Archive for the ‘teatro’ Category

“Il piacere è tutto mio… ma anche un po’ vostro” – Sala Umberto (Roma) 29 maggio – 3 giugno 2018

Maggio 28, 2018

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Come diceva Oscar Wilde “il piacere è l’unica cosa su cui valga la pena avere una teoria”: ed Ed ecco allora – in “Il piacere è tutto mio… ma anche un po’ vostro” (scritto da Barbara Foria, Max Orfei, Stefano Vigilante e Claudio Insegno) con regia di Claudio Insegno – la teoria di Barbara Foria: una teoria fatta di acute osservazioni sul nostro vivere quotidiano, sulle nostre manie e i nostri desideri più inconfessabili. Una teoria sulle differenze di fondo tra il modo di pensare degli uomini e delle donne   – e sui piaceri (sesso shopping pettegolezzo ecc.) – dall’ ‘epoca dei primitivi, del ferro, del fuoco, dei greci, dei Romani, al cristianesimo, il ’68 e l’epoca della chat… Un ritratto divertente, e divertito, di specificita’ – e piaceri –  maschili e femminili.

Lo spettacolo è organizzato come una seduta di laurea, in cui il pubblico non solo partecipa, ma addirittura giudica.  E – giudicando – la laureanda attrice, mette un voto anche a sé stessa, esorcizzando le proprie debolezze attraverso il potere liberatorio della risata. Strepitosa Barbara Doria:  divertente intelligente e spumeggiante .

“ANCHE SE IL NOSTRO MAGGIO…” un tributo a Fabrizio de André – Sala Umberto (Roma) 21 maggio 2018

Maggio 21, 2018

Ninè Ingiulla e i Mercantinfiera2.0 (gruppo veronese attivo nel panorama musicale da oltre vent’anni)  ripercorrono il vasto repertorio di De André, dagli esordi fino all’ultimo album. Sul palco insieme a loro, ad introdurre lo spettacolo, lo scrittore e critico letterario Stefano Gallerani.

Fabrizio De Andrè è citato fra i più importanti e poetici cantautori italiani. Spesso, la memoria collettiva lo ricorda come “il cantautore degli emarginati” o il “poeta degli sconfitti” – e degli indesiderabili – che mette a confronto la loro dolorosa realtà umana con la cattiva coscienza dei loro accusatori;  il Poeta di un viaggio ideale nella solitudine e nell’emarginazione, sia quella dei generici “ultimi”, sia quella dei rom, del marinaio, della transessuale e dell’artista stesso.

Molti sono i brani attraverso i quali De André esprime la sua visione religiosa. Già nel suo primo album – “Volume I” – inserisce brani come Preghiera in Gennaio, dedicato al suicidio dell’amico Luigi Tenco, Spiritual, Si chiamava Gesù.  Con il concept album “La buona novella” (1970) il cantautore dedica un’intera opera alla tematica, umanizzando i personaggi del Vangelo e degli scritti apocrifi. Riferimenti alla fede, alla religione, sono presenti direttamente o indirettamente anche in altri brani (Smisurata preghiera, Khorakhané, Il testamento, ecc.). “Quando parlo di Dio – ha precisato lo stesso De Andrè –  lo faccio perché è una parola comoda, da tutti comprensibile, ma in effetti mi rivolgo al Grande Spirito in cui si ricongiungono tutti i minuscoli frammenti di spiritualità dell’universo”. “Io -precisava ancora De Andrè –  mi ritengo religioso e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perché, secondo me, l’equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in ciò che ci circonda. La mia religiosità non arriva a ricercare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza. Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari dandogli i nomi che ho imparato da bambino, forse perché mi manca la fantasia per cercarne altri”.  “Quando scrissi la Buona Novella – sottolinea De André-   era il 1969. Si era quindi, in piena lotta studentesca e le persone meno attente consideravano quel disco come anacronistico […] E non avevano capito che la Buona Novella voleva essere un’allegoria: un paragone fra le istanze della rivolta del ’68 e le istanze, spiritualmente più elevate ma simili da un punto di vista etico-sociale, innalzate da un signore, ben millenovecentosessantanove anni prima, contro gli abusi del potere, contro i soprusi della autorità, in nome di un egualitarismo e di una fratellanza universale. Quel signore si chiamava Gesù di Nazareth. E secondo me è stato, ed è rimasto, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Quando ho scritto l’album non ho voluto inoltrarmi in strade per me difficilmente percorribili, come la metafisica o addirittura la teologia. Poi ho pensato che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarselo, il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo piede sulla terra”.

In ogni caso, l’atteggiamento tenuto da De André nei confronti dell’uso politico della religione, delle gerarchie ecclesiastiche e dell’ipocrisia della provincia ligure è spesso sarcastico e fortemente critico, fino all’anticlericalismo.

Tra le passioni di De André, vi era anche quella per l’astrologia.

A lungo, De André è stato sorvegliato dai servizi segreti. Ma è stato poi chiarito che la sua attività politica era limitata solo a sostenere economicamente, con l’abbonamento, e a finanziare talvolta, con donazioni, il periodico “A/Rivista anarchica”.  E nell’album Storia di un impiegato (1973) si trovano accuse al terrorismo, ritenuto dal cantautore completamente dannoso perché tendente a fortificare il potere, non ad abbatterlo.

Nel 1979, De André  è stato rapito (con la compagna) dalla anonima sequestri sarda . Prima, durante e dopo il sequestro, alcuni giornali fanno uscire illazioni e falsità, talune che legano il rapimento perfino alle Brigate rosse, a motivi personali , a uno sfondo politico. Proprio l’anno del sequestro, comunque, termina la sorveglianza dei servizi segreti ai danni di De André.

Lungo la propria carriera De André ha collaborato, sia per la parte musicale, sia per la parte testuale, con numerosi altri artisti, prediligendo la composizione dei testi a quella delle musiche.

UOMINI SEPARATI al Teatro dell’Angelo (Roma) -3-20 maggio2018

Maggio 17, 2018

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Spettacolo ironico brillante esilarante … con non pochi colpi di scena..e sorprese!

Con Paolo Gasparini Massimiliano Giovannetti Rosario Galli Marco Ferrari e Caterina Shulha  e’ (anche quando sembra impossibile)  una bella storia di amicizia, tra uomini e tra uomini e donne;  e una bella riflessione su amore ed amicizia  (e la loro comune origine divina).

 

“Le bal” alla Sala Umberto (Roma) 15-27 maggio 2018

Maggio 15, 2018

 

 

Bravi tutti in questo spettacolo – divertente poetico e con forte impatto emotivo – che, dallo scoppio della seconda guerra mondiale al crollo delle torri gemelle, ci fa ripercorrere la storia d’Italia, e mode e costumi di intere generazioni!

Fortunato format francese di Jean Claude Penchenat (che ispirò il film di Ettore Scola  del 1983 ” Ballando ballando”) “Le bal” – in scena alla Sala Umberto – e’ una buona espressione del teatro senza parole, racconto fatto, non di voci, ma di suoni, musica, ballo, fisicità (gesti movimenti del corpo) e capacità espressiva degli interpreti e i loro volti.

Tutto si svolge in una balera: luogo reale – e nello stesso tempo simbolico -pronto a trasformarsi in altro.

 

 

Festival del Russian Ballet Theatre al Teatro Quirino (Roma) 24-29 aprile 2018

aprile 19, 2018

 

 

Il Russian Ballet Theatre è un prestigioso corpo di ballo  fondato nel 2001 dalla ballerina e maestra Anna Grogol, che dirige tuttora il teatro. A Roma – ultima tappa di una sua lunga tournée europea – mette in scena i migliori spettacoli dei balletti classici russi:

  • GISELLE (24-25 aprile 2018)  – Il Balletto (di due atti) è considerato il simbolo del balletto classico e romantico. 
  •  LA BELLA ADDORMENTATA (26-27 aprile 2018) è il secondo dei tre balletti di Čajkovskij. Il libretto fu scritto interamente dal principe e sovrintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo Ivan Vsevolozhs. La coreografia venne affidata a Marius Petipa. La prima rappresentazione ebbe luogo il 15 gennaio 1890 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, con successo fu immediato.
  • CARMEN – DANZE POLOVETSIANE (28-29 aprile 2018) Dopo il grande successo della prima versione di Marius Petipa,  Carmen ha ispirato coreografi che – affascinati da questa storia – ogni volta offrono la loro interpretazione del testo. Danze Polovetsiane  – che si ispira all’opera “Il principe Igor” – grazie alle musiche melodiose, celebra l’importanza della danza anche in campo di battaglia.

 GISELLE – La sua messa in scena al Quirino e’ uno spettacolo splendido: elegante, raffinato, fonte di leggerezza, emozioni ed energia. Bravissimi tutti: protagonisti e corpo di ballo. Belli, costumi, colori, coreografie ed effetti speciali.

 

 

GISELLE e’ un balletto classico-romantico (nato dall’idea del romanziere francese Théophile Gautier, autore del libretto) musicato da Adolphe-Charles Adam, uno tra i più celebri compositori di musiche per balletto. Il 28 giugno del 1841, all’Opera National de Paris – con Carlotta Grisi nel ruolo di Giselle – il balletto riscosse un successo incredibile, tanto che ancora oggi viene considerato come uno dei più grandi balletti classici mai rappresentati. I nomi delle danzatrici che hanno interpretato questo ruolo sono tra i più famosi.

Théophile Gautier – dopo la lettura del De l’Allemagne di Heinrich Heine – rimase impressionato dalla suggestività dei luoghi descritti e soprattutto della Saga delle “Villi” (dalla radice slava Vila che significa fata). Villi – nella mitologia dei popoli slavi – designano gli spiriti di giovani fanciulle morte infelici perché tradite o abbandonate prima del matrimonio. Vendicative e spettrali, incapaci di trovare riposo eterno nella morte, ogni notte vagano in cerca dei loro traditori e li costringono, con l’aiuto di rametti di vischio apparentemente magici, a ballare convulsamente fino a provocarne la morte per sfinimento o fino a che, totalmente indeboliti, non vengano gettati in un lago nelle loro vicinanze. Alla morte del rispettivo traditore, le Villi si dileguano e con esse svanisce, finalmente placato, il fantasma della fanciulla morta per amore.

A differenza di altri balletti romantici, nel corso del tempo Giselle non ha subito significative modifiche per quanto concerne la coreografia. Il merito del successo del balletto nel Novecento è da attribuirsi soprattutto alla produzione dei Balletti russi di Sergej Diaghilev. Sul piano musicale, l’importanza attribuita a questo balletto classico è dovuta soprattutto alla sua originalità rispetto alla musica del tempo. Oggigiorno le produzioni di Giselle sono danzate su musiche considerevolmente lontane dai brani originali di Adam.

Ci sono sette temi principali nel balletto:  i mietitori, i cacciatori, le Villi e Hilarion; e   il tema della danza e due leitmotiv d’amore.   Questa precisa struttura è stata volutamente studiata per favorire la narrazione del balletto.

Il balletto classico si compone in due ATTIi:

– il primo riguarda la vicenda di Giselle che si innamora del principe ma muore di crepacuore quando scopre di essere stata ingannata da luiche culmina nella sua morte

– il secondo atto invece riguarda la leggenda delle Villi e l’amore di Giselle per Albrecht . Giselle è uno spirito e danza con il principe per evitarne la morte secondo il crudele volere delle Villi. E culmina nella volontà di salvargli la vita, anche se egli è stato la principale causa della sua morte.

Eccellenti e gioiosi: gran bello spettacolo la Bella addormentata messa in scena dal Russian dance Theatre al teatro Quirino.

 

Basato sulla fiaba di Charles Perrault LA BELLA ADDORMENTATA è il secondo, per cronologia di composizione, dei tre balletti di Čajkovskij. Il libretto fu scritto interamente dal principe e sovrintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo Ivan Vsevolozhsky, la coreografia venne affidata a Marius Petipa. La prima rappresentazione – che ebbe luogo il 15 gennaio 1890 a San Pietroburgo – fu un successo immediato.

Nel Primo Atto, alla corte di re Floristano, viene indetta una festa per il battesimo della principessa Aurora. Vengono invitati cavalieri, dame e le fate buone del regno, che portano con loro doni per la principessa. Tra gli invitati però manca la fata Carabosse che  per vendicarsi getta una maledizione alla piccola: al sedicesimo anno di età, la principessa morirà pungendosi con un fuso. La fata dei Lillà però, non avendo ancora fatto il suo regalo, decide di modificare la maledizione: questa non morirà alla puntura, ma sprofonderà solamente in un lunghissimo ed eterno sonno, che coinvolgerà tutta la corte e che avrà fine solamente grazie al bacio di un giovane principe.

Nel Secondo Atto, il principe riesce ad entrare nel castello e, trovata la principessa, le dà un bacio- Spezzando l’incantesimo; la corte si risveglia e le danze ricominciano. E il principe potrà la sposare la principessa Aurora.

Nel Terzo Atto, c’è una grande festa al castello e tra gli invitati compaiono l’Uccello Azzurro e la principessa Florin; compaiono anche molti dei personaggi delle fiabe di Perrault. I due promessi sposi danzano in un celebre passo a due, e con loro anche tutti gli invitati in onore del futuro re e della futura regina.

CARMEN   è la storia della tragica passione di don José per una zingara che egli ucciderà, dopo una serie di altri delitti, in un impeto di gelosia.

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Meilhac e Halévy trassero dalla novella un libretto per il dramma lirico in 4 atti musicato da G.Bizet e rappresentato all’Opéra-Comique di Parigi nel 1875, con scarso successo. L’opera (considerata il capolavoro di Bizet) – segnando una svolta nella storia del gusto operistico – venne presa a modello dalla scuola “verista”.

Solo recentemente si è tornati alla versione originale con  dialoghi parlati.

Alla novella e al suo soggetto sisono ispirati  anche diversi balletti,  utilizzando, in tutto o in parte, le musiche di Bizet.  Basti pensare a balletto di Roland Petit; o all’altra importante versione di Carmen, coreografata da Alberto Alonso a Mosca nel 1967; o al balletto intitolato Carmen et son Torero, messo in scena a Madrid da Marius Petita nel 1875.  Formato alla scuola francese, Marius Petipa – che può essere considerato il vero fondatore del balletto classico (grande continuatore della tradizione romantica ed uno dei più grandi coreografi di ogni tempo) – ha sviluppato considerevolmente la tecnica del balletto classico influenzando in modo particolare l’evoluzione e lo sviluppo della scuola russa.  Maestro di danza e primo maître de ballet del balletto imperiale di San Pietroburgo (Russia) tra il 1862 e il 1905,  Marius Petipa fu creatore di oltre cinquanta balletti, molti dei quali permangono nel repertorio classico odierno.

Dopo il grande successo della prima versione di Marius Petipa CARMEN ha molto ispirato i coreografi che, affascinati da questa storia, ogni volta offrono la loro interpretazione del testo. 

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DANZE POLOVETSIANE  si ispira all’opera “Il principe Igor”.

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The effect alla Sala Umberto (Roma) 17-29 aprile 2018

aprile 15, 2018

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The Effect” –  testo impegnativo, divertente e straziante ambientato durante la sperimentazione clinica di un nuovo antidepressivo – è uno spettacolo a quattro personaggi che parla di amore, di depressione e dei limiti della neuroscienza.

La dottoressa Lorna James la quale – a differenza del soave Toby, il direttore dell’esperimento e suo ex amante – non crede che la depressione sia uno squilibrio chimico del cervello e che possa essere curata con i farmaci. Le due cavie umane della sperimentazione assumono dosaggi farmaceutici sempre più elevati, ma sfuggendo al controllo dei medici si innamorano. Questo amore è il risultato dell’assunzione dei farmaci. Ci si chiede.. NO! Tutto l’amore è una droga: come possiamo fidarci veramente dei nostri sentimenti?

E’ un tipo di teatro che si potrebbe definire “teatro di parola” (un modo teatrale che non ha mai trovato una vera e propria collocazione di “genere”).  Il messaggio perde di valore nel momento in cui viene focalizzata l’attenzione sulla spettacolarità della rappresentazione e progressivamente si perde anche l’attitudine nel riflettere sul perché si è scelto di mettere in scena un determinato testo. L’urgenza di comunicare un messaggio viene relegata ad una dimensione meramente estetica.

Per strada al Teatro Off Off (Roma)

aprile 12, 2018

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Tre nomi da non dimenticare – Francesco Brandi, Tobia Vogel e Francesco Sferrazza Papa – quelli dei protagonisti di questa commedia che (con una regia sconfinante  – anche grazie  a strumenti multimediali -nell’immaginazione e in uno stato onirico-mentale ) ritrae il malessere di una generazione, stretta tra il  rifiuto e la  convenzione. Avrei preferito un finale diverso.. resta comunque una commedia – divertente e carina –  da vedere. Bravissimi i due attori protagonisti.

 

 

Calendar Girls, al Teatro Brancaccio (Roma) 12-15 aprile, sostiene l’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma)

aprile 9, 2018

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Calendar Girls – commedia ispirata da un fatto realmente accaduto, in Inghilterra alla fine degli anni ‘90 – è un testo teatrale scritto da Tim Firth (tratto dall’omonimo film con la regia di Nigel Cole) per la prima volta allestito in Italia.

Questa la storia…   Un gruppo di donne di mezza età (tra i 50m e 60 anni) – di un’associazione femminile legata alla chiesa – si impegna in una raccolta fondi destinati a un ospedale nel quale è morto di leucemia il marito di una di loro (Annie).  Stanca di vecchie e fallimentari iniziative di beneficenza, Chris ha l’idea di fare un calendario diverso. Così …. convince le amiche del gruppo a posare nude, in normali attività domestiche, come preparare dolci e composizioni floreali. L’iniziativa riscuote un gran successo (nella realtà Il calendario -inglese – raccolse oltre un milione di sterline ed una straordinaria notorietà!).  Ma l’improvvisa e inaspettata fama, mette a dura prova le protagoniste.

Eccellente il cast che darà vita allo spettacolo: a partire da un’inedita Angela Finocchiaro impegnata a dar corpo e voce ad una provocatoria femmina alfa di provincia, seppellita in un modesto negozio di fiorista, ma con smanie di protagonismo e slanci di generosità. Annie, casalinga a tinte pastello che rinasce alla vita dopo la vedovanza, sarà interpretata da Laura Curino, affiancata da un gruppo di attrici estrose e ardite, le Girls: Ariella Reggio (Jessie), Carlina Torta (Ruth), Corinna Lo Castro (Celia) e Matilde Facheris (Cora), la musicista che fa risuonare le mura della sala parrocchiale di musiche di chiesa virate in rythm and blues e rock sfrenati.   Completano il cast Elsa Bossi, direttrice bacchettona dell’associazione e Titino Carrara, a dar vita al bellissimo personaggio di John, malato terminale che riesce sempre a scherzare su di sé e a sorridere fino alla fine, Stefano Annoni, il barelliere goffo che si trasforma in un fotografo di genio, e la smagliante Noemi Parroni impegnata virtuosisticamente con un poker di personaggi: la conferenziera noiosa, la nobildonna liftata, la giornalista col raffreddore allergico e l’estetista con retrogusto di escort.

Le prime scelte su cui ho basato la regia – sottolinea Cristina Pezzoli – sono state la lingua e il cast, ingredienti indispensabili per mettere in scena questa commedia, che fa molto ridere ma la cui comicità evolve da un fatto drammatico (la morte di John per una malattia terribile quale la leucemia). Credo che sia indispensabile agganciare la forza comica del testo anche a questo: è una risata in faccia alla morte, è la vitalità dei girasoli che cercano la luce opponendosi al buio dello sparire. Ho cercato con Rinaldo Rinaldi, che firma le scene, e con Nanà Cecchi, che firma i costumi, di evidenziare la tavolozza delle stagioni che Tim Firth indica per cogliere e sottolineare la relazione tra le stagioni della natura e quelle della vita”. Con Riccardo Tesi (organettista di fama internazionale e compositore versatile) “le musiche originali dello spettacolo hanno tre anime: quella legata alla musica da chiesa spesso presente come indicazione dell’autore che connota l’ambiente religioso dell’associazione, quella che parte dall’anima nera del rythm and blues e l’ultima legata alla sinfonia delle stagioni”. Circa il calendario, con coraggio e ironia – motivate da una buona causa – le Girls si offrono allo sguardo della macchina fotografica e del pubblico anche per dirci che le stagioni della vita possono continuare a sorprendere.

Tim Firth – autore della sceneggiatura del film e del successivo adattamento teatrale – ha voluto che la messa in scena di Calendar Girls rimanesse sempre collegata ad una iniziativa di beneficenza, come all’origine è stato per il calendario. Lui stesso ha devoluto, all’Associazione Leukaemia Research UK, gran parte delle royalties a lui spettanti per la rappresentazione dello spettacolo.  In linea con le scelte dell’autore, anche questa produzione ha voluto sposare anche durante questa terza tournèe (dopo il Grande Galà Benefico del  2015 e diverse iniziative dedicate alla raccolta fondi, come la vendita di gadget dello spettacolo, disponibili anche su Ailshop)  una iniziativa benefica.

“Abbiamo scelto di dare il nostro sostegno ad AIL-Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma – racconta la protagonista, Angela Finocchiaro – perché è un’Associazione che stimiamo da sempre per i suoi valori, obiettivi e progetti. La possibilità che il nostro lavoro possa affiancare esperienze così importanti ci regala una grande motivazione”.   Uno dei principali obiettivi della mission di AIL è quello di migliorare la qualità di vita del malato e della sua famiglia. Per questo motivo nel corso degli anni sono nate le Case AIL, case alloggio messe a disposizione dei pazienti e dei loro parenti. In Italia sono attualmente 35 le sezioni che offrono il servizio di Casa AIL ai pazienti e ai loro familiari; nel 2014 sono state 277 le stanze messe a disposizione con 546 posti letto e che hanno ospitato 3.120 persone, di cui 1.273 pazienti e 1.847 familiari.

Come lo spettacolo, anche AIL è un’Associazione ad alta rappresentanza femminile, in quanto buona parte dei volontari che la animano sono donne, così come la maggior parte delle volontarie presenti nelle Case AIL. E – come nel fatto accaduto in Inghilterra – tanti volontari AIL, così come le protagoniste della commedia rappresentata, sono spinti all’azione solidale da un’esperienza di vita vissuta.

“IN NOME DEL PAPA RE” – al Teatro dell’Angelo (Roma) 9 – 25 marzo 2018

marzo 26, 2018

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Da un’idea di Antonello Avallone, “IN NOME DEL PAPA RE” – uno dei più grandi capolavori di Luigi Magni, secondo film di una trilogia che vide protagonista la Roma papalina del XIX secolo – si è trasferito dal grande schermo al palcoscenico del Teatro dell’Angelo, a Roma.

Splendido – e di grande pathos (umano, emotivo e d’impegno civico) –  lo spettacolo romano!  Ha ritrattato, con grande maestria ed efficacia,  la decadenza del potere temporale dei Papi a Roma, nell’imminenza della sua trasformazione da sede di un impero, materiale e spirituale, in via di dissoluzione, a capitale di uno stato laico in via di formazione.

Il talentuoso Antonello Avallone ci presenta Monsignore Colombo: il suo disagio esistenziale (per la sua consapevolezza della crisi di un mondo che sta per crollare); e le sue lacerazioni di coscienza, tra ruolo istituzionale e adesione empatica alla modernità rappresentata da giovani rivoluzionari (di cui uno scopre essere suo figlio) in lotta per l’unità italiana.

L’arrivo degli italiani – sottolinea più volte Monsignore Colombo – non è la causa della fine del potere temporale del papa.  E’ in realtà la fine di tale potere che apre la breccia nel muro dell’assolutismo papale.

Molto triste l’annuncio dato da Antonello Avallone alla fine di questo spettacolo.  Per l’esosità della Proprietà (e relativo affitto) il Teatro dell’Angelo – di cui Avallone è stato fondatore e anima – chiuderà nel giungo 2018.

Se sarà vero, questo determinerà la perdita di un buon Teatro, il cui impegno social-culturale è stato sempre notevole.    Spero si trovi qualche soluzione…  

In simili condizioni lo  spettacolo “In nome del papa re” è diventato esse stesso  metafora della crisi del teatro..

 

“Il Piacere dell’onestà” di Pirandello al Teatro Quirino 3 aprile 2018

marzo 26, 2018

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È una commedia in tre atti derivata dalla novella Tirocinio (1905). Ancora una volta Pirandello si serve di un matrimonio «bianco» per creare situazioni che finiscono per svelare la vera natura dei personaggi divertendosi «pirandellianamente» a mettere in ridicolo la falsa rispettabilità degli altri.

Questa la trama.

 Angelo Baldovino accetta la proposta di sposare Agata, messa incinta dal marchese Fabio Colli, che non può sposarla perché già ammogliato. Egli dovrà essere soltanto in apparenza un marito, per salvaguardare la rispettabilità di Agata e consentire al marchese di continuare a frequentarla. Ma – dopo il matrimonio – Agata, non vuole più avere contatti con Fabio.

Il marchese – esasperato – tende una serie di trappole a Baldovino; ma questi lo smaschera di fronte ad Agata, la quale capisce co me Fabio (e altri) siano uomini mediocri, e disonesti, rispetto a Baldovino, la cui onestà e la cui umanità l’ha conquistata.

Geppy Gleijeses, grande interprete pirandelliano affronta il ruolo di Baldovino. Al suo fianco Vanessa Gravina un’eccellenza del Teatro Italiano.

Liliana Cavani dirige l’opera filtrandola attraverso il suo realismo magico.