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Omaggio a Zeffirelli: Pagliacci al Teatro dell’Opera (Roma 12-19 marzo 2023)

marzo 8, 2023

Nel centenario della nascita di Franco Zeffirelli, il Teatro dell’Opera di Roma ha scelto di ricordare il grande maestro, con la sua attualizzazione di Pagliacci:,opera lirica con estreme passioni di odio e amore – su libretto e musica di Ruggero Leocavallo – debuttata nel 1892.

“L’atmosfera verista dei Pagliacci – precisava Zeffirelli – consente questa attualizzazione (…) per Leoncavallo siamo tutti un po’pagliacci (…) curiosamente e’la stessa visione che il vecchio Verdi propone nel finale di Falstaff: ‘Tutto il mondo e’burla’. Con una differenza fondamentale: che per Verdi si tratta di una burla vera e propria, mentre Pagliacci sono una dolorosissima avventura di sangue e di amore”.

Questa la trama dello spettacolo in scena a Roma. Una piccola compagnia teatrale itinerante di giocolieri saltimbanchi e attori (il capocomico Canio, la moglie Nedda, un vendicativo Tonio, un mite Beppe, l’amante Silvio) – a bordo di un camper, giunge in un paesino dell’Italia degli anni Sessanta per inscenare una commedia.

Ma – sullo sfondo grigio di un edificio di ringhiera brulicante di umanita’- nella loro rappresentazione si svolge una cruenta storia di gelosia che mescola finzione e realta’.

Nello spettacolo in scena all’Opera di Roma (con l’allestimento qui creato nel 1992) la regia di Franco Zeffirelli e’ripresa da Stefano Trespidi. L’orchestra e’diretta dal maestro Daniel Oren. Il coro e’diretto da Ciro Visco, con la partecipazione del Coro di voci bianche e della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma. I coloratissimi costumi sono di Raimondo Gaetani. Le luci sono disegnate da Vini io Cheli.

Nella sensuale parte di Nedda-Colombina sono impegnate Nino Machaidze e Valeria Sepe. Il marito capocomico Canio-Pagliaccio e’interpretato da Brian Jagde e da Luciano Ganci. Il gobbio Tonio- Taddeo e’interpretato da Amartuvshin Enkhbat e Roman Burdenko.

Matteo Falcier da’voce a Beppe, Vittorio Prato all’amante Silvio che come Nedda cadra’ucciso da Canio.

Bayadere al Teatro dell’Opera (Roma, 25 febbraio-2 marzo 2023)

febbraio 21, 2023

Spettacolo bellissimo, romantico e brioso, tra l’altro con simpaticissimi selvaggi (vera forza della natura) nel Primo tempo. Fantastici ballerini e musica, originali imponenti e colorate le scenografie (piu’o meno stilizzate e semi-moderne), stupendi i costumi, affascinanti coreografie, colori e luci. Pura armonia di musica, movimenti e danza. Vera gioa per udito e vista! Non a caso pubblico super entusiata.

Nella sua lunga storia, La Bayadère è stata allestita e rivisitata molte volte. La nuova Bayadère (in 3 Atti) in scena al Teatro dell’Opera di Romafirmata da Benjamin Pech – segna il debutto al teatro Costanzi di Olga Smirnova e Victor Caixeta (due danzatori che hanno lasciato la Russia dopo l’invasione dell’Ucrania). Nei ruoli dei protagonisti si alternano anche Jacopo Tissi, Maia Makhateli, Rebecca Bianchi e Alessio Rezza. E il nuovo allestimento è impreziosito dalle scene di Ignasi Monreal, che immergono in un universo onirico e senza tempo, dalle luci di Vinicio Cheli e dai costumi di Anna Biagiotti.

Ideata da Marius Petipa nel 1877 nello stile del Grand ballet per il Balletto Imperiale Russo di San Pietroburgo,  La Bayadère ( La danzatrice del tempio, in russo Баядерка – Bayaderka) – con musica di Ludwig Minkus Ludwig –  è un balletto basato sul poema indiano Sakuntala di Kalidasa: un colorito melodramma con numerosi intrighi d’amore, gelosia e tradimento, protagonista la bella bayadère Nikija, amante segreta del principe guerriero Solor che dovrà sposare la crudele e gelosa Gamzatti,  figlia del Raja.

Questa la sua trama originaria.  

Nel PRIMO ATTO al Tempio si trova il guerriero Solor, innamorato della danzatrice del tempio Nikija a sua volta amata dal Bramino.  A Solor viene obbligatoriamente offerta la mano di Gamzatti, la figlia del Rajah. Questi viene avvisato dal Bramino che Solor ha un’altra donna. Gamzatti informa Nikija del proprio patto matrimoniale con Solo.. Nikija tenta di ucciderlo ma viene fermato da Aya.    Nel Secondo ATTO vi è la festa di fidanzamento. Aya dà a Nikija un cesto di fiori nel quale è nascosto un serpente velenoso che la morde. Il bramino le propone di salvarla, a patto che lei accetti di sposarlo. Nikija rifiuta e danza fino a quando muore.  Nel Terzo ATTO Solor, per dimenticare il dolore della morte di Nikija, fuma un particolare veleno, si addormenta e si ritrova nel regno delle ombre; tra esse ritrova anche l’amata Nikija alla quale giurerà fedeltà eterna. Nel Quarto Atto, durante le nozze tra Solor e Gamzatti, il tempio crolla, seppellendoli sotto le macerie.

“E’ un balletto epico – precisa il coereografo, Benjamin Pech – E’ una vera epopea, e questa produzione sarà una sfida collettiva che coinvolge, assieme ai danzatori del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma e agli allievi della Scuola di Danza, tutti coloro che saranno impegnati dietro le quinte, che lavoreranno nell’ombra ai numerosi cambi di scena. È uno spettacolo molto ambizioso”.  

https://twitter.com/ParuoloS/status/1628094647833600005?t=-IbkV71gQQ1ey-i0ZSkuPg&s=19

AIDA di Verdi al teatro dell’Opera di Roma (31 gennaio-12 febbraio 2023)

gennaio 28, 2023

Al Teatro Costanzi, firmata dal regista Davide Livermore e diretta dal Direttore musicale dell’Opera di Roma Michele Mariotti, è in scena una nuova produzione dell’Aida – celebre opera di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni che sviluppa una trama abbozzata in francese da Camille du Locle su indicazione dell’archeologo Auguste Mariette (primo direttore del Museo Egizio del Cairo) –  splendido inno all’Amore (e al rispetto della diversità)  prima che opera patriottica!

Caratterizzato da un forte – e costante – gran pathos è un gran bello spettacolo, questo ora in scena a Roma.

Splendida la musica. .“L’immensa partitura di Aida –  sottolinea il Michele Mariotti – si lascia leggere naturalmente come un dramma intimo prima ancora che glorioso e patriottico. Voglio partire dai sentimenti nascosti dei personaggi che emergono dalla musica, oltre che dal libretto, per esaltarne le innumerevoli sfumature”.   Originale, e a suo modo monumentale, la scena a firma di David Livermore, frutto di movimenti coreografici e di un mix di stili e forme, riuscito (soprattutto  nella scena del gran giudizio dinanzi ai sacerdoti) anche se con fontane di sabbia talvolta ridondanti.   Emozionanti, le belle perfomance del coro, guidato dal nuovo maestro Ciro Visco.

Calda e intensa, l’interpretazione di Aida del soprano bulgaro, Krassimira Stoyanova, che l’ha cantata nei più grandi teatri del mondo, dalla Scala al Teatro Real di Madrid, passando per la Chicago Symphony Orchestra dove sul podio c’era il maestro Riccardo Muti. Con lei si alterna Vittoria Yeo (2, 5 e 11 febbraio).    Riconosciuta  leonessa – nella parte di Amneris – è la verdiana mezzosoprano Ekaterina Semenchuk, che si alterna con Irene Savignano, diplomata di “Fabbrica”, lo Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma (recite del 2, 5, 7 e 11 febbraio).

Vero fenomeno tenorile è – nel ruolo di Radames – Gregory Kunde (reclutato all’ultimo in sostituzione del previsto Fabio Sartori) che si alterna con Luciano Ganci (2, 5, 7 e 11 febbraio).  Amonasro è il baritono Vladimir Stoyanov, mentre il basso Riccardo Zanellato è Ramfis. Nella parte della sacerdotessa è impegnata Veronica Marini, in quella del Re Giorgi Manoshvili, mentre Carlo Bosi interpreta il Messaggero.

Ma ciò detto… qual è la trama di questa bella opera?  – Isma’il Pascià, Khedivé d’Egitto, commissionò a Verdi un lavoro per celebrare l’apertura del Canale di Suez. Al suo rifiuto, il khedivé insistette, riservandosi però –  in caso di definitivo rifiuto – di rivolgere l’offerta a Charles Gounod o a Richard Wagner.  Infine, lo scetticismo iniziale di Verdi fu vinto dall’opera di persuasione di Mariette e du Locle, che esclusero la necessità che il maestro si dovesse recare di persona in Egitto, proponendogli di realizzare le prove a Parigi o Milano.  A convincerlo definitivamente fu – più che l’alto compenso –  la lettura dello “scenario”, che trovò «ben fatto» e «splendido di mise en scene». Come condizioni impose un completo controllo sulla realizzazione del libretto, sull’allestimento e sulla scelta del cast.  La prima rappresentazione di Aida avvenne al Cairo il 24 dicembre 1871, riscuotendo grandi consensi.  Concordata per il gennaio 1871, fu ritardata a causa dell’assedio prussiano a Parigi durante la guerra franco-prussiana, che impedì l’accesso ai laboratori dell’Opéra dove erano stati realizzati costumi e scenografie.

Questa la sua trama. L’Aida è ambientata in Egitto al tempo dei faraoni: Radames, valoroso comandante militare egiziano, viene incaricato di contrastare l’invasione dell’esercito nemico etiope. Ma, benchè amato da Amneris, si innamora di Aida, una schiava etiope, combattuta fra l’amore per Radames e l’affetto per il suo popolo.  Amonasro,  padre di Aida, pure fatto prigioniero –  spiando un incontro dei due innammorati – viene a conoscenza del luogo dove l’esercito egiziano attaccherà quello etiope, da Radames confidato ad Aida. Farà fallire l’attacco. E la guerra verrà vinta dagli etiopi.  Amareggiato per essere caduto nel tranello, Radames si consegna nelle mani del gran sacerdote per farsi punire.  Il gran sacerdote lo condanna a morte. E ordina di farlo seppellire vivo.  Vicino al suo sepolcro, Radames trova inaspettatamente Aida che, coraggiosamente, affronta la morte con lui.

Nella disposizione scenica di Aida (la cui trama non si evolve a favore dell’Egitto) i personaggi e Amonasro dovevano avere la pelle più scura degli egiziani.  Superando l’interpretazione di Said, non è l’Egitto che è orientalizzato, ma sono le vittime imperiali dell’Egitto, ossia i mori e gli etiopi, e soprattutto le donne.

Da qui un ampio dibattito sulla black face, tema del numero zero della nuova rivista del teatro dell’Opera di Roma: Calibano.

CALIBANO – Il numero zero di questa nuova rivista (le cui immagini sono create con tecnologia Text To Image, cioè da un software di intelligenza artificiale cui sono state fornite parole chiave o parti di articoli) – è dedicato a Aida.   E – prendendola in esame nel contesto dell’imperialismo europeo –  si sofferma sul tema del Blackface.  Tema che tende a polarizzare.  Negli USA (che hanno un problema razziale) è un tabù assoluto, e non se ne può neanche parlare.  Da noi – invece –  è un tema di cui non si vuole sentire parlare, dicendo che è un tema che non ci appartiene, e che non fa parte della nostra cultura.  Il numero zero di CALIBANO non ha voluto aderire a questa polarizzazione.  E prova a capire cosa c’è in mezzo, chiedendosi, cosa succede, oggi, quando si pretende l’attore nero per un nero, un omosessuale per un omosessuale.

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L’elisir d’amore al Teatro dell’Opera di Roma (11 gennaio -15 gennaio 2023)

gennaio 5, 2023

Al rientro dalle vacanze natalizie, il Teatro dell’Opera di Roma mette in scena L’Elisir d’amore: di Gaetano Donizetti, una bellissima opera lirica piena di melodie, colorature e sfumature – definita “melodramma giocoso” – che fin dal suo apparire ebbe un grande successo. Come ben sottolineato dal direttore, Francesco Lanzillotta, quest’opera “racconta in musica come gli esseri umani non amino mai ciò che hanno, ma amino ciò che a loro manca”.  

“D’altronde – precisa il regista Ruggero Cappuccio  tutta la storia della lirica può essere ricondotta ad una triade: un lui, una lei ed un impedimento!”.

Di certo un bello spettacolo, nel secondo Atto ancor più che nel primo, per belli effetti – scenografici e coreografici – che suscitano nello spettatore una sensazione di maggior dinamismo.

Ma qual è la trama di Elisir d’amore? In estrema sintesi, è quella che qui segue.

Adina respinge la corte di un povero contadino, Nemorino. E nel corso di un duetto gli spiega che l’amore fedele e costante non fa per lei.

Così, alla ricerca di un elisir che la faccia innamorare, Nemorino si lascia imbrogliare da un ciarlatano che gli vende una bottiglia di vino, quale elisir.

Benché fasullo, il filtro magico si rileverà efficace. Ubriacatosi, Nemorino diventa disinvolto quel tanto che basta per mostrarsi indifferente nei confronti di Adina. Abituata a sentirsi desiderata, Adina –  per vendicarsi dell’indifferenza di Nemorino – accetta di sposare il sergente Belcore. Fervono i preparativi per le nozze.

Per comprare ancora dell’elisir, Nemorino si arruola. Ma, nel frattempo, Giannetta sparge la notizia che Nemorino ha ottenuto una grande eredità da uno zio deceduto da poco.  Infine, il ciarlatano racconta ad Adina di aver venduto a Nemorino l’elisir.  Così lei capisce di essere da lui amata.

E – cedendo alla sua corte – gli dichiarerà di amarlo.

In questo allestimento romano, Adina è interpretata dal soprano polacco Aleksandra Kurzak: per la prima volta all’Opera di Roma. Nemorino è invece intrepretato da tenore americano John Osborn: amatissimo dal pubblico italiano e romano. Entrambi sono due autentiche star del belcanto.

Le scene dell’allestimento sono firmate da Nicola Rubertelli, i costumi da Carlo Poggioli  e le luci da Vinicio Cheli.

Turandot, e concerti al Teatro Verdi (Salerno, 26 e 28 dicembre 2022 – e capodanno 2023)

dicembre 25, 2022

Si ringrazia la Profssa Elena Paruolo per questo contributo.

A Salerno, nella calda atmosfera natalizia di una città rallegrata da belle luminarie –  nello splendido Teatro Verdi – sono
in programma, Turandot di Puccini e due concerti a Capodanno, con l’orchestra filarmonica di Salerno, e musiche di Puccini, Rossini, Strauss, Gershwin e Bernstein (previsto anche un concerto al mattino, a Ravello). Avere 2 concerti a Capodanno è una vera eccellenza salernitana: nata dalla richiesta della popolazione.

Il leitmotiv del Teatro Verdi di Salerno è: “ci muove la passione!”.

 “L’orchestra e il coro di Salerno – sottolinea il maestro Daniel Oren – sono eccezionali perché danno il cuore.  Lavorano con passione.  Ed è grazie a loro che si è riusciti a produrre Turandot: una grande opera, fantastica, ma anche difficile per i cambiamenti di tempi, i cori complicati ecc.   Puccini è un genio. Dà la possibilità di giocare con i colori dell’orchestra. La sua musica è una tavolozza. E si possono aggiungere altri colori… “.  Inoltre “Puccini non ha mai visto la Cina. Immagina una Cina sognante, non realistica, una fiaba, una magia che, nella produzione salernitana, si è cercato di ricostruire con le scene e con i costumi”, mettendo in risalto che la principessa Turandot, fredda e cattiva – “interpretata da una ragazza ucraina, con una voce potente e importante” – per Puccini “è un simbolo della donna che cerca l’amore”.

La vicenda di Turandot – ultima opera incompiuta di Puccini – nasce dall’idea di musicare una fiaba di Gozzi ispirata in particolare da uno dei racconti delle Mille e una notte, in un primo momento, dal musicista letta nella traduzione di Maffei di un adattamento schilleriano in lingua tedesca. Le principali divergenze dalla fiaba gozziana sono state rilevate nella motivazione atavica (stupro e uccisione di una sua ava) a Turandot fornita per il suo comportamento, da missione vendicativa personale; e in Liù – personaggio inesistente in Gozzi – il cui suicidio diventa, assieme al bacio di Calaf, un elemento fondamentale per lo sgelamento e umanizzazione di Turandot.

La vicenda si svolge in una Cina fiabesca dalla dimensione atemporale.

Ai suoi librettisti (Giuseppe Adami e Renato Simoni), Puccini chiese di lavorare per rendere il soggetto “snello, efficace, e soprattutto esaltare la passione di Turandot per tanto tempo soffocata sotto la cenere del suo grande orgoglio”.   Il vero ostacolo per il compositore fu, fin dall’inizio, la trasformazione del personaggio di Turandot da principessa fredda e vendicativa a donna innamorata, al punto che molti ritengono che l’opera sia rimasta incompiuta per questo motivo, piuttosto che per la malattia che lo colse (dopo aver scritto l’ultimo coro funebre – dedicato alla morte di Liù in cui raggiunse il massimo splendore della sua musica – non avrebbe più voluto continuare).

Una cosa è comunque certa. Turandot riflette una ricerca musicale avanguardistica in cui Puccini si apre alle tendenze più avanzate della musica novecentesca (impiego di liberi agglomerati armonici accanto ad arcaismi modali, politonalità e dissonanze).  In questa opera sono stati riscontrati influssi, fra l’altro, di Debussy, Casella, Stravinskij e perfino Schönberg; ma anche uno stile rinnovato (v. il cantare di Turando- interrotto da pause e antimelodico –  in contrasto con la passionalità di Calaf).

Ma qual è la sua trama?

Turandot, figlia dell’imperatore Altoum, sposerà chi saprà risolvere tre difficili indovinelli. Ma chi non vi riuscirà dovrà essere decapitato. Il principe di Persia è l’ultimo dei tanti pretendenti sfortunati. Tra la folla, il giovane Calaf riconosce suo padre – re tartaro spodestato e accecato – e Liù, sua devota schiava. Impressionato dalla regale bellezza di Turandot, Calaf  – affronta la sfida – e risolve i tre enigmi.  Molti anni prima – spiegherà la principessa –  il suo regno era caduto nelle mani dei tartari e, una sua antenata nelle mani di uno straniero. Per questo ha inventato il rito degli enigmi, convinta che nessuno li avrebbe mai risolti. A questo punto, Calaf  la scioglie dal giuramento, proponendole a sua volta una sfida: se la principessa, prima dell’alba, riuscirà a scoprire il suo nome, lui le regalerà la sua vita.

I ministri Ping, Pong e Pang offrono a Calaf qualsiasi cosa pur di conoscere il suo nome, ma il principe rifiuta.  Nel frattempo, Liù e Timur vengono portati davanti ai tre ministri. Liù – dopo aver spiegato che è l’amore a darle la forza di subire molte torture – per non cedere strappa di sorpresa un pugnale a una guardia e si trafigge a morte. Dopo la collera, in Calaf  – ancora una volta – vince l’amore.  La principessa dapprima lo respinge, ma poi ammette di essere ormai travolta dalla passione, che li porta infine a scambiarsi un bacio appassionato. Mettendo la propria vita nelle sue mani, Calaf le rileva di il suo nome. La storia si concluderà con il matrimonio di Turandot e Calaf, felici e contenti.

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Don Chisciotte all’Opera di Roma (18-31 dicembre 2022)

dicembre 18, 2022

“Don Chisciotte” e’ uno spettacolo bello, fresco, frizzante e appassionato.

Apre la stagione di Balletto dell’Opera di Roma, con coreografia di Laurent Hilaire; star internazionali della danza, come Isabella Boylston (principal dell’American Ballet Theatre) e Osiel Gouneo; costumi disegnati da Francesco Zito; scene firmate da Zito e Antonella Conte, e luci curate da Vinicio Cheli.     

La partitura musicale di Ludwig Minkus è eseguita dall’Orchestra dell’Opera di Roma diretta da David Garforth.

“Alcuni brani musicali originali – precisa Garforth –  sono stati composti nello stile di Minkus per fornire i collegamenti appropriati alla fluidità drammatica e coreografica della produzione”.

 “Questa versione – precisa il coreografo Hilaire (attuale direttore della Bayerisches Staatsballet) – è il frutto di una lunga storia che nasce dal primo debutto del Don Chisciotte di Petipa andato in scena al Bol’šoj di Mosca nel 1869”.  Facendolo rinascere, oggi si è scelto di non “immettere lo spettacolo nella rigida prigione di un codice che gli tolga respiro e comunicatività. Non si può utilizzare la tradizione come un vestito troppo stretto, impedendo all’opera di identificare una teatralità fresca e contemporanea”.

Il ruolo dei protagonisti sarà interpretato da ospiti internazionali come Isabella Boylston e Daniel Camargo (che danzeranno il 18, 20, 22 e 23 dicembre alleore 20.00) e Iana Salenko e Osiel Gouneo (che danzeranno il 29 e 30 dicembre alle ore 20).

La ballerina ucraina (principal dancer dello Staatsballett Berlin) e il ballerino cubano (principal del Bayerisches Staatsballett) danzeranno anche con le étoiles della compagnia del Costanzi: Iana Salenko con Alessio Rezza il 27 dicembre e Osiel Gouneo con Rebecca Bianchi nella recita di fine anno, il 31 dicembre alle 18.00.

 Il pubblico potrà applaudire le stelle del Costanzi, Rebecca Bianchi in coppia con Simone Agrò il 23 (15.00) e il 28 dicembre, Alessio Rezza con l’étoile Susanna Salvi il 21 (ore 20.00), 24 (ore 11.00) e 30 dicembre (15.00), e la coppia della recita matinée del 21 dicembre (11.00) composta dai danzatori del Corpo di Ballo Flavia Stocchi e MattiaTortora.

Dopo la prima di domenica 18 (19.00), sono previste tredici repliche. 

La nuova stagione di danza del Teatro dell’Opera di Roma proseguendo in continuità, potenzia il lavoro di valorizzazione della cultura ballettistica portato avanti dalla direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato.