Sul podio dell’Opera di Roma – subito dopo il Mefistofele di Boito – per la prima volta il maestro Michele Mariotti affronta Tosca. Con la regia di Alessandro Talevi, lo spettacolo è riproposto nella versione della prima rappresentazione assoluta (avvenuta al Costanzi il 14 gennaiso 1900) ricostruita dalla fondazione capitolina in collaborazione con l’Archivio Storico Ricordi. La scenografia e’ quindi – veramente -affascinante. Vere opere d’arte pittorica – e di architettura – ricostruiscono (quasi si fosse al cinema) una chiesa, Castel Sant’angelo, e Palazzo Farnese di Roma, con tanta precisione da creare l’impressione di un video quale sfondo. Eppure e’ cartone dipinto!
Un vero capolavoro.
“Non ho mai smesso di ammirare la sottigliezza e la cura dei particolari con cui Puccini crea i suoi scenari – sottolinea il regista – e il modo in cui richiedono costantemente un’indagine psicologica profonda da parte di cantanti e regista”. Seguendo quindi le originali volontà pucciniane, Talevi ha ricostruito per lo spettatore odierno la Roma vissuta dal compositore.
Lo spettacolo e’ spettacolare, oltre che per la scenografia, per musica, canto e coro, grazie a artisti capaci di esprimere (e trasmettere) sentimenti e forti passioni , valori e – nel caso di Scarpia – una malvagita’senza limiti ne’pudore.
Nel ruolo di Tosca torna il soprano Anna Pirozzi, mentre Cavaradossi è il tenore Fabio Sartori. Il barone Scarpia è interpretato dal basso-baritono Erwin Schrott nelle date del 9 e del 12 dicembre e da Amartuvshin Enkhbat nella replica del 14. Le scene e i costumi originali, disegnati da Adolf Hohenstein, sono stati ricostruiti rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti.
Tratta dall’omonimo dramma di Victorien Sardou, Tosca è l’opera più drammatica del compositore Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Ricca di colpi di scena tiene lo spettatore in costante tensione. E il discorso musicale si evolve in modo altrettanto rapido. La vena melodica di Puccini emerge nei duetti tra Tosca e Mario e nelle tre celebri romanze (Recondita armonia, Vissi d’arte e Elucevan le stelle) che rallentano in direzione lirica la concitazione della vicenda. Invece, la sonorità del secondo atto – che vede come protagonista il sadico Scarpia – anticipa l’espressionismo musicale tedesco.
Protagonista è la cantante Floria Tosca, amante del pittore Mario Cavaradossi, che nasconde un ex capo della caduta Repubblica Romana, Angelo Angelotti. Cavaradossi – catturato da Scarpia, capo della polizia pontificia, con l’accusa di tradimento – è condannato alla fucilazione.
Scarpia – per salvarlo – chiede a Tosca di concedersi a lui. Ma l’inganna: la fucilazione sarà vera.
Mentre Mario è ormai pronto a morire, inaspettatamente, arriva Tosca che gli spiega di essere stata costretta a uccidere Scarpia, gli mostra il salvacondotto e lo informa della fucilazione simulata. Scherzando, gli raccomanda di fingere bene la morte. Mario, però, verrà fucilato veramente. Sconvolta e inseguita dai poliziotti che hanno trovato il cadavere di Scarpia, Tosc grida “O Scarpia, avanti a Dio!”. E si getta dagli spalti del castello.
Tag: ra di Roma
Lascia un commento