Re Chicchinella: visto più da vicino, nel corso di Giù la maschera al Teatro Verdi di Salerno… e non solo!

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Lo cunto de li cunti (1636) è una raccolta, in lingua napoletana, di 50 fiabe di Giambattista Basile in cui si incontrano esseri sovraumani ed extraumani della mitologia popolare (fate, orchi, animali parlanti, vegetali e minerali, e così via) e in cui la cultura popolare si alterna alla letteratura alta.

Le fiabe sono articolate in cinque giornate.

La papera è il primo racconto della quinta giornata.  E’ la storia di due sorelle molto povere che riescono a comprarsi una papera che risulta essere “magica” perché invece delle uova fa delle monete d’oro.  La loro ricchezza improvvisa provoca l’invidia di alcune comari che – dopo aver  cercato anche loro di ottenere le monete d’oro dalla papera senza riuscirci – gettano la papera dalla finestra, proprio quando sotto di essa passa un principe che, credendola morta,  la usa per pulirsi dopo avere fatto i propri bisogni. Ma la papera è ancora viva e si attacca al suo sedere. Rimane lì finché non arriva una delle due sorelle. Allora lascia il principe per fare festa alla sua padrona che finisce anche con lo sposare il principe.

Questa in breve la storia originale di Basile.

Emma Dante, ha adattato tale storia e le ha dato il titolo di Re Chicchinella. Con la sua messa in scena (al Teatro Verdi di Salerno dal 13 al 16 marzo 2025) la regista siciliana ha chiuso una trilogia (che include La scorticata e Pupo di zucchero) ispirata alle fiabe – e alle atmosfere barocche -dell’opera di Basile.

In Re Chicchinella, la regista ci fa assistere al dramma del re – interpretato da Carmine Maringola – e al suo dolore fisico:  un dramma che si intreccia all’avidità e all’opportunismo di una corte priva di scrupoli che vuole soltanto le uova d’oro che  la gallina continua a fare. Già, perché in questa messa in scena non c’è una papera ma una gallina, una gallina vera che compare nel finale dello spettacolo.

E   si è parlato anche della gallina nel consueto appuntamento di Giù la Maschera – che si è tenuto il 14 marzo 2025, al Teatro Verdi di Salerno – in cui la compagnia ha incontrato il pubblico e la stampa.  L’incontro è stato coordinato da Peppe Iannicelli.

Iannicelli ha ironicamente chiesto se è stato fatto un casting per la gallina… Così il pubblico ha scoperto che la gallina, tutta bianca, ha un nome, si chiama Odette, che nella sua vita ha fatto soltanto un uovo, e che non è sottoposta ad alcun tipo di maltrattamento. A prendersene cura nella campagna siciliana – quando la compagnia non è in tournèe – è uno degli attori presenti all’incontro, che sulla scena interpreta una dama di corte che, insieme alle altre dame, costituiscono il pollaio al cui centro c’è il re: una sorta di coro che rimanda alla tragedia greca!

Hanno preso la parola anche gli attori che – nello spettacolo – interpretano i due paggi servitori del re, che sembrano molto intimi con lui, dal momento che provvedono alla sua igiene, fanno parte della corte e  della famiglia reale, anche se in maniera solo marginale.

Intervenendo, la principessa – figlia del re – ha sottolineato come il suo personaggio sia quello sui cui costumi la regista si è più sbizzarrita.  E in effetti – in scena – indossa ben tre costumi. Il primo ricorda un abito di prima comunione, bianco, pieno di piume bianche, col fiocco rosso, che richiama chiaramente la gallina. Il secondo è uguale a quello indossato dalle altre dame. Il terzo è tutto nero, molto ricco nelle guarnizioni.

Per gli altri attori ci sono costumi minimi: per lo più corpi nudi imperfetti.

Maringola – interprete del re – ha sottolineato come sia stato difficile mettere in scena questo racconto di Basile: ha richiesto un anno e mezzo di preparazione e un grande lavoro di regia. L’attore si è soffermato sulla ricchissima lingua adoperata (che passa dal napoletano all’italiano al francese) che è stata oggetto di studio continuo; sul copione sottoposto a diverse limature nel tentativo di riportare anche il testo di Basile e le sue parole; su temi che vanno dall’invidia al potere, e ciò che esso rappresenta (il luccichio, la ricchezza, le uova d’oro).

Maringola  ha anche ricordato come l’idea della regista sia stata di raccontare la storia dal punto di vista del re che, piegato dalle sofferenze, a un certo punto dice “in questa corte siete tutti delle maschere”, e poi alla fine lentamente si spegne.  

Alla domanda su se il pubblico non partenopeo possa seguire una lingua così ricca e difficile Maringola risponde che può partecipare perché gli attori in scena recitano con il corpo oltre che con le parole.

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