Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Nella sua “Serenata a Napoli” – un atto d’amore nei confronti della sua città, che si svolge lungo tutta una nottata – Serena Rossi canta e racconta Napoli, una “terra di tornanti”, come la definiva Anna Maria Ortese, da cui la gente va via ma poi desidera sempre ritornare.
I napoletani conoscono bene lo “struggimento”. Sono per i sentimenti esagerati.
La parola amore ha due emme, è “ammore”, perché tutto per loro si raddoppia, si allarga. La terra a Napoli trema, ribolle, come il sangue nelle vene dei napoletani, perché, c’è il Vesuvio. E le canzoni – le bellissime canzoni della tradizione partenopea – esprimono il modo di essere e di sentire dei napoletani, sia quando vogliono cantare le feste, come la festa di Piedigrotta, sia quando danno espressione alla “bambolella” di cui parla Raffaele Viviani.
Per loro, la tragedia si veste a festa e la commedia si tinge di amaro. Così la canzone “Dove sta Zazà”, apparentemente allegra – “era la festa di San Gennaro, c’era la banda di Pignataro, centinaia di bancarelle di torrone e di nocelle che facevano ‘ncantà” – racconta invece una tragedia. È la storia di due innamorati: uno – Zazà – all’improvviso scompare e non torna più. “Comm’aggi a fa pe’ te truvà?! I’ senza te, nun pòzzo stà!”. Questa canzone, ricorda Serena Rossi, di solito viene cantata in maniera allegra. Lei sceglie di cantarla in maniera triste anche se la piccola – e molto brava – orchestra che l’accompagna sul palco irrompe spesso, mentre lei canta, e cambia il ritmo.
Serena Rossi canta con passione le canzoni napoletane che raccontano la perdita precoce dell’innocenza nei vicoli bui della città (“guagliune ‘e mala vita”), le 4 giornate di Napoli, la nascita di bambini di colore (“tammurriata nera”), il viaggio dei bambini poveri nel dopoguerra verso il Nord con il treno della felicità (Uocchie c’arraggiunate”). E poi… classici intramontabili come “Munastero e Santa Chiara”, “Era dde maggio”, Io mammeta e tu”, “Dicintencello vuje”, “Reginella” ….
Una vera esplosione di voce e di sentimenti!
Serena ricorda anche la leggenda di Partenope! La sirena che si innamora di Ulisse, prova a sedurlo, ma lui passa indenne davanti al suo canto, legato all’albero maestro. Allora, per la disperazione, Partenope si uccide gettandosi in mare. Il suo corpo è portato dalle onde fino al golfo di Napoli dove si dissolve, prendendo la forma della città.
Nessuna donna dovrebbe uccidersi, per un uomo o per altro…: commenta l’artista!

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