Archive for ottobre 2023

Giselle al Teatro Verdi di Salerno (28-29 ottobre 2023)

ottobre 28, 2023

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

E’ uno spettacolo gioioso nel primo atto, e raffinato nel secondo. Bello l’effetto bianco delle ballerine che rappresentano le fate! Molta leggerezza e bravura… Il balletto in due atti, GISELLE – del 1841 – riassume in sé tutti gli elementi (stilistici, tecnici ed espressivi) del balletto classico-romantico.   Il libretto, nato da una idea dello scrittore Thèophile Gautier –  affascinato dalla ballerina Carlotta Grisi e dalla leggenda delle Villi – fu poi completato dal drammaturgo Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, e musicato da Adolphe-Charles Adam. Le Villi (fate), nella mitologia slava, sono gli spiriti di giovani fanciulle morte infelici perché tradite o abbandonate prima del matrimonio. Vendicative – ogni notte – vagano in cerca dei loro traditori e li costringono – con rametti di vischio apparentemente magici – a ballare fino allo sfinimento. Alla morte del rispettivo traditore, si dileguano. E con esse svanisce, finalmente placato, il fantasma della fanciulla morta per amore.   

Questa – quindi – la trama di GISELLE in scena al Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno, nel quadro della stagione lirica, sinfonica e di balletto, diretta dal maestro Daniel Oren con il segretario artistico Antonio Marzullo, e organizzata dal Comune di Salerno con il sostegno della Regione Campania).

È vendemmia.  

Giselle è innamorata di Albert.  Hans – di lei innamorato –  le rivela che Albert non è sincero. E’ un aristocratico. E presto sposerà la sua fidanzata, Bathilda.  Giselle impazzisce per il dolore e muore.

Preda delle Villi – arrivato sulla tomba di Giselle – Hans muore.  La stessa sorte potrebbe toccare anche a Albert. Ma Giselle viene a salvarlo. Il suo amore gli ispira forza. Albert danza con le Villi fino all’alba. Le ombre delle Villi, del Mirto e di Giselle si dissolvono.

 Albert rimane a vivere con il dolore dell’amore perduto, più forte della morte.

Al teatro Verdi di Salerno (con musica registrata) – in tutte le sue intense sfumature – lo spettacolo   è eseguito dall’Opera e Balletto nazionale di Sofia: Scena e Regia Petar Lukanov, Scenografia  Radostin Chomakov, Costumista Tsvetanka Petkova-Stoynova ,Tutor Maria Ilieva, Ivanka Kasabova, Trifon Mitev, Georgi Asparuhov, Yasen Valchanov, Assistente alla Regia Anelia Tsolova, Direttore Artistico  Marta Petkova.

Di grande rilievo il Cast, con interpreti di valore internazionale: per Giselle, Marta Petkova e Katerina Petrova; per Albert, Emil Yordanov e Tsetso Ivanov. E ancora – tra altri –  per Hans Nikola Hadjitanev, per il Duca Matthew Whittle, per Batilda Lyudmila Ilieva.

L’ispettore generale di Gogol al teatro Quirino di Roma (31 ottobre – 5 novembre 2023)

ottobre 28, 2023

Con regia di Leo Muscato, Rocco Papaleo è il protagonista di “L’ispettore generale”: uno dei più grandi capolavori della drammaturgia russa, una commedia satirica estremamente divertente (che si prende gioco delle piccolezze morali di chi detiene un potere e si ritiene intoccabile) espressione del tentativo di Gogoldidenunciare – attraverso riso e comicità – la burocrazia corrotta della Russia zarista.  

Siamo nel 1836, Regno dello zar Nicola I che istituisce una sorta di inquisizione che persegue e ostacola tutti i liberi pensatori (fra cui Dostoevskij, Puškin e Gogol stesso). Rapidamente, questo sistema scatena un processo di burocratizzazione che aumenta il livello di corruzione fra i funzionari statali.

 Nella commedia di Gogol, quell’élite di Pietroburgo diventa un manipolo di traffichini che si sentono intoccabili.  Su tutti, spicca il Podestà che gestisce la “cosa pubblica” come fosse il proprio feudo e arrotonda con leggerezza lo stipendio stataleche a suo dire “è una miseria”. Ma la corruzione serpeggia in ogni settore della macchina amministrativa.

La trama, di per sé, è molto esile.

Si basa su un equivoco banale: un frivolo viaggiatore di passaggio viene scambiato per un alto funzionario dello Stato spedito dallo zar ad indagare sulla condotta dei funzionari cittadini. Per il malinteso, i “notabili” temono di venire smascherati e di finire ai lavori forzati. E’ necessario trovare il modo di corromperlo… Ma se non fosse così facile?

Per aggirare la censura, Gogol ambienta la sua storia in una piccola cittadina sperduta, senza nome.

“Questo nuovo allestimento – sottolinea il regista Leo Muscato – prende spunto proprio da questo isolamento, da questo essere in un altrove, lontano dai confini dell’impero, e forse da tutto il resto del mondo. Con lo scenografo Andrea Belli, si è immaginato un luogo straniante, metafisico: un piccolo villaggio, freddo, innevato, glaciale, con case cristallizzate dal ghiaccio e una parete girevole per evocare spazi diversi.   È un mondo in cui vige la povertà, l’ignoranza e l’apoteosi del provincialismo. Tutti sognano la Capitale, immaginano che lì si possa vivere solo una vita felice e piena di lussi. Ma questa prospettiva è solo una chimera di chi ha un’esperienza di vita molto limitata e vive con molta ingenuità. La comicità nasce dal fatto che i personaggi vivono la truffa, l’arbitrio, la violenza e la sopraffazione come loro sacrosanti diritti. E all’improvviso subiscono una scossa talmente tanto forte che comincia a instillare dentro di loro il dubbio di non avere più alcuna certezza”.

Nello spettacolo – sottolinea ancora il regista – “il testo è presentato in una versione ridotta a un solo tempo. Sul linguaggio abbiamo operato con estrema prudenza, asciugandolo da un eccesso di riferimenti storicizzanti che oggi renderebbero appesantita la sua fruizione. Molti personaggi di contorno sono stato tagliati; quelli rimasti conferiscono alla vicenda una dimensione ancora più corale, arrivando a incarnare delle maschere continuamente in bilico fra il serio e il faceto, fra la tragica situazione in cui credono di essere e la comica situazione in cui realmente si trovano. E noi un pò li compatiamo e un pò ridiamo di loro, perché, come scriveva Rabelais,“meglio è di risa che di pianto scrivere, che rider soprattutto è cosa umana”.

L’ironia sottesa in tutto il testo è contrappuntata dalle musiche originali di Andrea Chenna, che evocano un tempo che non c’è più.   Questi i Personaggi e attori, in scena al Quirino:

PODESTÀ Rocco Papaleo, CHLESTAKOV Daniele Marmi, OSIP Giulio Baraldi, MOGLIE Marta Dalla Via, FIGLIA Letizia Bravi, GIUDICE Marco Gobetti, SOVRINTENDENTE OPERE PIE Gennaro Di Biase, DOBČINSKIJ Michele Schiano di Cola, BOBČINSKIJ Michele Cipriani, DIRETTORE SCOLASTICO Marco Vergani, SOVRINTENDENTE OPERE PIE Gennaro Di Biase, UFFICIALE POSTALE Marco Brinzi, DOTTORESSA, VEDOVA, CAMERIERA Elena AimoneATTENDENTE, MERCANTESalvatore Cutrì

MUSICHE originale Andrea Chenna, SCENE Andrea Belli, COSTUMI Margherita Baldoni,LUCI Alessandro Verazzi, COREOGRAFIA Nicole Kehrberger

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Rossini&Rossini: Mauro Bigonzetti ripensa Rossini in un nuovo Balletto (Opera di Roma, 28 ottobre – 4 novembre 2023)  

ottobre 27, 2023

All’Opera di Roma, il ballerino coreografo Mauro Bigonzetti ripensa Rossini con uno splendido  viaggio coreografico – da Cenerentola alla Gazza ladra, passand,o per Otello e i Péchés de vieillesse –  accompagnato dall’Orchestra del Teatro e dalle voci soliste di “Fabbrica” Young Artist Program.

Bigonzetti si lascia ispirare dalla musica di Rossini per raccontare la propria visione del grande compositore, prevalentemente in chiave briosa ed ironica.

“Il pubblico – spiega – si deve aspettare uno spettacolo rossiniano dal punto di vista della messa in scena e della concezione. Quando dico rossiniano intendo pieno di brio e ironia, pieno di ritmo e di goliardia, ma anche di dramma. È un balletto fatto di sensazioni, di emozioni, anche di ricordi di gioventù, di leggerezza”.  

Rossini & Rossini è quindi una creazione astratta, libera da qualsiasi gabbia drammaturgica.

Bigonzetti ha pensato lo spettacolo per le étoiles Alessandra Amato, Rebecca Bianchi, Susanna Salvi e Alessio Rezza, per i primi ballerini Claudio Cocino e Michele Satriano e per tutto il corpo di ballo.   Le musiche di Gioachino Rossini e Benjamin Britten sono affidate a Fayçal Karoui che dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera e i cantanti di “Fabbrica” Young Artist Program, interpreti delle arie da OtelloLa Cenerentola e dalle Soirées Musicales.  Anna Biagiotti firma i costumi di questo nuovo allestimento, Carlo Cerri le scene, le luci e, con OOOPStudio, i video.

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Il mio Egitto!

ottobre 21, 2023

Bellissimo il mio viaggio/crociera sul Nilo in Egitto.

IL GIULIO CESARE DI HÄNDEL all’Opera di Roma (13-21 ottobre 2023)

ottobre 7, 2023

Dal 13 ottobre 2023: Giulio Cesare in Egitto, capolavoro di Georg Friedrich Handel, sarà in scena al Teatro dell’Opera di Roma, con regia di Damiano Michieletto, e il maestro Rinaldo Alessandrini (grande specialista del repertorio barocco) alla guida dell’orchestra dell’Opera di Roma.  La prima di venerdì 13 ottobre, in diretta da Radio3 Rai, è preceduta dall’Anteprima giovani riservata ai minori di 26 anni mercoledì 11 (ore 19) e seguita dalla Lezione di Opera tenuta da Giovanni Bietti sabato 14 ottobre (ore 16).

Protagonisti tre grandi controtenori quali Raffaele Pe (nel ruolo di Giulio Cesare), Aryeh Nussbaum Cohen (nella parte di Sesto Pompeo) e Carlo Vistoli (come Tolomeo), affiancati da Mary Bevan (come Cleopatra) e Sara Mingardo (come Cornelia).  In scena anche il baritono Rocco Cavalluzzi (Achilla) il controtenore Angelo Giordano (come Nireno) e il baritono Patrizio La Placa (come Curio). Accanto a Michieletto sono impegnati Paolo Fantin per la realizzazione delle scene, Agostino Cavalca per i costumi e Alessandro Carletti per le luci. I movimenti coreografici sono firmati da Thomas Wilhelm.

Giulio Cesare è stata composta da Händel nel 1723.   Il libretto di Nicola Francesco Haym, deriva da un testo preesistente di Giacomo Francesco Bussani – musicato da Antonio Sartorio e rappresentato per la prima volta nel 1677 a Venezia – modificato e aggiornato con nuove arie e recitativi.

Di ambientazione esotica, l’opera si ispira alla campagna egiziana intrapresa dal generale romano tra il 48 e il 47 a. C. Introdotta da una trionfale ouverture, comincia con l’arrivo di Cesare ad Alessandria d’Egitto per inseguire il nemico Pompeo, in fuga dopo la sconfitta di Farsalo.

«Un uomo solo, un po’ goffo, che non ne combina una di giusta – così Damiano Michieletto descrive il protagonista –  Sembra che il dramma si svolga attorno e alle spalle, di Giulio Cesare.Tolomeo ambisce al potere e si immerge in una spirale di cinismo; Cleopatra intesse trame e seduzioni; Sesto cerca di vendicare il padre e compie un percorso di maturazione generazionale. In mezzo a loro vedo un Cesare quasi spettatore, come se tutto quello che doveva realizzare (le conquiste, la gloria, le vittorie) fossero tappe già compiute del suo percorso. Händel ritrae un uomo già vecchio, e nella realtà storica morirà pochi anni dopo le vicende narrate nell’opera, appena rientrato a Roma. Gli toccherà subire una congiura e un tradimento, lo stesso trattamento riservato a Pompeo all’inizio dell’opera. Di fatto il Giulio Cesare di Händel è un dramma sul destinosimbolizzato in scena da un trio di Parche che avvolgono il protagonista con i loro fili rossi, stabilendo il tempo della vita. Un’opera nella quale incombono i presentimenti di un destino e di una morte che le azioni frivole del generale romano sembrano voler allontanare».

Omer Meir Wellber all’Opera di Roma con La valchiria di Wagner in forma di concerto (6 ottobre 2023)

ottobre 4, 2023

Venerdi 6 ottobre 2023: il direttore israeliano, Omer Meir Wellber – dirigendone il Primo Atto in forma di concerto – debutta all’Opera di Roma con La valchiria di Wagner.  Accanto a lui, sul palco, cantano il tenore Stanislas de Barbeyrac (al debutto nel ruolo di Siegmund), il soprano Allison Oakes (nel ruolo di Sieglinde) e il basso Brindley Sherratt (nella parte di Hunding, di cui è rinomato interprete).

La valchiria (dramma musicale in tre atti composto e su libretto di Richard Wagner tra il 1854 e il 1856 – celebre nella cultura popolare la Cavalcata delle valchirie (ripresa da registi come Francis Ford Coppola e Federico Fellini in Apocalypse Now e 8 ½ ) –  è la seconda delle opere che costituiscono la Tetralogia Der Ring des Nibelungen (L’anello del Nibelungo) ispirata ai miti nordici del dio Odino.

Nel primo atto dell’opera si assiste alla nascita dell’amore incestuoso tra Siegmund e Sieglinde (rapita ancora bambina e costretta a sposarsi con Hunding, capo di una stirpe nemica) – entrambi figli del dio Wotan – culminante in un appassionato duetto d’amore e nella canzone della primavera cantata dal protagonista. .

 “La bufera d’inverno viene meno alla Luna, dal suo sangue sbocciano i fiori, la sorella liberò lo sposo fratello, costringendo il mondo con la grazia di tenere armi…” 

Con questo brano musicale Wagner sembra tornare alle melodie dell’opera lirica convenzionale. In compenso, la sensualità della situazione segna una rivoluzione nella concezione borghese dell’Ottocento.

In effetti, questa la trama del Primo Atto. 

Siegmund, della stirpe dei Wolfi – ferito e senz’armi – trova casualmente riparo nella capanna di Hunding. Sieglinde, moglie di Hunding, se ne sente subito attratta. Il racconto di Siegmund occupa la parte centrale del Primo Atto: il clan dei Neidinge aveva dato alle fiamme la sua dimora quando era ancora un fanciullo, ucciso la madre e rapito la sorella gemella mentre lui (Wölfing, cioè cucciolo di lupo) e il padre Wolfe (lupo) erano lontani a caccia; aveva quindi vissuto anni nella foresta perseguitato dai Neidinge, vagabondando col padre fino a perderne misteriosamente le tracce, aveva provato allora a tornare tra gli uomini abbandonando la foresta ma era rimasto emarginato perché visto come portatore di sventura; poco tempo addietro aveva infine incontrato una fanciulla dai familiari della quale l’aveva difesa uccidendoli e combattendo contro il clan arrivato a vendicarli, ma, spezzatesi le sue armi, aveva visto morire uccisa la ragazza ed era dovuto scappare.

Hunding dichiara di essere di quello stesso clan e voler vendicare il sangue versato sfidando a duello Siegmund l’indomani stesso (i sacri doveri dell’ospitalità lo obbligano ormai a fornire riparo per la notte al nemico).

Sieglinde, ormai innamorata di Siegmund e ignara che lui sia suo fratello, versa un sonnifero nella pozione di Hunding e rivela al soldato una spada conficcata, il giorno delle sue nozze forzate con Hunding, in un albero di frassino – da un misterioso viandante, che lei aveva riconosciuto essere il padre Wälse – che molti guerrieri avevao tentato invano di estrare poiché destinata all’eroe che avrebbe salvato la ragazza.

Siegmund riesce a estrarre la spada dal masso, abbracciando poi Sieglinde nella notte. Il primo atto si chiude lasciando soli i due amanti nel pieno del “furente ardore” che li attrae. 

UE: quale allargamento?

ottobre 3, 2023

E’il tema su cui mi sono soffermata nel numero di Agenda Geopolitica di settembre 2023. BUONA LETTURA a chi deciderai leggermi.

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