Otello è in scena al Teatro Quirino di Roma

Otello è una celebre tragedia di –  scritta agli inizi del XVII secolo – ispirata dai temi della gelosia e dell’inganno, in cui non mancano anche altri aspetti pure importanti (bianco vs nero ecc.). Lago è il manipolatore che pianta i semi della malvagità nelle menti dei personaggi.  Otello – cui lascia credere che Desdemona lo tradisce – è tra le sue principali vittime. 

E’ una corsa verso la distruzione di sé e degli altri, in un gioco che trasforma l’immaginazione in realtà̀ e la realtà in immaginazione.

Nell’adattamento in scena al teatro Quirino –  sottolinea il regista Andrea Baracco – “Lago – scena dopo scena – trasforma una sua oscura volontà in una concreta e collettiva discesa agli inferi. Il suo agire è quello dell’autore che plasma i propri personaggi, è quello del regista che crea l’universo in cui farli vivere (e morire), è quello dell’attore che conosce l’altro da sé perché non teme di conoscere se stesso. Accanto a lui, Otello e Desdemona, complici involontari del suo disegno, e vittime di un caso che li mette crudelmente di fronte alla verità su se stessi”. Inoltre – precisa il regista – “confrontarsi con Otello nel contemporaneo, significa anche scegliere se fondare la propria riflessione sugli aspetti sociali e di dibattito pubblico che il testo genera nei nostri tempi, o affrontarlo cercandone i principi poetici più profondi, le domande più universali. Per l’amore che ho per questo testo, sento la responsabilità̀ di restituirlo al pubblico come squarcio sull’umano e sulle sue contraddizioni.  Da queste considerazioni, ho immaginato a fondazione del progetto un principio di ribaltamento del canone shakespeariano: un cast esclusivamente femminile. Non si tratta di una scelta estetica. Ma poetica: è un inganno, per liberare lo sguardo del pubblico dai pregiudizi sulla storia e i suoi temi, e lasciarsi attraversare dalla terribile consapevolezza che chiunque di noi può, un giorno, trovarsi a giocare il ruolo della vittima o del carnefice, se volontà, fragilità e caso si trovano allineati come astri di una costellazione”.

Il lavoro – precisa Letizia Russo – inizia con una nuova traduzione dell’originale shakespeariano, per restituirne la possibilità di dialogare col presente. Poi, diventa ricerca di una lingua diversificata e specifica: bassa, insinuante, pericolosa quella di Iago; in precipitosa trasformazione e frammentazione quella di Otello; concreta e cristallina quella di Desdemona; vivida e sintetica quella di ognuno degli altri personaggi.  Come fosse materia organica, la lingua sarà accadimento e spazio, universo in trasformazione.  Un’isola in cui i destini degli esseri umani mostrano il volto terribile del Fato”.

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