Archive for the ‘Sala Umberto’ Category

Colpo di scena al Tetro Sala Umberto di Roma (15 gennaio-3 febbraio 2019)

gennaio 9, 2019

Al teatro Sala Umberto torna il bravissimo e brillante Carlo Buccirosso.

In classico commissariato di provincia, il vice questore Armando Piscitelli, conduce da sempre il proprio lavoro nel rispetto del più integerrimo rigore – con la tenacia e la fede di un missionario, inviato dal cielo per ripulire e debellare “le barbarie di tutti i santi giorni” – finché si vedrà costretto all’inevitabile sacrificio di un capro espiatorio a lui tristemente noto, tale Michele Donnarumma, il che sconvolgerà la sua salda religione.

Solo allora, il paladino Armando per la prima volta nella sua vita, cercherà conforto nel tepore degli affetti familiari. Ma neppure il tepore di un sicuro nascondiglio di montagna potrà sottrarre lo spettatore, ed il povero vice questore, dal più classico, ma “si spera” imprevedibile, colpo di scena finale…

Cinque donne del sud alla Sala Umberto (Roma) 17-18 dicembre 2018

dicembre 17, 2018

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Bel monologo – e splendido spettacolo spettacolare – in cui la straordinaria, briosa e talentuosa, Beatrice Fazi si immedesima in cinque donne di 5 generazioni diverse che – dal 1887 al 2018 – ci fanno viaggiare attraverso continenti citta’ e luoghi diversi, e attraverso grandi cambiamenti epocali: dal profondo Sud che usciva appena dal brigantaggio all’America degli emigranti e poi di Woodstock; dai primi movimenti di emancipazione della donna al vuoto di valori degli anni ’90 del novecento; dalla donna evoluta, indipendente e di successo che ha tre mariti e non ne indovina nessuno, fino alla ragazzina che ha già le idee chiare e quando rimane incinta decide di fare famiglia nonostante vada ancora al liceo… La scenografia è volutamente semplice. La scena è fatta da proiezioni di immagini che fanno parte della memoria storica di tutti noi. La colonna sonora attraversa tutto il secolo, dalla musica popolare di fine ‘800 al rap.  Veramente un bello spettacolo: piacevole da guardarsi e intelligente.

V.anche:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10213456684668497&id=1141940195

e @ParuoloS

“La classe” al teatro Sala Umberto (Roma)-13-25 novembre 2018

novembre 9, 2018

 

Qui di seguito la trama di questo bello spettacolo intrigante – dal 13 novembre – in scena alla sala Umberto…

Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di una cittadina europea in forte crisi economica. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”: uno dei campi profughi più vasti del continente. A pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro.

Albert, giovane professore di Storia, viene incaricato di tenere un corso di recupero pomeridiano per sei studenti “difficili”, sospesi per motivi disciplinari. Riesce a conquistare la loro fiducia e – abbandona la didattica suggerita dal Preside – propone loro di partecipare a un concorso europeo su “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.

L’Olocausto di cui gli studenti decideranno di occuparsi non riguarderà il passato, ma i tragici eventi che stanno avvenendo proprio nel paese da cui la maggior parte dei rifugiati dello “Zoo” scappa…

Il corso pomeridiano si trasforma in un’intensa esperienza di vita che cambierà per sempre il destino del professore e degli studenti.

V. anche:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10213244927534701&id=1141940195

IL RE ANARCHICO E I FUORILEGGE DI VERSAILLES – Sala Umberto (Roma) 16-28 ottobre 2018

ottobre 15, 2018

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Questo nuovo spettacolo di  Paolo Rossi – il più imprevedibile degli attori comici italiani, qui presente come  autore regista e interprete – è una nuova esplorazione dell’artista intorno al pianeta Molière.  Lo sfondo è ancora Versailles, le parole e gli intrecci “molièriani” anche se intrecciati al presente, la storia è sempre quella del conflitto tra il potere e i “fuorilegge”, tra il teatro e la vita.

Nel racconto di un sogno attraverso cui la compagnia arriva finalmente a destinazione – ancora insieme alla storica e straordinaria compagna di sempre (Lucia Vasini) – Paolo Rossi dirige una compagnia di attori e musicisti: la musica dello spettacolo è una contaminazione tra canzoni e danze popolari italiane e rebetiko ( un genere musicale greco nato  tra il XIX e il XX secolo da persone emarginate, che volevano raccontare i loro disagi con la musica).

Molière – sottolinea Rossi – aveva la fortuna di recitare a Versailles, ma solo lì, che significa che fra i suoi spettatori c’erano anche i bersagli della sua satira. Io cercavo un manifesto di lavoro sul conflitto tra teatro e potere. Molière me lo ha dato: mette in scena se stesso, il personaggio e la maschera. L’improvvisazione è una disciplina militare. Lui voleva fare l’attore drammatico e invece gli veniva meglio fare il comico, e con tutto il dovutissimo rispetto, l’associazione c’è”.

Ci si imbatte in sogno, speranza, parole, musica.. e risate.

 

 

 

 

 

Stampe del cielo -Sala Umberto (Roma) 8 ottobre 2018

ottobre 8, 2018

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L’8 ottobre alle ore 21,00 alla Sala Umberto di Roma, andrà in scena lo spettacolo “Stampe del Cielo” da Federico García Lorca con Paola Giorgi e il Vojage Trio del M° Christian Riganelli con Luca Mengoni e Davide Padella.

Stampe del cielo” è un bellissimo viaggio attraverso la poesia del grande autore spagnolo.

In scena: la fisarmonica con la sua dote popolare; il violino romantico e malinconico; il contrabbasso che si fa grave e inclusivo; la voce, che nasce dal vibrare delle corde dell’anima.

I testi di Lorca – tratti da Romanzo Gitano, Lamento per Ignacio Sanchez Mejas, Sonetti, Stampe del cielo – sono interpretati da Paola Giorgi. Le musiche di Astor Piazzolla, Richard Galliano, Manuel De Falla, Christian Riganelli, sono eseguite dal vivo dal Vojage Trio.

La serata, ad ingresso libero con offerta, ha come finalità il sostegno alle zone colpite dal terremoto nelle Marche del 2016 attraverso l’adesione al progetto dell’Università di Camerino #ilfuturononcrolla per sostenere l’ateneo nella ricostruzione di alloggi, laboratori e aule per gli studenti.

“Il piacere è tutto mio… ma anche un po’ vostro” – Sala Umberto (Roma) 29 maggio – 3 giugno 2018

Maggio 28, 2018

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Come diceva Oscar Wilde “il piacere è l’unica cosa su cui valga la pena avere una teoria”: ed Ed ecco allora – in “Il piacere è tutto mio… ma anche un po’ vostro” (scritto da Barbara Foria, Max Orfei, Stefano Vigilante e Claudio Insegno) con regia di Claudio Insegno – la teoria di Barbara Foria: una teoria fatta di acute osservazioni sul nostro vivere quotidiano, sulle nostre manie e i nostri desideri più inconfessabili. Una teoria sulle differenze di fondo tra il modo di pensare degli uomini e delle donne   – e sui piaceri (sesso shopping pettegolezzo ecc.) – dall’ ‘epoca dei primitivi, del ferro, del fuoco, dei greci, dei Romani, al cristianesimo, il ’68 e l’epoca della chat… Un ritratto divertente, e divertito, di specificita’ – e piaceri –  maschili e femminili.

Lo spettacolo è organizzato come una seduta di laurea, in cui il pubblico non solo partecipa, ma addirittura giudica.  E – giudicando – la laureanda attrice, mette un voto anche a sé stessa, esorcizzando le proprie debolezze attraverso il potere liberatorio della risata. Strepitosa Barbara Doria:  divertente intelligente e spumeggiante .

“ANCHE SE IL NOSTRO MAGGIO…” un tributo a Fabrizio de André – Sala Umberto (Roma) 21 maggio 2018

Maggio 21, 2018

Ninè Ingiulla e i Mercantinfiera2.0 (gruppo veronese attivo nel panorama musicale da oltre vent’anni)  ripercorrono il vasto repertorio di De André, dagli esordi fino all’ultimo album. Sul palco insieme a loro, ad introdurre lo spettacolo, lo scrittore e critico letterario Stefano Gallerani.

Fabrizio De Andrè è citato fra i più importanti e poetici cantautori italiani. Spesso, la memoria collettiva lo ricorda come “il cantautore degli emarginati” o il “poeta degli sconfitti” – e degli indesiderabili – che mette a confronto la loro dolorosa realtà umana con la cattiva coscienza dei loro accusatori;  il Poeta di un viaggio ideale nella solitudine e nell’emarginazione, sia quella dei generici “ultimi”, sia quella dei rom, del marinaio, della transessuale e dell’artista stesso.

Molti sono i brani attraverso i quali De André esprime la sua visione religiosa. Già nel suo primo album – “Volume I” – inserisce brani come Preghiera in Gennaio, dedicato al suicidio dell’amico Luigi Tenco, Spiritual, Si chiamava Gesù.  Con il concept album “La buona novella” (1970) il cantautore dedica un’intera opera alla tematica, umanizzando i personaggi del Vangelo e degli scritti apocrifi. Riferimenti alla fede, alla religione, sono presenti direttamente o indirettamente anche in altri brani (Smisurata preghiera, Khorakhané, Il testamento, ecc.). “Quando parlo di Dio – ha precisato lo stesso De Andrè –  lo faccio perché è una parola comoda, da tutti comprensibile, ma in effetti mi rivolgo al Grande Spirito in cui si ricongiungono tutti i minuscoli frammenti di spiritualità dell’universo”. “Io -precisava ancora De Andrè –  mi ritengo religioso e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perché, secondo me, l’equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in ciò che ci circonda. La mia religiosità non arriva a ricercare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza. Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari dandogli i nomi che ho imparato da bambino, forse perché mi manca la fantasia per cercarne altri”.  “Quando scrissi la Buona Novella – sottolinea De André-   era il 1969. Si era quindi, in piena lotta studentesca e le persone meno attente consideravano quel disco come anacronistico […] E non avevano capito che la Buona Novella voleva essere un’allegoria: un paragone fra le istanze della rivolta del ’68 e le istanze, spiritualmente più elevate ma simili da un punto di vista etico-sociale, innalzate da un signore, ben millenovecentosessantanove anni prima, contro gli abusi del potere, contro i soprusi della autorità, in nome di un egualitarismo e di una fratellanza universale. Quel signore si chiamava Gesù di Nazareth. E secondo me è stato, ed è rimasto, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Quando ho scritto l’album non ho voluto inoltrarmi in strade per me difficilmente percorribili, come la metafisica o addirittura la teologia. Poi ho pensato che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarselo, il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo piede sulla terra”.

In ogni caso, l’atteggiamento tenuto da De André nei confronti dell’uso politico della religione, delle gerarchie ecclesiastiche e dell’ipocrisia della provincia ligure è spesso sarcastico e fortemente critico, fino all’anticlericalismo.

Tra le passioni di De André, vi era anche quella per l’astrologia.

A lungo, De André è stato sorvegliato dai servizi segreti. Ma è stato poi chiarito che la sua attività politica era limitata solo a sostenere economicamente, con l’abbonamento, e a finanziare talvolta, con donazioni, il periodico “A/Rivista anarchica”.  E nell’album Storia di un impiegato (1973) si trovano accuse al terrorismo, ritenuto dal cantautore completamente dannoso perché tendente a fortificare il potere, non ad abbatterlo.

Nel 1979, De André  è stato rapito (con la compagna) dalla anonima sequestri sarda . Prima, durante e dopo il sequestro, alcuni giornali fanno uscire illazioni e falsità, talune che legano il rapimento perfino alle Brigate rosse, a motivi personali , a uno sfondo politico. Proprio l’anno del sequestro, comunque, termina la sorveglianza dei servizi segreti ai danni di De André.

Lungo la propria carriera De André ha collaborato, sia per la parte musicale, sia per la parte testuale, con numerosi altri artisti, prediligendo la composizione dei testi a quella delle musiche.

“Le bal” alla Sala Umberto (Roma) 15-27 maggio 2018

Maggio 15, 2018

 

 

Bravi tutti in questo spettacolo – divertente poetico e con forte impatto emotivo – che, dallo scoppio della seconda guerra mondiale al crollo delle torri gemelle, ci fa ripercorrere la storia d’Italia, e mode e costumi di intere generazioni!

Fortunato format francese di Jean Claude Penchenat (che ispirò il film di Ettore Scola  del 1983 ” Ballando ballando”) “Le bal” – in scena alla Sala Umberto – e’ una buona espressione del teatro senza parole, racconto fatto, non di voci, ma di suoni, musica, ballo, fisicità (gesti movimenti del corpo) e capacità espressiva degli interpreti e i loro volti.

Tutto si svolge in una balera: luogo reale – e nello stesso tempo simbolico -pronto a trasformarsi in altro.

 

 

#TaleEQualeAME… AGAIN alla Sala Umberto (Roma) 2-13 maggio 2018

aprile 30, 2018

 

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Gabriele Cirilli festeggia 30 anni di carriera a Roma con 11 date al Teatro Sala Umberto.

L’artista torna sul palcoscenico con il suo esilaranre show –  #TaleEQualeAMe… AGAIN  – scritto con Maria De Luca, Carlo Negri per la regia Gabriele Guidi. “La casa nasconde ma non perde – lo diceva mia nonna Concetta” afferma l’attore. Ogni pezzettino di vita o ricordo di ognuno di noi è in una soffitta o in una cantina. Con l’avvento di internet, però, il nascondiglio è stato sostituito da un hashtag nel quale si possono conservare le emozioni.

Con #TaleEQualeAMe… Again, Gabriele Cirilli apre il suo personale #hashtag al pubblico proprio nell’unico luogo dove riesce ad essere tale e quale a… se stesso: il palcoscenico.

The effect alla Sala Umberto (Roma) 17-29 aprile 2018

aprile 15, 2018

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The Effect” –  testo impegnativo, divertente e straziante ambientato durante la sperimentazione clinica di un nuovo antidepressivo – è uno spettacolo a quattro personaggi che parla di amore, di depressione e dei limiti della neuroscienza.

La dottoressa Lorna James la quale – a differenza del soave Toby, il direttore dell’esperimento e suo ex amante – non crede che la depressione sia uno squilibrio chimico del cervello e che possa essere curata con i farmaci. Le due cavie umane della sperimentazione assumono dosaggi farmaceutici sempre più elevati, ma sfuggendo al controllo dei medici si innamorano. Questo amore è il risultato dell’assunzione dei farmaci. Ci si chiede.. NO! Tutto l’amore è una droga: come possiamo fidarci veramente dei nostri sentimenti?

E’ un tipo di teatro che si potrebbe definire “teatro di parola” (un modo teatrale che non ha mai trovato una vera e propria collocazione di “genere”).  Il messaggio perde di valore nel momento in cui viene focalizzata l’attenzione sulla spettacolarità della rappresentazione e progressivamente si perde anche l’attitudine nel riflettere sul perché si è scelto di mettere in scena un determinato testo. L’urgenza di comunicare un messaggio viene relegata ad una dimensione meramente estetica.