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NORMA di Bellini al Teatro Verdi di Salerno (25-27 aprile 2025)

aprile 23, 2025

Come ben sottolineato nel corso della conferenza stampa del 23 aprile presso il suo  il foyer,  la messa in scena  al Teatro Verdi di Salerno di NORMA (capolavoro di Bellini e pietra miliare del melodramma italiano dell’800) vuole anche essere un omaggio a Papa Francesco: per molti aspetti, questa opera è un inno universale all’amore,  e alla Pace (basti pensare alla celebre aria “Casta diva” in cui si eleva la preghiera “spargi in terra quella pace che regnar tu fai”) .

Lo spettacolo salernitano – con direzione di Michael Balke e regia di Sarah Schinasi, Francesco Aliberti quale maestro del Coro e Alfredo Troisi per scene e costumi – conta anche su un eccellente cast di interpreti: Gilda Fiume (Norma), Mert Sungu (Pollione), Carlo Striuli (Oroveso), Francesco Di Sauro (Adalgisa), Miriam Tufano (Clotilde).

Questa la sua trama.  Norma è una sacerdotessa del popolo dei Druidi nella Gallia sottomessa ai Romani che – innamorandosi del proconsole romano Pollione da cui ha segretamente due figli – viene meno ai suoi voti sacerdotali, e alla fedeltà al suo popolo.  Quando Pollione si innamora di un’altra sacerdotessa, Adalgisa, e vuole abbandonare Norma, questa (come la “barbara” Medea) premedita l’uccisione dei figli.  Successivamente – presa coscienza dell’orrore di questo suo proposito – sceglie di immolarsi come vittima sacrificale sul rogo per propiziare la vittoria del suo popolo sui Romani.   A questo punto, Pollione – riconquistato da Norma – sceglie di salire sul rogo con lei in una morte che diventa trasfigurazione e, forse, riscatto, e trionfo dell’amore!

Nella scrittura del libretto, Felice Romani si attiene in gran parte al  dramma francese di Soumet, ma ne cambia in particolare il finale: Norma risparmia i propri figli, e si accusa pubblicamente (al posto di Adalgisa) affrontando così il sacrificio supremo.

Tutti presenti i temi romantici!  La ribellione verso l’oppressore, la forza della passione amorosa a dispetto dell’ordine costituito, il conflitto in amore, il desiderio di vendetta e l’odio (qui dissolto da un superiore sentimento di pietas), la fusione di individuo e natura.   Ma, probabilmente, il fascino intramontabile di questo capolavoro belliniano nasce dalla sua mescolanza di classicità e romanticismo e – pur nella sua ricchezza musicale – da momenti di asciutta drammaticità che sembrano già guadare verso l’espressionismo.

Nello spettacolo del teatro Verdi, il tentativo – sottolinea Michael Balke – è quello di far coincidere musica ed emozioni.   La regia  – precisa anche Sarah Schinasi –  cerca di tessere una profondità di lettura tale che parole e canto si fondano nei corpi dei cantanti.  

 “La dimensione della mia lettura”  – osserva  la regista – “ è più legata al senso drammatico del laceramento interiore. Tutti i personaggi sono corredati di un profondo e dettagliato mondo interiore. La vita di madre e sacerdotessa della protagonista trova un rifugio di relativa tranquillità nella «domus del bosco».   La scenografia si intreccia con la dimensione psicologica, così come i costumi, meno onirici di come ci si aspetterebbe.   Negli interni, i dettagli richiamano affreschi di eleganti palazzi romani, come quelli campani e pompeiani.  Una quercia è simbolo di connessione con l’energia dell’acqua, dell’aria e della terra, funge da porta tra la vita e l’aldilà.  Questo elemento, frutto del bel lavoro di Troisi, ci ricorda il confine tra il naturale e il soprannaturale, l’apparire e lo sparire di situazioni e personaggi.  E le scene corali sono integrate nell’opera in modo diverso rispetto alla pièce originale dove non appaiono”. 

Insomma,  una NORMA – di splendidi chiaroscuri – da non perdere.