TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.
Scritto da William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon (e già al teatro con Alberto Lionello e Valeria Valeri, e al cinema con Ugo Tognazzi, Monica Vitti e Barbara Bouchet)L’Anatra all’Arancia è un brillante feuilleton dove i personaggi, con eleganza, si muovono su una scacchiera irta di trabocchetti.
Diretti da Claudio Gregori ( in arte Greg, del duo Lillo & Greg) Emilio Solfrizzi e Carlotta Natoli – che interpretano Gilberto e sua moglie Lisa – sono affiancati in scena da Ruben Rigillo, Beatrice Schiaffino e Antonella Piccolo.
A poco a poco, il cinismo lascia il passo a timori, ad acredine, rivalità e gelosia: in una parola all’Amore. La trasformazione avviene attraverso un viaggio – tra sentimenti – che fa sorridere e riflettere.
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA (1965) è la prima delle undici commedie di Natalia Ginzburg – intellettuale militante e femminista – in cui la scrittrice affronta temi eterni come l’amore, le relazioni, le madri, la morte, la diseguaglianza sociale. Ad una prima lettura vi si percepisce la sensazione di un distacco dai sentimenti (che ricorda Cechov, che la Ginzburg tra adorava) nel senso che nessuno dei personaggi sembra mosso da empatia verso l’altro.
Non Pietro nei confronti della madre e viceversa, non Vittoria nei confronti di Giuliana e viceversa, non Pietro nei confronti di Ginestra e viceversa .
Tutto sembra reggersi o crollare negli obblighi mal sopportati dei vincoli familiari e borghesi (tema sempre presente nell’autrice). Il rapporto tra Giuliana e Pietro può reggere per l’allegria, e con allegria? Lei ragazza randagia sull’orlo del suicidio. Lui non certamente ricco di sentimenti, in lotta, forse inconsapevole, tra un anticonformismo da cui si sente attratto e la gabbia borghese.
“Non sappiamo – sottolinea Emilio Russo- se questa allegria (per i sudamericani è la felicità) ci sarà in seguito. C’è invece una quasi paradossale sincerità nel mostrarsi per quello che si è. Una sincerità a volte brutale che fa ripetere ad entrambi e ossessivamente la domanda (a solo una settimana dal matrimonio e dopo qualche settimana di conoscenza) “perché ci siamo sposati? E’ la formula giusta?”.
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA una commedia buonista e consolatoria?
“No -precisa Russo – I sentimenti invece nel bene e nel male li hanno i personaggi evocati e “viventi” attraverso il racconto (il teatro non è forse questo?) Tanti, tantissimi, che forse sono la vera genialità di questa commedia. Personaggi che costruiscono un mondo intero, ma anche un’epoca segnata da cambiamenti straordinari, che poi dopo pochi anni esploderà nella rivolta, nelle conquiste sociali, nello scontro generazionale, nello scontro di genere, nello scontro politico. Ginzburg fa volare in cielo parole quali tabù, aborto e divorzio, facendo capire al pubblico borghese dei teatri dell’epoca che queste saranno conquiste inevitabili, e che l’amore è libero. Giuliana attraversa molti letti fluidi come si direbbe oggi. Pietro poteva sposarne 18. Addirittura, la vedova Giacchetta vive con uomo sposato”.
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA è un testo comico? Sicuramente, anche irresistibile: “Lo è – precisa il regista – per quel suo ritmo da commedia, nei dialoghi molto efficaci e nella narrazione dei personaggi assenti e assurdi, ma anche molto concreti e riconoscibili da ognuno. Chi non ha conosciuto un poeta maledetto, come Manolo, un’amica zitella col naso arricciato come Elena, una disinibita predatrice di uomini e donne come Topazia, una zia Bigotta come Filippa eccetera? Per questo sono convinto che non sia opportuno modificare, adattare o tanto meno modernizzare il testo. Sono convinto che vada contestualizzato a quella metà degli anni 60 – così lontani e così vicini – e far risuonare parole e situazioni al cuore e all’intelligenza del pubblico del tempo presente.
Con un numero eccezionale di dipinti autografi, e un percorso tra opere rare e nuove scoperte, – organizzata in occasione del Giubileo e curata da Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi, Thomas Clement Salomon – “Caravaggio 2025” è una mostra epocale che permette la visione contemporanea di ben 26 opere di questo grande artista, che con la sua arte rivoluzionaria ha lasciato un’impronta indelebile nella storia.
La sua capacità di rappresentare con crudo realismo i sentimenti umani influenzarono profondamente il contesto (artistico, religioso e sociale) del ‘600.
Il percorso della mostra – articolato in quattro sezioni – copre un arco cronologico di circa quindici anni, dall’arrivo di Michelangelo Merisi a Roma intorno al 1595 alla sua morte a Porto Ercole nel 1610.
Ed offre un viaggio straordinario attraverso la vita e opera di Caravaggio, e i suoi spettacolari ed emozionanti chiaroscuri, colori, luce narrante, e coraggiose composizioni.
Le opere in esposizione sono state concesse in prestito da prestigiosi musei nazionali e internazionali. Tra i prestiti straordinari che arricchiscono l’esposizione spiccano l’Ecce Homo del Museo del Prado e la Santa Caterina proveniente dal Museo Thyssen-Bornemisza. Un contributo fondamentale arriva anche dalla Galleria Borghese di Roma.
Lo cunto de li cunti (1636) è una raccolta, in lingua napoletana, di 50 fiabe di Giambattista Basile in cui si incontrano esseri sovraumani ed extraumani della mitologia popolare (fate, orchi, animali parlanti, vegetali e minerali, e così via) e in cui la cultura popolare si alterna alla letteratura alta.
Le fiabe sono articolate in cinque giornate.
La papera è il primo racconto della quinta giornata. E’ la storia di due sorelle molto povere che riescono a comprarsi una papera che risulta essere “magica” perché invece delle uova fa delle monete d’oro. La loro ricchezza improvvisa provoca l’invidia di alcune comari che – dopo aver cercato anche loro di ottenere le monete d’oro dalla papera senza riuscirci – gettano la papera dalla finestra, proprio quando sotto di essa passa un principe che, credendola morta, la usa per pulirsi dopo avere fatto i propri bisogni. Ma la papera è ancora viva e si attacca al suo sedere. Rimane lì finché non arriva una delle due sorelle. Allora lascia il principe per fare festa alla sua padrona che finisce anche con lo sposare il principe.
Questa in breve la storia originale di Basile.
Emma Dante, ha adattato tale storia e le ha dato il titolo di Re Chicchinella. Con la sua messa in scena (al Teatro Verdi di Salerno dal 13 al 16 marzo 2025) la regista siciliana ha chiuso una trilogia (che include La scorticata e Pupo di zucchero) ispirata alle fiabe – e alle atmosfere barocche -dell’opera di Basile.
In Re Chicchinella, la regista ci fa assistere al dramma del re – interpretato da Carmine Maringola – e al suo dolore fisico: un dramma che si intreccia all’avidità e all’opportunismo di una corte priva di scrupoli che vuole soltanto le uova d’oro che la gallina continua a fare. Già, perché in questa messa in scena non c’è una papera ma una gallina, una gallina vera che compare nel finale dello spettacolo.
E si è parlato anche della gallina nel consueto appuntamento di Giù la Maschera – che si è tenuto il 14 marzo 2025, al Teatro Verdi di Salerno – in cui la compagnia ha incontrato il pubblico e la stampa. L’incontro è stato coordinato da Peppe Iannicelli.
Iannicelli ha ironicamente chiesto se è stato fatto un casting per la gallina… Così il pubblico ha scoperto che la gallina, tutta bianca, ha un nome, si chiama Odette, che nella sua vita ha fatto soltanto un uovo, e che non è sottoposta ad alcun tipo di maltrattamento. A prendersene cura nella campagna siciliana – quando la compagnia non è in tournèe – è uno degli attori presenti all’incontro, che sulla scena interpreta una dama di corte che, insieme alle altre dame, costituiscono il pollaio al cui centro c’è il re: una sorta di coro che rimanda alla tragedia greca!
Hanno preso la parola anche gli attori che – nello spettacolo – interpretano i due paggi servitori del re, che sembrano molto intimi con lui, dal momento che provvedono alla sua igiene, fanno parte della corte e della famiglia reale, anche se in maniera solo marginale.
Intervenendo, la principessa – figlia del re – ha sottolineato come il suo personaggio sia quello sui cui costumi la regista si è più sbizzarrita. E in effetti – in scena – indossa ben tre costumi. Il primo ricorda un abito di prima comunione, bianco, pieno di piume bianche, col fiocco rosso, che richiama chiaramente la gallina. Il secondo è uguale a quello indossato dalle altre dame. Il terzo è tutto nero, molto ricco nelle guarnizioni.
Per gli altri attori ci sono costumi minimi: per lo più corpi nudi imperfetti.
Maringola – interprete del re – ha sottolineato come sia stato difficile mettere in scena questo racconto di Basile: ha richiesto un anno e mezzo di preparazione e un grande lavoro di regia. L’attore si è soffermato sulla ricchissima lingua adoperata (che passa dal napoletano all’italiano al francese) che è stata oggetto di studio continuo; sul copione sottoposto a diverse limature nel tentativo di riportare anche il testo di Basile e le sue parole; su temi che vanno dall’invidia al potere, e ciò che esso rappresenta (il luccichio, la ricchezza, le uova d’oro).
Maringola ha anche ricordato come l’idea della regista sia stata di raccontare la storia dal punto di vista del re che, piegato dalle sofferenze, a un certo punto dice “in questa corte siete tutti delle maschere”, e poi alla fine lentamente si spegne.
Alla domanda su se il pubblico non partenopeo possa seguire una lingua così ricca e difficile Maringola risponde che può partecipare perché gli attori in scena recitano con il corpo oltre che con le parole.
La recente visita in Cina del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contribuito in maniera significativa a rafforzare i legami tra Italia e Cina, confermando l’importanza di un dialogo continuo tra i due Paesi.
Al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma è ora visitabile la mostra “Accademia Nazionale di Pittura Cinese. 55 artisti in mostra” – curata da Xu LianeFranco Wang e ideata in occasione del 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese – che ospita opere di 55 artiste e artisti di generazioni diverse, provenienti dall’Accademia Nazionale di Pittura della Cina, principale istituzione della Repubblica Popolare Cinese per la ricerca, e creazione, artistiche.
L’approccio meticoloso e la ripetizione di matrice confuciana, si discosta dalla costante ricerca di caratterizza l’Europa e l’arte contemporanea. Grazie a numerosi viaggi in Europa fin dagli inizi del XX secolo, gli artisti cinesi si sono confrontati con le influenze artistiche occidentali, ma senza rinunciare alla propria identità.
Da qui un linguaggio visivo innovativo, ma che conserva un legame con la tradizione. Le loro opere, realizzate con strumenti e materiali tradizionali della pittura cinese (carta di riso, con acquarelli opachi, inchiostro e pennelli cinesi)- e spesso accompagnate da iscrizioni calligrafiche e sigilli tradizionali – manifestano l’incontro tra culture diverse (aperte al confronto e allo scambio) ma evidenziando l’esigenza, e capacità, della cultura orientale di mantenere vivo il legame tra tradizione e innovazione.
Gli artisti studiano i capolavori orientali del passato per apprendere tecniche consolidate, ma al tempo stesso arricchiscono la loro eredità con uno stile e una personalità propri, ampliando, costantemente temi, contenuti e linguaggi. Per esempio – che si tratti di paesaggi reali o immaginari – emergono sempre tracce della presenza umana, come un rifugio su una montagna, la pioggia che colpisce un villaggio o il fumo che sale dalle case nei campi. E tra i soggetti entrano donne, bambini, lavoratori, e scene di vita quotidiana.
E’ una bella mostra – da fascino orientale – interessante e da vedere.
Dopo il successo di Giulio Cesare in Egitto della stagione 2022/2023, anche quest’anno il cartellone ospita un capolavoro barocco: Alcina di Händel, con la direzione di Rinaldo Alessandrini, e la regia del pluripremiato regista libanese Pierre Audi. Il Coro è diretto da Ciro Visco. I protagonisti sono: il soprano Mariangela Sicilia e il controtenore Carlo Vistoli, interpreti di Alcine e Ruggiero. Quest’ultimo, nelle repliche del 21 e 26 marzo, è interpretato da Tamar Ugrekhelidze . Completano il cast Caterina Piva, nel ruolo en travesti di Bradamante/Ricciardo, Anthony Gregory in quello di Oronte, Mary Bevan che interpreta Morgana, sorella di Alcina, e infine Silvia Frigato (Oberto) e Francesco Salvadori (Melisso.
Gran bello spettacolo! Voci e musiche stupende, scenografie e coreografie coinvolgenti. Una marea di emozioni.
Questa la sua trama.
Sull’isola magica di Alcina si ritrovano diversi personaggi, alcuni spinti dalla volontà di ritrovare affetti perduti – vittime della maga che li ha trasformati in animali o elementi naturali – e altri in preda all’amore (anche se non corrisposto). L’intreccio di relazioni si risolve di pari passo con il lento e progressivo crollo del mondo magico di Alcina. Mentre lei piange il suo perduto potere, gli eroi tornano alle fattezze primitive. E l’amore trionfa.
Audi immerge la vicenda del libretto di autore ignoto – adattato da L’isola di Alcina di Riccardo Broschi, basato sull’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto – in un’ambientazione elegantemente essenziale, dove le scene minimali e i costumi diPatrick Kinmonth rimandano a un Settecento raffinato. Le luci di Matthew Richardson esaltano una regia che mette in primo piano la gestualità degli interpreti.
Calibano – rivista di attualità culturale dell’Opera di Roma (per ogni numero, è possibile leggere gratuitamente una selezione di saggi, in italiano e in inglese, nella sezione “Calibano” del sito dell’Opera di Roma) – esce in libreria ogni quattro mesi con un volume monografico legato a un’opera e a un tema ad essa correlata.
Dopo il numero 0, pubblicato a gennaio 2023, su Aida e il razzismo, la rivista ha poi esplorato il femminismo con Madama Butterfly, il postumano con Mefistofele, il proibito con Salome, l’outsider con Peter Grimes e il potere con Simon Boccanegra. IL sesto numero “Alcina. L’incantesimo del mondo” – che esce in occasione dell’Alcina di Händel in scena al Costanzi dal 18 al 26 marzo 2025) – è dedicato alla magia.
Nei secoli, e ancora oggi, streghe, maghe e incantatrici rappresentano il sovvertimento di un ordine precostituito, devoto al raziocinio e all’efficienza.
Attraverso di esse, questo numero di Calibano si interroga sul bisogno odierno di re-incantare il mondo, e sull’universo di credenze e fenomeni soprannaturali che ancora sollecitano l’umanità:
Paolo Pecere si interroga sulle possibilità che l’animismo e l’ecologia offrono per reinventare una visione del mondo e dei rapporti fra uomini, animali e natura
Giulia Paganelli ci conduce alle radici del mito delle streghe e del sabba, tra falsi storici e artificiose ricostruzioni.
Annalisa Perrotta, docente esperta di Rinascimento, scritture femminili e studi di genere, si concentra sul potere incantatorio e seduttivo delle protagoniste femminili dell’Orlando Furioso di Ariosto e dell’Orlando Innamorato di Boiardo: Angelica, Dragoncina e Alcina.
Dalla magia narrata in letteratura si passa poi al teatro barocco e ai suoi meravigliosi marchingegni scenici con un testo di Davide Daolmi
Michela Garda scrive sul potere incantatorio della voce, cuore pulsante dello spettacolo operistico
Andrea M. Alesci ci conduce tra gli incantesimi nascosti fra le lettere, con un saggio dedicato alla magia delle parole,
Dei più clamorosi casi di astrologi, illusionisti e ipnotizzatori della tv italiana racconta invece Alberto Piccinini.
Le rubriche sono di Loredana Lipperini, Domitilla Pirro e Giuliano Danieli. Questo numero ospita un racconto inedito di Claudia Durastanti e la testimonianza di una strega, Sofia Righetti Nottegar., Tutte le illustrazioni, compresa per la prima volta anche l’immagine di copertina, sono state realizzate dall’artista Lucio Arese con un software di intelligenza artificiale.
“La magia è un fenomeno antichissimo, connaturato con l’uomo stesso e con ciò che lo circonda – dice Paolo Cairoli, direttore di “Calibano” –. Nonostante questo, il soprannaturale è stato la scusa per una guerra di genere drasticamente misogina, volta a disciplinare il corpo delle donne, riconducendolo nell’alveo del capitalismo patriarcale, facendone uno strumento di riproduzione, parte del generale processo di accumulazione».
Il compleanno di Mare Vivo – 40 anni di vita ostinatamente dalla parte del mare – è stata una bella occasione, sia per essere contagiata dalla passione travolgente delle sue fondatrici (ed equipe) sia per conoscere quanto finora realizzato dalla storica Associazione, ora Fondazione: dalla tutela degli ecosistemi, all’istituzione delle Aree Marine Protette, alla lotta all’illegalità, ecc.Mare vivo è nato da una felice intuizione di Rosalba Giugni – napoletana, figlia di armatori e subacquea – con la missione di difendere l’ecosistema marino. “Sono partita insieme a Carmen di Penta – racconta Rosalba Giugni Presidente Marevivo – per la grande avventura, fondando un movimento per difendere ciò che amavamo. Da una visione a un metodo, il nostro percorso in questo lungo tempo è passato dalle pulizie delle spiagge, dalle nostre prime azioni definite inutili, alle leggi per proteggere l’ecosistema marino. Abbiamo capito che, per incidere in maniera seria e duratura, bisognava avere il mondo della scienza al nostro fianco, fare educazione attraverso le scuole e le grandi campagne di sensibilizzazione e infine promuovere regole comuni per affrontare gli assalti che subisce il mare. Tanti successi, tante sconfitte e tanti progetti futuri. Non ci fermiamo mai, contando sempre in un effetto domino che faccia cambiare la rotta ad una civiltà che sta portando la nostra specie, e non solo, alla sesta estinzione di massa”.
Mare vivo – attraverso le campagne nazionali e internazionali messe in campo in questi anni – ha raggiunto obiettivi straordinari.
ISTITUZIONE AREE MARINE PROTETTE (AMP) – Fondazione Marevivo è stata protagonista dell’istituzione delle Aree Marine Protette: da Ustica nel lontano 1986 al Santuario dei Cetacei, dalle Tremiti al Parco Sommerso di Gaiola, da Portofino alle isole Pelagie, dalle Egadi all’ultima istituita a Capo Milazzo con Decreto 17 maggio 2018. Marevivo fa parte del Consorzio di Gestione di quest’ultima AMP, insieme al Comune di Milazzo e all’Università degli Studi di Messina.
STOP AI COTTON FIOC NON BIODEGRADABILI (2019) E ALLE MICROPLASTICHE NEI COSMETICI DA RISCIACQUO (2020) E STOP AI BICCHIERI DI PLASTICA (2020) – Marevivo è stata la prima organizzazione in Italia a richiamare l’attenzione sul problema delle microplastiche nei cosmetici, contribuendo a presentare una proposta di legge per chiederne il divieto. La legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2020 e vieta le microplastiche nei prodotti cosmetici da risciacquo. La Fondazione, in collaborazione con altre associazioni, ha chiesto il divieto di produrre e commercializzare cotton fioc non biodegradabili, contribuendo a far depositare alla Camera una proposta di legge per chiederne il bando. La legge è entrata in vigore il 1 gennaio 2020. I bicchieri di plastica contribuiscono a circa il 20% dei rifiuti marini e in Italia se ne consumano tra i 16 e i 20 milioni al giorno. Marevivo ha ottenuto l’inclusione dei bicchieri di plastica nel recepimento italiano della Direttiva sulla Plastica Monouso (SUP – Single Use Plastic).
DIVIETO DI PESCA DELLE OLOTURIE (2018-2025) – Le oloturie sono organismi bentonici indispensabili per l’ecosistema marino grazie alla loro capacità di ossigenare l’acqua e purificare i fondali. A causa della domanda molto elevata da Paesi dove sono considerati cibi di lusso, i cosiddetti “cetrioli di mare” sono diventati altamente minacciati negli ultimi anni. Con il contributo di Marevivo, è stata approvata e rinnovata con il Decreto Ministeriale italiano n. 13130 la proibizione di pescare, trattenere a bordo, trasbordare e sbarcare esemplari di oloturie. Marevivo sta lavorando per trasformare il decreto, rinnovato di anno in anno, in legge dello Stato.
DIVIETO DI CATTURA DEI DATTERI DI MARE (1988-2022/23) – Nonostante il divieto di cattura, trattenuta a bordo delle imbarcazioni, trasbordo, sbarco, stoccaggio, vendita e trasporto, le cozze di dattero continuano ad essere oggetto di pesca illegale. Dal 1988, grazie a Marevivo, è vietato pescare datteri di mare e datteri bianchi per un periodo di due anni con qualunque sistema di pesca in tutte le coste italiane. Inoltre, Marevivo ha contribuito a promuovere la prima legge di protezione, il Decreto-legge n. 381 del 25 agosto 1988, relativa alle procedure legali contro i bracconieri.
MESSA AL BANDO DELLE SPADARE – Le reti spadare sono dispositivi estremamente pericolosi per la fauna marina e per questo, anche grazie al lavoro di Marevivo, illegali in Italia dal 2002 quando l’Unione Europea le ha dichiarate fuori legge, ma nonostante questo continuano a essere utilizzate minacciando gli ecosistemi marini.
LA LEGGE SALVAMARE (2018-2022) – Ogni anno finiscono nel Mediterraneo 230.000 tonnellate di rifiuti di plastica. L’appello all’azione di Marevivo negli anni è stato ascoltato e nel 2022 il Parlamento ha finalmente approvato una legge che prevede misure concrete per ridurre l’inquinamento da plastica, la cosiddetta “Legge Salvamare”, su cui Marevivo ha lavorato sin dal 2018. La norma ha l’obiettivo di risanare l’ecosistema marino e promuovere l’economia circolare, prevedendo anche l’installazione di sistemi di raccolta alla foce dei fiumi, al fine di fermare la plastica prima che arrivi in mare. La “Legge Salvamare” oggi La manca di quasi tutti i decreti attuativi, fondamentali perché la norma venga applicata concretamente, per questo Marevivo si batte da oltre due anni affinché i decreti vengano emanati al più presto.
“ONLY ONE- ONE PLANET – ONE OCEAN – ONE HEALTH : campagna internazionale, la sedicesima, sulla transizione ecologica
Ma c’è ancora molto da fare per contrastare le gravi criticità che affliggono il mare: la crisi climatica, l’overfishing, l’inquinamento, la perdita della biodiversità e lo sfruttamento dei fondali marini profondi (deep-sea mining).
NO AI GRANDI EVENTI SULLE SPIAGGE E NEI SITI NATURALI (02-08-2022) – Ad oggi 66.000 persone hanno firmato la petizione lanciata dalla Fondazione su Change.org.
STOP AL PACKAGING IN PLASTICA USA E GETTA (2023) – Marevivo, in collaborazione con Zero Waste Italy, ha lanciato la campagna #BastaVaschette per dire no all’imballaggio in plastica usa e getta per frutta e verdura. La campagna è in linea con le nuove normative europee sull’imballaggio (il Regolamento sull’Imballaggio e i Rifiuti di Imballaggio – PPWR – approvato dal Parlamento europeo nel dicembre 2024, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE a gennaio 2025) e con la proposta dell’UE per limitare l’uso di imballaggi in plastica usa e getta, promuovendone il riutilizzo e il riciclo.
IL MARE A SCUOLA (ottobre 2024) – La campagna “Il Mare a Scuola”, realizzata da Marevivo in collaborazione con la MSC Foundation, sotto il patrocinio dell’Ocean Decade (2021-2030) – il piano decennale UNESCO dedicato alle scienze marine, alla protezione degli oceani e allo sviluppo socio-economico sostenibile – e il supporto della Fondazione Dohrn, ha voluto ribadire l’urgenza di inserire lo studio del mare e degli oceani nelle scuole di ogni ordine e grado.
LA BATTAGLIA PER IMPEDIRE NUOVI SCARICHI NEL PARCO SOMMERSO DI GAIOLA minacciato dal PRARU – il Progetto di riconfigurazione della rete fognaria del Sito di Interesse Nazionale Bagnoli-Coroglio, che prevede di far confluire gli scarichi di piena dell’intero bacino idrografico a Ovest di Napoli all’interno della Zona Speciale di Conservazione Europea “Rete Natura 2000” – un Piano, a cui è stato dato il via libera da un decreto firmato dal Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero della Cultura. Attraverso lettere di diffida, comunicati stampa, iniziative di protesta, il ricorso al Tar della Campania, la Fondazione, capofila della comunicazione del Coordinamento Tutela Mare “Chi Tene o’ Mare”, ha manifestato la sua assoluta contrarietà alla realizzazione del secondo scolmatore ed è ora in attesa della decisione del Tribunale Amministrativo della Campania
“Sior Todero Brontolòn” – scritta nel 1761 e presentata al Teatro San Luca di Venezia l’anno successivo – è una commedia di Carlo Goldoni accolta sempre con molto calore. Al teatro Quirino di Roma, di questo classico del teatro italiano – sempre attuale – Paolo Valerio e Franco Branciaroli offrono una nuova e inaspettata interpretazione.
Sior Todero – come carattere – rientra nel modello dei rusteghi, ma dei quattro burberi veneziani perde qualsiasi accento bonario.
La trama lo vuole avaro, imperioso, irritante con la servitù, opprimente con il figlio e la nipote, diffidente e permaloso verso il mondo.
Ma – a fronte di una figura di protagonista tanto imponente e attrattiva – si ritrova il ruolo sottile e risolutivo che Goldoni, nella commedia, affida al mondo femminile: l’unico pienamente positivo. Sarà l’alleanza fra la coraggiosa nuora del vecchio avaro e l’intelligente vedova Fortunata a salvare la giovane Zanetta da un matrimonio impostole per mero interesse e foriero di infelicità.
Zanetta “sarà riconsegnata all’amore generoso e vero in un finale che – in tempi in cui il concetto di “patriarcato” domina le nostre cronache nelle sue accezioni più distorte e plumbee – intreccia in prospettiva, alla gioiosità della risoluzione, una venatura di turbamento”.