Un valzer lento all’imbrunire (ChiPiùNeArt Edizioni) di Graziella Diano Naf è un bel romanzo d’avventura e di guerra e, insieme, di testimonianza, all’autrice ispirato dai diari segreti del suo papà, ritrovati nel sotto fondo della sua scrivania.
Descrivendo essenzialmente la fuga di alcuni Internati Militari Italiani da un campo di prigionia-lager in Alsazia verso la Svizzera, questa storia – insieme individuale e collettiva – porta alla luce un pezzo oscuro della storia italiana.
In effetti, la vicenda degli Internati Militari Italiani si iscrive nel drammatico periodo della Seconda guerra mondiale che va dall’8 settembre del 1943 alla liberazione. Moltissimi soldati italiani (più di 600 000) – sorpresi dall’armistizio mentre erano impegnati in vari fronti europei – vennero catturati, spesso con inganno, dagli ex alleati. E costretti a lavoro forzato (nell’industria bellica e pesante, in agricoltura, nell’edilizia), umiliazioni e privazioni di ogni tipo, fame e persecuzione, in campi di prigionia tedeschi, o a combattere sotto la bandiera della repubblica di Salò. Molti optarono per la prima delle due scelte.
Benché prigionieri di guerra, non vennero loro riconosciute le tutele previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929. Il 12 agosto 1944, un accordo tra Hitler e Mussolini li trasformò in “lavoratori civili” formalmente liberi, ma la loro condizione era in realtà quelli di lavoratori coatti privi di diritti e di libertà.
I sopravvissuti fecero ritorno in Italia tra l’estate del 1945 e quella del 1946 a bordo di treni merci.