
La lotta per l’emancipazione femminile – dalla suffragette inglesi alla nuova strategia UE – è la problematica del mio contributo all’ultimo numero di Agenda Geopolitica, edita dalla Fondazione Ducci. Qui i seguito il link per poterlo leggere:
Per l’acciaio si va verso l’allineamento sui dazi di Trump al 50 per cento, nella speranza che il presidente americano riapra il mercato degli Stati Uniti all’acciaio europeo con un accordo separato, in particolare sui derivati dell’acciaio.
A livello Ue, la quota di importazioni esente da dazi passerà a 18,3 milioni di tonnellate l’anno, con una riduzione del 47 per cento rispetto al 2024. Novità: la Commissione deciderà a quali paesi terzi assegnare le quote senza dazi e la quantità di importazioni.
La svolta protezionista dell’Unione europea potrebbe ampliarsi ad altri settori – auto ibride, tessile, legno, prodotti chimici, macchinari – con dazi di salvaguardia o anti dumping per frenare lo tsunami di prodotti cinesi indotto dai dazi americani.

UE: una nuova Strategia di preparazione a qualsiasi shock, sia esso militare, economico, tecnologico o ambientale per garantire il funzionamento delle infrastrutture vitali.
La strategia mira anche a rafforzare la cooperazione con il settore privato e a sviluppare protocolli di crisi per mantenere il corretto funzionamento dei servizi vitali. Nessuno Stato membro può prepararsi da solo a una crisi.
La strategia propone quindi miglioramenti nella nostra risposta collettiva.
Questo implica una catena di comando chiara tra i diversi livelli decisionali, una piattaforma rafforzata per coordinare la risposta dell’Ue alle crisi, la condivisione delle risorse e delle competenze, e esercizi di ritorno di esperienza dopo ogni crisi.
Uno degli asset più importanti per la preparazione collettiva è la riserva strategica rescEU. Inizialmente concepita come una flotta aerea per combattere gli incendi boschivi, la riserva include ora tende, mezzi di trasporto, energia e capacità di risposta ai rischi chimici, biologici, radiologici e nucleari.
La Commissione manterrà e svilupperà queste capacità.

Nella dichiarazione di Budapest per lanciare il nuovo Patto sulla competitività europea Charles Michel, è riuscito a salvare una frase per non chiudere definitivamente alla possibilità di strumenti di debito comune: “esploreremo lo sviluppo di nuovi strumenti”. Intanto, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, continua ad esprimersi a favore di risorse proprie e di contributi nazionali : le risorse tradizionali del bilancio dell’Ue. Secondo il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, “i soldi ci sono, devono solo essere incanalati come negli Stati Uniti nella crescita delle aziende. E questa è la sfida centrale per la futura Commissione europea”.
Quello che l’Europa non può più fare è posporre le decisioni” – ha ribadito da parte sua Draghi – “Non c’è alcun dubbio che la presidenza Trump farà grande differenza nelle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Europa. Trump “darà grande impulso ulteriore al settore tecnologico” ma al contempo “proteggerà le industrie tradizionali che sono proprio le industrie dove noi esportiamo di più negli Stati Uniti. Dovremo negoziare con l’alleato americano, con uno spirito unitario in maniera tale da proteggere anche i nostri produttori europei”.

Nel numero di aprile 2024 di Agenda Geopolitica – edita dalla Fondazione Ducci – c’è un mio articolo/recensione su “A che ci serve l’Europa”. Il libro e’ un dialogo di Luca Cambi con Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli. Ha una prefazione di Corrado Augias e una postfazione di Romano Prodi. E – dal Manifesto di Ventotene (1941) ad oggi – è il racconro di 80 anni di lotte e conaziste. Buona lettura a chi decidera’ di farlo. Qui di seguito 2 links che permettono di leggerlo:

Italia e Germania hanno bloccato un accordo sulla proposta di Direttiva UE in materia. Non c’e’ da esultare. Ci sarebbe/c’e’ invece da lavorare per portare anche i paesi del Sud globale, dei BRICS, ecc. sulla buona strada del rispetto dei diritti umani – del diritto del lavoro – e dell’ambiente. Stesse regole multilaterali per tutti, e il loro rispetto, sono (sarebbero?) necessarie ed utili, per un mondo migliore, che alle guerre preferisca una sana e civile convivenza basata su una concorrenza leale, su un commercio libero ma anche equo, sul rispetto reciproco -e degli altri – e non su soprusi di ogni tipo. Come ho già sottolineato nei miei libri ( e in quello del 2021) l’economia non è solo un luogo di di scambi commerciali E’ anche il luogo della produzione. ragion per cui conta anche il come si produce.

Pe un costante aggiornamento sulle principali attualità dell’Unione europea rinvio ai miei POST su Facebook: