazione Sociale – per la sua capacità di unire il passato e le sue radici storiche con il presente: premio rivolto ai comuni al disotto dei 5000 abitanti, promosso tra altri da Intesa San Paolo ed il Turing Club. Angela Jannuzzi, docente di latino e greco del Liceo Classico Umberto I di Napoli ha introdotto il tema del ritorno, νόστος (nóstos), cantato nell’Odissea, testo fondamentale della cultura greca antica, base della nostra civiltà e valori, e che tocca da vicino il Cilento.
Il coinvolgente spettacolo di Gianluigi Tosto si inserisce in VeliaTeatro Festival XXIX edizione della Rassegna sull’espressione tragica e comica del teatro antico (in cui i classici greci hanno preso vita grazie al talento di questo grande artista). Lo spettacolo – egregiamente organizzato nel Parco archeologico di Roccagloriosa (anche nel rispetto dei disabili) – ha acceso i riflettori su una delle tante bellezze del Cilento ancora tutte da esplorare.



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Caravaggio Forever al Palazzo Bonaparte (Roma)

luglio 14, 2026

Dal dialogo di due epoche –  e due linguaggi   – nasce Caravaggio Forever : mostra di 40 opere inedite  di Marco Tamburro, con cui l’artista  rende omaggio al genio di Caravaggio, condividendone lo sguardo che, diretto ed intenso, racconta la realtà senza idealizzarla, rendendo visibile ciò che normalmente rimane nascosto. Roma rappresenta il naturale punto d’incontro di questo percorso che invita il pubblico a riflettere sul potere dell’arte di attraversare il tempo. L’ingresso alla mostra è gratuito.

L’AIDA  DI DAVIDE LIVERMORE NEL CARTELLONE ESTIVO DELL’OPERA DI ROMA ( Circo Massimo 12- 28 luglio2026)

luglio 10, 2026

«Giuseppe Verdi parla della straordinarietà dell’amore che riesce in qualche modo a mettere insieme due persone che fanno parte di due fronti di guerra, di due etnie, di due gruppi che sono in lotta. Noi figli del Mediterraneo, noi figli della cultura greca abbiamo bisogno di essere qualcun altro per poter essere degli artisti, abbiamo bisogno di diventare qualcun altro anche per insegnare alle persone, a noi stesso in primis, quanto è fondamentale capire le ragioni dell’altro, immedesimarsi in qualcos’altro vuol dire anche migliorarsi come esseri umani, perché capendo le ragioni dell’altro noi apriamo il cuore, la mente, l’anima» : questa la visione del capolavoro verdiano del regista  torinese Davide Livermore che –  nel grande spazio all’aperto del Circo Massimo – trova  la cornice ideale per il suo immaginario teatrale, in cui convivono monumentalità e intimità, scenografie virtuali, videoproiezioni, luci ed effetti prospettici che si intrecciano con la musica di Verdi, dando vita a una narrazione immersiva che esalta, sia la dimensione epica, sia la dimensione psicologica dei personaggi.

La verità umana dei protagonisti, è al centro anche della riflessione di Daniele Callegari. «Dietro la sua apparente monumentalità, ciò che mi colpisce sempre di Aida è il suo carattere profondamente umano. Nella musica di Verdi non trovo eroi né vincitori. Trovo esseri umani chiamati a scegliere tra amore, dovere e libertà, consapevoli che ogni scelta porta con sé una rinuncia. È questa tensione silenziosa, più ancora della grandiosità della scena, a dare vita al dramma. Dirigere Aida significa, per me, cercare questo equilibrio: lasciare che la magnificenza della scrittura verdiana non oscuri mai la verità dei sentimenti.» 

Protagonisti Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma con Daniele Callegari sul podio e Ciro Visco Maestro del Coro. Accanto a Livermore, che cura anche i movimenti coreografici, la regista collaboratrice Chiara Osella, Giò Forma firma invece le scene, Gianluca Falaschi i costumi, Fiammetta Baldiserri le luci e D-Wok i video. Coreografo associato Carlo Massari.

 Nel ruolo del titolo debutta al Teatro dell’Opera di Roma Elena Stikhina (12, 26. Si alternano con lei nel ruolo Yolanda Auyanet (15, 18) e Aleksandra Kurzak (22). Angela Meade torna sul palcoscenico estivo dell’Opera di Roma dopo Turandot del 2024 per affrontare eccezionalmente il ruolo mezzosopranile di Amneris (12, 22, 26), alternandosi con Valentina Pernozzoli (15, 18, 28). Nel ruolo di Radamès torna anche Luciano Ganci (12, 22, 26, 28 in alternanza con Ivan Magrì (15, 18). Amonasro ha la voce di Ernesto Petti (12, 15, 18, 26, 28), con Ludovic Tézier protagonista della recita del 22 luglio. Ramfis è Alex Esposito.  Completano il cast Adriano Gramigni (Il Re), Veronica Marini (La Sacerdotessa) e Andrea Schifaudo (Il Messaggero).

La Spagna propone uno “strumento sovrano europeo”(per emissione di debito per 850 miliardi l’anno)

luglio 9, 2026

La Spagna ha inviato alla Commissione e agli altri Stati membri un “non-paper” in vista della riunione dell’Eurogruppo, con il quale propone la creazione di uno “Strumento sovrano europeo” (European Sovereign Facility), il cui compito sarebbe emettere debito per 850 miliardi di euro l’anno, centralizzando una parte dei programmi di finanziamento degli Stati membri oltre a quelli dell’Ue.

Il titolo del documento informale è un programma politico: “Trasformare l’Ue da emittente sovranazionale a emittente sovrano: uno Strumento sovrano europeo per la creazione di un asset comune sicuro.”

UE: il dilemma del bilancio 2028-2034

luglio 4, 2026

La presidenza del Consiglio Ue è ora passata all’Irlanda che – nei prossimi sei mesi – vuole trovare un accordo anche sul nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, il bilancio 2028–34.

La frattura tra i ventisette è profonda. Da una parte ci sono gli “amici della coesione”, che vogliono difendere le politiche tradizionali (la Politica agricola comune e la Politica di coesione) e mantenere un livello complessivo di risorse elevato (attualmente sono previsti poco meno di 1.800 miliardi di euro per sette anni). Dall’altra ci sono i “frugali” (loro si definiscono “modernizzatori”), che vogliono concentrare le spese su difesa e competitività e soprattutto tagliare di centinaia di miliardi le risorse (la Germania chiede 400 miliardi di euro in meno).

Sarà un negoziato molto, molto difficile. Sarà estremamente complesso e impegnativo, viste le posizioni diametralmente opposte di alcuni Stati membri sulla questione se il bilancio debba essere aumentato o diminuito, o se debbano essere inclusi anche strumenti di debito.