
talo Svevo è un maestro nel delineare le crisi e le nevrosi dell’uomo moderno. Con La rigenerazione – composto tra il 1926 e il 1927 . ci trasporta in un viaggio su un tema universale e attuale: come porsi – e come fronteggiare – gli anni che passano e la conseguente decadenza fisica e mentale.
Questa la sinossi.
Il protagonista Giovanni Chierici – interpretato da un meraviglioso Nello Mascia – non si sente affatto pronto, sebbene si renda conto di aver realizzato parecchie obiettivi (una bella moglie, una bella figlia, un bel nipote, una bella casa, una agiata condizione economico-sociale).
Così si lascia convincere a fare una “misteriosa operazione” (che poi altro non è che un inganno perpetuato da un nipote senza scrupoli) per essere nuovamente attraente e prestante. Da qui nasce il senso del comico e del tragico di cui è permeato tutto il testo.
“ La feroce ironia contro coloro che non vogliono rassegnarsi all’inevitabile trascorrere del tempo sarà il fulcro dello spettacolo, che si prefigge di essere vivace, giocoso, libero ed equilibrato. L’allestimento scenico di Luigi Ferrigno punta ad essere dinamico e suggestivo, per rappresentare al meglio la dimensione reale e borghese dove si muovono i personaggi e quella onirica, dove verrà relegato in nostro protagonista. L’impostazione sarcastica e beffarda dello spettacolo mirerà a smantellare tutti i pregiudizi che nel tempo hanno reso e rendono insostenibile il binomio vecchiaia-giovinezza. Vorrei che il pubblico, attraverso lo spettacolo, analizzasse lucidamente le falsità delle maschere che la società ci impone per abitudine e consuetudine”.
Tuttavia dal teatro non si esce avviliti, perché si è vista una pièce leggiadra. Tutto il cast è perfetto. Costumi eleganti. Scenografia semplice e ricca.

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