“Penso oggi a Otello – sottolinea il regista Marco Carniti – come a una tragedia totalmente moderna… una storia di violenza che si consuma tra le quattro mura di un ambiente domestico… un dramma psicologico a tinte forti. Otello è la denuncia di una condizione di fragilità che non lascia scampo per nessuno. Otello è nero. Ma il nero è in tutti noi. Tutti siamo vittime di una parte oscura di noi stessi che ci rende vulnerabili e autodistruttivi facendoci precipitare nel vuoto e nell’oscurità”.
Otello diventa vittima e complice al tempo stesso della sua autodistruzione seguendo un percorso da lui stesso approvato.
“Tutti – sottolinea Carniti – sono marionette nelle mani di Iago. Iago monta e smonta continuamente lo spazio scenico per modellarlo alle esigenze del suo piano diabolico delimitandolo con labirinti e cancelli come a formare un lungo corridoio, un imbuto capovolto, che via via restringe il campo d’azione isolando i personaggi e le singole scene come in frammenti cinematografici. E trionfa il suo genio”.