Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il 25 marzo scorso, all’ultimo incontro del 2026 di “Giù la Maschera” – condotto da Peppe Iannicelli – Anna Ferzetti e il suo cast hanno incontrato il pubblico e la stampa per parlare del loro spettacolo “People, Places & Things” in scena a Salerno fino a domenica 29 marzo.
Lo spettacolo – nella traduzione italiana del testo scritto 10 anni fa dal commediografo britannico Duncan MacMillan – è diretto da Pierfrancesco Favino.
Come precisato dalla stessa Ferzetti, è difficile parlarne prima di averlo visto. In realtà, è difficile parlarne anche dopo averlo visto. È uno spettacolo complesso, che affronta temi complessi, rischiosi, legati alla contemporaneità. Gli attori presenti all’incontro sono stati molto bravi a parlarne senza fare trapelare alcunché, senza spoilerare niente. L’unica cosa che è venuta fuori è che la protagonista, interpretata da Ferzetti, è una donna, ed è un’attrice. E che si parla di dipendenza. Ognuno di noi ha qualche dipendenza, non solo dall’alcol o dalle droghe, ma dal lavoro, dal denaro, dal sesso, dai social media. Come gli attori anche noi nella vita tendiamo a nasconderci dietro una maschera, a interpretare vari personaggi.
Lo spettacolo – osserva ancora Ferzetti – cambia ogni sera, non è mai lo stesso: tanti attori sulla scena (dieci) più operatori che spostano con rapidità oggetti di scena. Gli attori interpretano più ruoli, è come se giocassero con una palla che si passano, si scambiano. Raccontano tante vite, tante storie che si intersecano in quello che diventa un lavoro collettivo. Escono dalla loro zona di comfort. Non ci sono giudizi. Non ci sono risposte definitive. C’è comprensione.
Il teatro vi gioca un ruolo importante. Una suggestione che ne deriva: il teatro come terapia.

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