
Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.
Commedia brillante ( fatta di travestimenti, inganni e colpi di scena), che conduce a un lieto fine solo apparentemente leggero, Il barbiere di Siviglia, celebre opera buffa di Gioachino Rossini in due atti – su libretto di Cesare Sterbini tratto dalla commedia omonima francese di Pierre Beaumarchais del 1775 – sarà in scena al Teatro Verdi di Salerno.
Spazio è dato all’elemento ludico, ha rivelato il regista Riccardo Canessa, che sarà supportato dallo scenografo Alfredo Troisi. Al podio il maestro Daniel Oren. Il maestro del coro Francesco Aliberti coordinerà il Coro del Teatro dell’Opera di Salerno. Nel cast figurano Abaimov Yaroslav nel ruolo del Conte d’Almaviva, Misha Kiria in Don Bartolo, Francesca Di Sauro in Rosina, Maksim Lisiin in Figaro, Francesco Milanese in Don Basilio e Miriam Artiaco in Berta, con Costantino Finucci e Antonio De Rosa nei ruoli del servitore e dell’ufficiale.
La vicenda ruota attorno alla irresistibile figura di Figaro, barbiere e abile regista di intrighi, che aiuta il Conte d’Almaviva a conquistare la giovane Rosina, sottraendola alle mire del geloso Don Bartolo (interessato più alla dote che all’amore).
Per vari motivi (incidenti in scena, la presenza di una claque avversa, il confronto con l’opera di Paisiello, le novità formali di Rossini ecc.) la prima di questo capolavoro fu fischiato. Ma ben presto, nonostante il debutto burrascoso, questa opera soppiantò quella che l’aveva preceduta, con libretto di Giuseppe Petrosellini e musica di Giovanni Paisiello. Lo stesso Rossini, nell’Avvertimento premesso al libretto, ha scritto: “al moderno gusto teatrale cotanto cangiato dall’epoca in cui scrisse la sua musica il rinomato Paisiello”. Tra le due opere c’é stata la rivoluzione francese. Il pubblico di Rossini non è più solo un pubblico aristocratico. E la psicologia dei personaggi – ben tradotta da Sterbini – ben calza con la straordinaria verve comica rossiniana.
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