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Nabucco: al Teatro Verdi di Salerno (26-28 dicembre 2025)

dicembre 25, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il  23 dicembre, presso il Palazzo di Città a Salerno– alla presenza del Sindaco  Vincenzo Napoli, del Segretario Artistico Antonio Marzullo e con la coordinazione di Peppe Iannicelli -, si è tenuta la conferenza stampa su Nabucco, il capolavoro di Giuseppe Verdi, in cartellone dal 26 al 28 dicembre 2025 al Teatro Verdi di Salerno. In programma anche il Concerto di Natale del Coro Voci Bianche e il doppio Concerto di Gala di Capodanno. 

Si è sottolineato come la stagione operistica del Teatro Giuseppe Verdi sia iniziata con Wagner e si chiuda con uno dei più grandi titoli di Verdi. Marzullo ringrazia tutti coloro che contribuiscono alla crescita di un Teatro che presta molta attenzione ai giovani e si presenta anche come Teatro d’innovazione.

Nabucco è un’opera potente. A Salerno è diretta da Daniel Oren – con la regia di Plamen Kartaloff – e presenta un cast di altissimo livello, l’orchestra filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno e il Coro del Teatro dell’Opera di Salerno.

Nabucco – terza opera verdiana – fu rappresentata al teatro, alla Scala di Milano, il 9 marzo 1842, e fu subito un grande successo. Verdi dovette apprezzare l’ambientazione biblica del libretto di Solera, e un soggetto incentrato sul dramma di un popolo, gli Ebrei, con cui si identificò il popolo italiano nel momento del suo Risorgimento.   Protagonisti sono gli Assiri oppressori e gli Ebrei ridotti in schiavitù. E’ anche affrontato l’amore della principessa assira Fenena per l’ebreo Ismaele, l’amore paterno di Nabucco per quest’ultima, la gelosia di Abigaille, creduta sorellastra di Fenena, in realtà figlia di schiavi, e anche lei innamorata di Ismaele.

La musica verdiana divenne simbolo del sentimento patriottico del popolo italiano alla ricerca  di una propria identità nazionale. Famoso il “Va’ pensiero sull’ali dorate” del terzo atto, il pianto di un popolo oppresso sulle rive dell’Eufrate. Nella lettura registica di Kartaloff  la scena non riproduce un’epoca storica specifica, costruisce un mondo simbolico in cui conflitti e emozioni diventano universali.

L’opera – suddivisa in 4 parti ognuna con un titolo preciso – è incentrata sulla coralità e su un tema collettivo, quello della liberazione di un popolo oppresso, più che sulle vicende individuali. Il contrasto tra popoli e fedi si manifesta nei cori. Anche quando si assiste – nel terzo atto – all’usurpazione del potere da parte di Abigaille, alla condanna a morte degli Ebrei prigionieri e di Fenena,  in primo piano rimane un popolo che prega, quello degli ebrei.

Nel quarto atto, di fronte alla scena di Fenena condotta a morte, Nabucco – che in precedenza, in un suo delirio di onnipotenza, si era nominato Dio al posto del Dio degli Ebrei – prega il Dio degli Ebrei di salvare Fenena, e libera gli Ebrei. Abigaille si avvelena e chiede perdono dopo la conversione.  

 

14-28 settembre: ritorna OperaCamion del Teatro dell’Opera di Roma

settembre 10, 2025

OperaCamion è un progetto del Teatro dell’Opera di Roma promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura. È finanziato dall’Unione Europea, Next Generation EU nell’ambito del PNRR, e rientra tra gli Interventi de “Il Giubileo dei Pellegrini: eventi artistici e culturali nella città di Roma, dal centro alla periferia.

L’iniziativa rientra quindi  in una strategia culturale più ampia del Teatro dell’Opera di Roma. Ed ha l’obiettivo quello  di portare l’opera fuori dai luoghi tradizionali, trasformando spazi urbani e periferici in teatri accessibili e inclusivi. 

E’ gratis.  Gli spettatori – grandi e piccoli – portano le sedie da casa, si ritrovano in piazza e diventano parte di un rito collettivo, dove la cultura si fa accessibile, conviviale e popolare.

Il titolo scelto per questa nuova edizione di OperaCamion è Tosca, l’opera romana per antonomasia, storia di amore e passione tra la cantante Tosca e il pittore Cavaradossi.  Per OperaCamion, regia, costumi e luci sono affidati a Manu Lalli, le scene a Daniele Leone, mentre sul podio dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma salirà Carlo Donadio. . Accanto all’Orchestra e ai giovani cantanti – tra cui alcuni del progetto “Fabbrica” Young Artist Program – parteciperanno anche la Scuola di Canto Corale dell’Opera di Roma e 9 cori individuati nel territorio di Roma Capitale in collaborazione con la Cappella Vestiniana della Basilica di San Vitale al Quirinale. L’adattamento orchestrale è a cura di Vito Lo Re. 

Il calendario 2025 di OperaCamion/Tosca coinvolge sette municipi. domenica 14 Piazza Sirio, lungomare di Ostia (Municipio X); martedì 16 Parcheggio di via Leonida Repaci, Cinquina/Bufalotta (Municipio III); venerdì 19 Cortile Parrocchia Corpus Domini, Massimina (Municipio XII); domenica 21 Parco Gino Strada – ex Veratti (Municipio VIII); mercoledì 24 e giovedì 25 Castel Sant’Angelo – Lungotevere Castello (Municipio I); sabato 27 Parcheggio via Fosso dell’Osa (fronte civico 338), Villaggio Prenestino (Municipio VI); domenica 28 Rotonda viale Antonio Gandin, Palmarola/Selva Candida (Municipio XIV).

OMAGGIO A MARTHA GRAHAM AL TEATRO NAZIONALE DI ROMA – CON LE STELLE DELLA SCUOLA DI DANZA

dicembre 5, 2024

“Danzatrice del secolo” per la rivista ‘TIME’, “Icona del secolo” per ‘People’, “Tesoro nazionale” per il Presidente Gerald R. Ford, Martha Graham (1894-1991) – pioniera della danza moderna – e’ tra le più importanti coreografe americane del XX secolo.

A lei è dedicato Omaggio a Martha Graham di cui sono protagoniste le giovani stelle della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Eleonora Abbagnato.

Dopo la recita riservata alle scuole martedì 3 dicembre (ore 11) e il debutto di mercoledì 4 (ore 20), Omaggio a Martha Graham torna in scena giovedì 5 (ore 20.00), venerdì 6 (ore 17.00 e ore 20.00) e sabato 7 dicembre (ore 18.00).

Simon Boccanegra al teatro dell’Opera di Roma (27 novembre – 5 dicembre 2004)

novembre 20, 2024

Simon Boccanegra  è un’opera di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave   che – andata per la prima volta in scena al Teatro La Fenice di Venezia il 12 marzo 1857 – fu poi da Verdi profondamente rimaneggiata oltre vent’anni dopo: si racconta che il musicista ha confidato al nipote Carrara di aver voluto bene al Simon Boccanegra «come si vuol bene al figlio gobbo».
 A contribuire al sostanziale insuccesso della prima versione di Simon Boccanegra furono l’intreccio eccessivamente complicato e la tinta eccessivamente uniforme della partitura musicale, appesantita dall’impiego massiccio del canto declamato.  Le modifiche al libretto furono poi effettuate da Arrigo Boito, il futuro librettista di Otello e Falstaff.  La nuova e definitiva versione andò in scena il 24 marzo 1881 al Teatro La Scala di Milano.  Opera avara di grandi arie, Simon Boccanegra si fa apprezzare per una straordinaria aderenza della musica al dramma.  Ma, nonostante l’iniziale successo, il cammino del rinnovato Simon Boccanegra non è stato facile.  Alla fine dell’Ottocento, l’opera era nuovamente uscita di repertorio. Solo da 1929 è poi stata inserita nei cartelloni dei maggiori teatri tedeschi, di  Vienna, del Metropolitan di New York e –  sull’onda del trionfo americano  – dell’ Italia e del Regno Unito.  Il suo soggetto non ruota intorno ad una grande storia d’amore o ad un infiammato dramma di popoli in lotta per la libertà.  Ma sulla crisi di un sistema di potere e di affetti familiari.    Il protagonista è un plebeo dall’animo nobile provato – in gioventù – da un gran dolore. Il suo nemico, è l’inesorabile patrizio Jacopo Fieschi, una figura di padre-padrone ricorrente spesso nel teatro verdiano.   Sullo che la limpida storia d’amore tra Amelia e Gabriele che creare un contrasto con le torbide passioni che tormentano gli animi dei due antagonisti.  L’opera – cupa e triste – si conclude con un lutto compensato dalla promessa di un tempo migliore e con un messaggio di pace e d’amore: la morte di Simone coincide con la promessa di nozze degli innamorati e con l’elezione a Doge di Gabriele. Il momento della riconciliazione nasce catarticamente da quello della sofferenza.
 Simon Boccanegra a Roma – È il pluripremiato regista britannico Richard Jones a firmare lo spettacolo che – diretto dal maestro Michele Mariotti, direttore musicale della Fondazione Capitolina – il 27 novembre inaugura la Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma.
 Intrighi politici e scontri di classe, passioni irrisolte e bramosie di potere. La storia del primo doge di Genova, Simon Boccanegra, è per Verdi un dramma sulla crisi di un sistema politico, e sul tormento di un uomo diviso tra l’amore per la figlia e il compimento dei propri doveri istituzionali. Una tragedia in cui il mare, cornice onnipresente nell’opera, è sia sfondo di una Genova in tumulto, sia riflesso dell’animo inquieto dei protagonisti.  «Nel Simon Boccanegra di Verdi, amore e potere si trovano crudelmente schierati l’uno contro l’altro – sottolinea Mariotti – Da una parte la musica esprime un’atmosfera liquida, scura e inafferrabile proprio come gli intrighi del potere, dall’altra, per mezzo del canto isolato di un fagotto o delle oscillazioni cromatiche degli archi, ci commuove. Nel finale del primo atto, ad esempio, Verdi delinea un quadro di inaudita violenza: uno scontro tra patrizi e plebei che sarà interrotto solamente dal pianto del doge che va gridando ‘pace’ e ‘amore’.  Ma in un mondo così bieco non c’è posto né per l’amore né per la pace, se non quella che Simon Boccanegra troverà nell’ultimo abbraccio con il mare, che diventerà così la sua tomba».
I protagonisti dello spettacolo romano sono: Luca Salsi nel ruolo del titolo, Eleonora Buratto come Maria Boccanegra, Michele Pertusi nella parte del nobile Jacopo Fiesco, Stefan Pop nelle vesti di Gabriele Adorno, Gevorg Hakobyan come Paolo Albiani. A firmare scene e costumi è Antony McDonald, mentre le luci sono di Adam Silverman. Coreografa per i movimenti mimici è Sarah Kate Fahie e maestro d’armi è Renzo Musumeci Greco.    Nelle repliche del 29 novembre, 1 e 4 dicembre, Simon Boccanegra è invece interpretato dal baritono Claudio Sgura; Maria Boccanegra da Maria Motolygina, soprano al suo debutto con la Fondazione Capitolina; Jacopo Fiesco da Dmitri Ulyanov; Gabriele Adorno da Anthony Ciaramitaro. Questa la sua trama –    Siamo a i Genova, verso la metà del ’300. Fervono le lotte fra patrizi e plebei per l’elezione del nuovo Doge. Un ambizioso plebeo, il filatore Paolo Albiani, confida al popolano Pietro di voler sostenere la candidatura di Simon Boccanegra (un corsaro al servizio della repubblica genovese ) nella speranza di poter ottenere da questi poteri e ricchezza.   Simon è dal popolo acclamato nuovo Doge, mentre  scopre che la donna amata – dalla quale ha avuto una figlia,  e che il padre Jacopo Fiesco tiene prigioniera nel suo palazzo per impedirle di sposarlo – è morta.
Passati 25 anni, una giovane donna, Amelia Grimaldi, ama il nobile Gabriele Adorno coinvolto – assieme al nobile Andrea Grimaldi, e  Lorenzino, un plebeo segretamente vendutosi ai patrizi –  in una congiura guelfa contro il Doge. Intanto  Simon scopre  di aver ritrovato – con Amelia Grimaldi – la figlia perduta.
La rassicura che non verrà data in sposa contro la sua volontà. E ordina a Paolo di rinunciare a lei.  Paolo – cui inizialmente era stata destinata – furente per l’ingiunzione del Doge, decide di rapire Amelia con l’aiuto di Pietro e di Lorenzino, che tiene in suo potere essendo a conoscenza del suo tradimento a favore dei patrizi.
Mentre Simon chiede il parere dei consiglieri circa la guerra con Venezia che vorrebbe evitare (scontrandosi con la violenta opposizione di Paolo) dalla piazza giungono i clamori di un tumulto.
Simone scorge Gabriele Adorno che si difende dalla folla inferocita, per il suo assassinio di Lorenzino.
Interrogato dal Doge, Gabriele dichiara di averlo ucciso perché aveva tentato di rapire Amelia, su istigazione di «un uom possente»: a differenza di quanto da lui pensato (il doge) questi è Paolo in cui Amelia riconosce il mandante del suo rapimento. Scoppia un tumulto, plebei e patrizi si accusano a vicenda.  Simone chiede pace e concordia per il suo popolo. Gabriele si consegna al Doge.   Paolo – prima di fuggire da Genova – vuole vendicarsi dell’uomo che un tempo ha fatto salire al trono. Dopo aver versato un veleno nella tazza di Simone, introduce nella stanza Gabriele e Andrea. Rivela di conoscere la vera identità di Andrea Grimaldi (sotto il cui nome di si cela Jacopo Fiesco) l’odio profondo per il Boccanegra (da tempo).  E insinua in Gabriele il sospetto che Amelia si trovi nelle stanze del Doge, vittima delle sue turpi attenzioni. 
Amelia tenta invano di convincere Gabriele della purezza dei sentimenti che la legano a Simone, senza rivelargli però di esserne figlia.  E implora il padre di concedere a Gabriele, legato alla congiura guelfa, il suo perdono.  Simone, chiede di rimanere solo. Versa dell’acqua nella tazza, la beve e si assopisce. Gabriele gli si avvicina per ucciderlo, ma ne è impedito dal ritorno di Amelia.  
Al suo risveglio, Simone gli concede la mano della figlia.  Intanto si odono voci concitate: i congiurati guelfi stanno assalendo il palazzo. Il Doge incarica Gabriele di comunicare loro le sue proposte di pace. Commosso, il giovane parte, deciso a tornare, se non verrà ascoltato, per combattere al fianco di Boccanegra.
La rivolta fallisce. I congiurati patrizi (ai quali si è unito, per sete di vendetta, Paolo) sono stati sconfitti.  Prima di essere condotto al patibolo, Paolo rivela a Fiesco che un veleno sta per uccidere Simone.
In preda a un misterioso affanno, Simone cerca refrigerio respirando sul balcone l’aria del mare. All’improvviso gli si avvicina la sinistra figura di Fiesco, che si fa riconoscere come il suo antico rivale.  Ma il Doge risponde ai suoi propositi di vendetta rivelandogli che Amelia Grimaldi è in realtà Maria Boccanegra: figlia sua e di Maria Fiesco.  La commozione invade il vecchio patrizio che, troppo tardi, comprende l’inutilità del suo lungo odio, cede all’abbraccio di Simone e con voce spezzata gli rivela che un traditore lo ha avvelenato. Entrano Amelia e Gabriele, seguiti dalla corte dogale. Simone invita la figlia a riconoscere in Fiesco il nonno materno. Benedice i due innamorati e muore, dopo aver indicato in Gabriele il nuovo doge di Genova.
 In occasione dello spettacolo inaugurale esce anche  il quinto numero di “Calibano” – E’ la rivista di attualità culturale dell’Opera di Roma – realizzata in collaborazione con effequ -che, pubblicata ogni quattro mesi, trae ispirazione dalle opere in cartellone per riflettere sul mondo di oggi.
Il nuovo numero collega Simon Boccanegra al tema del potere e si interroga (con contributi che spaziano dalla nonviolenza politica all’antispecismo, agli algoritmi e la seduzione dell’immagine televisiva) sulle molteplici forme che oggi questo assume.  Tra le firme di questo numero: Giancarlo De Cataldo, autore di una testimonianza sul potere visto dall’esperienza di un magistrato, e Andrea Tarabbia (Premio Campiello 2019), presente con un racconto inedito. 

 https://x.com/ParuoloS/status/1859602756719247704
 
 
 
 

L’elisir d’amore al Teatro Verdi di Salerno (22-24 novembre 2024)

novembre 12, 2024

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo

L’11 novembre 2024 si è tenuta, nel foyer del Teatro Verdi, la conferenza stampa – che ha visto una grande presenza di ragazzi – su  “L’elisir d’amore”, melodramma giocoso di Gaetano Donizetti, rappresentato per la prima volta nel 1832, che a Salerno andrà in scena il 22, 23 e 24 novembre 2024.  Erano presenti il regista Riccardo Canessa, il presidente del Conservatorio Luciano Provenza, il direttore del Conservatorio Fulvio Artiano, e il segretario artistico Antonio Marzullo.  A coordinare  c’era Peppe  Iannicelli.

Lo spettacolo – con orchestra (una sessantina di elementi) e coro (46 ragazzi) del Conservatorio – è frutto di una coproduzione con il Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno che come sottolineato dal suo presidente Provenza: è la terza istituzione in Italia che ha prodotto un grande numero di eventi ( 89-90), e in futuro bisognerà immaginare eventi anche nella zona orientale di Salerno.  Il Direttore ha ringraziato i maestri e i talentuosi ragazzi del Conservatorio.

 “L’elisir d’amore” – ha precisato il regista Riccardo Canessa – è un’opera sottovalutata nel melodramma italiano. Eppure è importante, in quanto contiene, sia elementi di un periodo della grande tradizione dell’opera buffa che si stava esaurendo, sia elementi di generi più moderni: ragion per cui Donizetti diventa una sorta di traghettatore verso il romanticismo. L’elisir d’amore  – una commedia che  nello stesso tempo cela una profonda malinconia – ha una delle melodie più celebri di tutta l’opera italiana: “Furtiva Lacrima”.  Il soggetto dell’opera trova il suo clou non tanto nel filtro amoroso cui ricorre Nemorino per fare innamorare la sua bella quanto nella morte dello zio che lo lascia ricco e quindi in grado di esercitare una grande attrazione su tutte le ragazze del paese. L’ambientazione ha i colori della costiera amalfitana. Essendo una storia di paese, nella sua messa in scena il regista ha tratto ispirazione dal borgo di pescatori del fiordo di Furore, luogo magico della costiera. La vicenda si svolge intorno alla metà del secolo scorso. Tutto il racconto, conclude il regista, è un percorso verso la felicità”.

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OPERA DI ROMA: 3 APPUNTAMENTI ASPETTANDO SIMON BOCCANEGRA (16-24 e 27 novembre 2024)

novembre 7, 2024

#Aspettando Simon Boccanegra”:  è una rassegna di tre appuntamenti che – dal 16 al 24 novembre – anticipa la messa in scena del capolavoro verdiano che il 27 novembre inaugura – con la regia di Richard Jones e la direzione di Michele Mariotti – la Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma (repliche fino al 5 dicembre).

sabato 16 novembre alle ore 18.00 in Sala Grigia al Teatro Costanzi,  la consueta “Lezione di Opera” a cura di Giovanni Bietti, la prima della Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma

venerdì 22 novembre (ore 17.30 in Sala Grigia al Costanzi)  presentazione a ingresso libero del Simon Boccanegra,  e del quinto numero di “Calibano” la rivista di approfondimento culturale del Teatro dell’Opera di Roma realizzata in collaborazione con effequ.  Parteciperanno:  — il direttore musicale Michele Mariotti —  Paolo Cairoli, direttore della rivista — Donata Columbro, insegnante di Data Journalism al Master di giornalismo LUISS e autrice di un saggio sulle discriminazioni e sui pericoli del potere algoritmico —  il musicologoGiuliano Danieli (autore di un contributo per la rivista i sull’evoluzione dei teatri d’opera come spazi di rappresentazione del potere nel corso dei secoli). 

— sabato 23 novembre (ore 20.00)e domenica 24 novembre (ore 18.00):  al Teatro Nazionale (Via del Viminale 51) va in scena lo spettacolo teatrale Il sogno di Simon Boccanegra (adattamento del tutto inedito dell’opera lirica di Verdi scritto e diretto da Dario D’Ambrosi, prodotto dal Teatro Patologico in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma e con il supporto dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata e della Fondazione Angelini) – progetto in cui si incontrano il mondo della lirica e dell’arte terapia con protagonisti sul palco gli attori con disabilità della Compagnia stabile del Patologico. 

    Info https://www.operaroma.it/ 

    La bella addormentata al teatro dell’Opera di Roma (14-22 settembre 2024)

    settembre 15, 2024

    Dopo la pausa estiva, il Costanzi, teatro dell’Opera di Roma, riprende gli spettacoli completando con  La bella addormentata la trilogia (con Lo schiaccianoci e Il lago dei cigni) di Čajkovskij voluta nel cartellone dalla direttrice Eleonora Abbagnato.

    Il balletto (un prologo e tre atti)firmato dal coreografo francese Jean- Guillaume Bart – vede protagonisti,   la georgiana Maia Makhateli e il coreano Young Gyu Choi (che sostituisce Victor Caixeta indisposto) e stelle della Compagnia capitolina, quali Alessandra Amato e Alessio Rezza, i primi ballerini Marianna Suriano e Claudio Cocino e i solisti Flavia Stocchi e Mattia Tortora La malvagia, vendicativa ma, in questa versione, anche seducente fata Carabosse è interpretata dall’étoile Alessandra Amato, e poi da Roberta Paparella  e Annalisa CianciScene e costumi sono di Aldo Buti, luci di Vinicio Cheli.

    «Ho lavorato al balletto in un allestimento storico molto bello – ha dichiarato il coreografo Bart – Le scene e i costumi di Aldo Buti si adattano perfettamente alla natura della favola tradizionale che deve far sognare. La bella addormentata è soprattutto una storia danzata dove la pantomima è essenziale per dare vita allo spettacolo. La narrazione deve essere fluida, fruibile a tutte le persone che devono poter seguire la storia come se fossero al cinema».  

    Bart ha utilizzato la partitura di Čajkovskij nella sua interezza, per una maggiore teatralità e un maggior spessore dei personaggi. Non acaso quindi – nella sua versione – il Corpo di Ballo diventa parte integrante della storia.

    Splendido spettacolo: bravi tutte e tutti, belle le coreografie, belli i colori.

    foti di Fabrizio Sansoni.

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    L’ITALIANA IN ALGERI AL TEATRO VERDI DI SALERNO (17-19 maggio 2024)

    Maggio 15, 2024

    Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

    L’Italiana in Algeri è un  dramma giocoso più che un’opera buffa, l’appellativo di  buffa risale a Stendhal. Gioacchino Rossini era  giovanissimo, quando la scrisse su libretto di Angelo Anelli.  E lo fece in pochissimo tempo. Lo spettacolo andò in scena per la prima volta a Venezia nel 1813.  

     “Era nel fiore del genio e della giovinezza , non aveva paura di ripetersi, non cercava di scrivere della musica “forte”, viveva in quel piacevole paese di Venezia, il più gaio d’Italia e forse del mondo – per citare ancora Stendhal – Il carattere dei veneziani pretendeva soprattutto arie piacevoli, più leggere che appassionate. Sono stati ben serviti nell’Italiana”.  Compositore di musiche che potevano adattarsi a situazioni  leggere e serie – e a lungo sottovalutato all’estero in quanto considerato un autore leggero –  Rossini è poi  divenuto un oggetto di culto.

    La trama  –   Giocata soprattutto sulla burla e sul ritmo drammatico e musicale, l’opera racconta la storia di una ragazza Italiana di straordinaria bellezza, dotata di molto coraggio, spiritosa e volitiva, di nome Isabella, che decide di imbarcarsi per andare a salvare il suo innamorato Lindoro, un giovane archeologo  ingaggiato per fare scavi in oriente che – catturato dai corsari – diventa schiavo ad Algeri del bey Mustafà.   Anche il vascello su cui viaggia Isabella – insieme a Taddeo, suo spasimante non corrisposto, poi spacciato come zio della ragazza – in seguito a un naufragio cade in mano ai corsari.

    Intanto, ad Algeri, il bey Mustafà è stanco della moglie Elvira e desidera conoscere una ragazza italiana, perché ha saputo che le ragazze che vengono dall’Italia hanno un fascino speciale. Comanda dunque di portargliene una.

    Il capo dei corsari gli porta la splendida Isabella che trova tra i naufraghi. Così la ragazza scopre che Lindoro è vivo ed è divenuto schiavo. Mustafà vorrebbe dare la libertà a Lindoro se solo lui accettasse di tornare in Italia e portasse con sé la moglie  che egli non desidera più.

    Isabella seduce Mustafà che si innamora di lei e di conseguenza fa tutto quello che lei gli chiede di fare. Gli dice che ripudiare la moglie è un costume barbaro e che lei non potrebbe amare un uomo che lo mettesse in atto. Fa sì – dunque  – che Lindoro e Elvira non partano ma  restino ad Algeri.  Seguono alcune burle ai danni di Mustafà che viene nominato Pappataci, un titolo che concede questo diritto:                  

                                                Fra gli amori e le bellezze

                                               Fra gli scherzi e le carezze

                                               Dee dormir, mangiare e bere

    Anche Taddeo diventa strumento di esilarante comicità.  Intanto  Isabella organizza la sua fuga quella di Lindoro e degli  altri italiani che sono ad Algeri.  Quando Mustafà  scopre l’inganno di cui è stato vittima sono tutti partiti. A quel punto non gli resta che rassegnarsi e ritornare dalla moglie mentre il coro e tutti i personaggi si uniscono per cantare il successo della bella italiana.

    Nella Conferenza stampa  diretta da Peppe Iannicelli, che si è tenuta nel foyer del Teatro Verdi di Salerno il 15 maggio 2024, alla quale erano presenti il direttore d’orchestra Gaetano Lo Coco, la regista Sarah Schinasi, alcuni degli interpreti, e il segretario artistico Antonio Marzullo,  si è parlato del nuovo allestimento della Italiana in Algeri che sarà rappresentato al Verdi il 17 e il 19 maggio.  

     Ha iniziato Marzullo, dando una buona notizia. Sono stati sbloccati dal Consiglio di Stato i fondi per sviluppo e coesione destinati alla Campania. Di conseguenza  al programma della stagione lirica del Teatro Verdi saranno aggiunti altri titoli (Nabucco e Norma) e dei concerti.

    Iannicelli  chiede  perchè rappresentare l’Italiana in Algeri al Verdi, un teatro in cui si rappresenta molto la musica di Verdi e di Puccini, due autori caratterizzati da  trasporto ed emozioni, tutte cose che non ci sono in Rossini che tende invece a creare una realtà comica, un mondo di ironia e cattiveria, ma anche di gioia, che porta a riflettere sulla nostra realtà.   Anche se di straordinaria attualità, L’Italiana in Algeri   è un’opera poco rappresentata perché – altamente impegnativa – richiede un cast di altissimo livello.  Lo spettacolo presentato al Verdi – sottolinea Marzullo – presenta un cast eccellente. E  risponde anche al principio del Verdi di proporre ogni anno un titolo mai messo in scena prima.

    Quest’anno é toccato all’opera di Rossini, uno spettacolo che sarà ripreso anche dalla Rai.

    Rossini – osserva il direttore Lo Coco – usa Algeri in quanto mondo distante, un mondo diverso per i colori, i suoni assurdi, un mondo che gli consente un distanziamento dalla realtà, un po’ simile al distanziamento che si trova nel  teatro di Brecht.

    Nella sua interpretazione dell’opera di Rossini – sottolinea la regista Schinasi  – Mustafà diventa un personaggio affascinante, di grande apertura mentale, colto e curioso, pronto a stare al gioco.  Probabilmente tra lui e Isabella succede qualcosa. Se non appartenessero a mondi così diversi sarebbero perfetti l’uno per l’altra.  Probabilmente l’oriente diventa un po’ occidente e l’occidente un po’ oriente. Ne viene fuori una storia che fa sognare.  Ed è anche una storia che rappresenta una sfida per chi la mette in scena. Comporta molto lavoro,  perché presenta ben 23 scene che non si svolgono nello stesso luogo.

    Ne viene fuori uno spettacolo articolato, dal ritmo incessante, che mira a ridurre la comicità  spicciola spesso associata a questa splendida opera.

    La sonnambula al Teatro dell’Opera di Roma con Lisette Oropesa – Firmata da “Le Lab” (Roma, 9-17 aprile 2024)

    aprile 11, 2024

    Composta da Vincenzo Bellini in soli due mesi, La sonnambula è un’opera seria in due atti su libretto di Felice Romani, tratto a sua volta da La Somnambule, ou L’arrivée d’un nouveau seigneur, un ballet-pantomime di Jean Aumer e Eugène Scribe, e da La Somnambule, comédie-vaudeville dello stesso Scribe e Germain Delavigne. 

    Fin dal suo debutto a Milano (marzo 1831)- ha ottenuto un grande successo. Ambientato in un villaggio in Svizzera, il dramma vede protagonisti due giovani promessi sposi, Amina ed Elvino.  Quando Amina viene trovata addormentata, la notte prima delle nozze, nella stanza del conte Rodolfo, Elvino la accusa di tradimento e rompe il fidanzamento.  Non crede alla sua innocenza fin quando Amina – nuovamente sonnambula – una sera viene vista camminare sui tetti. 

    A quel punto, i due amanti si riconcilieranno.

    Sul podio sale Francesco Lanzillotta per cui: “la sonnambula è senza dubbio un titolo che rappresenta uno dei più alti slanci creativi di Bellini, sviluppati all’interno di una trama semplice, dai toni innocenti e idilliaci. I pentagrammi di questo titolo sono ricolmi di melodie. Il genere semiserio al quale La sonnambula appartiene, depurato dall’elemento comico, così come i toni idilliaci di cui sopra, non eliminano però i conflitti che in quest’opera si dipanano fra i protagonisti. L’idillio non si materializza a prescindere ma si conquista con fatica, attraverso l’acquietarsi della conflittualità».

    Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è diretto da Ciro Visco.

    Con il dramma di Bellini, al teatro dell’Opera di Roma, debutta la coppia di registi francesi, Jean-Philippe Clarac e Olivier Deloeuil  che – firmando regia, scene e luci – sottolinea: “In maniera forse paradossale  abbiamo incentrato questo allestimento non tanto sul risveglio della sonnambulaquanto sul suo addormentarsi, che viene mostrato all’inizio dello spettacolo. L’allestimento si sviluppa sotto forma di installazione performativa, nella Galleria Elvezia, una galleria d’arte pop-up collocata sul palcoscenico del Teatro Costanzi. Lo spettacolo offre un viaggio all’interno del sonno agitato della protagonista, una giovane che vive in uno stato di dormiveglia, in un regime sensoriale alterato. Attraverso l’uso di video registrati in una camera d’albergo romana, nel quartiere del Teatro dell’Opera e a Palazzo Barberini, seguiamo il viaggio interiore di Amina fino al giorno del suo matrimonio con Elvino”.  

    La coppia è nota come “Le lab”: che mette in scena lavori multidisciplinari, esplorando le possibili dimensioni performative della grande musica. Il collettivo artistico (con sede a Bordeaux) comprende Christophe Pitoiset (collaboratore alle scene e alle luci),Luc Bourrousse (drammaturgia),  Pascal Boudet e Timothée Buisson (video), Julien Roques (graphic design).

    Con La sonnambula, Lisette Oropesa soprano americano di origini cubane – ritorna all’Opera di Roma.  Accanto a lei, altre star del belcanto come John Osborn, che interpreta Elvino, Roberto Tagliavini, nella parte del Conte Rodolfo, e Monica Bacelli, nell aparte di Teresa. Nelle parti di Lisa e Alessio sono invece impegnati il soprano Francesca Benitez e il basso Mattia Rossi (quest’ultimo dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma).  

    Nelle repliche dell’11, 13 e 16 aprile Amina è interpretata da Ruth Iniesta, Elvino da Marco Ciaponi, il conte Rodolfo da Manuel Fuentes.

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    MY FAIR LADY al Teatro Verdi di Salerno (13-14 aprile 2024)

    aprile 11, 2024

    Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

    MY FAIR LADY è un musical perfetto che, con le sue belle melodie, le sue tematiche eternamente attuali, e le sue sognanti ambientazioni londinesi di inizio secolo – da settant’anni – ha conquistato i teatri di tutto il mondo). Lo spettacolo –  ora in scena al teatro Verdi di Salerno – è un nuovo adattamento, opera delle capacità liriche e drammaturgiche di Vincenzo Incenzo.  Per il produttore Enrico Griselli (che ha allestito uno spettacolo grande stile senza badar a spese) il suo Higgins Eliza è anche educazione sentimentale: “la loro storia insegna come stare insieme, come amarsi”.  

     La direzione delle musiche, pietre miliari della storia di Broadway, è stata affidata alla poliedrica esperienza del Maestro Enzo Campagnoli.

    Felice – ma anche consapevole della sfida di un ruolo già interpretato da Audrey Hepburn al cinema, da Julie Andrews al teatro, e da Delia Scala in Italia – Serena Autieri precisa: “Sognavo questo spettacolo da anni. E finalmente, oggi, sono nei panni di Eliza Doolitle”: la povera fioraia che fa breccia nel cuore dell’ostico professor Henry Higgins.   Higgins è splendidamente interpretato da Michele Enrico Montesano.  Il cast è impreziosito dalla partecipazione straordinaria dell’irresistibile Fioretta Mari, esilarante e tagliente Mrs. Higgins.   Clara Galante e Luca Bacci interpretano rispettivamente Mrs. Pearce e Freddy Eynsford-Hill.  Manlio Dovì veste i panni del Colonnello Pickering e Gianfranco Phino interpreta Alfred Doolittle.

    Attraverso scene e luci meccanicamente sorprendenti, la direzione visionaria avvolge lo spettatore in una dimensione sognante.   Le coreografie sono state affidate all’immaginazione poetica di Gianni Santucci, che con la sua visione di teatro totale ha disegnato un mondo classico e modernissimo allo stesso tempo. Accuratissima la ricostruzione dei costumi, opera di Silvia Frattolillo.

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