TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Testi riscritture e adattamenti di grandi autori stranieri ed italiani, contemporanei e classici (quali William Shakespeare, William Arthur Rose, Luigi Pirandello, Richard Levinson e Wiliiam Link, Carlo Goldoni, Roman Gary, Eduardo Scarpetta, Italo Svevo, Laura Morante, Giovanni Grasso, Tom Topor, Gianni Clementi, Eduardo De Filippo, Niccolò Machiavelli, Emerico Valentinetti) costituiscono il Cartellone della programmazione 2025-2026 del Teatro Quirino di Roma.
Testi messi in scena da grandi registi (quali Davide Sacco, Guglielmo Ferro, Giampaolo Romania, Daniele Salvo, Marcello Cotugno, Giancarlo Marinelli, Silvio Orlando, Leo Muscato, Paolo Valerio, Fabio Marra, Piero Maccarinelli, Valerio Santoro, Fabrizio Coniglio, Roberto Valerio, Pieluigi Iorio, Guglielmo Ferro, Gabriele Russo, Tullio Solenghi) e grandi interpreti.
Una bella – ricca e divertente – programmazione quella 2025-2026 del Teatro Quirino: tutta da seguire, per provare emozioni, per ridere, e anche per riflettere!
Il tutto, sempre – in ottima compagnia: e in un contesto gradevole che emana storia, arte, creatività e impegno.
In passato la frontiera sono stati gli assistenti di intelligenza artificiale (Ai) . Adesso ci sono gli agenti che vanno ad automatizzare certi compiti e processi aziendali – in Team composti dall’elemento umano e da agenti Ai – consentendo l’ accesso a competenze che normalmente non si avrebbero.
Il coordinamento ovviamente viene affidato sempre a una personache svolge il ruolo di coordinatore di tutti gli agenti intelligenti.
Questo approccio, naturalmente, cambia il modo di lavorare. E incide profondamente anche sull’organizzazione interna aziendale, sempre più flessibile e caratterizzata da sinergie.
Il primo maggio 2025 si svolge in un contesto terribile, caratterizzato da possibili guerre commerciali, e da guerre militari in corso – quindi – da quotidiane intollerabili violazioni dei diritti umani e del lavoro, della giustizia sociale, e della dignità umana. Inoltre nazionalismi, e miopi sovranismi nazionali, tendono a sottovalutare il multilateralismo, e una evidenza: per contrastare il dumping (sociale salariale ambientale e fiscale) servono regole e c’è da agire, a livello UE, e a livello internazionale.
Ma, ciò detto, quando è nata la Festa nazionale del lavoro, del primo maggio? E qual è il suo senso?
Quando – e perché – è nata? –
La data della Festa dei lavoratori del 1° maggio, fu stabilita a Parigi nel 1889, prendendo spunto da un episodio avvenuto tre anni prima a Chicago.
In effetti, il 1° maggio del 1886, era stato indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti con il quale gli operai rivendicavano migliori e più umane condizioni di lavoro: a quell’epoca non erano rari turni anche di 16 ore al giorno, e i casi di morte sul lavoro erano abbastanza frequenti. La protesta andò avanti per tre giorni. Poi – il 4 maggio – ci fu uno scontro tra lavoratori e agenti di polizia. Undici persone persero la vita in quello che sarebbe passato alla storia come il massacro di Haymarket.
Circa tre anni più tardi (20 luglio 1889) – a Parigi – durante il primo congresso della Seconda Internazionale (l’Organizzazione creata dai partiti socialisti e laburisti europei) fu lanciata l’idea di una grande manifestazione per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre a 8 ore la durata della giornata lavorativa. Questa iniziativa divenne un simbolo delle rivendicazioni operaie, di lavoratori che (in quegli anni) lottavano per conquistare diritti e condizioni di lavoro migliori.
Così – varcati i confini francesi – nonostante la risposta repressiva di molti governi, il 1° maggio del 1890, la prima vera manifestazione internazionale registrò un’altissima adesione.
Dal 1947, la Festa del lavoro e dei lavoratori è diventata ufficialmente festa nazionale italiana. E è ora giorno di festa nazionale in molti Paesi: da Cuba alla Turchia, dal Brasile alla Cina e poi Russia, Messico e diversi Paesi dell’Unione europea. Non lo è negli Stati Uniti, il Paese da cui, in un certo senso, tutto è cominciato. Negli Usa la Festa dei lavoratori si celebra il primo lunedì di settembre.
Qual è il suo senso?
Come ben sottolineava anche Papa Francesco – sensibile ai diritti del lavoro (a partire da retribuzioni eque) – se va in crisi il lavoro va in crisi anche la democrazia. Attualmente, la festa del lavoro è quindi occasione di una riflessione ampia e partecipata sulle condizioni sociali, e sui diritti di chi lavora e di chi un lavoro cerca: basti pensare al dibattito sul salario minimo, su istruzione/ formazione, sul precariato, sulla sanità, sull’intelligenza arrificiale e la digitalizzazione, ecc.
Ma, tenendo conto del numero impressionante di morti sul posto di lavoro, anche nel 2025, CGIL CISL UIL hanno posto un accento particolare su proposte in merito alla sicurezza sul posto di lavoro, messa a dura prova da ignoranza e / o non applicazione delle norme di sicurezza sul lavoro, ma anche dal precariato, e dai nuovi tipi di “lavoro” che vanno affermandosi.
Basti pensare alla cosiddetta CIG economy – la cosiddetta economia dei lavoretti – termine che include crowdwork/lavoro on line e lavoro “on demand tramite app”. E’ un tipo di lavoro facilitato dalle tecnologie digitali, che fa incontrare domanda e offerta, e può anche offrire ulteriori opportunità di lavoro. Ma è anche un tipo di lavoro che implica dei rischi: nuove forme di lavoro invisibile, elusione dei minimi contrattuali e dei salari minimi (dove esistenti), decisione e modifica unilaterale delle condizioni di lavoro e di pagamento, abusi (lavoro forzato e lavoro minorile), discriminazioni (lavoro nero non standard), rating (valutazioni) ecc. ecc. ecc. E che induce – tra l’altro – bassi redditi e debolezza della domanda e dei consumi.
La Festa del lavoro può contribuire a una presa di coscienza dei problemi sul tappeto, e a una loro soluzione.