Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.
A Salerno, venerdi 31 gennaio 2025, a Giù la Maschera – evento coordinato da Peppe Iannicelli, tenutosi al Teatro Verdi – Alessio Boni, Antonella Attili e gli altri attori della compagnia, protagonisti dello spettacolo Iliade. Il gioco degli dei, hanno incontrato pubblico e giornalisti.
Ed ecco alcune delle riflessioni scaturite nel corso del loro dialogo.
Per Boni, l’Iliade è lo specchio di noialtri. A suo avviso, per una serie di motivi (abbiamo case comode, il cibo non ci manca, stiamo al caldo) – rispetto al tempo dell’Iliade – la nostra ferocia si è un po’ placata. Ma poi ritorna.
Come impulsi noi siamo ancora là: la nostra ferocia è solo sedata.
Lo spettacolo – ora in scena al Teatro Verdi di Salerno – inizia con una riunione degli dei su una spiaggia. Questo per mostrare che non sono sul piedistallo. E non hanno più il potere. Gli dei – facendo un po’ ridere – si divertono a rievocare la guerra: come Ares (dio della guerra) che non a caso risulta alquanto deficiente, e bisognoso di cure.
Con le loro scaramucce gli dei rappresentano la commedia. La tragedia tocca ai mortali.
Il lavoro è corale. E l’antico è contemporaneo.
Gli attori recitano più ruoli. Alessio Boni è sia Achille che Zeus. Afrodite, Calcante e Andromeda sono interpretate dalla stessa attrice. Afrodite usa come arma di seduzione e di morte il ventaglio così come si fa nella cultura giapponese. Ma c’è anche chi – come Teti – interpreta un solo ruolo.
Per sottolinearne il dualismo, gli eroi indossano delle maschere: non si vede quindi il volto dell’attore.
L’idea dell’uomo marionetta è antica. Risale al Rinascimento e – poi – c’è il teatro delle marionette!
Gli dei invidiano i mortali perché per loro l’amore e l’amicizia sono sentimenti forti: basti pensare ad Achille che ammazza Ettore non per la guerra ma perché lui ha ammazzato il suo amico Patroclo. Ma, a differenza dei mortali, gli dei nella loro immortalità si annoiano. Sono superbi e capricciosi. Non saranno mai degli eroi. Vorrebbero esserlo ma non lo sono. Non vivono le emozioni. E sono meno noti: basti pensare che Achille è più famoso di Zeus!
All’ osservazione di come, nel loro spettacolo, siano bellissimi i costumi, le maschere, le luci – e di come la scenografia sia davvero magica – Alessio Boni commenta che, in teatro, l’aspetto visivo è molto importante. Nel corso degli anni, di uno spettacolo, quello che ricordiamo sono le immagini, mentre dimentichiamo le parole. E’successo a lui. Da ragazzo ha visto il Macbeth di Carmelo Bene. Ancora oggi, ricorda la scena in cui – mentre lady Macbeth vuole ripulirsi le mani insaguinate – si vede una macchia di sangue su un letto bianco, che da piccola diventa sempre più grande finché tutto si colora di rosso.
L’incontro si è concluso con molti applausi a tutta la compagnia.
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