Archive for the ‘TEATRO VERDI DI SALERNO’ Category

Massimiliano Gallo a “Giù la maschera” (Salerno, 13 febbraio 2026)

febbraio 14, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Al Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno è in scena Malinconico – moderatamente felice, con testo di Diego De Silva e Massimiliano Gallo.

Il personaggio di Vincenzo Malinconico – avvocato d’insuccesso – nato dai romanzi di De Silva è poi divenuto popolare grazie alle serie televisive trasmesse sulla TV nazionale. Adesso lo incontriamo a teatro. A rappresentarlo è sempre Massimiliano Gallo, attore e regista dello spettacolo, ora in scena a Salerno.

 Il 13 febbraio – al consueto Incontro Giù la maschera, organizzato da Peppe Iannicelli – Massimiliano Gallo e la compagnia hanno incontrato il pubblico.

Ci si è soffermati sul fatto che la sceneggiatura dello spettacolo non è solo di De Silva ma anche di Gallo, e sulle ragioni del successo di un personaggio, come Malinconico, capace di attraversare generi – ed anni – diversi.  Le ragioni di questo successo – sottolinea Gallo – stanno nell’ essere “rassicurante” di Malinconico: un personaggio che non vuole partecipare alla gara della vita, non vuole performare, né vuole gareggiare, un anti eroe dotato di grande empatia che si muove per inerzia, e si lascia trasportare.  Maliconico è un personaggio umano che – davanti al pubblico – rimugina, filosofeggia, monologa,  spesso ricorrendo a battute che fanno sorridere e riflettere.

Tutto questo lo rende “moderatamente felice”.  

E – ha sottolineato ancora Gallo – non è stato facile trasportare un personaggio letterario a teatro. La sua fantasia ha costituito un problema. Bisognava cercare delle soluzioni, sia  per rendere le sue proiezioni mentali, sia  per far vedere al pubblico ciò che Malinconico pensa.

Si è fatto ricorso agli ologrammi.

Accanto a Gallo ci sono gli altri protagonisti dello spettacolo, come la “trombamica” che – come afferma Maliconico – continuerà a tradire il suo fidanzato (con lui) finché non diventa suo marito. E poi ci sono i ruoli istituzionali del giudice, dei carabinieri.

Tutti i personaggi sono caratterizzati da un leggero filo di ironia.

Nè mancano commenti su Massimiliano Gallo e la città di Salerno che lo ha adottato: una città che ha avuto una visibilità enorme nella seconda serie televisiva di Malinconico. E –  allora – tutti in attesa di vedere la terza serie di Malinconico, che sarà sicuramente anch’essa un successo!

NESSUNO Le avventure di Ulisse al Teatro Verdi di Salerno (4 -6 -7 -8 febbraio 2026)

febbraio 3, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Nello spettacolo in scena al Teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno, Stefano Accorsi si immerge in un nuovo e ambizioso progetto: “Nessuno – Le avventure di Ulisse”: non un semplice adattamento teatrale dell’”Odissea” omerica, ma un vero e proprio viaggio nella psiche, nell’animo e nelle avventure di Ulisse, il più umano tra gli eroi della mitologia greca.

 La regia di Daniele Finzi Pasca, la drammaturgia di Emanuele Aldrovandi, le scene di Luigi Ferrigno e i costumi di Giovanna Buzzi puntano su un linguaggio scenico che fonde parola e gesto, evocazione e concretezza.

 “Sono un obbiettore di coscienza – sottolinea il regista – nel mio paese mi capitò di scontare qualche mese di prigione per aver rifiutato di prestare servizio di leva, raccontare dunque le gesta dei guerrieri non mi è solo insolito ma totalmente inusitato, una specie di salto mortale senza rete.  Sono un clown, amo gli eroi semplici, i perdenti, quelli nei quali mi riconosco, i fragili, quelli fatti di materia che si sbriciola”.

E ancora:

“Nella vetrinetta in casa della nonna venivano conservate le tazzine del servizio buono – mai usate – e tazzine spaiate e sbocconcellate a cui nessuno era affezionato, che ho ereditate io insieme a una tazzina preziosa – che si era frantumata alla fine di un pranzo di Natale – conservata in attesa di un miracolo. Quando Stefano e Marco mi hanno parlato di questo spettacolo ho pensato che fosse arrivato il momento di provare ad incollare i frammenti di porcellana buona, quella preziosa e che si vorrebbe invincibile. Poi mi sono domandato se questo Ulisse facesse parte del servizio buono o di quello che nonna usava tutti giorni. Anche oggi mi domando se con questo spettacolo incolleremo pezzi andati in frantumi o affronteremo la semplicità di chi vorresti compagno di ogni discussione, nella pancia della cucina a casa di nonna dove le avventure epiche si trasformavano nella quotidianità di vite ordinarie e le avventure dei semplici diventavano la sottile trama di vite straordinarie”.

Un’idea io me la son fatta. Ma non resta che vedere lo spettacolo, se si vuole dargli una risposta

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Natale in casa Cupiello al Teatro Verdi (Salerno, 23 gennaio 2026)

gennaio 19, 2026

Pe questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Un classico di Edoardo De sarà in scena al Teatro Verdi di Salerno. Lo spettacolo potrà piacere o meno, come tutte le sue sperimentazioni, ma  sicuramente non lascierà indifferenti.

La scelta di lavorare con un solo attore è nata dalle limitazioni imposte dalla pandemia e si è trasformata in una sfida artistica.  La messinscena rompe gli schemi tradizionali: un solo attore in scena, immerso in un cubo scenografico trasparente, interagisce con contributi video e sonori proiettati dal vivo in tempo reale.

Le immagini, le voci e i rumori evocano i personaggi assenti, trasformando il palco in un paesaggio emotivo e mnemonico. Il cubo diventa simbolo dell’isolamento, della solitudine e della memoria: un contenitore di ricordi che accompagna il protagonista in un viaggio interiore, tra echi familiari e presenze invisibili.

Migliore al Teatro Verdi ( Salerno 8-11 gennaio 2026)

gennaio 9, 2026

Venerdì 9 Gennaio,presso il foyer del Teatro Municipale Giuseppe Verdi a Salerno, Valerio Mastrandrea incontra il pubblico e la stampa – nell’incontro “Giù la Maschera” condotto dal giornalista Peppe Iannicelli – per presentare lo “Migliore”.

Scritto e diretto da Mattia Torre, lo spettacolo in scena al Verdi racconta la parabola di Alfredo Beaumont, che – dopo un incidente di cui porta il peso morale pur essendo stato assolto – si trasforma, da
persona fragile e timorosa, in un uomo spregiudicato e cinico: quale piace a una società che sembra premiare proprio chi non ha scrupoli!. Una storia “comica e terribile” in in cui l’arroganza diventa virtù.

Nabucco: al Teatro Verdi di Salerno (26-28 dicembre 2025)

dicembre 25, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il  23 dicembre, presso il Palazzo di Città a Salerno– alla presenza del Sindaco  Vincenzo Napoli, del Segretario Artistico Antonio Marzullo e con la coordinazione di Peppe Iannicelli -, si è tenuta la conferenza stampa su Nabucco, il capolavoro di Giuseppe Verdi, in cartellone dal 26 al 28 dicembre 2025 al Teatro Verdi di Salerno. In programma anche il Concerto di Natale del Coro Voci Bianche e il doppio Concerto di Gala di Capodanno. 

Si è sottolineato come la stagione operistica del Teatro Giuseppe Verdi sia iniziata con Wagner e si chiuda con uno dei più grandi titoli di Verdi. Marzullo ringrazia tutti coloro che contribuiscono alla crescita di un Teatro che presta molta attenzione ai giovani e si presenta anche come Teatro d’innovazione.

Nabucco è un’opera potente. A Salerno è diretta da Daniel Oren – con la regia di Plamen Kartaloff – e presenta un cast di altissimo livello, l’orchestra filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno e il Coro del Teatro dell’Opera di Salerno.

Nabucco – terza opera verdiana – fu rappresentata al teatro, alla Scala di Milano, il 9 marzo 1842, e fu subito un grande successo. Verdi dovette apprezzare l’ambientazione biblica del libretto di Solera, e un soggetto incentrato sul dramma di un popolo, gli Ebrei, con cui si identificò il popolo italiano nel momento del suo Risorgimento.   Protagonisti sono gli Assiri oppressori e gli Ebrei ridotti in schiavitù. E’ anche affrontato l’amore della principessa assira Fenena per l’ebreo Ismaele, l’amore paterno di Nabucco per quest’ultima, la gelosia di Abigaille, creduta sorellastra di Fenena, in realtà figlia di schiavi, e anche lei innamorata di Ismaele.

La musica verdiana divenne simbolo del sentimento patriottico del popolo italiano alla ricerca  di una propria identità nazionale. Famoso il “Va’ pensiero sull’ali dorate” del terzo atto, il pianto di un popolo oppresso sulle rive dell’Eufrate. Nella lettura registica di Kartaloff  la scena non riproduce un’epoca storica specifica, costruisce un mondo simbolico in cui conflitti e emozioni diventano universali.

L’opera – suddivisa in 4 parti ognuna con un titolo preciso – è incentrata sulla coralità e su un tema collettivo, quello della liberazione di un popolo oppresso, più che sulle vicende individuali. Il contrasto tra popoli e fedi si manifesta nei cori. Anche quando si assiste – nel terzo atto – all’usurpazione del potere da parte di Abigaille, alla condanna a morte degli Ebrei prigionieri e di Fenena,  in primo piano rimane un popolo che prega, quello degli ebrei.

Nel quarto atto, di fronte alla scena di Fenena condotta a morte, Nabucco – che in precedenza, in un suo delirio di onnipotenza, si era nominato Dio al posto del Dio degli Ebrei – prega il Dio degli Ebrei di salvare Fenena, e libera gli Ebrei. Abigaille si avvelena e chiede perdono dopo la conversione.  

 

Carmen al Teatro Verdi di Salerno (24 e 26 ottobre 2025)

ottobre 23, 2025

                                                    

Di questo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Il 22 ottobre 2025, al Teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno, è stata presentata Carmen. di Georges Bizet su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy – una produzione intrigante fatta in collaborazione con Sofia Opera and Ballet – con cui si rialza il sipario della stagione lirica del Verdi.  Presenti il segretario artistico Antonio Marzullo, il Sindaco Vincenzo Napoli e il regista Plamen Kartaloff. Gli spettacoli si terranno venerdi 24 ottobre e domenica 26.

L’opera è nata su soggetto del romanzo breve di Merimèe (1845) che, nel contesto della città di Siviglia, sottolineava l’appartenenza della protagonista al mondo gitano. Il soggetto è stato poi adattato dai librettisti che vi hanno apportato numerose modifiche quali, ad esempio, l’inserimento di nuovi personaggi (come Micaela) e la trasformazione di Escamillo da personaggio marginale a unico antagonista di Josè.

In Carmen, si sente musica spagnola, e folklorica, ma la musica è soprattutto francese.

 La spavalderia della – sensuale e ribelle – protagonista nell’andare incontro al suo destino ineluttabile fu una delle cause dello scandalo che l’opera provocò alla sua prima rappresentazione, al Teatro dell’Opéra Comique di Parigi nel 1875, che non ebbe successo.  Quando però fu riproposta nel 1883 – morto l’autore – fu un trionfo.

Durante la presentazione al Verdi è stato osservato come, in questa produzione, lo stile adottato fonde elementi di modernità – con suggestioni del teatro greco antico – e il rigore del teatro giapponese. Lo spazio è spoglio. È un teatro minimalista. Non si è distratti da masse di comparse. Il Coro, mascherato, osserva, commenta e partecipa, svolgendo il ruolo di testimone e giudice, proprio come accadeva nella tragedia greca. Al centro della scena un cerchio funge da arena per i tre protagonisti: Carmen, Don José e Micaela. Gli altri personaggi rimangono ai margini.

A imporsi sulla scena è una Carmen animata da amore e libertà assoluta. Femme fatale, sfida il destino, rifiuta ogni schema, ogni compromesso, rivendica il diritto di decidere della sua vita. Quando interroga le carte e apprende il suo destino di morte sceglie di affrontarla (la morte). Avanza con una rosa, muore come un fiore. Erede delle grandi eroine della tragedia greca, fin dall’inizio, Carmen è condannata alla sconfitta.

Die Walküre al Teatro Verdi di Salerno (11-13 aprile 2025)

aprile 9, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

L’8 aprile 2025, nel foyer del Teatro Municipale Giuseppe Verdi, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’opera Die Walküre che inaugura la stagione lirico sinfonica e di balletto 2025 del Teatro Verdi di Salerno.  All’incontro coordinato da Peppe Iannicelli, erano presenti, con stampa ed esponenti del pubblico, il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, il segretario artistico Antonio Marzullo, il regista Plamen Kartaloff.

Die Walküre (La Valchiria) – dramma musicale in tre atti, con libretto e musica di R.Wagner – costituisce la seconda opera (prima giornata) della tetralogia Der Ring des Nibelungen.  Fu rappresentata per la prima volta al Teatro di Corte di Monaco nel 1870.   Il dramma narra l’amore incestuoso tra i due figli di Wotan, Siegmund e Sieglinde, dal quale nascerà Sigfrido. La gelosia di Fricka, moglie di Wotan, determina l’uccisione di Siegmund  da parte di Hunding, marito di Sieglinde, ma questa e il nascituro sono salvati, contro l’ordine dello stesso Wotan, dalla valchiria Brunilde.   Per punizione, Brunilde viene sprofondata nel sonno su un’alta roccia, circondata di fiamme. Dal sonno la potrà ridestare soltanto un eroe che riesca ad arrivare sino a lei. Sarà Sigfrido.

Die Walküre – che non aveva ancora trovato spazio nella programmazione del Verdi – è un’opera che travolge, incanta, seduce.  Ed è una sfida per ogni teatro di opera. La produzione che si vedrà a Salerno, frutto della collaborazione tra il Teatro Verdi, e il Teatro di Sofia – realtà di grande prestigio in Bulgaria – in tempo di guerre vuole lanciare un messaggio di armonia e di pace.

La tradizione operistica bulgara – ha osservato Plamen Kartaloff – sin dal 1891, sebbene comprenda anche opere di compositori bulgari e francesi, ha guardato quasi esclusivamente ai compositori d’opera italiani, e molto raramente ad opere in tedesco.   Ma, tra il 2010 e il 2025, complice anche le celebrazioni del duecentesimo anniversario di Richard Wagner nel 2013, nel repertorio dell’Opera di Sofia, sono entrati nove titoli wagneriani.   E dal 2024 – per la prima volta – nel repertorio wagneriano, affianco a  cantanti bulgari, sono stati inclusi anche cantanti dall’estero. 

Per Kartaloff, la visione di Wagner del teatro è nell’orchestrazione.  Di conseguenza – per lui regista – orchestra e scena, parola e musica, devono andare insieme.  Tutto ciò che è scritto deve essere visualizzato nella musica.  La musica di Wagner parla.  Sulla scena, bisogna quindi assistere ad una interazione tra ogni parola e ogni frase musicale, ad una concordanza tra il testo e le note della melodia. E la voce deve essere qualcosa che esprime un canto ricco di sfumature, in grado di toccare l’animo del pubblico.

Questo è l’obiettivo che il regista si propone di raggiungere con la produzione, in scena al Teatro Verdi di Salerno.

CIARLATANI al Teatro Verdi di Salerno (3-5 aprile 2025)

aprile 2, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Con in scena il grande Silvio Orlandi – satira sul mondo del teatro e dell’audiovisivo, e commedia in cui quattro attori viaggiano attraverso decine di personaggi, spazi e tempi – Ciarlatani racconta la storia di Anna Velasco e Diego Fontana. La prima – tra pilates, teatro per bambini e spettacoli alternativi – è un’attrice in fase di stallo alla ricerca del grande personaggio che la farà finalmente trionfare. Il secondo – regista di successo di film commerciali che si sta imbarcando in una grande produzione internazionale – per un incidente sta affrontando una crisi personale.

Ma  – come sottolineato da Pablo Remòn – Ciarlatani è anche diverse opere (che si  alimentano a vicenda) – in una – raccontate in parallelo. Il racconto di Anna ha uno stile cinematografico. La storia di Diego è un’opera teatrale più classica. E c’è anche un’autofiction in cui l’autore dello spettacolo si difende dalle accuse di plagio. L’intenzione è di essere una narrazione teatrale, ma con un’aspirazione romanzesca e cinematografica.

L’anatra all’arancia al Teatro Verdi di Salerno (27-30 marzo 2025)

marzo 25, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Scritto da William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon  (e già al teatro con Alberto Lionello e Valeria Valeri, e al cinema con Ugo Tognazzi, Monica Vitti e Barbara Bouchet) L’Anatra all’Arancia è un brillante feuilleton dove i personaggi, con eleganza, si muovono  su  una scacchiera irta di trabocchetti.

Diretti da Claudio Gregori ( in arte Greg, del duo Lillo & Greg)  Emilio Solfrizzi e Carlotta Natoli –  che interpretano Gilberto e sua moglie Lisa –  sono affiancati in scena da Ruben Rigillo, Beatrice Schiaffino e Antonella Piccolo.

A poco a poco, il cinismo lascia il passo a timori, ad acredine, rivalità e gelosia: in una parola all’Amore. La trasformazione avviene attraverso un viaggio – tra sentimenti – che fa sorridere e riflettere.

Re Chicchinella: visto più da vicino, nel corso di Giù la maschera al Teatro Verdi di Salerno… e non solo!

marzo 15, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Lo cunto de li cunti (1636) è una raccolta, in lingua napoletana, di 50 fiabe di Giambattista Basile in cui si incontrano esseri sovraumani ed extraumani della mitologia popolare (fate, orchi, animali parlanti, vegetali e minerali, e così via) e in cui la cultura popolare si alterna alla letteratura alta.

Le fiabe sono articolate in cinque giornate.

La papera è il primo racconto della quinta giornata.  E’ la storia di due sorelle molto povere che riescono a comprarsi una papera che risulta essere “magica” perché invece delle uova fa delle monete d’oro.  La loro ricchezza improvvisa provoca l’invidia di alcune comari che – dopo aver  cercato anche loro di ottenere le monete d’oro dalla papera senza riuscirci – gettano la papera dalla finestra, proprio quando sotto di essa passa un principe che, credendola morta,  la usa per pulirsi dopo avere fatto i propri bisogni. Ma la papera è ancora viva e si attacca al suo sedere. Rimane lì finché non arriva una delle due sorelle. Allora lascia il principe per fare festa alla sua padrona che finisce anche con lo sposare il principe.

Questa in breve la storia originale di Basile.

Emma Dante, ha adattato tale storia e le ha dato il titolo di Re Chicchinella. Con la sua messa in scena (al Teatro Verdi di Salerno dal 13 al 16 marzo 2025) la regista siciliana ha chiuso una trilogia (che include La scorticata e Pupo di zucchero) ispirata alle fiabe – e alle atmosfere barocche -dell’opera di Basile.

In Re Chicchinella, la regista ci fa assistere al dramma del re – interpretato da Carmine Maringola – e al suo dolore fisico:  un dramma che si intreccia all’avidità e all’opportunismo di una corte priva di scrupoli che vuole soltanto le uova d’oro che  la gallina continua a fare. Già, perché in questa messa in scena non c’è una papera ma una gallina, una gallina vera che compare nel finale dello spettacolo.

E   si è parlato anche della gallina nel consueto appuntamento di Giù la Maschera – che si è tenuto il 14 marzo 2025, al Teatro Verdi di Salerno – in cui la compagnia ha incontrato il pubblico e la stampa.  L’incontro è stato coordinato da Peppe Iannicelli.

Iannicelli ha ironicamente chiesto se è stato fatto un casting per la gallina… Così il pubblico ha scoperto che la gallina, tutta bianca, ha un nome, si chiama Odette, che nella sua vita ha fatto soltanto un uovo, e che non è sottoposta ad alcun tipo di maltrattamento. A prendersene cura nella campagna siciliana – quando la compagnia non è in tournèe – è uno degli attori presenti all’incontro, che sulla scena interpreta una dama di corte che, insieme alle altre dame, costituiscono il pollaio al cui centro c’è il re: una sorta di coro che rimanda alla tragedia greca!

Hanno preso la parola anche gli attori che – nello spettacolo – interpretano i due paggi servitori del re, che sembrano molto intimi con lui, dal momento che provvedono alla sua igiene, fanno parte della corte e  della famiglia reale, anche se in maniera solo marginale.

Intervenendo, la principessa – figlia del re – ha sottolineato come il suo personaggio sia quello sui cui costumi la regista si è più sbizzarrita.  E in effetti – in scena – indossa ben tre costumi. Il primo ricorda un abito di prima comunione, bianco, pieno di piume bianche, col fiocco rosso, che richiama chiaramente la gallina. Il secondo è uguale a quello indossato dalle altre dame. Il terzo è tutto nero, molto ricco nelle guarnizioni.

Per gli altri attori ci sono costumi minimi: per lo più corpi nudi imperfetti.

Maringola – interprete del re – ha sottolineato come sia stato difficile mettere in scena questo racconto di Basile: ha richiesto un anno e mezzo di preparazione e un grande lavoro di regia. L’attore si è soffermato sulla ricchissima lingua adoperata (che passa dal napoletano all’italiano al francese) che è stata oggetto di studio continuo; sul copione sottoposto a diverse limature nel tentativo di riportare anche il testo di Basile e le sue parole; su temi che vanno dall’invidia al potere, e ciò che esso rappresenta (il luccichio, la ricchezza, le uova d’oro).

Maringola  ha anche ricordato come l’idea della regista sia stata di raccontare la storia dal punto di vista del re che, piegato dalle sofferenze, a un certo punto dice “in questa corte siete tutti delle maschere”, e poi alla fine lentamente si spegne.  

Alla domanda su se il pubblico non partenopeo possa seguire una lingua così ricca e difficile Maringola risponde che può partecipare perché gli attori in scena recitano con il corpo oltre che con le parole.