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A Giù la Maschera: incontro con Les ballets Trockadero de Monte Carlo (Teatro Verdi di Salerno, 7 marzo 2025)

marzo 8, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Raffaele Morra – il 7 marzo 2025 – a Giù la Maschera ha incontrato il pubblico del Teatro Verdi di Salerno, per parlare della Compagnia Les ballets Trockadero de Monte Carlo, in scena a Salerno dal 6 al 9 marzo.

Stimolato dalle domande di Peppe Iannicelli, come sempre coordinatore di questi incontri, Morra ha innanzitutto – rapidamente – ricordato la storia della Compagnia di cui fa parte dal 2001. Lui è stato il primo italiano entrato in questa a Compagnia che, contraddistinguendosi per la sua internazionalità, raccoglie bravi ballerini provenienti da tutto il mondo. Il nome “Trockadero” è stato preso da un locale di San Francisco.  

La Compagnia è infatti nata negli anni Settanta in America: anni caratterizzati da forti scontri sociali, messaggi di protesta, richieste di liberazione del corpo, ma anche anni in cui la danza ha goduto di grande popolarità.   Proprio su questa scia, in quegli anni, dei ballerini – tutti maschi – si sono uniti per dare origine ad una Compagnia che metteva in scena una parodia del balletto classico.  

I suoi componenti, che in scena indossavano costumi femminili – a volte meravigliosi – mostravano il loro fisico maschile. Successivamente sono stati introdotti anche costumi maschili.  E soprattutto ballavano sulle punte.  Un tipo di ballo questo che – osserva Morra – sta avendo una nuova ondata di popolarità, non solo in America.  La punta sta infatti diventando uno strumento! Ed è anche accettata nelle scuole perché consente di allungare i muscoli.

Il loro Lago dei cigni è ancora in repertorio: e c’è anche nello spettacolo in scena a Salerno.

Si tratta di una Compagnia itinerante, una sorta di famiglia, in cui i ballerini sono giocatori di squadra. Le priorità sono sempre quelle della Compagnia.

E’ Morra che apre lo spettacolo Trockadero.  E – ogni volta – annuncia i balletti che saranno eseguiti e i nomi delle ballerine che si esibiranno, che però in realtà sono, come abbiamo detto, tutti maschi. Così fin da subito dà l’indizio che quello che si vedrà sarà uno spettacolo di danza caratterizzato da “humour” e divertimento, una sorta di parodia dei canoni del balletto classico.

Mentre lui parla sulla scena scorre un cigno di cartone… E nella Morte del cigno le piume che cadono per terra dal tutù bianco del ballerino , in maniera efficace e divertente, contribuiscono a dare l’idea di quanto sta accadendo….

Passando poi  a parlare di come lo spettacolo è stato ricevuto dal pubblico nel corso degli anni e nei vari paesi del mondo in cui la Compagnia si è esibita, inizialmente – ha osservato Morra – c’è stata una ricezione un po’ fredda (con persone che se ne sono andate prima della fine dello spettacolo) ma nel complesso la Compagnia è bene accettata perché cerca di mettere il pubblico a suo agio, a volte anche con  improvvisazioni che  suscitano la risata. Il pubblico ride molto soprattutto nei paesi anglosassoni ma forse perché – osserva Morra – durante gli intervalli si ferma al bar a bere…

Negli anni che l’America – e il mondo – stanno vivendo oggi, la Compagnia dovrà confrontarsi di nuovo con pubblici conservatori. Ma cercherà ancora di far ridere, e di far divertire il pubblico. La parola chiave è Enjoy.

A giù la maschera, piacevole incontro con Arturo Brachetti (Teatro Verdi, 15 marzo 2024)

marzo 15, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Con le fiabe, la danza del vestito, la sabbia che crea, le canzoni famose e i loro cantanti, SOLO – in scena al Teatro Verdi di Salerno fino a domenica 17 marzo –  è una grande festa dell’immaginazione creativa, e dell’inventiva. Non mancano elementi inquietanti, quali l’ombra (dell’artista) e la frantumazione finale che – tra forti effetti speciali di musica ed immagini – vorrebbero mettere fine all’immaginazione creativa. Ma questa rinasce.

E si può riprendere a volare…

A “Giù la Maschera” – al teatro Verdi di Salerno – Arturo Brachetti ha incontrato il pubblico e la stampa. In questo piacevolissimo incontro, l’artista si è mostrato estremamente generoso non solo nel dare informazioni sullo spettacolo, ma anche nel parlare di sé e della sua vita privata. Ha rilevato di come lui abbia per l’anagrafe 67 anni ma di come gliene diano al più 47. Infatti il suo aspetto è estremamente giovanile e così anche il suo viso. E’ grazie al DNA, ha osservato, ma anche perché segue una dieta sana, fa ginnastica, non fuma, non beve, non prende droghe, e fa l’ozono terapia! E cerca di imparare sempre qualcosa di nuovo, ogni giorno. Ha ricordato anche la sua famiglia, e di come tutto sia iniziato quando da bambino ha iniziato a interessarsi agli esercizi di magia.

“Brachetti – passando allo spettacolo SOLO – si immedesima con i personaggi che interpreta, talmente numerosi?”: gli ha chiesto Peppe Iannicelli . “No – ha risposto l’artista – Ogni personaggio ha una durata breve (a volte di qualche minuto) Sarebbe dunque impossibile.  E poi in scena c’è l’attore, e c’è Brachetti che controlla tutto. Lui segna i gol, grazie alle persone che lavorano con lui (e che gli passano la palla) con cui si relaziona continuamente per trasformarsi. Sarebbe interessante girare un documentario nel back stage per fare vedere al pubblico cosa avviene dall’altra parte”.

Per Brachetti, ci sono tre tipi di domande che – di solito – il pubblico gli rivolge. La prima domanda, la più superficiale, riguarda le sue trasformazioni e su come sia possibile che egli si trasformi così rapidamente, a volte in una frazione di secondo. Le seconde rivelano il retroterra culturale delle persone che gliele rivolgono,  se in grado di vedere sulla scena dei dettagli, come la presenza di un quadro che ricorda un pittore importante e cose di questo tipo. Infine ci sono le domande di tipo emotivo, le più profonde, come ad esempio la domanda che gli ho fatto io quando gli ho chiesto di soffermarsi sulla presenza dell’ombra (la sua ombra) sulla scena, una presenza che colpisce lo spettatore perché si insinua in maniera inquietante nella grande festa – di immaginazione creativa, di fantasia e innovazione – che caratterizza lo spettacolo, che si chiude con la disgregazione finale di tutto il processo creativo, attraverso una incredibile potenza di immagini e di suoni, che si placa nel momento in cui lui, comincia a volare di nuovo.   L’ombra – precisa Brachetti – rappresenta la parte razionale dell’io, quella che si vede sulla terra o sul muro, che spinge a tenere i piedi per terra, a non guardare al cielo, a non volare, a rimanere ancorato alla realtà.

L’incontro si è concluso con Brachetti che ha fatto  selfie con il pubblico spiegando alle signore che per farli venire bene bisogna avere la luce di fronte perché la luce attenua le rughe….

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