Archive for the ‘teatro’ Category

BELLE RIPIENE al Teatro Sistina-Roma (21 novembre- 2 dicembre 2018)

novembre 20, 2018

  In una grande ed allegra cucina, quattro amiche condividono risate, pensieri e due grandi amori, uomini e cibo!  E’ questo il soggetto di “Belle Ripiene” – esilarante spaccato di vita femminile – brillante commedia al femminile scritta da Giulia Ricciardi (una delle più attive autrici di commedia “rosa” del momento) da un soggetto di Massimo Romeo Piparo, ideatore e Regista di questa particolare pièce.

Ho cercato di interrogarmi – sottolinea Massimo Romeo Piparo – su cosa oggi possa assumere i connotati di “novità” nel panorama della Commedia italiana di intrattenimento. Sembra che tutto sia già stato pensato, scritto, rappresentato. E’ mettendo insieme ciò che la gente maggiormente ama fare, che ho avuto risposta ai miei quesiti e la giusta ispirazione a creare un prodotto originale: ridere e mangiare (due grandi passioni degli italiani!)”.

La particolarità dello spettacolo (scenografia di Teresa Caruso) è che, per la prima volta in teatro, sul palco, cucina e fornelli sono reali.  Una vera cucina professionale, girevole, conferisce iperrealismo a tutto il contesto. “La cucina è un luogo inaccessibile per la maggior parte delle persone, in cui è possibile mettere a nudo le proprie debolezze e dare sfogo alle proprie frustrazioni: una sorta di lettino dello psicanalista tra uno spicchio d’aglio, del peperoncino, tanta farina e un pizzico di sale”(cfr. Piparo). 

E a rendere il racconto ancora più realistico contribuiscono anche i quattro dialetti delle quattro protagoniste “che idealmente riuniscono dietro i fornelli questa Italia sempre più divisa da confini e barriere” (Piparo).

Le protagoniste – Ida (Rossella Brescia), Ada (Tosca D’Aquino), Leda (Roberta Lanfranchi) e Dada (Samuela Sardo) – cucineranno delle vere pietanze ognuna con la propria estrazione geografica, da Roma a Napoli, dal Salento all’Alta Padana.   Appositamente per la commedia è stato creato lo Scrigno Belle Ripiene, uno speciale raviolone ripieno di cime di rapa (Puglia) e guarnito con guanciale croccante (Lazio), pomodoro piennolo confit (Campania) e fonduta di stracchino (Lombardia).

Nel menù tante altre prelibatezze: dal “Risotto allo zafferano e gamberi boreali” alle “Mezzelune pere e taleggio con crema di zucca e castagne” fino alle “Perle di salmone croccante, yogurt ed erba cipollina”.   Al termine di questo racconto “dimagrante”, una ghiotta sorpresa attenderà il pubblico: gli spettatori condivideranno con le attrici i piatti cucinati ma non certo i loro uomini che rimarranno relegati tristemente nella lista dei “cibi proibiti” dal…dietologo dell’amore. Con la consulenza enogastronomica dello Chef Fabio Toso, il patrocinio della Federazione Italiana Cuochi e Cucine Lube come main partner, lo spettacolo sarà quindi anche un’occasione per gustare a sorpresa degli assaggi insoliti e appetitosi.

Sei personaggi in cerca di autore al Teatro Quirino (Roma) 20 novembre – 2 dicembre 2018

novembre 19, 2018

Pirandello e il suo “Sei personaggi in cerca di autore”  – al Quirino – in versione  Michele Placido: teatro e meta-teatro, realta’ e illusione, suspence, testo non facile ma interpretazione eccellente!

Su un testo di Pirandello – dopo Così è se vi pare e i due atti unici La carriola e L’uomo dal fiore in bocca –questa  è la  terza regia teatrale di MIchele Placido che precisa: “è la mia passione per tutto quello che è pirandelliano che mi ha portato ad accettare la sfida» della regia di questa nuova produzione del Teatro Stabile di Catania, di cui lui è anche carismatico protagonista insieme all’intensa Guia Jelo.

La scenografia (quasi in bianco e nero) – in cui spicca la performance della palermitana Dajana Roncione e di altri attoriutti siciliani – è essenziale. L’allestimento si avvale delle musiche di Luca D’Alberto e dei costumi di Riccardo Cappello. Gaetano La Mela cura le luci.

I “Personaggi della commedia” – Michele Placido (il padre) e Guia Jelo (la madre), affiancati da Dajana Roncione (la figliastra), Luca Iacono (il figlio), Luana Toscano (Madama Pace), e ancora la piccola Clarissa Bauso (la bambina) e Flavio Palmeri (il giovinetto) – abbandonati dall’autore, si materializzano in scena. E si rivolgono a quelli, in copione, indicati quali “gli attori della Compagnia”: qui affidati all’interpretazione di Silvio Laviano (il regista), Egle Doria (la prima attrice), Luigi Tabita (il primo attore), Ludovica Calabrese (l’attrice giovane), Federico Fiorenza (l’attore giovane), Marina La Placa (la seconda donna), Giorgia Boscarino (l’assistente del regista), Antonio Ferro (il direttore di scena).

In passato – sottolinea ancora Placido – ho girato un film La scelta, tratto da L’innesto incentrato sulla violenza che una donna subisce. Anche in Sei personaggi è presente una forma di violenza molto ambigua, attuata dal Padre nei confronti dell’umile moglie che pure ha amato e gli ha dato un figlio, ma con la quale ha poco da condividere sul piano intellettuale. Deciderà perciò di farla innamorare del suo contabile; un piano “diabolico” ma a suo dire “a fin di bene”, almeno per la donna che sarà più felice nel nuovo rapporto da cui avrà tre figli. Poi il contabile muore. La Madre torna in città con i Figli. Il lutto getta la famiglia in gravi ristrettezze. La situazione precipita quando il Padre e la Figliastra hanno un incontro intimo e molto traumatico in una casa di piacere. “Si spiega – osserva Placido – perché una siffatta famiglia è stata abbandonata dall’autore, atterrito all’idea di alimentare una vicenda tanto scandalosa”

Allo stesso tempo – aggiunge Placido – “trovo che sia presente un senso di ribellione da parte dei “personaggi” che andranno – appunto – alla ricerca di un’origine e, nel nostro caso, di una Compagnia incline a privilegiare testi che parlano della società di oggi e delle sue drammaticità (il femminicidio, le morti bianche o anche l’impossibilità di un legame sentimentale, dovuta all’alienazione dell’uomo contemporaneo). Che una Compagnia intenta a provare mini-drammi quotidiani venga in qualche modo spiata da presenze o fantasmi (anche se Pirandello era contrario a questa parola) mi rafforza nella convinzione che questo testo sia pieno di suggestioni soprannaturali”.

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NON MI HAI PIÙ DETTO TI AMO al Teatro Olimpico (Roma) 20 novembre-16 dicembre 2018

novembre 19, 2018

 

Come si stanno evolvendo le nostre famiglie alla luce delle trasformazioni sociali, politiche ed economiche in atto? 

È questo il tema attualissimo sul quale nasce e si sviluppa questa ironica e sorprendente “pièce” teatrale (con  Lorella Cuccarini  e  Giampiero Ingrassia, Raffaella Camarda, Francesco Maria Conti e Fabrizio Corucci): in sintesi, la storia di una famiglia italiana contemporanea, costretta ad affrontare un cambiamento traumatico improvviso che, alla fine di un percorso umano difficile ed intenso, si ritroverà completamente trasformata e forse più preparata a sopravvivere.

Lorella Cuccarini – super-mamma e moglie perfetta – capisce che forse questo ruolo non è più funzionale alla sua felicità. Con grande coraggio decide di recuperare se stessa, e il suo essere donna, rimettendo completamente in gioco tutti gli equilibri.

Suo marito Giulio – un ineguagliabile Giampiero Ingrassia – inizialmente destabilizzato, riscoprirà poi il suo ruolo di marito e di genitore per troppo tempo passivamente delegato alla moglie.

Come i loro genitori andranno in crisi anche i due figli (Tiziana e Matteo) ventenni. Ma ciascuno riuscirà a trovare inaspettate risorse interiori che porteranno ad un avvincente finale a sorpresa!

Scritto e diretto da Gabriele Pignotta –  – le scene sono di Alessandro Chiti. Le musiche di Giovanni Caccamo, i costumi di Silvia Frattolillo. Light designer Umile Vainieri , Sound designer Enrico Porcelli. 

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“Sei personaggi in cerca di autore” al Teatro Quirino

novembre 18, 2018

«Questa – sottolinea Michele Placido – è la mia terza regia teatrale su un testo del Girgentano, dopo Così è se vi pare e i due atti unici La carriola e L’uomo dal fiore in bocca. È la mia passione per tutto quello che è pirandelliano che mi ha portato ad accettare la sfida della regia di questa nuova produzione del Teatro Stabile di Catania: di cui è anche carismatico protagonista, insieme all’intensa Guia Jelo. La scenografia (quasi in bianco e nero) – in cui spicca altresì la performance della palermitana Dajana Roncione e degli altri attori tutti siciliani – è essenziale. L’allestimento si avvale delle musiche di Luca D’Alberto e dei costumi di Riccardo Cappello. Gaetano La Mela cura le luci.

I personaggi della commedia” – Michele Placido (il padre) e Guia Jelo (la madre), affiancati da Dajana Roncione (la figliastra), Luca Iacono (il figlio), Luana Toscano (Madama Pace), e ancora la piccola Clarissa Bauso (la bambina) e Flavio Palmeri (il giovinetto) – abbandonati (negando loro la vita teatrale) dal loro autore, si materializzano in scena. E si rivolgono a quelli in copione indicati come “gli attori della Compagnia”: qui affidati all’interpretazione di Silvio Laviano (il regista), Egle Doria (la prima attrice), Luigi Tabita (il primo attore), Ludovica Calabrese (l’attrice giovane), Federico Fiorenza (l’attore giovane), Marina La Placa (la seconda donna), Giorgia Boscarino (l’assistente del regista), Antonio Ferro (il direttore di scena).

Anche in Sei personaggi è presente una forma di violenza molto ambigua, attuata dal Padre nei confronti dell’umile moglie che pure ha amato e gli ha dato un figlio, ma con la quale ha poco da condividere sul piano intellettuale.

Deciderà perciò di farla innamorare del suo contabile; un piano “diabolico” ma a suo dire “a fin di bene”, almeno per la donna che sarà più felice nel nuovo rapporto da cui avrà tre figli”. Poi il contabile muore. La Madre torna in città con i Figli. Il lutto getta la famiglia in gravi ristrettezze. La situazione precipita quando il Padre e la Figliastra hanno un incontro intimo e molto traumatico in una casa di piacere.

Si spiega – osserva Placido – perché una siffatta famiglia è stata abbandonata dall’autore, atterrito all’idea di alimentare una vicenda tanto scandalosa”. Allo stesso tempo, Placido riscontra “un senso di ribellione da parte dei “personaggi”, che andranno appunto alla ricerca di un’origine e, nel nostro caso, di una Compagnia incline a privilegiare testi che parlano della società di oggi, delle sue drammaticità: il femminicidio, le morti bianche o anche l’impossibilità di un legame sentimentale, dovuta all’alienazione dell’uomo contemporaneo». Coerentemente con il metateatro di Pirandello, la richiesta dei “Sei” di dare vita al loro dramma coincide qui, più che mai, con la funzione che è propria del palcoscenico, ossia accogliere la rappresentazione.

Và pensiero al Teatro di Roma – 13-18 novembre 2018

novembre 13, 2018

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VA PENSIERO – grande creazione corale su drammaturgia di Marco Martinelli, che condivide l’ideazione e la regia con Ermanna Montanari – è una storia italiana di bellezza e di malaffare, di mafia e di declino, con tracce di rinascita, che pone a stridente confronto gli ideali e la “speranza” risorgimentali, inscritti nella musica di Giuseppe Verdi, con il degrado e la corruzione dell’Italia attuale.

 La storia – ambientata in una piccola città dell’Emilia Romagna all’inizio del secolo – narra di un coraggioso vigile urbanoe, e quell’intreccio di mafia, politica e imprenditoria “disponibile” che sta avvelenando il tessuto sociale della regione che ha visto nascere il socialismo e le prime cooperative.  L’antica melodia di Verdi diventa un grido vibrante di speranza, perché si ritrovi il senso di parole come “democrazia” e “giustizia”.

Lo spettacolo in due atti vede in scena l’ensemble del Teatro delle Albe insieme ad altri attori “ospiti” e un coro dal vivo, la Corale Polifonica Città di Anzio, che eseguirà arie e corali dalle opere verdiane.

« Và pensiero – spiega Marco Martinelli prende spunto da un fatto di cronaca. Una storia avvenuta a Brescello nei primi anni del 2000. Un vigile urbano, Donato Ungaro, si è messo di traverso davanti agli affaracci della giunta e per questo è stato licenziato. Ma ha tenuto la schiena dritta, non ha avuto paura di perdere il lavoro ed è di pochi mesi fa la notizia che ha vinto la causa e sarà rimborsato. Anche in questo senso è una storia che pur attraversando il nero, però apre alla speranza, alla possibilità che il cuore non sia corrotto”.

Ma – spiega ancora Marco martinelli – ha anche due aspetti visivi.

Da una parte è un paesaggio.. un paese che è un popolo – in scena ci sono dieci attori e venti coristi – ed è la terra che noi amiamo…. Dall’altra parte però, davanti a un paesaggio di popolo, di terra, ci sono dei primi piani cinematografici fortissimi: ognuna delle dieci figure, che sono i pilastri narrativi della storia.. Se lo scontro fra la Zarina e il vigile Vincenzo Benedetti è il centro della storia, tutte le altre figure sono altrettanto fondamentali: Stefania Sacchi, consulente finanziaria, Olmo Tassinari amico d’infanzia della Zarina, Antonio Dragone, imprenditore n’dranghetista, Edgardo Siroli, ufficio stampa del Comune, Rosario e Maria, gelatai fuggiti da Napoli, Sandro Baravelli, imprenditore quasi onesto e Licia, segretaria, che fa tutto quello che le dice la Zarina e ne subisce gli insulti».

Il sindaco di questo paese la Zarina – “è una figura che vomita bruttezza, che vomita una spudoratezza del potere… Il rapporto drammatico tra figlia e padre, che l’ha imposta nel partito, emerge nel monologo in cui la Zarina parla al cuore, all’anima degli spettatori – che hanno già visto la sua corruzione – dicendo “Perché dovrei agire giustamente? A quale principio morale, a quale Legge dovrei sottostare? Quali Tavole della Legge dovrebbero fermarci? Libertè, Egalitè, Fraternitè? La Grande Rivoluzione Comunista? Il sol dell’Avvenire? Di quale Avvenire?”.

La Zarina è lo specchio della nostra coscienza più buia.

Aldilà dei valori che crediamo di portare avanti “c’è – sottolinea Martinelli –  un momento  in cui la terra ci manca sotto i piedi, e noi stessi siamo a un passo dall’abisso, nessuno di noi è innocente. In Va pensiero ci siamo interrogati in primis sulla nostra interiore corruzione.

 

“La classe” al teatro Sala Umberto (Roma)-13-25 novembre 2018

novembre 9, 2018

 

Qui di seguito la trama di questo bello spettacolo intrigante – dal 13 novembre – in scena alla sala Umberto…

Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di una cittadina europea in forte crisi economica. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”: uno dei campi profughi più vasti del continente. A pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro.

Albert, giovane professore di Storia, viene incaricato di tenere un corso di recupero pomeridiano per sei studenti “difficili”, sospesi per motivi disciplinari. Riesce a conquistare la loro fiducia e – abbandona la didattica suggerita dal Preside – propone loro di partecipare a un concorso europeo su “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.

L’Olocausto di cui gli studenti decideranno di occuparsi non riguarderà il passato, ma i tragici eventi che stanno avvenendo proprio nel paese da cui la maggior parte dei rifugiati dello “Zoo” scappa…

Il corso pomeridiano si trasforma in un’intensa esperienza di vita che cambierà per sempre il destino del professore e degli studenti.

V. anche:

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IN MERAVIGLIA! – Al Mattatoio di Testaccio (Roma) – 9 / 11 Novembre 2018

novembre 7, 2018

 

ONDADURTO TEATRO (www.ondadurtoteatro.it) è una compagnia (guidata da Marco Paciotti e da Lorenzo Pasqual) di Teatro Urbano, Physical Theatre e Nouveau Cirque – molto attiva anche a livello internazionale – nata nel 2005, e con sede a Roma. I suoi spettacoli prevedono l’uso combinato di macchinari, grandi oggetti in movimento, fuochi d’artificio, giochi d’acqua, musica (anche dal vivo) e proiezioni video.

Questa la trama del suo “In MERAVIGLIA!”: il suo nuovo spettacolo in scena (nell’ambito del ROMAEUROPA FESTIVAL 2018 per la sezione Kids + Family) sul palco del MATTATOIO di Testaccio.

Una ragazza si sveglia una mattina in un “non-luogo” dove viene accolta da un custode del tempo, che le farà conoscere, ripercorrere, esplorare le emozioni del tempo e il senso dei luoghi.

La musica è composta da Stefano Saletti, partendo da un interrogativo: è possibile ottenere musica da materiali grezzi quali ferro, tubi per cavi elettrici ecc.? A ogni materiale corrisponde un suono. E a ogni suono corrisponde un colore, una storia, e un mondo immaginifico – legato alla meraviglia della natura – rievocato anche grazie ai costumi (che si ispirano alla natura) e, attraverso forme surreali che disegnano lo spazio, veri e propri corpi performativi e architetture danzanti.

Macchinari scenici e personaggi surreali, e suggestioni emotive, provocano – quindi-  lo spettatore dando vita ad un linguaggio visivo di forte impatto, in grado di dialogare con persone di ogni età, etnia e cultura e di raggiungere un pubblico internazionale.

V.anche https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10213221111699320&id=1141940195

 

 

IVA ZANICCHI UNA VITA DA ZINGARA al qteatro Brancaccio (Roma) – 7 novembre 2018

ottobre 29, 2018

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Con la formula del teatro canzone, dove alla parola si alterna la musica, “Iva Zanicchi – Una vita da Zingara” è un “One Iva Show” ma è anche uno spettacolo che racconta ricordi familiari e aneddoti (inediti) di una delle regine della canzone italiana: la bisnonna, suo padre, sua madre, la vita sulle montagne, e poi i concerti, le prime tournée tournée in Giappone e in Russia, i suoi grandi incontri (come quello col poeta Giuseppe Ungaretti), fino a successi immortali – come Testarda io, Zingara, La riva bianca e la riva nera, Io ti darò di più, Come ti vorrei, Un uomo senza tempo e brani di artisti quali Edith Piaf, Charles Aznavour, Modugno, Marcella Bella.

Il testo di questo bello spettacolo – in cui Iva è accompagnata da un’orchestra dal vivo e dalle più belle immagini della sua vita artistica proiettate su un mega schermo – è stato scritto da Iva Zanicchi e Mario Audino.

Arrangiamenti e direzione orchestra sono di M. Stefano Zavattoni, la regia è di Paola Galassi.

NOVECENTO al teatro Flaiano (Roma) 25 ottobre -11 novembre 2018

ottobre 25, 2018

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Mettendo a frutto tutte le sue doti interpretative, il bravissimo Antonello Avallone, al teatro Flaiano, in questo bello spettacolo  –  NOVECENTO (sua regia – scene e costumi di Red Bodò) – si cimenta con il bellissimo monologo di Baricco, da cui è stato tratto il famoso film “La leggenda del pianista sull’Oceano”.  

Interpretazione eccellente, la sua,  di tutte le emozioni (dal sorriso al pianto, dalla comicità al dramma, dall’ironia al surreale) con una musica jazz di sottofondo che spesso diventa travolgente protagonista della storia di un pianista eccezionale, capace di suonare una musica meravigliosa.

 

SHAKESPERARE IN LOVE (24 OTTOBRE all’11 NOVEMBRE 2018) al Teatro Brancaccio (Roma)

ottobre 22, 2018

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Shakespeare in Love: il Teatro del Teatro, il Teatro nel Teatro” – scritto da Lee Hall e diretto da Giampiero Solari e Bruno Fornasari (come regista associato) – è un adattamento teatrale dello spettacolo  hollywoodiano (vincitore di 7 oscar) scritto da Lee Hall.

Tra duelli, scambi d’identità e il dietro le quinte di spassose farse elisabettiane è – oltre che  una commedia degli equivoci (rocambolesca ed esilarante) e una commedia romantica –  anche una rappresentazione suggestiva del mondo teatrale.  Costruita su un meccanismo di piattaforme scorrevoli , la scena rassomiglia a un carillon, che catapulta lo spettatore dentro e fuori le quinte.

La sua trama?   Chi ha visto il film con sceneggiature di Marc Norman e Tom Stoppard, certamente ricorderà il racconto di una passionale storia d’amore tra Will Shakespeare/Romeo e Viola/Giulietta… Nella Londra elisabettiana W. Shakespeare, autore emergente, non riuscendo a scrivere il copione che gli è stato commissionato, vaga per la città in cerca d’ispirazione finché non incontra Viola De Lesseps che (camuffata da ragazzo) si presenta per l’audizione dello spettacolo, determinata a realizzare il sogno di poter recitare su un palcoscenico allora vietato alle donne. Dopo che Will Shakespeare ha scoperto la vera identità della ragazza, tra i due,  scoppia la passione e il giovane autore ritrova la sua Musa. Ma Viola è già promessa sposa al potente Lord Wessex e – proprio come per Romeo e Giulietta – tra i due giovani l’amore sembra impossibile.

La vicenda – precisa il regista – costruisce un parallelo tra la vita di Shakespeare e l’opera “Romeo e Giulietta”. La storia viene immersa, contaminata ed aggredita dal mondo eccessivo e vivace dell’epoca Elisabettiana, periodo storico in cui il Teatro Inglese vive il suo momento più alto e produttivo. Quest’ambientazione diventa non soltanto fonte di energia e creatività, ma anche di minaccia per questa meravigliosa storia d’amore, minata dalle leggi dell’epoca. La vicenda è anch’essa ambientata su un palcoscenico elisabettiano, dove si mischiano i ruoli interpretati dagli attori e la vita più intima e privata. È su questo palcoscenico che nasce l’amore tra i due protagonisti, un amore che si intreccia alle regole della corte della Regina, attraverso le danze, gli insulti, le grida e la morte”.

Shakespeare in love – sottolinea il traduttore Edoardo Erba è uno spettacolo incalzante, che non concede al pubblico un momento di respiro, pieno di colori e di musica, dove l’azione realistica e gli immortali versi del bardo si mescolano con una naturalezza emozionante. Marlowe, la Regina Elisabetta, un giovanissimo John Webster sono solo alcuni dei grandi personaggi che animano la storia. Una storia che potrebbe diventare tragedia come Romeo e Giulietta, ma trova invece un finale meno drammatico. E se l’amore dei due amanti è costretto a perdere, è l’amore per il Teatro e per la Poesia che vince su tutto.

Immaginatevi  Shakespeare giovane, vivo, travolto dalla passione, che ama il Teatro e insieme lo odia come tutti i teatranti veri, Shakespeare che crea Romeo e Giulietta traducendo sul foglio di carta l’amore impossibile che sta vivendo per  una gentildonna, Viola De Lesseps. Oppure pensate a  Tom Stoppard e Marc Norman che riscrivendo la tragedia dei due amanti, inventano una Giulietta che si chiama Viola e un Romeo che si chiama Shakespeare. Stoppard e Norman che ci regalano un affresco del teatro elisabettiano come non l’abbiamo mai visto, energetico e coloratissimo. Shakespere in love è tutto questo e molto altro”.

Lo spettacolo  ha un cast  di eccellenza, giovane e numeroso,  composto da 19 bravissimi interpreti e Gulliver, cane  preferito dalla regina Elisabetta.

MUSICHE DI PADDY CUNNEEN – TRADUZIONE EDOARDO ERBA –- CON LUCIA LAVIA – VIOLA DE LESSEPS/THOMAS KENT e MARCO DE GAUDIO – WILL SHAKESPEARE –– E E CON LISA ANGELILLO, STEFANO ANNONI, LUIGI AQUILINO, ROBERTA AZZARONE, MICHELE BERNARDI, LORENZO CARMAGNINI, MICHELE DE PAOLA, NICOLÒ GIACALONE, CARLO AMLETO GIAMMUSSO, ROSA LEO SERVIDIO, PIETRO MASOTTI, GIUSEPPE PALASCIANO, EDOARDO RIVOIRA, ALESSANDRO SAVARESE, GIUSEPPE SCODITTI, FILIPPO USELLINI, DANIELE VAGNOZZI, GULLIVER — SCENE PATRIZIA BOCCONI, COSTUMI ERIKA CARRETTA, REALIZZAZIONE VIDEO SCENOGRAFICA CRISTINA REDINI, COREOGRAFIE E COMBATTIMENTI BIAGIO CARAVANO, AIUTO REGIA DAFNE NIGLIO, DISEGNO SUONO EMANUELE CARLUCCI, DIREZIONE MUSICALE MATTEO CASTELLI, DIRETTORE DI PRODUZIONE CARLO BUTTO’, DIREZIONE ARTISTICA OTI ALESSANDRO LONGOBARDI – PRODUZIONE ALESSANDRO LONGOBARDI PER OFFICINE DEL TEATRO ITALIANO