Archive for the ‘teatro’ Category

“Nel corpo dell’altra” al teatro de’Servi (Roma,10-15 gennaio 2023)

gennaio 8, 2023

La compagnia LE CHAT NOIR torna in scena al Teatro de’ Servi di Roma, con NEL CORPO DI UN’ALTRA”: una nuova – esilarante – commedia, in pieno stile commedia fantasy anni ’80, scritta e diretta da Annabella Calabrese e Daniele Esposito. 

 “Con questa nuova opera – sottolineano le autrici – continuiamo a raccontare l’universo femminile, affrontando temi importanti come la percezione che si ha del proprio corpo e come questo può influenzare la nostra psicologia, ma anche la difficoltà di dichiarare al mondo la propria omosessualità. Il tutto in maniera brillante e divertente, per far sorridere ma anche riflettere lo spettatore.”

A vestire i panni delle due protagoniste Annabella Calabrese e Giovanna Cappuccio, spalleggiate da Irena Goloubeva e Vincenzo Iantorno.

Questa la tramaGinevra è un’influencer milanese di successo – con un corpo stupendo e un’immagine estremamente curata – attiva sui temi ambientalisti e sociali, costretta a tenere nascosta la sua storia d’amore con la sua assistente, Katia.  Orietta, invece, è una scrittrice fallita napoletana – che per sbarcare il lunario si occupa di curare i profili social della stessa Ginevra – che da più di vent’anni ha una corrispondenza con l’impacciato Marco.

Le loro vite cambieranno radicalmente quando – per un incidente sui loro smartphone causato da un misterioso amuleto africano – l’una finirà nel corpo dell’altra.. Siamo sicuri che tutto è come sembra?

“Uno nessuno e centomila” al teatro Quirino (Roma 10-15 gennaio 2023)

gennaio 8, 2023

La visione del mondo di Luigi Pirandello affonda le sue radici nel più estremo spiritualismo, nemico giurata del materialismo, e di tutti i lacci sociali, che irretiscono la libera espressione spirituale dell’uomo. L’ultimo suo romanzo – UNO NESSUNO E CENTOMILA-  è, secondo lo stesso autore, il suo romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. 

Questa, in estrema sintesi, la sua trama.   Vitangelo Moscarda –  figlio di un banchiere con fama di usuraio dal quale ha ereditato una banca – accorgendosi casualmente che il suo naso pende verso destra, incomincia a percorrere un viaggio in cui scopre di non essere, per gli altri, quello che crede di essere. Cercherà quindi di distruggere le molte immagini che gli altri vedono di lui, fino a diventare aria, vento, puro spirito.   Per affrancarsi da “tutte le rabbie” del mondo (l’eros, la violenza, il denaro) distrugge lo sciocco Gengè (tanto desiderato dalla moglie Dida) e la società bancaria.  E alla fine si ritrova in un “ospizio di mendicità” edificato da lui stesso con il denaro ottenuto dalla liquidazione della banca, e offerto in beneficenza a tutti i poveri e agli sperduti come lui.  La sua nuova vita sembra davvero la vita pura di un angelo.  

Siamo dinanzi a un romanzo che – come sottolinea giustamente il regista Antonello Capodici – è “attualissimo nella descrizione della perdita di senso che l’Uomo contemporaneo subisce a fronte del sovrabbondare dei macro-sistemi sociali (dallo Stato alla Famiglia, dall’istituto del Matrimonio al Capitalismo, dalla Ragione alla Follia) che finiscono con l’annullarlo, inglobandolo. Oggi parleremmo di “disfunzionalità” e “disturbi del comportamento”.   Pirandello, infatti, anticipando di decenni le conclusioni della “Gestalt”, descrive, in realtà, dei sintomi.  Scopre una vasta rete di disturbi e nevrosi (personalità istrioniche, disturbi “borderline”, manie compulsive, ansie da controllo, disfunzionalità dell’umore, bipolarismo) epitome di un più ampio malessere, che contagia le società moderne come, tutt’oggi, le intendiamo”. 

Nella sua messa in scena a Roma, al teatro Quirino, Pippo Pattavina – furente doppio di sé stesso nelle vicende più dolorose – è lo spensierato narratore in “flash-back”.   Invece Marianella Bargilli interpreta, sia la moglie Dida, sia la “quasi amante” Maria Rosa, “provocantemente ingenua, in maniera speculare, costretta com’è nel suo disturbo evitante”.   “La scena – sottolinea il regista – è abbacinante. Di un bianco perfetto, luminoso, totale. Una scatola bianca. La mente del Protagonista, certo.  Ma anche una cella, una stanza d’ospedale o di manicomio. E’ un luogo “non-luogo”, che però si riempie subito di visioni.  E non tragga in inganno la struttura tradizionale del romanzo d’origine. Rimane la libertà del racconto. La forza redentrice del relativismo, il sollievo del ridicolo. Narrazione /interpretazione / esposizione: le atmosfere oniriche, le evocazioni. Lo smobilitamento finale del trauma, che rimanda alle moderne tecniche dell’MDR”.

Pippi calzelunghe al Teatro Olimpico (Roma, 21 dicembre 2022- 8 gennaio 2023)

dicembre 12, 2022

Dopo 13 anni, il bel musical progettato dalla famiglia Proietti, Pippi calzalunghe – l’amata eroina dalle inconfondibili treccine rosse, lentiggini e coloratissimi look –  nata dalla penna di Astrid Lindgren, con regia di Fabrizio Angelini, torna in scena al teatro Olimpico di Roma, nella versione italiana (della celebre favola) di Sagitta Alter e Carlotta Proietti. E con i suoi fedeli compagni di viaggio, Zietto (l’adorabile cavallo a pois) e Nilsson (una stravagante scrimmietta). 

Il musical è uno spettacolo vivace ed esuberante, con acrobazie e colpi di scena, costumi raffinati, l’elegante allestimento di Susanna Proietti, e tantissima musica.

L’eroina, cioè, Pippi é ribelle, anticonformista, allergica alle regole, indipendente, capace di sognare ad occhi aperti. Sa dare al denaro una importanza relativa. Ed è consapevole del valore dell’amicizia.

La sua interprete è una giovane attrice, Margherita Rebeggiani, che 5 anni fa ha interpretato Mary Poppins, e che oggi ha 18 anni.  Per lei fare la bambina “è stata una vera sfida: vinta!”.  

Pippi calzelungue – sottolinea Rebeggiani – “è la storia del bambino bullizzato che ha la sua rivincita sul mondo degli adulti.  Ma non agisce per ritorsioni. Vuole giocare. Gli adulti non giocano. Forse, vedendo lo spettacolo, gli tornerà un po’ di voglia di giocare”.

Ifigenia in Aulide al Teatro Arcobaleno (Roma, 9-18 dicembre 2022)

dicembre 9, 2022

Rappresentata postuma nel 399 a.C., in un periodo di profonda crisi della pòlis greca – di lì a poco ci sarebbe stata la disfatta di Atene contro Sparta e la fine di un modello democratico – IFIGENIA IN AULIDE è l’ultima tragedia di Euripide. Gli dèi di fatto non vi sono più. Vi dominano il discorso del potere; “umani troppo umani” e inadeguati al mito; ambizione e doppiezza; il privato al di sotto del mascheramento della parola pubblica.

In questa versione di Fabrizio Sinisi, Agamennone è costretto dalla necessità verso cui lo spingono gli eventi a sacrificare Ifigenia.

L’abbassamento di tutti i personaggi è funzionale all’innalzamento della giovane Ifigenia che decide di sacrificarsi.

Poco importa se la giovane si è salvata all’ultimo istante!

Due come noi al Teatro de’ servi (Roma, 6-18 dicembre 2022)

dicembre 4, 2022

DUE COME NOI (due come tutti) è la nuova brillante commedia dell’inossidabile duo Daniele Trombetti e Daniele Locci, chiamati a interpretare, in una Roma di , periferia, due fratelli molto diversi tra loro, costretti a condividere lo stesso appartamento, dopo la morte di loro madre.  

Qualcosa li farà riavvicinare. 

Tra risate, balletti e lacrime ci si inoltra nell’abisso dei rapporti familiari. Ne nascerà la consapevolezza che è negli affetti che si nasconde la chiave della realizzazione personale e la capacità d’interagire, nel mondo, in maniera positiva e costruttiva.

Il malato immaginario al teatro Quirino (Roma, 6 novembre-11 novembre 2022

dicembre 4, 2022

Il Malato originario è una commedia-balletto di Molière (scritta nel suo ultimo anno di vita e intrisa di realismo) che, con la propria satira, vuole colpire, sia la mania ipocondriaca del malato immaginario, sia l’imperizia dei medici che cercano di prendersene cura.

Questa, in estrema sintesi, la trama del testo – che non manca di suscitare ilarità! – del grande drammaturgo francese.  L’ipocondriaco Argante ha interesse a desiderare un Medico come genero. Vuole quindi la figlia Angelica – innamorata di Cleante – vada in sposa a Tommaso Diaforetico, figlio del Dottor Diaforetico, nipote del Dottor Purgone. La moglie Belinda è d’accordo.  Beraldo accusa suo fratello Argante di non avere malattie e di essere schiavo delle sue fobie, oltre che della medicina e dei medici. Quando i matrimonio di Angelica voluto da Argante salta, questi decide di mandare Angelica in convento. Così la serva Tonietta (dopo una farsa in cui finge di esser medico) convince il padrone di casa a fingersi morto, prima dinanzi a Belinda, e poi dinanzi ad Angelica. A differenza della moglie, quest’ultima è disperata.  Argante – che reagirà di conseguenza – viene poi convinto a diventare lui stesso medico….

 “Il malato immaginario – sottolinea da parte sua il regista Guglielmo Ferro – ha più paura di vivere che di morire, e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi, dalle prove che un’esistenza ti mette davanti.   La tradizione, commettendo forse una forzatura, ha accomunato la malattia con la vecchiaia, ma Molière lo scrive per se stesso quindi per un uomo sui 50 ann Proprio per queste ragioni un grande attore dell’età di Emilio Solfrizzi potrà restituire al testo un aspetto certe volte dimenticato. Il rifiuto della propria esistenza.  La comicità di cui è intriso il capolavoro di Molière viene così esaltata dall’esplosione di vita che si fa tutt’intorno ad Argante, e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici, crea situazioni esilaranti. Una comicità che si avvicina al teatro dell’assurdo. Si ride, tanto, ma come sempre l’uomo ride del dramma altrui” .             

I Vicere’ al Teatro Quirino (29 novembre-4 dicembre 2022)

novembre 28, 2022

Pubblicato nel 1894 a Catania, lI Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto, ambientato sullo sfondo delle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V.

Quando uscì non ebbe fortuna perché il naturalismo stava ormai declinando (a favore della reazione spiritualistica di D’Annunzio, Fogazzaro, Pascoli) e il suo tono troppo pessimistico e la forma poco elegante non erano graditi in un momento in cui trionfavano nazionalismo e formalismo. Il suo clamoroso insuccesso (cui molto contribuì la critica negativa di Benedetto Croce) ha segnato tutta la carriera di De Roberto: come Tomasi di Lampedusa (e il suo Gattopardo) anche lui sarà glorificato post-mortem.

Sia nelle scene corali che in quelle più intime, la trasposizione scenica – ricca, viva, dinamica, kolossal – ne conserva la freschezza narrativa, l’umorismo nero, e lo stupore dell’intreccio narrativo.

L’Io narrante è affidato a Don Blasco (religioso per interesse, puttaniere, baro, straripante di vizi ma anche di intelligenza e ironia): un sorprendente anti-eroe.

Porco mondo a Roma, al teatroBasilica (22-27 novembre 2020)

novembre 21, 2022

PORCO MONDO festeggia dieci anni. E torna ora in scena, con una nuova produzione (Biancofango, il Gruppo della Creta e Fattore K) e nello spazio scenico già immaginato dieci anni fa.

Un uomo. Una donna vestita da Marilyn. Una coppia. Una stanza. Un mese. Dicembre. Una notte. Quella di Natale.
Nulla li soddisfa. Nulla li sazia. Potrebbero chiamarsi in ogni modo. Nessun nome, dunque, e, apparentemente, una casa che potrebbe essere ovunque. Ovunque, in questo porco mondo di periferie. “Chiusi in questa stanza-gabbia-tomba… Lui la segue perché non riuscirebbe a fare nient’altro. La segue perché di questo porco mondo, di questa porca città, è il primo degli abitanti. È accecato da desideri e sensi di colpa che si mischiano a velocità inaudite, scopre, sulla sua pelle, che a volte amare significa divorare. …E, dunque, eccola, la baccante stremata, la bambola rotta, questa carne scempia alla ricerca di carne empia, trascinare quest’uomo giù, sempre più giù. E lui è lì e non è lì. È lì e vorrebbe essere altrove. È lì e pensa ad altro”.

Uno spettacolo inquietante che mostra bene quanto possa essere accecante la sensualità di vite disperate.

“Finzioni” al teatroBasilica Roma (17-20 novembre 2022)

novembre 19, 2022

Il Gruppo della Creta – dal 2019- ha deciso di prendersi la responsabilità di riqualificare il TeatroBasilica (già Teatro Sala Uno) di Roma, per rispondere alla difficile situazione in cui versa la scena teatrale romana contemporanea. A partire da questo spazio prende vita la ricerca artistica della compagnia.

E – in questo teatro – dal 17 al 20 novembre metterà in scena lo spettacolo Finzioni, tratto dai racconti di Jorge Luis Borges.

BELLO spettacolo! E simpatica ed egregia interpretazione di una riflessione sul senso della vita e della morte, come su felicita’, sogno realta’ e finzione, e questo labirinto – da disegnare – ricco di persone che avremmo potuto essere e che non siamo.

” È indubbio – sottolineano Anton Giulio Calenda e Alessandro Di Murro – Abitiamo l’epoca della complessità. Non possiamo fare affidamento su categorie nette, né su divisioni manichee. Le recenti cronache lo dimostrano, il tolstojano confine tra guerra e pace è oggi quanto mai friabile, tutt’altro che definibile. Nemmeno i quattro elementi cari ai filosofi presocratici vengono più in nostro soccorso. Acqua, aria, terra e fuoco non bastano a descriverci. Occorrerebbe per lo meno prendere in considerazione anche la dimensione extra atmosferica e quella cyber. …. Abbiamo deciso di rinchiuderci nel labirinto di Borges perché riconosciamo a Borges la paternità del concetto di rete espresso in forma letteraria. Poco importa se oggi la Biblioteca di Babele non sia composta da tomi ma da pagine virtuali.Noi, in quanto gruppo di teatranti che deve mettere in scena una rappresentazione, ci siamo voluti smarrire all’interno dei suoi racconti. Intrappolati nel relativismo della veglia, noi abbiamo preferito il relativismo del buio spazio scenico, dove ogni personaggio non è un personaggio. Dove di fronte a una storia si pone un’anti-storia. Cittadini del mondo dominato dal caos nella vita di tutti i giorni, noi di questa cittadinanza contemporanea abbiamo deciso di farne motivo di vanto, erigendola a cifra precipua della nostra generazione. Noi, nell’impossibile tentativo di tradurre in scena l’anima di Borges, ci siamo tra- mutati tutti in anti-eroi borgesiani, alle prese con l’enigma insolubile di descrivere un mondo impossibile da descrivere”

“Il Crogiuolo” di A.Miller a Roma, teatro Quirino (22 – 27 novembre 2022)

novembre 19, 2022

Il crogiuolo in scena al teatro Quirino di Roma è un gran bello spettacolo – di grande qualita’ e senza alcuna sbavatura o tempo morto – che di certo non si dimenticherà nel corso degli anni, che cattura l’attenzione degli spettatori dall’inizio alla fine, e che non lascia indifferenti.

Lo spettacolo – a prescindere da confini di tempo e di spazio – e’ anche una forte, ed efficace, denuncia di ogni forma di manicheismo (e delle sue terribili conseguenze).

Bravissimi tutti nella loro coralità, e nei singoli ruoli.

Filippo Dini – dopo il successo di Così è (se vi pare), Casa di bambola e The Spank – affronta uno dei testi più lucidi e impietosi della drammaturgia americana: “Il crogiuolo” di (The Crucible) di Arthur Miller, debuttato a Broadway il 22 gennaio 1953, che evidenzia come la piccola società di Salem venga condotta alla pazzia attraverso la superstizione, la paranoia e la cattiveria delle persone
Ambientato a Salem (Massachusetts) nel 1692, “Il crogiuolo” sfrutta l’evento storico della caccia alle streghe (144 persone furono processate e 19 furono giustiziate mediante impiccagione!) per tracciare un implicito parallelo con il Maccartismo americano degli anni cinquanta (definito anche “caccia alle streghe rosse”). “L’arma della delazione – sottolinea lo stesso Dini – fu il più potente ed efficace strumento adottato dalle autorità statunitensi nella lotta al Comunismo (la stessa arma con la quale fu accusato Arthur Miller dal suo amico Elia Kazan) e con la stessa ferocia e la stessa meschinità, l’arma della delazione sostiene tutto l’impianto narrativo della lotta alle streghe di Salem”.
Questa la trama di Miller.

Betty è caduta in uno stato di incoscienza dopo essere stata scoperta dal padre nella foresta ad eseguire riti occulti con la cugina Abigail e alcune amiche. Accusate di essere preda di un maleficio, Abigail (che sedotta e abbandonata scatenerà una spaventosa vendetta) – con Betty improvvisamente risvegliata – accusa di stregoneria alcuni abitanti del paese. Le loro false dichiarazioni scatenano un’ondata di isteria e paura a Salem. Mary Warren confessa che le sue amiche stanno solamente fingendo, ma non vuole fare questa confessione in tribunale, perché teme una ritorsione da parte delle ragazze. In tribunale emerge una logica perversa: chi confessa falsamente la stregoneria e fornisce i nomi degli altri diventa innocente, chi non confessa, perché effettivamente non ha nulla da confessare, rimane colpevole. John Proctor induce Mary Warren a dichiarare la verità, ma alle dichiarazioni della ragazza seguono le puntuali smentite di Abigail. Per una serie di menzogne. Proctor viene poi arrestato. Il reverendo Hale, che ha capito la logica ingiusta delle autorità, cerca di convincere i detenuti a confessare il falso per essere salvati. John Proctor dichiara di avere a che fare con la stregoneria. Ma… per il suo rifiuto di fare altri nomi è condannato a morte.

“Miller – sottolinea Filippo Dini – ci racconta di come l’obbedienza alle regole del vivere comune possa sostenere saldamente le colonne portanti di una comunità e al tempo stesso gettarla con grande velocità nel caos più profondo, e nella follia. (…) Dopo più di due anni di pandemia e l’evolversi delle atrocità in Ucraina, questo testo suona adesso una musica nuova e terribile: noi stessi e la nostra epoca ribolliamo nel crogiuolo dell’orrore e della meschinità”.