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Buona Pasqua!
aprile 5, 2026HOKUSAI Il GRANDE MAESTRO DELL’ARTE GIAPPONESE (Roma, Palazzo Bonaparte, 27 marzo-29 giugno 2026)
marzo 27, 2026
Con oltre 200 opere provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia, la bellissima mostra ora in corso a Palazzo Bonaparte, dedicata al grande maestro Kastushika Hokusai (1760-1849) ripercorre, in modo suggestivo, l’intero arco creativo ( dalle opere legate alla tradizione a quelle più rivoluzionarie) di questo grande artista, innovativo e dirompente, scelto per rappresentare l’evento culturale più rilevante del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone.

La qualità del segno di Hokusai- capace di costruire lo spazio con pochi tratti e di chiarire la forma nel colore – spiega perché la sua arte abbia oltrepassato i confini del suo tempo e del suo paese, e abbia contribuito, nell’Europa di fine Ottocento, alla nascita del Giapponismo aprendo un dialogo tra Oriente e Occidente. In effetti, Hokusai è stato e continua a essere l’artista che più di ogni altro ha reso possibile un dialogo profondo e duraturo tra due tradizioni artistiche che ancora oggi continuano a incontrarsi e arricchirsi reciprocamente. Contribuendo alla nascita di nuove visioni della modernità, le sue opere hanno affascinato e ispirato pittori come Monet, Van Gogh e il movimento impressionista , e hanno suggestionato anche musicisti come Claude Debussy.

Alla mostra – passando da una sala all’altra ( dalle Cinquantatré stazioni del Tōkaidō alla celeberrima La Grande Onda di Kanagawa, dalle Trentasei Vedute del Monte Fuji fino ai sorprendenti Manga, straordinari album di disegni di cultura visiva contemporanea) ci si muove tra capolavori senza tempo e invenzioni visive straordinarie, che coniugano la sensibilità per la natura (che – con o senza il monte Fuji- spesso fa anche da sfondo) a un’osservazione attenta delle persone e dei loro gesti (mercanti che misurano i tessuti, venditori che offrono pesce fresco, viandanti carichi, donne in varie situazioni ecc.) come del loro abbigliamento (dalla qualità del dettaglio, all’accordo dei colori, al ritmo dei motivi, alla sapienza con cui un tessuto cade sul corpo o una cintura ne definisce la figura).

Per i giapponesi il Fuji è più di una montagna: è una presenza sacra, un punto di riferimento costante, che orienta lo sguardo e dà proporzione allo spazi0. Nelle tavole in mostra “ il Fuji si mostra in ore e stagioni diverse, nei suoi “umori” più vari. Attraversa scenari cangianti, mare agitato e quiete, albe limpide, temporali, neve immobile, e cambia con la luce e con l’aria. Hokusai inventa punti di vista sorprendenti: la montagna appare incorniciata da ponti e cancelli, da alberi e banchine, visto oltre tetti, argini, risaie e canali. Ma la serie non è un inno astratto: in primo piano entra la vita dell’Edo quotidiana, fatta di lavoro, traffici, gesti, attese”.

Come ben emerge anche nella stupenda ed emozionante Sala immersiva (nell’acqua) della mostra, in cui lo spettatore non contempla da lontano, ma è dentro l’azione, accanto alla centralità della figura umana e di suggestive scene di vita quotidiana, il più delle volte immerse nella natura, nell’opera di Kokusaki c’è un altro grande protagonista l’acqua. E non solo nella celebre “Onda” ( che unisce potenza ed estrema disciplina formale, e in cui tempesta e quiete non solo si oppongono ma si richiamano, e i contorni in blu – e non in nero – ammorbidendo i profili rendono più sensibile il gioco della profondità) ma nelle infinite variazioni con cui l’artista la osserva, la studia e la reinventa: in vortici e spruzzi, in superfici silenziose, o in pura energia visiva (v. anche le cascate).
Né mancano disegni di ispirazioni letterarie ( Hokusai non si limita a illustrare i testi: li interpreta, e li trasforma in racconto visivo); i manga (che mostrano come il disegno possa essere insieme esercizio, conoscenza e libertà dell’immaginazione); e anche aspetti meno noti della personalità di Hokusai, come l’umorismo e la leggerezza (v. Autoritratto come pescatore). “…Tutto ciò che ho disegnato – scriveva l’artista – prima dei settant’anni non vale la pena di essere considerato… A novant’anni avrò penetrato il mistero della natura. A cento anni sarò un artista meraviglioso. A centodieci anni tutto ciò che creerò, un punto, una linea, prenderà vita come mai prima. A tutti voi che vivrete a lungo come me, prometto di mantenere la mia parola”. Queste parole raccontano l’idea che Hokusai aveva di sé stesso e dell’arte: un cammino infinito di studio, osservazione e perfezionamento, in cui l’artista non smette mai di imparare.
La mostra si arricchisce anche dello sguardo – sul Giappone dell’Ottocento – delle bellissime fotografie di Felice Beato (fotografo italiano) che ha introdotto l’Oriente in Europa. E – accanto ai capolavori di Hokusai – presenta un insieme di oltre 180 pezzi tra libri rarissimi e preziosi oggetti giapponesi (laccature, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, oltre a strumenti musicali tradizionali, kimono, giacche haori e fasce).


PARITA’ DI GENERE
marzo 25, 2026
In sintesi, una mia breve analisi sulla parita’ di genere / e UE in Europolitiche.
https://www.europolitiche.it/it/blog-detail/post/601815/eu-gender-equality-strategy-20262030?fbclid=
Un saluto a Jurgen Habermas
marzo 15, 2026
Si è spento il grande filosofo tedesco Jurgen Habermas – erede della seconda generazione della Scuola di Francoforte – che credeva nel progetto federale europeo come unico rimedio all’ascesa dei nazionalismi. Tra i suoi libri più noti, si ricordano: “La conoscenza e gli interessi umani” e “La teoria dell’azione comunicativa”.
Il Pe rinvierà il voto sull’accordo Usa-Ue sui dazi?
marzo 15, 2026
Il voto rimane programmato per la fine del marzo 2026. Ma la decisione deve essere confermata dai coordinatori della commissione Commercio internazionale.
“Sapevamo che sarebbero arrivate le indagini della Sezione 301 degli Stati Uniti. Tuttavia, l’incertezza rimane. Non c’è ancora un chiaro impegno da parte del governo degli Stati Uniti a rispettare gli impegni di Turnberry”, ha precisato il presidente commissione Commercio, Bernd Lange. “Chi può garantire che il risultato finale non significherà dazi ancora più alti per l’Ue?”
Il Parlamento chiede anche “passi concreti” per portare i dazi sui derivati dell’acciaio (macchinari, tecnologie agricole e diversi prodotti industriali) dal 50 al 15 per cento.
Serena Rossi al Teatro Verdi di Salerno: una vera esplosione di voce e sentimenti
marzo 13, 2026Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Nella sua “Serenata a Napoli” – un atto d’amore nei confronti della sua città, che si svolge lungo tutta una nottata – Serena Rossi canta e racconta Napoli, una “terra di tornanti”, come la definiva Anna Maria Ortese, da cui la gente va via ma poi desidera sempre ritornare.
I napoletani conoscono bene lo “struggimento”. Sono per i sentimenti esagerati.
La parola amore ha due emme, è “ammore”, perché tutto per loro si raddoppia, si allarga. La terra a Napoli trema, ribolle, come il sangue nelle vene dei napoletani, perché, c’è il Vesuvio. E le canzoni – le bellissime canzoni della tradizione partenopea – esprimono il modo di essere e di sentire dei napoletani, sia quando vogliono cantare le feste, come la festa di Piedigrotta, sia quando danno espressione alla “bambolella” di cui parla Raffaele Viviani.
Per loro, la tragedia si veste a festa e la commedia si tinge di amaro. Così la canzone “Dove sta Zazà”, apparentemente allegra – “era la festa di San Gennaro, c’era la banda di Pignataro, centinaia di bancarelle di torrone e di nocelle che facevano ‘ncantà” – racconta invece una tragedia. È la storia di due innamorati: uno – Zazà – all’improvviso scompare e non torna più. “Comm’aggi a fa pe’ te truvà?! I’ senza te, nun pòzzo stà!”. Questa canzone, ricorda Serena Rossi, di solito viene cantata in maniera allegra. Lei sceglie di cantarla in maniera triste anche se la piccola – e molto brava – orchestra che l’accompagna sul palco irrompe spesso, mentre lei canta, e cambia il ritmo.
Serena Rossi canta con passione le canzoni napoletane che raccontano la perdita precoce dell’innocenza nei vicoli bui della città (“guagliune ‘e mala vita”), le 4 giornate di Napoli, la nascita di bambini di colore (“tammurriata nera”), il viaggio dei bambini poveri nel dopoguerra verso il Nord con il treno della felicità (Uocchie c’arraggiunate”). E poi… classici intramontabili come “Munastero e Santa Chiara”, “Era dde maggio”, Io mammeta e tu”, “Dicintencello vuje”, “Reginella” ….
Una vera esplosione di voce e di sentimenti!
Serena ricorda anche la leggenda di Partenope! La sirena che si innamora di Ulisse, prova a sedurlo, ma lui passa indenne davanti al suo canto, legato all’albero maestro. Allora, per la disperazione, Partenope si uccide gettandosi in mare. Il suo corpo è portato dalle onde fino al golfo di Napoli dove si dissolve, prendendo la forma della città.
Nessuna donna dovrebbe uccidersi, per un uomo o per altro…: commenta l’artista!

Buon 8 marzo 2026:oggi -per sempre-e ovunque!
marzo 8, 2026Il Parlamento europeo pronto a bloccare l’accordo commerciale Ue-USA
febbraio 23, 2026
Dopo la bocciatura dei dazi Trump della sentenza della Corte suprema – e i nuovi annunci di dazi al 15% del presidente americano – Lange, Presidente della commissione Commercio del Pe, ha annunciato che proporrà di sospendere la procedura legislativa per adottare l’accordo sui dazi con Trump
Lange ha denunciato il “caos totale sui dazi da parte dell’amministrazione americana. Nessuno riesce più a capirci niente: solo interrogativi aperti e crescente incertezza per l’Ue”. A suo avviso “i termini dell’accordo Turnberry e la base giuridica su cui è stato costruito sono cambiati”, dopo che Trump ha annunciato altri dazi sulla base della Sezione 122. “In ogni caso, nessuno sa se gli Stati Uniti rispetteranno questo accordo, o se saranno in grado di farlo”, ha aggiunto Lange, spiegando che prima di procedere al voto al Parlamento vuole “una valutazione giuridica adeguata e impegni chiari da parte degli Stati Uniti



