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Arlecchino a Giù la maschera del Teatro Verdi (Salerno, 28 febbraio 2025)

marzo 2, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il 28 febbraio 2025, al Teatro Verdi di Salerno, nell’oramai ben noto appuntamento “Giù la Maschera”, la compagnia che ha messo in scena lo spettacolo Arlecchino? (scritto e diretto da Marco Baliani ) ha incontrato il pubblico..

Come osservato da Andrea Pennacchi –  interprete di Arlecchino – c’erano molte attese su questo spettacolo!

La storia raccontata è quella di Arlecchino il servitore di 2 padroni (1745) di Carlo Goldoni. E ovviamente, nel corso dell’incontro coordinato da Peppe Iannicelli, non si poteva non citare la celeberrima messa in scena di Giorgio Strehler (1947) al Piccolo Teatro di Milano, citata anche nello spettacolo.

Nella  messa in scena a Salerno, il testo originale di Goldoni è rispettato, ma “rotto” da interventi degli attori che –  in ogni spettacolo  e  ogni sera –  portano qualcosa di nuovo, così come avviene nella Commedia dell’Arte.  La lingua veneziana di Goldoni essendo di maniera è stata limata.  E sono state inserite canzoni divertenti che si alternano al testo in prosa.  

Così, ì viene fuori una rilettura inedita della maschera più celebre della Commedia dell’Arte.

La forza dello spettacolo – sottolinea ancora Pennacchi – sta nel fatto che Arlecchino è parte di un gruppo. Da solo, non emerge più di tanto.   Gli attori interpretano, ciascuno, più ruoli: ad esempio, Brighella, che indossa la maschera, e l’innamorato senza maschera, sono interpretati dallo stesso attore.

Tutti sono veneti.  Lo spettacolo ha quindi radici venete.  E nasce anche – come è stato osservato – da una grande invidia per il teatro campano napoletano.  La tradizione napoletana e la veneta interagiscono.

Portando il teatro veneto in Italia, l’intento di questo spettacolo è di ravvivare la tradizione veneta.

Arlecchino? al Teatro Verdi di Salerno (27 febbraio – primo marzo 2025)

febbraio 27, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

L’Arlecchino che Andrea Pennacchi porta in scena in una commedia dirompente (che ricostruisce la tradizione dopo averla intelligentemente tradita) è un Arlecchino mai visto “che – come sottolinea lo stesso Marco Baliani (autore e direttore)- riunisce stilemi diversi, frammenti di cabaret, burlesque, avanspettacolo, commedia, dramma, un gran calderone ultrapostmoderno che inanella, via via, pezzi di memoria della storia del teatro”.   

Suoi complici  sono Marco Artusi, Maria Celeste Carobene, Miguel Gobbo Diaz, Margherita Mannino, Valerio Mazzucato e Anna Tringali – attori appartenenti alla grande tradizione del teatro veneto – che calandosi in ruoli tra loro diversi danno vita alle proteste di attori sottopagati come alle vorticose azioni dei personaggi della commedia che pur devono rappresentare.

“Le musiche di Giorgio Gobbo, eseguite dal vivo da Matteo Nicolin accompagnato dalla batteria di Riccardo Nicolin – precisa ancora Baliani si infilavano come blitz sorprendenti costringendo gli attori a divenire anche danzanti e cantanti”.  La  scenografia di Carlo Sala è semovente, mobile e semplice  “grazie agli stessi attori che si fanno operai macchinisti modificando la scena di continuo come avvenissero improvvise folate di vento, a volte in forma di bufera a volte come zefiro primaverile”.

Per Baliani “ il testo febbrilmente rimaneggiato ogni giorno a partire dalle intuizioni che sorgevano in me vedendo all’opera la creatività degli attori, è trascritto con solerzia da Maria Celeste Carobene.  Le parole che vengono fatte volare sono anch’esse leggere, eppure, eppure, come accade davvero nella vera commedia, arrivano stilettate e spifferi lancinanti che parlano dei nostri giornalieri disastri di paese e di popolo, così che i terremoti scenici ci ricordano il traballare quotidiano delle nostre esistenze”.