Modesta e a favore dei più ricchi la manovra economica del governo Meloni

Modesta e a favore dei più “ricchi”, le criticità della manovra economica del governo Meloni in una breve, e chiara, analisi di Valigia Blu:

Negli ultimi giorni la manovra economica del governo Meloni ha cominciato il suo iter che porterà all’approvazione da parte delle camere. Secondo gli organismi indipendenti, dall’Ufficio parlamentare di bilancio alla Corte dei Conti, fino alla Banca d’Italia e l’ISTAT, la manovra introduce un taglio dell’IRPEF modesto che favorisce soprattutto i redditi medio-alti, con circa metà dei benefici concentrati sull’8% dei contribuenti più ricchi.  

Circa la nuova rottamazione fiscale, la Corte dei Conti segnala anche criticità che rischiano di premiare chi non paga le tasse e alimentare aspettative di future sanatorie. Sul fronte sanitario, i dati ISTAT mostrano personale sempre più anziano, carenza di medici e infermieri e un crescente numero di cittadini che rinunciano alle cure.

La Cgil ha annunciato uno  sciopero generale per il 12 dicembre denunciando una manovra “ingiusta e sbagliata” che non tutela salari e welfare. Le tre sigle confederali e i Cobas sono tutti contro le mosse del governo ma manifesteranno separatamente. Meloni si chiede che giorno ha scelto il segretario della Cgil per la mobilitazione. Da notare che i lavoratori rinunceranno a una giornata di stipendio per difendersi da una manovra considerata dannosa. 

Mentre si discute di tagli e risparmi, anche la premier ha – giustamente – lasciato filtrare irritazione perl’aumento di stipendio auto-decisa dal presidente del Cnel Renato Brunetta – per se stesso e non solo -che ha poi fatto marcia indietro.  «Renato Brunetta, lo stesso che definiva “una semplificazione che fa male” il salario minimo a 9 euro l’ora – protestava Angelo Bonelli, deputato di Avs – oggi si aumenta lo stipendio da 250 a 310 mila euro l’anno. È l’immagine perfetta della destra al governo: chi rifiuta un salario dignitoso ai lavoratori non ha problemi a moltiplicare i propri compensi». Stessa accusa da Nicola Fratoianni, (Avs), che sottolineava come la decisione del Cnel facesse «raddoppiare la spesa per le retribuzioni» dello stesso Consiglio.

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