Archive for the ‘Europa’ Category

Ci eravamo tanto amati Italia e Europa – E Asssemblea CIME del 16 novembre 2019

gennaio 9, 2019

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Movimento europeo-Italia: mio breve articolo in Europa in movimento su una bella giornata di lavori “europei”.

Questo il suo link:

http://europainmovimento.eu/italia/cime-tavola-rotonda-ci-eravamo-tanto-amati-italia-e-europa-e-ora-ed-assemblea-del-16-novembre-2018.html?fbclid=IwAR2Vhyhk-JRVcrL8mmRRNGmw32pN94lprZNIFGtMVtPOOW9Ep77bH5WV1ug

CIME: “Ci eravamo tanto amati Italia e Europa.. e ora?”- Tavola rotonda e Assemblea del 16 novembre 2018

dicembre 13, 2018

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I.         L’Assemblea CIME del 16 novembre 2018 è stata preceduta dalla Tavola rotonda “ Ci eravamo tanto amati Italia Europa .. e ora?” – promossa dall’On. Casini – e coordinata dal giornalista francese (Liberation) Eric Jozsef. In estrema sintesi,  qui di seguito, alcuni punti emersi nel corso di questi lavori. Per l’On. Casini, il sovranismo non porterà a nulla. Bisogna riproporre il progetto europeo. Chi cerca di cavalcare il sovranismo (nostri vicini o lontani) è chi ha interesse a indebolire l’Europa. L’unico modo per essere nel mondo è essere uniti.   Per  Beatrice Covassi (Capo della Rappresentanza della Commissione europea a Roma) occorre uscire dalla logica contabile e riempire lo spazio della paura con altro: una politica comune di difesa, il pilastro sociale, la politica estera a maggioranza qualificata, sostenibilità sociale ambientale e economica. Ed essere faro dei diritti umani nel mondo.   Per Bianchi (Università pegaso) è tempo di aprire la discussione sull’Europa.    Per la senatrice Emma Bonino oramai il vero scontro non è più tra destra e sinistra, ma tra sovranisti ed europeisti. Qualcosa ha fatto l’UE: il roming, gli accordi commerciali, Erasmus ecc. Ma il bilancio è troppo ristretto. E quella che non funziona è l’Europa inter-governativa, e la vocazione nazionalista dei capi di stato e di governo. Siamo a metà del guado. O l’Europa riesce ad arrivare sull’altra sponda. O affonda: ma a nuoto non si va lontano. Bisogna andare avanti, e non tornare indietro.
Per   Bentivogli  (FIM- Cisl) il mondo dl lavoro è quello in cui il patriottismo si scarica in modo peggiore Ai lavoratori bisogna spiegare cosa accade se si lascia L’UE. L”Europa è utile.   Guerra (Università di Modena e Reggio Emilia) si è soffermata su questioni finanziarie.  Realacci (Pres. Symbola) ha sottolineato la buona performance dell’Italia nel campo dell’economia circolare. Roventini (Scuola superiore Sant’Anna di Pisa) ha informato di un Progetto europeo che vede economisti di numerosi paesi membri riflettere sul futuro dell’UE.  Per Sandro Gozi bisogna riprendere il controllo della situazione. E serve solidarietà non perché buoni, ma perché i problemi dei vicini diventano problemi nostri. In vista delle prossime elezioni politiche, bisogna focalizzare 4-5 punti. E dar vita a una nuova alleanza federalista europea.
Da parte sua Pier Virgilio Dastoli  ha  individuato 3 forze nei paesi:  i sovranisti, quelli che sostengono l’Europa così com’è oggi, e chi auspica l’Unione federale. In altri termini, ci sono gli immobilisti, gli innovatori, e la palude.

II – ASSEMBLEA CIME (16 novembre 2018)   –  Per ulteriori approfondimenti, rinvio a http://www.movimentoeuropeo.it .  Sulla base delle nuove designazioni – la Rappresentanza CGIL al Movimento europeo – Italia è costituita da:

Monica Ceremigna (che sostituisce Carlo Parietti)
Salvatore Marra
Stefano Palmieri
Silvana Paruolo

Marra entra a far parte anche del Consiglio di Presidenza.

Nel corso dell’Assemblea del 16 novembre, Pier Virgilio Dastoli è stato rieletto Presidente del Movimento europeo Italia.

All’Assemblea – dopo un intervento di Carmelo cedrone – il momento più critico, e dibattuto, è stata la votazione dei membri del Consiglio di Presidenza. Messa ai voti, la lista proposta dalla Presidenza uscente ha ricevuto la maggioranza.   Personalmente – esercitando il mio diritto di voto – in questo in questo voto io mi sono astenuta perché la presenza di solo 4 donne su 14 mi pare segno evidente di uno squilibrio di genere (6 se si tiene conto anche delle due Vice-presidenti) .  L’Unione europea è da sempre molto attiva – e all’avanguardia – in questo campo. A maggior ragione dovrebbe esserlo anche il Movimento europeo. Il Presidente ha successivamente spiegato che lo squilibrio di genere – oggi nettamente  inferiore rispetto a ieri – è frutto delle designazioni delle organizzazioni aderenti.

Comunque – è stato anche deciso – la questione della composizione del Consiglio di presidenza sarà oggetto di ulteriore esame del prossimo Consiglio di Presidenza e della prossima Assemblea, nel gennaio 2019.

Circa il dibattito politico – centrato su una bozza di Dichiarazione dell’Assemblea – da molti è stato ribadito che quella che non funziona è l’Europa intergovernativa! La maggioranza degli interventi – tra cui quelli di Ponzano e Cangelosi – si è detta favorevole all’ipotesi che il processo d’integrazione può andare avanti anche con meno di 27 paesi; e d’accordo – quindi – all’ipotesi di un Gruppo pioniere, con prospettiva federale, concentrato su obiettivi specifici (unione sociale ecc.).
Come definire questo nucleo duro? Stato federale? No. Forse, si potrebbe scegliere tra: una compiuta Federazione europea, e una Comunità federale.  Messe ai voti, l’opzione più votata è stata la seconda.
Per quanto mi riguarda – nel mio intervento – ho ricordato che non si parte da zero, che l’UE non è solo la tanto odiata austerità, e che bisogna fare di più, e meglio.
Ed ho affermato che – nella Dichiarazione dell’Assemblea (benché la necessaria sintesi non aiuti!) – avrei voluto ritrovare questi concetti: l’implementazione del Pilastro europeo dei diritti sociali (preceduto dalla Carta dei diritti fondamenti e – prima ancora – nel 1989 dalla Carta dei diritti dei lavoratori); più investimenti in infrastrutture sociali (ospedali, scuole ecc.) e materiali e immateriali; una Strategia industriale europea; una Politica estera di sicurezza e di difesa (ivi incluso un esercito europeo); una convergenza salariale verso l’alto, considerando gli attuali gap tra generazioni, all’interno dei paesi e tra paesi diversi ; e – considerando Cina, Trump, Putin e altre potenze emergenti – un ruolo europeo di intermediazione, a garanzia di pace e rispetto dei diritti umani, in Europa e nel resto del mondo.
Altri interventi hanno rievocato l’urgenza di più investimenti, la Carta dei diritti, accordi commerciali. Qualcuno ha anche sostenuto che serve meno Europa.

Ue – ancor più – a più velocità? Entro dicembre ci sarà un Pacchetto di proposte Macron-Merkel per un’Europa più forte Intanto.. primo test all’eurogruppo di oggi (20 novembre 2018)

novembre 19, 2018

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Mentre la trattativa sulla manovra economica del governo italiano è attualmente congelata (sia pure con un rischio non remoto di un futuro avvio di una “procedura d’infrazione” per violazione della regola del debito che la Commissione potrebbe proporre dopo l’adozione del disegno di legge di bilancio, e di un più vicino prossimo avvertimento UE) –  in Europa  – qualcosa si muove…

Chiudendo a Berlino le celebrazioni per i cento anni della fine della prima guerra mondiale, Macron ha affermato: “oggi l’amicizia tra i nostri popoli è più forte della follia guerriera”.  Ma – di fronte al nuovo ordine mondiale – l’Europa ha bisogno di più sovranità per affrontare le sfide di migrazioni, commercio, cambiamenti climatici, digitalizzazione, difesa, moneta comune “dotata di un suo budget”. 

La nostra forza è nell’unità, che non significa sempre e comunque unanimità”.

Al di là delle differenze che ancora separano Parigi e Berlino su molti dossier europei, Francia e Germania  – ritenendo loro responsabilità “non far scivolare il mondo verso il caos” lasciandolo alla mercé del “nazionalismo senza memoria” e del “fanatismo senza valori”, e loro dovere “aprire un nuovo capitolo della costruzione europea “dando all’Unione gli strumenti della loro sovranità” – si sono impegnati a presentare entro metà dicembre 2018 un Pacchetto di proposte concrete per il rilancio dell’Unione.

Bisogna costruire una moderna democratica ed efficiente sovranità” in Europa, sostiene Macron il quale  non ha remore a riassumere le paure più diffuse sulle due sponde del Reno (“quella di cedere sovranità dei francesi, e quella di sobbarcarsi maggiori oneri finanziari dei tedeschi”).

Da parte sua, A. Merkel  ammette: “E’ vero siamo dinanzi a una svolta”.  E si tratta di “andare avanti sul lavoro di Meseberg e passare alla consegna dei risultati”.

Fra le proposte del prossimo Pacchetto franco-tedesco, ci sarà di sicuro quella di un bilancio per l’eurozona – volto a correggere gli squilibri fra i 19 Paesi della moneta unica, potenziale primo strumento di quell’Unione dei trasferimenti fin qui tabù per i tedeschi – che (contrariamente ai sogni iniziali di Macron) i tedeschi vogliono limitato a non più di 20/25 miliardi di di euro (cioè lo 0,2% del Pil dell’eurozona).

Possibili anche passi in avanti nella trasformazione del Meccanismo europeo di stabilizzazione (ESM) in vero e proprio Fondo monetario, in grado di soccorrere i Paesi membri in caso di emergenze finanziarie.

Circa la tassa digitale sui giganti del web (Amazon, Google e Apple), molto auspicata da Macron, il ministro tedesco delle Finanze Olaf Scholz propone di negoziare prima una forma di tassazione insieme ai 36 paesi dell’Ocse e, solo in caso di fallimento, sostenere la proposta francese. Tedeschi. L’opposizione tedesca – verdi in testa – preme per sostenere la proposta francese.

L’Europa non può giocare il suo ruolo nel mondo se “non si prende maggiori responsabilità per la sua difesa e sicurezza e si accontenta di avere un ruolo secondario sulla scena internazionale” sottolinea ancora Macron.  E c’è oramai un’espressa convergenza franco-tedesca pure su un futuro esercito europeo, anche se molto resta da fare in tal senso, considerando anche le diverse culture strategiche dei due paesi.

Il primo banco di prova di queste idee c’è stato il 20 novembre 2018 nel quadro dell’Eurogruppo, dopo un via libera preventivo che Merkel si è premurata di ottenere da parte di paesi riluttanti, convinti di quello  che al governo italiano non piace, e cioè di escludere dal fondo i Paesi con i conti pubblici in disordine.

Il Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018

giugno 29, 2018

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Questo vertice  si è soffermato, in particolare, su migrazione, sicurezza e difesa, occupazione crescita e competitività, e innovazione digitale.  Nelle sue Conclusioni,  tra l’altro, i leader sottolineano la necessità di “adeguare i nostri regimi fiscali all’era digitale” e – in un contesto di di crescenti tensioni commerciali – l’importanza,sia di “preservare e approfondire il sistema multilaterale disciplinato da regole”, sia di misure UE di riequilibrio dinanzi alla “decisione Usa di imporre all’UE tariffe sui prodotti di acciaio e alluminio”.    Circa l’innovazione digitale, tra l’altro, i leader si soffermano sull’importanza di “ conseguire risultati in merito alle rimanenti proposte legislative riguardanti il mercato unico digitale”;  “disporre di dati di elevata qualità per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”; “migliorare l’accesso delle imprese ai finanziamenti”;  “incoraggiare la cooperazione tra ricerca, innovazione e istruzione anche mediante l’iniziativa relativa alle università europee”.   Inoltre il vertice invita la Commissione a “lanciare una nuova iniziativa pilota sull’innovazione pionieristica per il periodo restante di Orizzonte 2020”.

E per la migrazione cosa è stato deciso?          –   In merito,  hanno vinto Orban,   i  nazionalismi  sovranisti  e  la logica di accordi bilaterali.

I leader hanno ribadito che ” il buon funzionamento della politica dell’UE  presuppone un  approccio  globale  alla  migrazione che  combini  un controllo più efficace delle frontiere esterne dell’UE,  il rafforzamento  dell’azione esterna  e  la dimensione interna,  in linea con i nostri principi e valori” .    E  hanno convenuto che si tratta di una sfida, non solo per il singolo paese dell’UE, ma per l’Europa tutta.   Tuttavia, c’è stata una regressione clamorosa.

E’ passato  il concetto di  “Centri sorvegliati istituiti negli stati membri”,  che il presidente Macron vorrebbe  solo in Paesi di primo approdo.   Si è stabilito che i ricollocamenti saranno solo volontari.   La riforma di Dublino – di fatto –  è  stata rinviata a mai, o alle calende greche!  Parte  delle risorse da destinare all’Africa verranno prese dal FSE.

La  grande sconfitta  è  l’Europa,  proprio quando servirebbero,  invece,  visioni (e politiche) comuni   – e  condivise  –  per far fronte alle sfide  cui si trova confrontati, visto che nessuno Stato può farcela da solo;  e  visto che  le  frontiere mediterranee dell’UE sono importanti quanto quelle orientali.

Il metodo  intergovernativo  vi  ha acquisito nuovi spazi.   I  toni trionfali con i quali le conclusioni sono state salutate dai paesi di Visegrad non lasciano dubbi alcuno, in merito. Sono ripartiti  –  da Bruxelles   –   senza condanne;   e con  il riconoscimento di potere continuare a innalzare barriere di filo spinato sui propri confini a loro individuale arbitrio.

Di sicuro, c’ è un problema di accoglienza.

Questo Vertice è stato poi  seguito da un patto Markel -Seehofer   (che salva il governo Merkel, ma  imbarazza l’Spd, e segna un bel dietrofont – “dalle porte aperte alle frontiere chiuse” –  e un  colpo per i diritti umani)  e da più Accordi bilaterali  che vanno oramai delineandosi (Germania-Austria, Austria-Ungheria, Ungheria-Germania,ecc.).  Per mettere fine ai movimenti secondari (l’attidudine di Roma di lasciar fuggire oltre le Alpi i richiedenti asilo dei quali, secondo le regole, dovrebbero prendersi cura), Vienna minaccia di chiudere il Brennero, con controlli ai confini da luglio.  Kurz conferma la volontà austriaca di bloccare gli ingressi con l’Italia (con controlli alle frontiere) se la Germania confermerà gli accordi bilaterali  che chiudono i suoi confini.

E se salta la libera circolazione, addio Europa!   La cancellazione di Schenghen è ben poco responsabile.

Ma   –   oggi più che mai   –   ci sarebbe anche da chiedersi  che  fare  per  risolvere  i  problemi (le  vere  ) che causano tali dolorosi esodi?  Chi ne assicura un serio monitoraggio? Sarebbe utile una Task force inter-istituzionale (UE – Consiglio d”Europa – Onu ecc.)  anche per meglio decidere cosa poter fare, cosa fare, e – o per meglio coordinare quanto si fa?    Servono Pace (dove ci sono conflitti)  e  Sviluppo  (istruzione, infrastrutture,  imprenditorialità, lavoro dignitoso, lotta a cambiamenti climatici e desertificazione ecc.)  dove dominano miseria,  fame,  sotto-sviluppo,  e traffico di esseri umani.     E  questo non esonera né da un’accoglienza che non si traduca in detenzione (anche trentennale e più’) –  né da una Politica migratoria dell’Unione europea (UE), comune e illuminata, in cui tutti si assumano oneri e responsabilità (anche umanitarie).

Da parte sua,  il ministro Salvini , per arginare gli arrivi, va a cercare sponde a Budapest, Vienna e in Baviera: proprio tra gli oltranzisti più contrari ad accogliere anche un solo rifugiato dall’Italia!

Qui di seguito alcune dichiarazioni di leader “europei”.     Il    presidente Emmanuel Macron – che ha proposto di creare in Europa “centri controllati”  –  ha precisato che questi centri controllati “vanno fatti nei Paesi di primo ingresso” e che “le regole di diritto internazionale e di soccorso in mare sono chiare:  è il Paese sicuro più vicino che deve essere scelto come porto di approdo”.
Il premier belga Charles Michel ha ricordato che “gli Stati in prima linea continueranno ad assumersi la responsabilità”.   Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha negato di voler nuovi centri in Spagna: “noi li abbiamo già e funzionano benissimo”.  Per il premier polacco Mateusz Morawiecki  “la cosa più importante è che non ci sia il ricollocamento obbligatorio dei rifugiati”.

Qui di seguito,  anche la valutazione delle Conclusioni del vertice,   in  una Dichiarazione della brava Capo-delegazione degli eurodeputati Pd, Patrizia Toia che  spiega, in modo semplice:   “La novità’ di questo summit è l’introduzione del concetto dei centri ‘controllati’ in cui rinchiudere i migranti che arrivano in Europa. La riforma di Dublino invece è rimandata alle calende greche, nelle conclusioni non si fissa una data, come era stato fatto in passato, e si parla di ‘consenso’ cioè unanimità, che grazie ad Orban non ci sarà mai. Le due cose insieme comportano che resta la responsabilità del Paese di primo approdo ma ora si aggiunge la responsabilità di bloccare i migranti sul territorio nazionale, in altre parole è passato il principio che ‘chi sbarca in Italia resta in Italia’.
I centri ‘controllati’ sono su base volontaria ma è evidente che dopo questo summit se si dovesse ripetere una crisi migratoria come quella del 2015 i Paesi europei che non affacciano sul Mediterraneo si sentiranno autorizzati a chiudere le frontiere e la libera circolazione di Schengen se l’Italia e i Paesi di primo approdo non assicureranno la permanenza sul proprio territorio dei migranti.
Capiamo la necessità di salvare la cancelliera Merkel dall’attacco dei populisti bavaresi e di salvare la libera circolazione di Schengen, ma di fronte all’enorme concessione di accettare in linea di principio il concetto di centri ‘controllati’ l’Italia avrebbe potuto e dovuto ottenere una vera contropartita, come degli impegni veri sulla riforma di Dublino. Senza una normativa europea giuridicamente vincolante sulla redistribuzione dei migranti gli altri Stati membri non si sentiranno mai responsabilizzati sulla questione migratoria. In fatti al summit si è deciso di finanziare il Fondo per l’Africa togliendo soldi al Fondo europeo per lo sviluppo, invece che con i contributi nazionali. E’ una vergogna ed è la dimostrazione plastica della vittoria di Orban”.

A livello UE (tra l’altro) servirebbe una  vera strategia di alleanze, che vada  nel senso di un’Unione più equa, e non della sua distruzione.   Nel corso della storia, già  troppi nazionalismi sono degenerati in sistemi autoritari  e guerre!  Bisognerebbe  ritrovare il senso vero della cooperazione internazionale, e del processo d’integrazione europea.

A Berlino come a Bruxelles,  qualcuno dice già apertamente che una scissione del blocco Cdu-Csu sarebbe la fine dell’Unione europea.    Merkel ha appena stretto accordi bilaterali con Spagna e Grecia, per rispedire i clandestini che erano sbarcati lì, ma non è riuscita a convincere il premier Conte a fare altrettanto.      Il bavarese Seehofer, che avrebbe voluto respingere al confine i migranti illegali “in base al Trattato di Dublino”, prima ha dichiarato “non mi può licenziare” e  poi  ha trattato, con  A. Merkel (e il suo partito) un Compromesso “Accordo per migliorare il controllo, l’orientamento e il freno all’immigrazione secondaria”  che prevede (tra l’altro)  “Centri di transito” a tempo indeterminato, ai confini tedeschi:   un bel colpo ai diritti umani,  su cui si dovrà ora esprimere il terzo partner della coalizione di governo,  i socialdemocratici di  Spd (che tre anni fa hanno respinto un accordo simile).  Per i socialdemocratici ci sono troppe incognite in questo accordo Seehofer- Merkel .   Non vogliono vedere famiglie di migranti dietro il filo spinato.  E  si  chiedono:  se  è lecito togliere loro la libertà,  e per quanto tempo (giorni mesi- anni?).   E ancora cosa succede se Austria e Italia  rifiutano di riprendersi gli illegali ?  Vienna si è già dichiara  pronta a impedire l’ingresso di ogni migrante ( solo o accompagnato dalla polizia tedesca). E ancora: cosa saranno queste zone di transito? Carceri ?  Città extraterritoriali?   La richiesta iniziale di Seehofer di mandare indietro –  sempre e comunque  –  i migranti illegali, è per ora caduta.   Ci vorrà il consenso “amministrativo” dei partner europei per cacciarli dalla Germania.   I profughi saranno riportati nel primo paese di approdo solo se c’è un accordo in tal senso  tra i rispettivi governi   “altrimenti il respingimento verrà eseguito direttamente alla frontiera con l’Austria”  in  base a un’intesa con questo paese.

Se l’Austria chiude il Brennero – ha dichiarato da parte sua  il ministro Enzo Moavero – andrebbe contro lo spirito del Consiglio europeo per una gestione comune della migrazione”.

 

MOMENTI del meraviglioso Concertone Cgil-Cisl-Uil del primo maggio 2018

Maggio 1, 2018

Queste foto (e quelle che seguono) rappresentano momenti dello splendido Concertone  promosso da  Cgil-Cisl-Uil  – nella Piazza San Giovanni di Roma –  per la Festa dei lavoratori 2O18 che resta, anche, una giornata di lotta, mobilitazione e denuncia di abusi e diritti negati

La festa del lavoro  – come il Concertone – dovrebbe essere occasione di una riflessione, ampia e partecipata, sulle condizioni sociali  e di lavoro, e sui diritti di chi lavora o è in cerca di lavoro.     Da parte loro, unitariamente, Cgil Cisl e Uil dicono al Paese che diritti integrazione e sicurezza non sono temi che vanno contrapposti.    E tenendo (tra l’altro) conto del numero impressionante di morti sul posto di lavoro  –  in questo primo maggio – hanno posto un accento particolare sulla sicurezza, sempre più’ messa a dura prova  da precariato, nuovi tipi di  “lavoro” ecc.    Basti pensare alla cosiddetta CIG economy (la cosiddetta economia dei lavoretti) termine che include crowdwork/lavoro on line (v.Amazon, Mechanical Turk, Clickworker, Crowdflower, Jovoto, Microstak, Topcoder, Upwork) e lavoro “on demand tramite app” (v. Uber, Lyft, TaskRabbit, Handy,Wonolo). E’ un tipo di lavoro facilitato dalle tecnologie digitali, che fa incontrare domanda e offerta, e può anche offrire ulteriori opportunità di lavoro. Ma è anche un tipo di lavoro che implica molti rischi: nuove forme di lavoro invisibile, elusione dei minimi contrattuali e dei salari minimi (dove esistenti), decisione e modifica unilaterale delle condizioni di lavoro e di pagamento, abusi (lavoro forzato e lavoro minorile), discriminazionii (lavoro nero non standard), rating (valutazioni) ecc. ecc. ecc. E’ un tipo di lavoro che induce – tra l’altro – bassi redditi e debolezza della domanda e dei consumi. Servirebbero azioni legislative, azioni politiche, reazione pro-attiva da parte dei soggetti sociali, confronto con le parti sociali e contrattazione collettiva?

Per contrastare il dumping sociale salariale ambientale e fiscale c’è da agire anche a livello UE e  a livello internazionale.

La data della Festa dei lavoratori, il 1° maggio, fu stabilita a Parigi nel 1889 e prende spunto da un episodio avvenuto tre anni prima a Chicago.   In effetti, il 1° maggio del 1886, era stato indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti con il quale gli operai rivendicavano migliori e più umane condizioni di lavoro (a quell’epoca non erano rari turni anche a 16 ore al giorno e i casi di morte sul lavoro erano abbastanza frequenti).

La protesta andò avanti per tre giorni. Poi – il 4 maggio – ci fu uno scontro tra lavoratori e agenti di polizia. Undici persone persero la vita in quello che sarebbe passato alla storia come il massacro di Haymarket. 

Circa tre anni più tardi (20 luglio 1889) – a Parigi, durante il primo congresso della Seconda Internazionale (l’organizzazione creata dai partiti socialisti e laburisti europei) – fu lanciata l’idea di una grande manifestazione per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre a 8 ore la durata della giornata lavorativa.  Questa iniziativa divenne un simbolo delle rivendicazioni operaie: di lavoratori che – in quegli anni – lottavano per conquistare diritti e condizioni di lavoro migliori. Così, varcati i confini francesi – nonostante la risposta repressiva di molti governi – il 1° maggio del 1890 (prima, vera manifestazione internazionale) registrò un’altissima adesione.

Dal 1947, la Festa del lavoro e dei lavoratori è diventata ufficialmente festa nazionale italiana.  E – attualmente – il Primo Maggio è giorno di festa nazionale in molti Paesi: da Cuba alla Turchia, dal Brasile alla Cina e poi Russia, Messico e diversi Paesi dell’Unione europea. Non lo è negli Stati Uniti, il Paese da cui, in un certo senso, tutto è cominciato. Negli Usa la Festa dei lavoratori si celebra il primo lunedì di settembre.

Emancipazione femminile e UE in Tempo Libero

aprile 27, 2018

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Il mio articolo – in questo ultimo numero di Tempo Libero ( rivista on line della Fitel)  –  riguarda l’impegno dell ‘Unione europea a favore dell’emancipazione femminile.

Buona lettura a chi decide di leggerlo.

http://www.fitel.it/Objects/Pagina.asp?ID=1840&Titolo=%E2%80%9CTempo%20Libero%E2%80%9D%20-%20Ultimo%20numero

 

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Serve più Europa anche sociale

febbraio 6, 2018

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Oggi più che mai l’Unione europea – parte del mondo in cui i Sistemi di protezione sociale sono più avanzati (nonostante i feroci attacchi di questi ultimi anni) – deve far fronte a sfide sociali senza precedenti: strascichi della grande crisi 2008-2009, disoccupazione giovanile e di lunga durata, rischio di povertà in molte parti d’Europa, nuove opportunità e sfide insite in globalizzazione, rivoluzione digitale, mutamento dell’organizzazione del lavoro, sviluppi sociali e demografici, cambiamenti climatici, micro-conflitti e pluri-crisi ecc. ecc.. E da tempo quindi che ( per porre fine al rischio di uno smantellamento graduale delle conquiste sociali europee degli ultimi secoli; per facilitare, in Europa e nel resto del mondo, un vero processo di convergenza verso l’alto, e quindi, un vero progresso anche sociale, e anche per non diventare preda di estremismi e / o di miopi nazional-populismi) l”UE dovrebbe far sì che sviluppi economici e sociali procedano di pari passo.

Oggi più che mai, c’è da riflettere, sia su come costruire un’ Europa anche sociale, sia sul “che fare?” affinché, in Europa e nel resto del mondo, valori, etica, e rispetto dei Diritti umani e fondamentali ritornino in scena da protagonisti.

Su questo (e altro) mi soffermo in questo mio articolo pubblicato in Europa in movimento.

http://www.europainmovimento.eu/europa/serve-piu-europa-anche-sociale.html

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La revisione della direttiva Ue sui lavoratori distaccati

settembre 4, 2017

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Mio breve articolo su il Giornale dei Comuni:

http://www.gdc.ancitel.it/lavoratori-distaccati-in-europa-ce-dumping-salariale/

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UE-Clima: passi in avanti verso un’aria più pulita?

luglio 24, 2017

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Ogni anno, 700 mila persone muoiono in Europa a causa dell’inquinamento atmosferico. Il campo di applicazione della Convenzione sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza (LRTAP) è il principale Quadro internazionale per combattere l’inquinamento atmosferico. A livello Ue, il 17 luglio 2017, il Consiglio ha adottato una Decisione – che entra immediatamente in vigore – relativa all’accettazione, a nome dell’Unione europea, di una modifica del Protocollo di Göteborg. Mi ci soffermo in questo articolo in Il Giornale dei Comuni.

http://www.gdc.ancitel.it/ue-clima-passi-in-avanti-per-unaria-piu-pulita/

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Le decisioni del Consiglio europeo del 22-23 giugno 2017

giugno 27, 2017

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I leader dell’Unione europea – in un contesto geopolitico abbastanza complesso – in questo vertice hanno affrontato un gran numero di grosse questioni. E hanno anche assunto alcune decisioni di rilievo. Mi ci soffermo in questo mia inchiesta pubblicata da il Giornale dei comuni .

http://www.gdc.ancitel.it/inchiesta/le-decisioni-del-consiglio-europeo-22-23-giugno-2017/2017-06-27 12.51.47