Archive for the ‘TEATRO VERDI DI SALERNO’ Category

Il Trovatore al Teatro Verdi di Salerno (16-19 aprile 2026)

aprile 16, 2026

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Il Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno ospita un nuovo allestimento de Il Trovatore, opera in quattro atti: capolavoro di Giuseppe Verdi, archetipo del melodramma romantico.

Il libretto è di Salvadore Cammarano e Leone Emanuele Bardare, tratto dal dramma El Trovator di Antonio García Gutiérrez (una delle pièces più acclamate del nascente teatro romantico spagnolo degli anni Trenta dell’Ottocento). La prima rappresentazione, il 19 gennaio1853, al Teatro Apollo di Roma ebbe un grande successo . A Salerno, la direzione musicale è di Leonardo Sini. La regia è di Pierfrancesco Maestrini. L’esecuzione musicale è sostenuta dall’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno, e dal Coro del Teatro dell’Opera cittadino diretto da Francesco Aliberti.  Il cast è internazionale. E la messa in scena è moderna tra bizzarria e tradizione.  L’opera risulta frammentaria, con ambientazioni diverse, tra l’Aragona e i monti della Biscaglia, che lo spettatore segue attraverso la proiezione di video.  

Anche il fuoco, che svolge un ruolo importante, è gestito attraverso immagini virtuali.

Come fa notare G. Lanza Tomasi: “del Trovatore si può ignorare la trama e molti la ignorano, e non mancare una sfumatura delle passioni” (amore, odio e vendetta, avventura, ribellione e lotta contro potere e soprusi). E’ un dramma fosco – prevalentemente notturno, ambientato nel XV secolo – che narra di come Ferrando, il nobile conte Conte di Luna sia innamorato di Leonora, ma come lei sia innamorata del giovane Manrico (il Trovatore).

Siamo dinanzi alla tragica rivalità amorosa tra due fratelli che ignorano di esserlo; e una storia  dominata da Azucena (il personaggio più originale) – figlia della zingara che accusata di stregoneria fu condannata al rogo dal Conte di Luna padre.  Ella si vendicò dell’uccisione della madre rapendo al Conte il secondogenito in fasce.  Ma – per errore – bruciò il suo bambino tenendo infine l’altro come figlio.  Cosicché anche il Conte di Luna è guidato da un desiderio di vendetta che lo porterà alla fine ad uccidere quello che lui crede il figlio della zingara mentre invece è suo fratello.

Nella conclusione le due storie confluiscono in una duplice vendetta, da tragici risvolti.

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Anna Ferzetti al “Giù la maschera” con People, Places & Things (Teatro Verdi, Salerno 25 -29 marzo 2026)

marzo 28, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il 25 marzo scorso, all’ultimo incontro del 2026 di “Giù la Maschera” – condotto da Peppe Iannicelli – Anna Ferzetti e il suo cast hanno incontrato il pubblico e la stampa per parlare del loro spettacolo “People, Places & Things” in scena a Salerno fino a domenica 29 marzo.

Lo spettacolo – nella traduzione italiana del testo scritto 10 anni fa dal commediografo britannico Duncan MacMillan – è diretto da Pierfrancesco Favino.

Come precisato  dalla stessa Ferzetti, è difficile parlarne prima di averlo visto. In realtà, è difficile parlarne anche dopo averlo visto. È uno spettacolo complesso, che affronta temi complessi, rischiosi, legati alla contemporaneità.  Gli attori presenti all’incontro sono stati molto bravi a parlarne senza fare trapelare alcunché, senza spoilerare niente. L’unica cosa che è venuta fuori è che la protagonista, interpretata da Ferzetti, è una donna, ed è un’attrice. E che si parla di dipendenza. Ognuno di noi ha qualche dipendenza, non solo dall’alcol o dalle droghe, ma dal lavoro, dal denaro, dal sesso, dai social media. Come gli attori anche noi nella vita tendiamo a nasconderci dietro una maschera, a interpretare vari personaggi.

Lo spettacolo – osserva ancora Ferzetti – cambia ogni sera, non è mai lo stesso: tanti attori sulla scena (dieci) più operatori che spostano con rapidità oggetti di scena.  Gli attori interpretano più ruoli, è come se giocassero con una palla che si passano, si scambiano. Raccontano tante vite, tante storie che si intersecano in quello che diventa un lavoro collettivo. Escono dalla loro zona di comfort. Non ci sono giudizi. Non ci sono risposte definitive. C’è comprensione.

 Il teatro vi gioca un ruolo importante. Una suggestione che ne deriva: il teatro come terapia.

La Grande magia di De Filippo a Giù la Maschera (Salerno, 20 marzo 2026)

marzo 21, 2026

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Si è svolto oggi, 20/3/26, “Giù la Maschera”, l’incontro tra il pubblico e gli attori Natalino Balasso, Michele di Mauro, e tutta la Compagnia che ha portato a Salerno lo spettacolo “La grande magia” di Eduardo De Filippo, con regia di Gabriele Russo.

La storia raccontata è quella di un marito credulone, vittima di un tradimento coniugale, che non vuole ammettere la realtà e si presta alle manovre di un illusionista imbroglione che fa spettacoli di magia. Arriva a credere che la moglie sia rinchiusa in una scatola magica e che sta a lui decidere se aprirla, se credere o meno in quella finzione.   La vicenda si concentra sul contrasto tra il mondo reale e quello dell’illusione, sullo scontro tra questi due mondi. Gli inganni diventano metafore dei compromessi, delle illusioni e delle paure che tutti hanno nella vita.

 Alla fine, la “grande magia” non è solo quella dei trucchi da palcoscenico, ma la capacità di vedere la realtà con occhi diversi.

Il testo di Eduardo De Filippo risale al 1948 e non fu accolto bene ai suoi esordi. Come è stato evidenziato durante l’incontro, è un testo enigmatico, difficile, complesso, attuale per i temi affrontati: verità-finzione, autoinganno, svelamento…  Un testo affascinante, in qualche modo filosofico, in cui Eduardo si interroga su come uscire da sé stesso, dai suoi cliché, dai suoi confini.  Un’opera nera incentrata sulla scrittura, sulla drammaturgia, ma soprattutto sul linguaggio che consente di evadere dal senso pratico della vita.

La scenografia è minimalista, il potere ce l’hanno le parole. Non è un testo sul teatro, è teatro. Il teatro è artificio e l’artificio è la sostanza dello spettacolo. Per scelta del regista gli attori hanno origini geografiche diverse, e anche napoletane. Accanto a qualche frase in dialetto si sentono varie intonazioni. In questo modo il regista riporta Eduardo in una collocazione nazionale e cosmopolita.

 Uno spettacolo “La grande magia” che con le sue 128 repliche ha avuto grande successo.

Serenata a Napoli – Notturno di musica e parole al Teatro Verdi (Salerno, 12-14 marzo 2026)

marzo 12, 2026

Per questo suo contributo, si ringrazia Elena Paruolo.

Serena Rossi, in veste di autrice ed interprete – e con un impianto scenico (intimo e suggestivo) frutto della  regia di  M. Cristina Redini – è in scena al teatro Verdi di Salerno con Serenata a Napoli – Notturno di musica e parole:  progetto scritto insieme a Maria Sole Limodio e Pamela Maffioli.

Con melodie classiche – della tradizione partenopea  – e  brani più moderni, il repertorio musicale attraversa epoche e stili diversi.

Tra voci, ricordi, melodie, incontri e contraddizioni, la “Serenata” è un viaggio (attraverso luoghi reali e luoghi interiori) che intreccia memoria personale e storia collettiva.  E che – di Napoli – dà un ritratto senza stereotipi, fatto di  emozioni, persone, ed  atmosfere che la rendono unica.

Massimiliano Gallo a “Giù la maschera” (Salerno, 13 febbraio 2026)

febbraio 14, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Al Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno è in scena Malinconico – moderatamente felice, con testo di Diego De Silva e Massimiliano Gallo.

Il personaggio di Vincenzo Malinconico – avvocato d’insuccesso – nato dai romanzi di De Silva è poi divenuto popolare grazie alle serie televisive trasmesse sulla TV nazionale. Adesso lo incontriamo a teatro. A rappresentarlo è sempre Massimiliano Gallo, attore e regista dello spettacolo, ora in scena a Salerno.

 Il 13 febbraio – al consueto Incontro Giù la maschera, organizzato da Peppe Iannicelli – Massimiliano Gallo e la compagnia hanno incontrato il pubblico.

Ci si è soffermati sul fatto che la sceneggiatura dello spettacolo non è solo di De Silva ma anche di Gallo, e sulle ragioni del successo di un personaggio, come Malinconico, capace di attraversare generi – ed anni – diversi.  Le ragioni di questo successo – sottolinea Gallo – stanno nell’ essere “rassicurante” di Malinconico: un personaggio che non vuole partecipare alla gara della vita, non vuole performare, né vuole gareggiare, un anti eroe dotato di grande empatia che si muove per inerzia, e si lascia trasportare.  Maliconico è un personaggio umano che – davanti al pubblico – rimugina, filosofeggia, monologa,  spesso ricorrendo a battute che fanno sorridere e riflettere.

Tutto questo lo rende “moderatamente felice”.  

E – ha sottolineato ancora Gallo – non è stato facile trasportare un personaggio letterario a teatro. La sua fantasia ha costituito un problema. Bisognava cercare delle soluzioni, sia  per rendere le sue proiezioni mentali, sia  per far vedere al pubblico ciò che Malinconico pensa.

Si è fatto ricorso agli ologrammi.

Accanto a Gallo ci sono gli altri protagonisti dello spettacolo, come la “trombamica” che – come afferma Maliconico – continuerà a tradire il suo fidanzato (con lui) finché non diventa suo marito. E poi ci sono i ruoli istituzionali del giudice, dei carabinieri.

Tutti i personaggi sono caratterizzati da un leggero filo di ironia.

Nè mancano commenti su Massimiliano Gallo e la città di Salerno che lo ha adottato: una città che ha avuto una visibilità enorme nella seconda serie televisiva di Malinconico. E –  allora – tutti in attesa di vedere la terza serie di Malinconico, che sarà sicuramente anch’essa un successo!

NESSUNO Le avventure di Ulisse al Teatro Verdi di Salerno (4 -6 -7 -8 febbraio 2026)

febbraio 3, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Nello spettacolo in scena al Teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno, Stefano Accorsi si immerge in un nuovo e ambizioso progetto: “Nessuno – Le avventure di Ulisse”: non un semplice adattamento teatrale dell’”Odissea” omerica, ma un vero e proprio viaggio nella psiche, nell’animo e nelle avventure di Ulisse, il più umano tra gli eroi della mitologia greca.

 La regia di Daniele Finzi Pasca, la drammaturgia di Emanuele Aldrovandi, le scene di Luigi Ferrigno e i costumi di Giovanna Buzzi puntano su un linguaggio scenico che fonde parola e gesto, evocazione e concretezza.

 “Sono un obbiettore di coscienza – sottolinea il regista – nel mio paese mi capitò di scontare qualche mese di prigione per aver rifiutato di prestare servizio di leva, raccontare dunque le gesta dei guerrieri non mi è solo insolito ma totalmente inusitato, una specie di salto mortale senza rete.  Sono un clown, amo gli eroi semplici, i perdenti, quelli nei quali mi riconosco, i fragili, quelli fatti di materia che si sbriciola”.

E ancora:

“Nella vetrinetta in casa della nonna venivano conservate le tazzine del servizio buono – mai usate – e tazzine spaiate e sbocconcellate a cui nessuno era affezionato, che ho ereditate io insieme a una tazzina preziosa – che si era frantumata alla fine di un pranzo di Natale – conservata in attesa di un miracolo. Quando Stefano e Marco mi hanno parlato di questo spettacolo ho pensato che fosse arrivato il momento di provare ad incollare i frammenti di porcellana buona, quella preziosa e che si vorrebbe invincibile. Poi mi sono domandato se questo Ulisse facesse parte del servizio buono o di quello che nonna usava tutti giorni. Anche oggi mi domando se con questo spettacolo incolleremo pezzi andati in frantumi o affronteremo la semplicità di chi vorresti compagno di ogni discussione, nella pancia della cucina a casa di nonna dove le avventure epiche si trasformavano nella quotidianità di vite ordinarie e le avventure dei semplici diventavano la sottile trama di vite straordinarie”.

Un’idea io me la son fatta. Ma non resta che vedere lo spettacolo, se si vuole dargli una risposta

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Natale in casa Cupiello al Teatro Verdi (Salerno, 23 gennaio 2026)

gennaio 19, 2026

Pe questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Un classico di Edoardo De sarà in scena al Teatro Verdi di Salerno. Lo spettacolo potrà piacere o meno, come tutte le sue sperimentazioni, ma  sicuramente non lascierà indifferenti.

La scelta di lavorare con un solo attore è nata dalle limitazioni imposte dalla pandemia e si è trasformata in una sfida artistica.  La messinscena rompe gli schemi tradizionali: un solo attore in scena, immerso in un cubo scenografico trasparente, interagisce con contributi video e sonori proiettati dal vivo in tempo reale.

Le immagini, le voci e i rumori evocano i personaggi assenti, trasformando il palco in un paesaggio emotivo e mnemonico. Il cubo diventa simbolo dell’isolamento, della solitudine e della memoria: un contenitore di ricordi che accompagna il protagonista in un viaggio interiore, tra echi familiari e presenze invisibili.

Migliore al Teatro Verdi ( Salerno 8-11 gennaio 2026)

gennaio 9, 2026

Venerdì 9 Gennaio,presso il foyer del Teatro Municipale Giuseppe Verdi a Salerno, Valerio Mastrandrea incontra il pubblico e la stampa – nell’incontro “Giù la Maschera” condotto dal giornalista Peppe Iannicelli – per presentare lo “Migliore”.

Scritto e diretto da Mattia Torre, lo spettacolo in scena al Verdi racconta la parabola di Alfredo Beaumont, che – dopo un incidente di cui porta il peso morale pur essendo stato assolto – si trasforma, da
persona fragile e timorosa, in un uomo spregiudicato e cinico: quale piace a una società che sembra premiare proprio chi non ha scrupoli!. Una storia “comica e terribile” in in cui l’arroganza diventa virtù.

Nabucco: al Teatro Verdi di Salerno (26-28 dicembre 2025)

dicembre 25, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il  23 dicembre, presso il Palazzo di Città a Salerno– alla presenza del Sindaco  Vincenzo Napoli, del Segretario Artistico Antonio Marzullo e con la coordinazione di Peppe Iannicelli -, si è tenuta la conferenza stampa su Nabucco, il capolavoro di Giuseppe Verdi, in cartellone dal 26 al 28 dicembre 2025 al Teatro Verdi di Salerno. In programma anche il Concerto di Natale del Coro Voci Bianche e il doppio Concerto di Gala di Capodanno. 

Si è sottolineato come la stagione operistica del Teatro Giuseppe Verdi sia iniziata con Wagner e si chiuda con uno dei più grandi titoli di Verdi. Marzullo ringrazia tutti coloro che contribuiscono alla crescita di un Teatro che presta molta attenzione ai giovani e si presenta anche come Teatro d’innovazione.

Nabucco è un’opera potente. A Salerno è diretta da Daniel Oren – con la regia di Plamen Kartaloff – e presenta un cast di altissimo livello, l’orchestra filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno e il Coro del Teatro dell’Opera di Salerno.

Nabucco – terza opera verdiana – fu rappresentata al teatro, alla Scala di Milano, il 9 marzo 1842, e fu subito un grande successo. Verdi dovette apprezzare l’ambientazione biblica del libretto di Solera, e un soggetto incentrato sul dramma di un popolo, gli Ebrei, con cui si identificò il popolo italiano nel momento del suo Risorgimento.   Protagonisti sono gli Assiri oppressori e gli Ebrei ridotti in schiavitù. E’ anche affrontato l’amore della principessa assira Fenena per l’ebreo Ismaele, l’amore paterno di Nabucco per quest’ultima, la gelosia di Abigaille, creduta sorellastra di Fenena, in realtà figlia di schiavi, e anche lei innamorata di Ismaele.

La musica verdiana divenne simbolo del sentimento patriottico del popolo italiano alla ricerca  di una propria identità nazionale. Famoso il “Va’ pensiero sull’ali dorate” del terzo atto, il pianto di un popolo oppresso sulle rive dell’Eufrate. Nella lettura registica di Kartaloff  la scena non riproduce un’epoca storica specifica, costruisce un mondo simbolico in cui conflitti e emozioni diventano universali.

L’opera – suddivisa in 4 parti ognuna con un titolo preciso – è incentrata sulla coralità e su un tema collettivo, quello della liberazione di un popolo oppresso, più che sulle vicende individuali. Il contrasto tra popoli e fedi si manifesta nei cori. Anche quando si assiste – nel terzo atto – all’usurpazione del potere da parte di Abigaille, alla condanna a morte degli Ebrei prigionieri e di Fenena,  in primo piano rimane un popolo che prega, quello degli ebrei.

Nel quarto atto, di fronte alla scena di Fenena condotta a morte, Nabucco – che in precedenza, in un suo delirio di onnipotenza, si era nominato Dio al posto del Dio degli Ebrei – prega il Dio degli Ebrei di salvare Fenena, e libera gli Ebrei. Abigaille si avvelena e chiede perdono dopo la conversione.  

 

Carmen al Teatro Verdi di Salerno (24 e 26 ottobre 2025)

ottobre 23, 2025

                                                    

Di questo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Il 22 ottobre 2025, al Teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno, è stata presentata Carmen. di Georges Bizet su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy – una produzione intrigante fatta in collaborazione con Sofia Opera and Ballet – con cui si rialza il sipario della stagione lirica del Verdi.  Presenti il segretario artistico Antonio Marzullo, il Sindaco Vincenzo Napoli e il regista Plamen Kartaloff. Gli spettacoli si terranno venerdi 24 ottobre e domenica 26.

L’opera è nata su soggetto del romanzo breve di Merimèe (1845) che, nel contesto della città di Siviglia, sottolineava l’appartenenza della protagonista al mondo gitano. Il soggetto è stato poi adattato dai librettisti che vi hanno apportato numerose modifiche quali, ad esempio, l’inserimento di nuovi personaggi (come Micaela) e la trasformazione di Escamillo da personaggio marginale a unico antagonista di Josè.

In Carmen, si sente musica spagnola, e folklorica, ma la musica è soprattutto francese.

 La spavalderia della – sensuale e ribelle – protagonista nell’andare incontro al suo destino ineluttabile fu una delle cause dello scandalo che l’opera provocò alla sua prima rappresentazione, al Teatro dell’Opéra Comique di Parigi nel 1875, che non ebbe successo.  Quando però fu riproposta nel 1883 – morto l’autore – fu un trionfo.

Durante la presentazione al Verdi è stato osservato come, in questa produzione, lo stile adottato fonde elementi di modernità – con suggestioni del teatro greco antico – e il rigore del teatro giapponese. Lo spazio è spoglio. È un teatro minimalista. Non si è distratti da masse di comparse. Il Coro, mascherato, osserva, commenta e partecipa, svolgendo il ruolo di testimone e giudice, proprio come accadeva nella tragedia greca. Al centro della scena un cerchio funge da arena per i tre protagonisti: Carmen, Don José e Micaela. Gli altri personaggi rimangono ai margini.

A imporsi sulla scena è una Carmen animata da amore e libertà assoluta. Femme fatale, sfida il destino, rifiuta ogni schema, ogni compromesso, rivendica il diritto di decidere della sua vita. Quando interroga le carte e apprende il suo destino di morte sceglie di affrontarla (la morte). Avanza con una rosa, muore come un fiore. Erede delle grandi eroine della tragedia greca, fin dall’inizio, Carmen è condannata alla sconfitta.