Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea – per assicurare un equilibrio di genere nell’esecutivo Ue – avrebbe voluto che gli stati membri, nella composizione del collegio di commissari , proponessero un uomo e una donna. Ma – visto che il suo invito non è stato accolto – la Commissione europea è oggi composta da 16 uomini e 11 donne. Tuttavia – negli Orientamenti politici del suo secondo mandato – la Presidente si è impegnata per una nuova Strategia per la parità di genere, che dovrà accelerare la riduzione dei gap occupazionale e salariale tra uomini e donne, combattere norme discriminatorie e stereotipi, risolvere l’equazione per cui le donne sono ancora sovrarappresentate nelle posizioni meno retribuite e sottorappresentate nei ruoli decisionali.
Così, alla vigilia dell’8 marzo, la giornata internazionale dei diritti delle donne, Hadja Lahbib, Commissaria Ue per la Parità e la Gestione delle crisi ha presentato una nuova Tabella di marcia per promuovere l’agenda per la parità di genere. Di fronte ad una inquietante tendenza (nell’Ue e nel resto del mondo) a fare passi indietro nelle stesse conquiste della lotta per i diritti delle donne, la Commissione europea ribadisce il proprio impegno a “realizzare pienamente una società paritaria in Europa”: non abbandonerà il suo impegno per i diritti delle donne.
Dall’attuazione della Strategia per la parità di genere 2020-2025 sono tra altro nate nuove norme su:
- la trasparenza retributiva
- l’equilibrio tra vita professionale e vita privata per pari responsabilità di assistenza
- equilibrio di genere nei consigli di amministrazione delle società
- sulla violenza contro le donne (l’Ue si è impegnata ratificando la Convenzione di Istanbul e adottando la prima direttiva in assoluto sulla Lotta alla violenza contro le donne).
Su questa Strategia mi soffermo – abbastanza ampiamente – anche nel mio libro L’Unione Europea Origini Presente Prospettive future Edizioni SIMPLE 2021.
Gli ambiziosi obiettivi della Strategia per il prossimo quinquennio, vanno dall’assenza di violenza di genere (da raggiungere attraverso la prevenzione e una legislazione che definisca lo stupro basandosi sulla mancanza di consenso) al raggiungimento dei “più elevati standard di salute” (il che significa garantire l’accesso delle donne alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi, oltre che promuovere la ricerca medica, le sperimentazioni cliniche, le diagnosi e i trattamenti sensibili alla dimensione di genere) alla necessità di promuovere l’alfabetizzazione finanziaria tra donne e ragazze, al superamento del gender gap nei laureati nelle discipline scientifiche riscontrabile in tutta Europa, ecc.
Le donne sono circa il 39 per cento dei laureati Stem in Italia, ma solo il 26 per cento in Germania. Secondo l’ Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, colmando il divario negli impieghi Stem l’Ue potrebbe aumentare il Pil pro-capite fino al 3 per cento. L’Ue cercherà di “incoraggiare” ragazze e donne a intraprendere carriere nei settori Stem (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica) favorendo al contempo l’impegno di ragazzi e uomini nei settori dell’istruzione, della salute e del welfare
La Tabella di marcia prevede poi di affrontare il divario di rappresentanza a tutti i livelli della vita pubblica e politica, e di garantire meccanismi istituzionali che garantiscano i diritti delle donne e finanziamenti sostenibili per le politiche di uguaglianza di genere e le organizzazioni per i diritti delle donne.