
“In “Pignasecca e Pignaverde” – sottolinea Tullio Solenghi – lascio i panni del remissivo “Steva” per calarmi con immutato entusiasmo in quelli del più arcigno Felice Pastorino, una maschera che, a differenza della precedente, nasconde, tra gli immancabili spunti di grande comicità, lati umani oscuri e intriganti da indagare e rappresentare. Questo nuovo personaggio goviano rappresenta, infatti, l’eterno archetipo dell’avaro, attorno al quale ruotano personaggi e situazioni che vanno a comporre, nell’attenta osservazione della realtà, quel microcosmo di stampo ligure che si manifesta in una sorta di preziosa “foto d’epoca”.
Questa la sua trama!
Felice Pastorino vuole che sua figlia sposi il cugino, Alessandro Raffo, un commerciante quarantenne e benestante. Ma Amalia è innamorata del giovane Eugenio, vicino di casa andato in America a cercare fortuna dopo che Felice gli ha rifiutato la mano della figlia, perché poco abbiente. Dopo che Pastorino ha trovato un accordo – con il cugino – sulla dota, con il suo capo, un ricco argentino con un affare da concludere in Italia, arriva Eugenio che chiede di nuovo la mano di Amalia. Felice rifiuta anche perché la figlia dovrebbe andare in Argentina. Amalia finge di scappare di casa. Intanto poiché l’affare dell’argentino va a buon fine, Eugenio può rimanere a lavorare a Genova. A questo punto niente si può opporre alle nozze. Felice è felicissimo di acconsentire, a patto che si uniscano i due appartamenti contigui per realizzare un unico appartamento e che le spese dell’apertura nel muro siano a carico del proprietario, Isidoro Grondona.
Tag: Pigna secca e Pigna verde al Quirino, teatro, Teatro Quirino a Roma
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