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A giù la maschera, piacevole incontro con Arturo Brachetti (Teatro Verdi, 15 marzo 2024)

marzo 15, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Con le fiabe, la danza del vestito, la sabbia che crea, le canzoni famose e i loro cantanti, SOLO – in scena al Teatro Verdi di Salerno fino a domenica 17 marzo –  è una grande festa dell’immaginazione creativa, e dell’inventiva. Non mancano elementi inquietanti, quali l’ombra (dell’artista) e la frantumazione finale che – tra forti effetti speciali di musica ed immagini – vorrebbero mettere fine all’immaginazione creativa. Ma questa rinasce.

E si può riprendere a volare…

A “Giù la Maschera” – al teatro Verdi di Salerno – Arturo Brachetti ha incontrato il pubblico e la stampa. In questo piacevolissimo incontro, l’artista si è mostrato estremamente generoso non solo nel dare informazioni sullo spettacolo, ma anche nel parlare di sé e della sua vita privata. Ha rilevato di come lui abbia per l’anagrafe 67 anni ma di come gliene diano al più 47. Infatti il suo aspetto è estremamente giovanile e così anche il suo viso. E’ grazie al DNA, ha osservato, ma anche perché segue una dieta sana, fa ginnastica, non fuma, non beve, non prende droghe, e fa l’ozono terapia! E cerca di imparare sempre qualcosa di nuovo, ogni giorno. Ha ricordato anche la sua famiglia, e di come tutto sia iniziato quando da bambino ha iniziato a interessarsi agli esercizi di magia.

“Brachetti – passando allo spettacolo SOLO – si immedesima con i personaggi che interpreta, talmente numerosi?”: gli ha chiesto Peppe Iannicelli . “No – ha risposto l’artista – Ogni personaggio ha una durata breve (a volte di qualche minuto) Sarebbe dunque impossibile.  E poi in scena c’è l’attore, e c’è Brachetti che controlla tutto. Lui segna i gol, grazie alle persone che lavorano con lui (e che gli passano la palla) con cui si relaziona continuamente per trasformarsi. Sarebbe interessante girare un documentario nel back stage per fare vedere al pubblico cosa avviene dall’altra parte”.

Per Brachetti, ci sono tre tipi di domande che – di solito – il pubblico gli rivolge. La prima domanda, la più superficiale, riguarda le sue trasformazioni e su come sia possibile che egli si trasformi così rapidamente, a volte in una frazione di secondo. Le seconde rivelano il retroterra culturale delle persone che gliele rivolgono,  se in grado di vedere sulla scena dei dettagli, come la presenza di un quadro che ricorda un pittore importante e cose di questo tipo. Infine ci sono le domande di tipo emotivo, le più profonde, come ad esempio la domanda che gli ho fatto io quando gli ho chiesto di soffermarsi sulla presenza dell’ombra (la sua ombra) sulla scena, una presenza che colpisce lo spettatore perché si insinua in maniera inquietante nella grande festa – di immaginazione creativa, di fantasia e innovazione – che caratterizza lo spettacolo, che si chiude con la disgregazione finale di tutto il processo creativo, attraverso una incredibile potenza di immagini e di suoni, che si placa nel momento in cui lui, comincia a volare di nuovo.   L’ombra – precisa Brachetti – rappresenta la parte razionale dell’io, quella che si vede sulla terra o sul muro, che spinge a tenere i piedi per terra, a non guardare al cielo, a non volare, a rimanere ancorato alla realtà.

L’incontro si è concluso con Brachetti che ha fatto  selfie con il pubblico spiegando alle signore che per farli venire bene bisogna avere la luce di fronte perché la luce attenua le rughe….

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