Qui di seguito è leggibile la recensione di Elena Paruolo del libro – Avvocato di paese Racconti di quotidiana giustizia – dell’avvocato Giuseppe Amorelli.
Buona lettura.
Qui di seguito è leggibile la recensione di Elena Paruolo del libro – Avvocato di paese Racconti di quotidiana giustizia – dell’avvocato Giuseppe Amorelli.
Buona lettura.

Nel numero di aprile 2024 di Agenda Geopolitica – edita dalla Fondazione Ducci – c’è un mio articolo/recensione su “A che ci serve l’Europa”. Il libro e’ un dialogo di Luca Cambi con Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli. Ha una prefazione di Corrado Augias e una postfazione di Romano Prodi. E – dal Manifesto di Ventotene (1941) ad oggi – è il racconro di 80 anni di lotte e conaziste. Buona lettura a chi decidera’ di farlo. Qui di seguito 2 links che permettono di leggerlo:
Il coniglietto di velluto – The Velveteen Rabbit (1922), della scrittrice anglo-americana Margery Williams, negli Stati Uniti è da sempre al centro dell’attenzione. Lisa Rowe Fraustino, in occasione del centenario della pubblicazione del libro della Williams, ha realizzato – e pubblicato – una raccolta di saggi di studiosi internazionali, intitolata The Velveteen Rabbit at 100 Hundred (2023). Per l’Italia, vi hanno contribuito Elena Paruolo e Claudia Camicia. Su questo volume è appena uscita una bella recensione leggibile al seguente link:
La mia Recensione / Articolo del / sul libro di Maurizio Molinari ( direttore del quotidiano la Repubblica) – Mediterraneo conteso Perche’ l’Occidente e i suoi rivali ne hanno bisogno, Ed. Rizzoli 2023 - come precisato nel Sommario di questo numero di Agenda geopolitica (gennaio 2024) e’ leggibile alla pagina 7 (pp 7-12) della rivista. BUONA LETTURA - E complimenti al direttore Molinari per questo suo gran bel lavoro.
Un valzer lento all’imbrunire (ChiPiùNeArt Edizioni) di Graziella Diano Naf è un bel romanzo d’avventura e di guerra e, insieme, di testimonianza, all’autrice ispirato dai diari segreti del suo papà, ritrovati nel sotto fondo della sua scrivania.
Descrivendo essenzialmente la fuga di alcuni Internati Militari Italiani da un campo di prigionia-lager in Alsazia verso la Svizzera, questa storia – insieme individuale e collettiva – porta alla luce un pezzo oscuro della storia italiana.
In effetti, la vicenda degli Internati Militari Italiani si iscrive nel drammatico periodo della Seconda guerra mondiale che va dall’8 settembre del 1943 alla liberazione. Moltissimi soldati italiani (più di 600 000) – sorpresi dall’armistizio mentre erano impegnati in vari fronti europei – vennero catturati, spesso con inganno, dagli ex alleati. E costretti a lavoro forzato (nell’industria bellica e pesante, in agricoltura, nell’edilizia), umiliazioni e privazioni di ogni tipo, fame e persecuzione, in campi di prigionia tedeschi, o a combattere sotto la bandiera della repubblica di Salò. Molti optarono per la prima delle due scelte.
Benché prigionieri di guerra, non vennero loro riconosciute le tutele previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929. Il 12 agosto 1944, un accordo tra Hitler e Mussolini li trasformò in “lavoratori civili” formalmente liberi, ma la loro condizione era in realtà quelli di lavoratori coatti privi di diritti e di libertà.
I sopravvissuti fecero ritorno in Italia tra l’estate del 1945 e quella del 1946 a bordo di treni merci.