TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Nel numero di aprile 2024 di Agenda Geopolitica – edita dalla Fondazione Ducci – c’è un mio articolo/recensione su “A che ci serve l’Europa”. Il libro e’ un dialogo di Luca Cambi con Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli. Ha una prefazione di Corrado Augias e una postfazione di Romano Prodi. E – dal Manifesto di Ventotene (1941) ad oggi – è il racconro di 80 anni di lotte e conaziste. Buona lettura a chi decidera’ di farlo. Qui di seguito 2 links che permettono di leggerlo:
I cambiamenti climatici – le loro evidenti molteplici conseguenze catastrofiche – non danno tregua. Ma le motivate ambizioni del Green Deal dell’UE, e il primo round di votazioni sul Pacchetto “FitFor55”, al Parlamento europeo, hanno fatto esplodere un duro scontro all’interno della maggioranza che sostiene la Commissione Ursula von del Leyen.
Nell’impossibilità di un accordo, la riforma del sistema ETS (che regola lo scambio delle quote di emissioni inquinanti) la Carbon tax e il Fondo sociale son dovuti tornare nella Commissione parlamentare Ambiente per cercare una sintesi tra diverse posizioni politiche. Alcuni emendamenti adottati puntavano a ritardare fino al 2034 l’eliminazione delle quote gratuite per le industrie inquinanti e la conseguente introduzione della Carbon tax. In definitiva, Verdi e Socialisti-Democratici hanno deciso di votare contro l’approvazione finale del testo perché inquinato dagli emendamenti pro-industrie inquinanti.
Alcuni Gruppi politici (e delegazioni nazionali) si sono ritrovate divise tra voti favorevoli , voti contrari, e astensioni.
E’ stata invece adottata la proposta di divieto di vendita dei veicoli con motore termici a partire dal 2035, (eccetto piccole industrie tipo Ferrari e Lamborghini). I Popolari hanno presentato un emendamento per consentire alle case automobilistiche di mantenere una quota pari al 10% di mezzi con motori a combustione interna (cioè a diesel, benzina o gpl) anche dopo il 2035, ma è stato respinto. Per favorire una mobilità sostenibile, si potranno vendere solo auto e camion a emissioni zero. Da qui, forti preoccupazioni nel mondo dell’industria. Molte fabbriche rischiano di chiudere i battenti. E migliaia di lavoratori – se non saranno aiutati per una loro rapida trasformazione in abili esperti elettrici per ricollocarsi nel mercato del lavoro – si ritroveranno senza lavoro. Ci sarà da innovare, e da adeguarsi,- bene e subito. Inoltre si teme che puntare solo sull’auto elettrica creerà dipendenza dalla Cina che – grazie alla sua presenza in Africa, e altri paesi dotati delle necessarie materie prime – sembra aver acquisito un monopolio nel campo delle batterie. Su questa norma dovrà ora esprimersi il Consiglio, per poi avviare i lavori del trilogo (Commissione Consiglio Parlamento europeo).
L’accordo internazionale dell’OCSE/G20 (dicembre 2021) sulla global minimun tax, passo importante verso un sistema efficace ed equo di tassazione degli utili, mira a garantire un livello minimo d’imposta del 15% per le grandi società multinazionali. Per recepire questa riforma, si sta ora lavorando a una proposta di Direttiva UE.
In merito, il Parlamento europeo ha ora preso posizione con una sua Risoluzione trasmessa al Consiglio UE che dovrà adottare il testo definitivo all’unanimità “Questo accordo internazionale non è perfetto – ha dichiarato: la relatrice Aurore Lalucq (S&D, FR) – Avremmo voluto, ad esempio, un’aliquota di imposta più alta. Ma è il risultato di un compromesso. E oggi è urgente che i ministri UE raggiungano un accordo e lo attuino rapidamente. Questo è stato il principio guida del voto odierno”.
Il PE sostiene il recepimento nell’ordinamento UE dell’accordo internazionale su una imposta minima globale del 15% per le multinazionali:
Livello minimo globale d’imposta del 15% per le grandi società multinazionali
Termine di attuazione fissato al 31 dicembre 2022
Clausola di riesame e valutazione d’impatto per i paesi in via di sviluppo
Gli eurodeputati approvano gli elementi principali proposta della Commissione, Ma apportano alcune modifiche. Chiedono l’introduzione di una clausola di riesame della soglia dei ricavi annuali (oltre la quale una società multinazionale sarebbe soggetta all’aliquota minima) e una valutazione d’impatto della legislazione sui paesi in via di sviluppo. E intendono ridurre anche alcune delle esenzioni proposte dalla Commissione e limitare le possibilità di abuso con l’introduzione di un articolo specifico contenente misure atte a contrastare i meccanismi di evasione fiscale.
Il 9 maggio 2022, la Conferenza sul futuro dell’Europa ha concluso i suoi lavori. E ora? Già nel mio ultimo libro – L’Unione europea Origini presente Prospettive future Edizioni SIMPLE agosto 2021 – mi sono soffermata sui possibili scenari del dopo Conferenza, scrivendo:
“1. Dalla Conferenza potrebbe uscire una forte richiesta di rendere permanenti gli strumenti ora temporanei del Next Generation EU, di avere una Politica fiscale comune e Titoli europei, di superare il Patto di stabilità, di superare il voto all’unanimità, di più Europa sociale, di più sicurezza e di un esercito europeo, di una politica migratoria comune ecc. In questo caso, ci sarà poi da definire cosa fare. Ricorrere al metodo dell’Integrazione differenziata (..)? Avviare nuove Cooperazioni rafforzate? Bastano nove Paesi. Elaborare un nuovo Trattato? Con quale metodo? E per quanti/quali Paesi?
Se non sarà possibile arrivare a un accordo sull’opportunità di una modifica del Trattato di Lisbona, andranno esplorate altre possibili alternative per poter comunque procedere a una riforma del Trattato? Per esempio, per aggirare la regola dell’accordo unanime, gli Stati che intendono modificare più profondamente il Trattato di Lisbona potrebbero recedere dallo stesso sulla base dell’attuale art.50 (già utulizzato dal RU) e concludere un nuovo Trattato sottoposto a regole diverse di firma e di ratifica (per esempio a maggioranza qualificata invece dell’unanimità).
2. Dalla Conferenza potrebbe venire la richiesta – forte ed esplicita – di una Riforma del Trattato di Lisbona, e delle istituzioni dell’Unione. Anche in questo caso ci sarà da precisare, sia cosa cambiare, sia come procedere.
Adottare il Metodo – già usato per il Progetto Spinelli (1984) – di un nuovo Trattato, elaborato dal Parlamento europeo, e da sottoporre direttamente alla ratifica dei Parlamenti nazionali? Decidere di procedere alla convocazione di una Conferenza intergovernativa (CIG) – tipo la CIG che ha poi prodotto il Trattato di Lisbona – sulla base di un chiaro Mandato? Decidere la convocazione di una Convenzione (tipo quella che ha varato la Carta europea dei diritti fondamentali)?
3. Dalla Conferenza potrebbe venire la richiesta di lasciare tutto come oggi, o di fare passi all’indietro. Questa ipotesi è quella che mi pare la meno probabile, se non ci farà un uso scorretto della Piattaforma.
Da notare anche che (…) non si potrà andar lontano nel processo di completamento del Progetto europeo, senza una vera e propria strategia anche di alleanze”.
Ciò detto, cosa sta emergendo attualmente?
Il Parlamento europeo, una settimana prima della sua chiusura, ha approvato una Risoluzione per il proseguimento dei lavori della Conferenza, attraverso la convocazione di una Convenzione in grado di attivare la procedura per la revisione dei Trattati europei (come previsto dall’articolo 48 del Trattato dell’Unione Europea). La Risoluzione richiama anche utili novità presenti nelle Conclusioni della Conferenza, quali: la necessità di abolire il voto all’unanimità nel Consiglio, la completa attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, l’inserimento di un Protocollo sul progresso sociale che garantisca la completa legittimità dei diritti sociali nei confronti delle libertà economiche, l’adozione di un modello di crescita inclusivo e resiliente basato su investimenti per la transizione verde e digitale.
Nel Consiglio del giugno 2022 – dove saranno discusse le conclusioni della Conferenza – si preannuncia oramai un braccio di ferro tra i Paesi che appoggeranno la Risoluzione del Parlamento europeo e i Paesi che sono per non procedere ad alcuna modifica dei Trattati (v. “non paper” di Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Slovenia e Svezia, appoggiato da Polonia e Ungheria).
Inoltre – dinanzi al pericolo di un blocco del processo di rinnovamento e approfondimento dell’Unione (v. il rifiuto di alcuni Paesi, nel 2004, di ratifica del progetto di Costituzione) – alcuni Paesi sottolineano l’opportunità di procedere piuttosto verso nuove Cooperazioni Rafforzate. Il che significa che alcuni Stati membri dell’UE procedano (attraverso vincoli di cooperazione più approfondita) lasciando agli altri Stati membri dell’Unione la possibilità di aderire al progetto successivamente. È la formula già adottata (ad esempio per l’Euro) grazie all’approccio Europa a geometria variabile / Europa a integrazione differenziata.
QUI DI SEGUITO – dopo una mia breva Presentazione di questo mio ultimo libro L’Unione Europea Origini Presente Prospettive future Edizioni SIMPLE 2021 – commenti e recensioni di professori, giornalisti, esperti, dirigenti sindacali, ecc. Il volume e’ acquistabile dall’editore (SIMPLE) e sui principali bookshop on line, e in alcune librerie fisiche quali – a Roma – la Libreria Minerva a Piazza Fiume e la Libreria Mondadori in via Piave. Per ulteriori aggiornamenti, rinvio ai miei articoli in Agenda Geopolitica (rivista pubblicata dalla Fondazione Ducci) con cui collaboro.(more…)
Tutte le interviste che seguono sono state da me realizzate tra fine marzo – fine aprile del 2019, cioè durante la campagna elettorale per l’elezione del nuovo Parlamento europeo, ora in carica.
David Sassoli (allora Vice-presidente uscente, ora Presidente del Parlamento europeo)
Antonio Tajani (allora Presidente uscente del Parlamento europeo, ora europarlamentare)
Roberto Gualtieri (allora Europarlamentare, poi Ministro italiano dello sviluppo economico)
Elena Gentile (Europarlamentare uscente)
Prof. Pier Carlo Padoan (ex-ministro dell’economia e delle finanze)
Sandro Gozi (Europarlamentare post-Brexit)
Monica Frassoni (Co-presidente del PEV)
Luca Iacoboni (Greenpeace)
Maria Grazia Midulla (WWW-Italia)
Edoardo Zanchini (Legambiente)
Stefania Valentini (Federpesca)
Franco Andaloro (Stazione zoologica di NA, Anton Dohrn)
Plinio Conte (Osservatorio nazionale della pesca)
Le ho realizzate pensando di inserirle nel mio nuovo libro. Ma successivamente – per non rendere questo volume troppo voluminoso – ho deciso di renderle leggibili in questo mio BLOG, dandone il LINK nel mio libro L’Europa è il futuro Edizioni SIMPLE 2021.
Nell’ultimo numero di Tempo Libero – rivista della Fitel nazionale – mi soffermo sullo Stato dell’Unione europea (in particolare per alcuni aspetti) a partire dal discorso in merito, del settembre 2020, della Presidente Ursula von der Leyen. Per chi decidesse di leggermi, BUONA LETTURA!
Per chi fosse interessato oggi da Europa in movimento e’ stato pubblicato un mio approfondimento sulla proposta della Commissione europea di un “nuovo” Patto europeo su migrazione e asilo.
Premesso che l’esser membri dell’Unione europea non è riducile al solo versare e ricevere, in quanto riflette anche l’adesione a propri valori, alla visione di un mondo in cui predominino multilateralismo, regole, e il rispetto di tutti i diritti umani e fondamentali e (tra altro) il completamento di un mercato unico europeo (con tutto ciò che questo comporta) quanto versa l’Italia alle casse UE? E quanto riceve?
E’ un quesito legittimo da porsi, visto che (in assenza di una vera riforma del sistema delle cosiddette risorse proprie dell’Unione europea) i contributi nazionali al bilancio UE dovranno aumentare, dopo Brexit, e se vanno in porto le decisioni prese dall’ultimo Consiglio europeo che – non solo fa nascer il Recovery fund/Next Generation UE ma mantiene in vita i rebate (sconto concesso ai paesi frugali, e non solo) addirittura prevedendone un incremento.
Basandosi sui dati della Relazione annuale 2017 della Corte dei Conti, questo è – nel dettaglio – quanto ogni Paese dell’Unione nel 2017, ultimi dati disponibili, ha versato e quanto invece ha poi ricevuto – sotto forma di contributi e fondi comunitari – dall’UE.
Paese
Versamenti
Accrediti
Saldo
Austria
2,429
1,742
-0,687
Belgio
2,978
7,357
+4,379
Bulgaria
0,378
1,895
+1,517
Cipro
0,137
0,206
+0,069
Croazia
0,359
0,663
+0,304
Danimarca
1,926
1,458
-0,468
Finlandia
1,549
1,500
-0,049
Francia
16,233
13,505
-2,728
Germania
19,587
10,926
-8,661
Grecia
1,247
5,130
+3,833
Estonia
0,154
0,647
+0,493
Irlanda
1,777
1,818
+0,041
ITALIA
12,250
9,795
-2,455
Lettonia
0,184
0,736
+0,552
Lituania
0,273
1,574
+1,301
Lussemburgo
0,307
1,827
+1,520
Malta
0,082
0,201
+0,119
Olanda
3,384
2,417
-0,967
Polonia
3,048
3,553
+0,505
Portogallo
1,375
3,976
+2,601
Regno Unito
10,575
6,326
-4,249
Repubblica Ceca
1,282
3,894
+2,612
Romania
1,228
4,741
+3,513
Slovacchia
0,599
1,645
+1,046
Slovenia
0,293
0,475
+0,182
Spagna
8,080
9,664
+1,584
Svezia
2,628
1,503
-1,125
Ungheria
0,820
4,049
+3,229
*Cifre in miliardi di euro
L’Italia quindi nello specifico nel 2017 ha versato all’Unione Europea 12,250 miliardi di euro, ricevendone in cambio 9,795 miliardi per un saldo negativo pari a 2,455 miliardi.
Gli altri paesi che versano molto di più rispetto a quello che ricevono sono la Germania, la Francia e il Regno Unito che comunque si appresta ora ad abbandonare l’Unione. Tra i paesi più importanti, solo la Spagna incassa di più di quanto dato.
Le cose vanno bene anche per Belgio, Portogallo e Grecia. La Polonia ha visto ridurre il suo saldo positivo rispetto al 2016. Tutti gli altri paesi dell’Est possono invece esser contenti.