
Quello che segue e’il link di un mio articolo pubblicato da Europa in Movimento.

Premesso che l’esser membri dell’Unione europea non è riducile al solo versare e ricevere, in quanto riflette anche l’adesione a propri valori, alla visione di un mondo in cui predominino multilateralismo, regole, e il rispetto di tutti i diritti umani e fondamentali e (tra altro) il completamento di un mercato unico europeo (con tutto ciò che questo comporta) quanto versa l’Italia alle casse UE? E quanto riceve?
E’ un quesito legittimo da porsi, visto che (in assenza di una vera riforma del sistema delle cosiddette risorse proprie dell’Unione europea) i contributi nazionali al bilancio UE dovranno aumentare, dopo Brexit, e se vanno in porto le decisioni prese dall’ultimo Consiglio europeo che – non solo fa nascer il Recovery fund/Next Generation UE ma mantiene in vita i rebate (sconto concesso ai paesi frugali, e non solo) addirittura prevedendone un incremento.
Basandosi sui dati della Relazione annuale 2017 della Corte dei Conti, questo è – nel dettaglio – quanto ogni Paese dell’Unione nel 2017, ultimi dati disponibili, ha versato e quanto invece ha poi ricevuto – sotto forma di contributi e fondi comunitari – dall’UE.
| Paese | Versamenti | Accrediti | Saldo |
|---|---|---|---|
| Austria | 2,429 | 1,742 | -0,687 |
| Belgio | 2,978 | 7,357 | +4,379 |
| Bulgaria | 0,378 | 1,895 | +1,517 |
| Cipro | 0,137 | 0,206 | +0,069 |
| Croazia | 0,359 | 0,663 | +0,304 |
| Danimarca | 1,926 | 1,458 | -0,468 |
| Finlandia | 1,549 | 1,500 | -0,049 |
| Francia | 16,233 | 13,505 | -2,728 |
| Germania | 19,587 | 10,926 | -8,661 |
| Grecia | 1,247 | 5,130 | +3,833 |
| Estonia | 0,154 | 0,647 | +0,493 |
| Irlanda | 1,777 | 1,818 | +0,041 |
| ITALIA | 12,250 | 9,795 | -2,455 |
| Lettonia | 0,184 | 0,736 | +0,552 |
| Lituania | 0,273 | 1,574 | +1,301 |
| Lussemburgo | 0,307 | 1,827 | +1,520 |
| Malta | 0,082 | 0,201 | +0,119 |
| Olanda | 3,384 | 2,417 | -0,967 |
| Polonia | 3,048 | 3,553 | +0,505 |
| Portogallo | 1,375 | 3,976 | +2,601 |
| Regno Unito | 10,575 | 6,326 | -4,249 |
| Repubblica Ceca | 1,282 | 3,894 | +2,612 |
| Romania | 1,228 | 4,741 | +3,513 |
| Slovacchia | 0,599 | 1,645 | +1,046 |
| Slovenia | 0,293 | 0,475 | +0,182 |
| Spagna | 8,080 | 9,664 | +1,584 |
| Svezia | 2,628 | 1,503 | -1,125 |
| Ungheria | 0,820 | 4,049 | +3,229 |
*Cifre in miliardi di euro
L’Italia quindi nello specifico nel 2017 ha versato all’Unione Europea 12,250 miliardi di euro, ricevendone in cambio 9,795 miliardi per un saldo negativo pari a 2,455 miliardi.
Gli altri paesi che versano molto di più rispetto a quello che ricevono sono la Germania, la Francia e il Regno Unito che comunque si appresta ora ad abbandonare l’Unione. Tra i paesi più importanti, solo la Spagna incassa di più di quanto dato.
Le cose vanno bene anche per Belgio, Portogallo e Grecia. La Polonia ha visto ridurre il suo saldo positivo rispetto al 2016. Tutti gli altri paesi dell’Est possono invece esser contenti.

Mentre stiamo lentamente uscendo dalla fase acuta della crisi sanitaria – indotta dalla pandemia di Covid-19 – l’attenzione si sta concentrando piuttosto sull’attenuazione dei danni socioeconomici. Dovendo adottare un pacchetto ambizioso a articolato che combina il tradizionale Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea (QFP) con uno sforzo straordinario per la ripresa (Recovery Fund-Next Generation EU), quello del luglio 2020, si è rivelato – quindi – un Consiglio europeo particolarmente impegnativo. L’impossibilità di trovare un accordo nel week end (17-18 luglio) ha portato a un’estensione del vertice al lunedì (20 luglio). Infine, alle 5,32 del martedi (21 luglio), dopo l’ennesima notte di trattative di un negoziato laborioso, i leader europei hanno approvato per acclamazione e applauso finale il testo di un vertice (combattuto fino all’ultimo, che in più di un’occasione è arrivato a un passo dal fallimento) risolto nell’ennesimo incontro sulle riforme tra Conte e Rutte, guidati da Merkel e Macron (con il loro riavvicinamento del 18 maggio, la cancelliera tedesca – rompendo l’alleanza tradizionale con i paesi del rigore di bilancio – ha fornito il suo sostegno alla creazione di un prestito comunitario, al fine di organizzare nuovi trasferimenti verso gli stati messi a dura prova).
Esprimendo la volontà di salvaguardare la loro unione, i paesi membri hanno gettato le fondamenta della nuova Europa!
L’Accordo (intanto che il Patto di stabilità è sospeso) fa cadere il tabu’ austerity, a tutti i costi. Consente un indebitamento europeo comune (cioè emissioni di debito comune – la Commissione europea raccoglierà denaro attraverso eurobond): e i soldi saranno distribuiti (a tranche) ai paesi maggiormente colpiti dal Covid-19, sotto forma di aiuti da non rimborsare, e prestiti a tassi nulli. Fa nascere l’embrione di un bilancio federale: i soldi saranno versati direttamente dal bilancio Ue. I paesi “frugali” incassano forti sconti e un controllo light ma danno il via libera al Recovery Fund (- ridefinito Next Generation Eu – destinato in particolare a Italia e Spagna.
Può dunque vedere la luce il Piano straordinario da 750 miliardi per salvare i paesi più colpiti dal Covid dal tracollo finanziario. Soldi che saranno reperiti da Bruxelles tramite gli Eurobond. “I fondi supplementari – si legge nelle Conclusioni del vertice – generati dai prestiti contratti dall’UE saranno erogati sotto forma di sovvenzioni e prestiti attraverso gli strumenti e i programmi del Quadro Finanziario Pluriennale. Ciò è garanzia di uniformità e coerenza. Sia Next Generation EU che il QFP contribuiranno a trasformare l’UE attraverso le sue principali politiche, in particolare il Green Deal europeo, la rivoluzione digitale e la resilienza”. Next Generation EU e Quadro finanziario pluriennale (rafforzato dal Next Generation EU) “sono indissociabili”. “In virtù della decisione sulle risorse proprie” e “al fine di dotare l’Unione dei mezzi necessari per affrontare le sfide poste dalla pandemia di Covid-19, la Commissione sarà autorizzata a contrarre prestiti, per conto dell’Unione, sui mercati dei capitali. Gli importi saranno trasferiti ai programmi dell’Unione in conformità di Next Generation EU” (il 30% dell’importo totale della spesa a titolo del QFP e di Next Generation EU andrà all’obiettivo climatico).
E’ un passo storico per l’Unione, che cambia le politiche economiche del continente, al termine di un summit che, entrato nel quinto giorno di trattative, supera per lunghezza il record di quattro giorni e quattro notti di colloqui del vertice di Nizza del 2000.
“Deal!”, scrive il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel su Twitter. E pochi minuti dopo dichiara: “Ce l’abbiamo fatta, l’Europa è forte ed unita”. “E’ un ottimo accordo, e accordo giusto”, ha commentato visibilmente soddisfatto. “Ed è un segno concreto che l’Europa è una forza in azione”, ha aggiunto Michel. “Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese e l’autonomia delle istituzioni comunitarie” ha affermato il premier Giuseppe Conte – in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo – aggiungendo: “Ora avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre”. E il MES? “La mia posizione – ha precisato Conte – non è mai cambiata. Il Mes non è il nostro obiettivo. L’obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica e utilizzare tutti i piani che sono nell’interesse dell’Italia. Il piano che oggi approviamo ha assoluta priorità. Ci sono prestiti molto vantaggiosi”. Ad oggi, sul MES,in Italia, le posizioni rimangono incomprensibilmente (trattandosi di prestiti, a condizioni particolarmente vantaggiose, da destinare a spese sanitarie) distanti all’interno della stessa maggioranza.
Tornando all’UE, alla fine anche i Paesi frugali devono prendere atto che non c’è alternativa a un nuovo modello di Europa. Ora occorre insistere per arrivare ad una struttura politica diversa, basata più sulla Commissione, sul livello comunitario, e meno sul veti degli Stati membri È un processo ormai ineludibile. Stiamo sconfiggendo i sovranisti. Alla fine, l’UE ce l’ha fatta. Conciliando posizioni distanti, l’accordo sul Recovery Fund – ridefinito Next generation EU – è stato raggiunto.
Ma cosa prevede?
Al centro dell’intesa un Piano da 750 miliardi di euro – E’ la cifra inizialmente proposta dalla Commissione europea, e successivamente difesa da Francia, Germania e anche l’Italia. E’ stata suddivisa tra 390 miliardi di trasferimenti (vs i 500 inizialmente proposti) e 360 miliardi di prestiti (vs i 250 miliardi, inizialmente proposti).
Per ottenere il consenso dei “frugali” (Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Danimarca) è stato necessario rivedere la suddivisione di questi soldi tra prestiti e sovvenzioni. I prestiti sono saliti da 250 a 360 miliardi di euro, mentre i contributi a fondo perduto sono scesi da 500 a 390 miliardi. In cambio i “frugali” hanno ceduto il diritto di veto sui programmi di riforma delle singole nazioni. Inoltre i frugali hanno ottenuto anche un aumento degli sconti sui versamenti al bilancio comune, gli ormai noti rebates. Rutte potrà presentarsi ai suoi elettori come vincitore (nel 2021 in Olanda ci sono le elezioni). Amsterdam, per il prossimo Quadro finanziario pluriennale, al bilancio UE, verserà meno (quasi 2 miliardi di euro l’anno in meno). E lo stesso vale per Germania, Austria, Danimarca e Svezia. Inoltre, nella prima proposta si parlava di un abbassamento al 10% dei costi di raccolta delle risorse proprie UE tradizionali (fra cui ci sono i dazi doganali): brutto colpo per l’Olanda, che avrebbe visto una non indifferente riduzione del gettito all’Erario proveniente dal traffico merci del porto di Rotterdam (il più importante d’Europa). Nel Quadro finanziario pluriennale (2021-2027) – segnala l’Adnkronos – si parla invece di un aumento dei costi di raccolta dal 20 al 25%. Se un Paese è efficiente nella riscossione, trattenerne un quarto può creare una certa liquidità.
Roma, assieme a Madrid, sarà la maggiore beneficiaria del fondo. In pratica, in virtù dell’accordo trovato, a Roma andranno 209 miliardi, quindi, più soldi di quelli inizialmente previsti dalla Commissione UE (173 miliardi di euro) di cui:
81,4 miliardi come aiuti a fondo perduto;
127,4 miliardi come prestiti da dedicare all’implementazione delle riforme che seguano le “priorità” (Green Deal e transizione digitale) e le “raccomandazioni” dell’Unione Europea.
I trasferimenti diretti sono scesi in maniera impercettibile, mentre i prestiti sono aumentati in maniera decisa. Ma perché? Come fatto notare da Il Corriere, l’intesa sul Recovery ha previsto che una quota degli aiuti verrà divisa sulla base dell’andamento economico del biennio 2020-2021.
E il nodo governance? – Le decisioni verranno sempre e comunque prese dalla Commissione UE a maggioranza qualificata. Il premier Conte si è battuto per evitare il ruolo “decisivo” del Consiglio proponendo e infine ottenendo il suo coinvolgimento soft.
Il prossimo autunno ogni Paese presenterà il proprio piano nazionale di riforme al quale sarà subordinata la ricezione dei soldi del Recovery Fund. Ciascun Piano verrà esaminato dalla Commissione europea che entro due mesi deciderà se dare o meno il via libera con votazione a maggioranza qualificata. Non è passato il diritto di veto richiesto dagli olandesi. Il freno di emergenza che permetterebbe di congelare i fondi verso i Paesi che si discostano troppo dalle indicazioni UE su come spendere i soldi ricevuti – proposto da Rutte – è entrato nell’intesa in maniera decisamente più light, ma (a danno della Commissione europea) resta la possibilità di bloccare il via libera di Bruxelles ai Piani nazionali di riforma – indispensabile per svincolare gli aiuti UE – chiamando in causa il giudizio del Consiglio europeo. Il Consiglio europeo si è, pertanto, guadagnato il diritto di “discutere la questione in modo esauriente” nel caso in cui uno o più governi nazionali mostrassero preoccupazioni. Ma questo metodo di controllo non altera l’equilibrio istituzionale. E non compromette la posizione della Commissione europea. Lo ribadisce un Parere legale allegato alle conclusioni: il freno “non tocca i poteri che i Trattati conferiscono alla Commissione nel potere di validare e autorizzare gli esborsi”. E il meccanismo è stato limitato nel tempo. Nel testo finale si legge che i capi di Stato e di Governo dell’Unione europea dovrebbero “di regola” impiegare non più di tre mesi per rispondere a qualsiasi reclamo. La decisione finale è lasciata formalmente nelle mani della Commissione europea. Inoltre, per bloccare i soldi destinati all’Italia, sarà necessario un 35%: ad esempio, i nordici + un Paese di medie/grandi dimensioni. E il duro monitoraggio politico (il freno di emergenza) è visto anche come una sorta di di clausola anti-sovranisti, e di garanzia “anti-Salvini” (nel caso dovesse arrivare in Italia un governo illiberale e antieuropeo). Intanto, Salvini e Wilders (per quanto alleati al Parlamento europeo) non sono dello stesso avviso. Per il leghista, l’Accordo è “una resa senza condizioni”. Per l’olandese , l’Italia “ha ricevuto 82 miliardi che pagheremo noi grazie alle ginocchia molli di Rutte”.
Ciò detto, è evidente un aspetto intergovernativo del meccanismo, a discapito del metodo comunitario.
Cio detto, cè chi – come l’iò detto, c’è chi – come lo stesso Parlamento europeo – ne rileva un aspetto intergovernativo che va a discapito del metodo comunitario.
Le novità dell’Accordo – Riassumendo, le novità pensate dal Consiglio europeo per rilanciare l’economia del Vecchio Continente sono le seguenti:
Dotazione complessiva di 750 miliardi di euro
Prestiti: 360 miliardi
Sovvenzioni: 390 miliardi
Aumento dei rebates
Decisioni alla Commissione europea UE
Ruolo del Consiglio solo “esaustivo”
Freno di emergenza light
Voto a maggioranza qualificata
Bilancio UE (cioè Quadro finanziario pluriennale-QFP 2021-2027 rafforzato dal Next Generation EU) a €1.074 miliardi e 330 milioni di euro. E’ una cifra leggermente inferiore a quella del febbraio 2019 (su cui non fu raggiunto un accordo). E – si legge nelle Conclusioni del vertice – “non vi è alcun riesame intermedio del QFP”. Nella proposta di febbraio è stata introdotta una serie di misure di accresciuta flessibilità nei settori della coesione e dell’agricoltura. Nei prossimi anni si lavorerà a una riforma del sistema delle risorse proprie dell’UE per nuove risorse proprie. In merito, quali prime tappe vengono indicate: una nuova risorsa propria basata sui “rifiuti di plastica non riciclati” (dal 1°gennaio 2021); proposte che la Commissione europea presenterà per un “meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera”, “un prelievo sul digitale”, una revisione del Sistema di scambio di quote di emissioni climalteranti “eventualmente estendendolo al trasporto aereo e marittimo”, e altre risorse proprie (un'”imposta sulle transazioni finanziarie” ecc.). Le entrate serviranno per un rimborso anticipato dei prestiti Next generation EU. “E’ opportuno – recitano le conclusioni del Vertice – accrescere ulteriormente il ruolo svolto dal bilancio dell’UE per sostenere l’attuazione effettiva degli ampi obiettivi strategici dell’UE, in particolare rafforzando il legame tra il bilancio dell’UE e il Semestre europeo compresa l’agevolazione dell’attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, nonché nei settori della migrazione, dell’ambiente e dei cambiamenti climatici e della parità tra donne e uomini, come pure dei diritti e delle pari opportunità per tutti”. Occorre – si legge nelle Conclusioni – “assicurare un approccio globale alla migrazione che combini un controllo più efficace delle frontiere esterne dell’UE, il rafforzamento dell’azione sterna e la dimensione interna, in linea con i principi e i valori dell’UE”. Il 30% delle spese totali (QFP e Next Generation EU) andranno alla lotta ai cambiamenti climatici. Il QFP è articolato per RUBRICHE: (1) Mercato unico, innovazione e Agenda digitale, in cui rientrano i grandi progetti (Orizzonte Europa, InvestEU, Meccanismo per collegare l’Europa, Programma Europa digitale relativo a capacità digitali strategiche fondamentali, intelligenza artificiale e cibersicurezza) e il nuovo programma spaziale europeo. (2) Coesione (economica sociale e territoriale), resilienza e valori che si sofferma sui Fondi strutturali dell’Unione (risorse, metodo di ripartizione fra le regioni, metodo di assegnazione per gli stati membri ammissibili al Fondi di coesione, e per le regioni ultraperiferiche, disposizioni sulle dotazioni supplementari, tassi di cofinanziamento, regole di disimpegno, concentrazione tematica del FESR,sostegno alla comunità turco-cipriota, investimenti nelle persone nella coesione e nei valori tramite FSE e Erasmus, un programma Salute, Europa creativa, il programma giustuizia) (3) Risorse naturali e ambiente, i cui finanziamenti dovranno creare valore aggiunto attraversi “una politica Agricola,marittima e della pesca modernizzata e Sostenibile nonchè portando avanti l’azione per il clima e promuovendo la tutela dell’ambiente e della biodiversità (4) Migrazione e gestione delle frontiere (5) Sicurezza e difesa (6) Vicinato e resto del mondo (7) Pubblica amministrazione europea
In questo numero di Tempo Libero, mi soffermo su 2 grosse problematiche, la cosiddetta “transizione giusta” (e la nuova piattaforma in fase di costituzione) e i ritardi per un’aria pulita!

La Commissione europea ha adottato un pacchetto di sostegno all’occupazione giovanile che poggia su quattro punti:
– più garanzie per i giovani;
– istruzione e formazione adeguate;
– maggiore impulso all’apprendistato;
– nuove misure per l’occupazione giovanile.
In merito, nell’ambito di NextGenerationEU e del futuro bilancio dell’UE, la Commissione ha già proposto proposte di finanziamento Ue che dovranno – ora – essere adottate dagli Stati membri.
Almeno 22 miliardi di euro dovrebbero includere:
– sovvenzioni di avviamento e prestiti per giovani imprenditori, Sistemi di tutoraggio e incubatori di imprese;
– bonus per le PMI che assumono apprendisti;
– formazione per acquisire nuove competenze necessarie sul mercato del lavoro;
– sviluppo delle capacità dei Servizi pubblici per l’impiego;
– formazione in materia di gestione della carriera nell’ambito dell’istruzione formale;
– investimenti nelle infrastrutture e tecnologie per l’apprendimento digitale.
E’stata presentata anche l’Agenda europea per le competenze per una competivita’ sostenibile, e per equità sociale e resilienza.

Nel numero 117-118 del giugno 2020 di Tempo Libero – rivista online della FITEL – mi soffermo sulle nuove strategia UE, in difesa di una buona alimentazione e della bio-diversità.