Posts Tagged ‘TEATRO VERDI DI SALERNO’

ILIADE al Teatro Verdi di Salerno (30 gennaio- 2 febbraio 2025)

gennaio 28, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Grazie a una riscrittura basata su riflessioni etiche, Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Francesco Niccolini e Marcello Prayer – con il loro spettacolo Iliade Il gioco degli Dei in scena al Teatro Verdi di Salerno – mettono in scena la loro Iliade.

Per gli autori, la prima opera in lingua greca in forma scritta “canta di un mondo in cui l’etica del successo non lascia spazio alla giustizia e gli uomini non decidono nulla, ma sono agiti dagli dèi in una lunga e terribile guerra senza vincitori né vinti. Un mondo in cui la coscienza e la scelta non sono ancora cose che riguardano gli umani. La civiltà dovrà attendere l’età della tragedia per conoscere la responsabilità personale.  In quel mondo arcaico dominato dalla forza, dal Fato ineluttabile e da dèi capricciosi non è difficile specchiarci e riconoscere il nostro mondo.  Ci sono tutti i semi del tramonto del nostro Occidente che, come accade con la grande poesia, contiene anche il suo opposto: la responsabilità e la libertà di scegliere e di dire no all’orrore”.

L’elisir d’amore al Teatro Verdi di Salerno (22-24 novembre 2024)

novembre 12, 2024

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo

L’11 novembre 2024 si è tenuta, nel foyer del Teatro Verdi, la conferenza stampa – che ha visto una grande presenza di ragazzi – su  “L’elisir d’amore”, melodramma giocoso di Gaetano Donizetti, rappresentato per la prima volta nel 1832, che a Salerno andrà in scena il 22, 23 e 24 novembre 2024.  Erano presenti il regista Riccardo Canessa, il presidente del Conservatorio Luciano Provenza, il direttore del Conservatorio Fulvio Artiano, e il segretario artistico Antonio Marzullo.  A coordinare  c’era Peppe  Iannicelli.

Lo spettacolo – con orchestra (una sessantina di elementi) e coro (46 ragazzi) del Conservatorio – è frutto di una coproduzione con il Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno che come sottolineato dal suo presidente Provenza: è la terza istituzione in Italia che ha prodotto un grande numero di eventi ( 89-90), e in futuro bisognerà immaginare eventi anche nella zona orientale di Salerno.  Il Direttore ha ringraziato i maestri e i talentuosi ragazzi del Conservatorio.

 “L’elisir d’amore” – ha precisato il regista Riccardo Canessa – è un’opera sottovalutata nel melodramma italiano. Eppure è importante, in quanto contiene, sia elementi di un periodo della grande tradizione dell’opera buffa che si stava esaurendo, sia elementi di generi più moderni: ragion per cui Donizetti diventa una sorta di traghettatore verso il romanticismo. L’elisir d’amore  – una commedia che  nello stesso tempo cela una profonda malinconia – ha una delle melodie più celebri di tutta l’opera italiana: “Furtiva Lacrima”.  Il soggetto dell’opera trova il suo clou non tanto nel filtro amoroso cui ricorre Nemorino per fare innamorare la sua bella quanto nella morte dello zio che lo lascia ricco e quindi in grado di esercitare una grande attrazione su tutte le ragazze del paese. L’ambientazione ha i colori della costiera amalfitana. Essendo una storia di paese, nella sua messa in scena il regista ha tratto ispirazione dal borgo di pescatori del fiordo di Furore, luogo magico della costiera. La vicenda si svolge intorno alla metà del secolo scorso. Tutto il racconto, conclude il regista, è un percorso verso la felicità”.

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Programmazione 2024-2025 del teatro Verdi – e del teatro Pasolini – di Salerno

luglio 6, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Mercoledi 3 luglio 2024, nel foyer del Teatro Verdi di Salerno, è stata presentata la stagione teatrale di prosa 2024-25 del Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno e del Teatro “Pier Paolo Pasolini” di Salerno. Ad illustrare l’offerta del Teatro Pubblico Campano c’erano il Direttore Alfredo Balsamo e il Co-Direttore Fabrizia Pompilio. A fare le veci del Sindaco Vincenzo Napoli c’era Ermanno Guerra.  A coordinare l’incontro Peppe Iannicelli.

Si inizia sottolineando che il Teatro Verdi è divenuto una realtà importante da quando è stato riaperto 30 anni fa, dopo una difficile situazione commissariale. Lo si può ben definire una perla che non ha nulla da invidiare a teatri importanti del centro Nord.  

Certo – si osserva – l’autonomia differenziata può accentuare gli squilibri tra Nord e Sud e far sì che alcune regioni, come il Veneto, possano prendere una fuga in avanti, per cui sarebbe stato meglio un regionalismo autonomo e solidale.   Il Teatro pubblico Campano ha visto mettere in atto molti tagli da parte del Ministero per cui bisogna essere vigili.   E se è vero, come diceva Eduardo De Filippo, che a calcare il palcoscenico sono artisti, attori, comici e facce toste, il Teatro Pubblico Campano continuerà a privilegiare i primi tre.  Nonostante le difficoltà – viene fatto notare – è stato abbassato il costo dell’abbonamento per gli abbonati, che restano il pezzo forte nella operazione artistico culturale imprenditoriale che il Teatro Pubblico Campano propone.

Passando alla programmazione 2024-25: è un programma squisitamente teatrale – dal profilo artistico di qualità – che spazia da classici a spettacoli più leggeri che spingono comunque alla riflessione.  

Gli spettacoli proposti dal Teatro Verdi

 Sono 9. Includono spettacoli di tradizione, ma anche riscritture come Iliade (con Alessio Boni), in cui tutto viene visto da parte degli Dei ma in chiave popolare, o come Arlecchino (con Andrea Pennacchi) che presenta situazioni da Commedia dell’Arte. Tra i testi di teatro contemporaneo, troviamo Ciarlatani, commedia di un autore spagnolo in cui si ride e si riflette al tempo stesso, che vede in scena Silvio Orlando. E ancora, Titizè (con Daniele Finzi Pasca), Cose che so essere vere (con Valerio Binasco e Giuliana De Sio), La coscienza di Zeno (con Alessandro Haber), Re Chicchinella (con Emma Dante), L’anatra all’arancia (con Emilio Solfrizzi e Carlotta Natoli), e Trocadero, uno spettacolo di danza, con un gruppo di ballerini solo uomini che danzano sulle punte della dita, col tutù, e prendono in giro i canoni della danza classica.

Come sempre – sottolinea Iannicelli –  ad arricchire gli spettacoli proposti ci sarà Giù la Maschera che prevede l’incontro degli artisti, protagonisti degli spettacoli, con il pubblico.

L’offerta del Teatro Pasolini

Teatro d’innovazione, più votato alla contemporaneità, il Pasolini offre anche proposte provocatorie. 6 gli spettacoli in cartellone. Anche qui ci sarà uno spettacolo di danza contemporanea, Graces (con Silvia Gribaudi e altri), in cui Silvia Gribaudi fa arrivare al grande pubblico una forma di danza più per addetti ai lavori, e in cui rende le sue imperfezioni corporee (è una donna in carne) una forma d’arte.  Da segnalare Charlot il comunista (con Claudio Di Palma) che racconta la storia di un artista poeta – capace di generare un personaggio che è restato nella storia come un’icona – e che farà immergere gli spettatori nelle immagini della storia di Chapini, una sorta di vero e proprio caleidoscopio. Tra gli altri, Un giorno come un altro (con Luca Amorosino e Carlo De Ruggieri); Scannasurice (con Imma Villa); Rumba (con Ascanio Celestini), Bek Steig (con Ebbanesis), dalla grande capacità scenica.  

L’incontro termina con i ringraziamenti a tutto lo staff e agli autori della programmazione.

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L’ITALIANA IN ALGERI AL TEATRO VERDI DI SALERNO (17-19 maggio 2024)

Maggio 15, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

L’Italiana in Algeri è un  dramma giocoso più che un’opera buffa, l’appellativo di  buffa risale a Stendhal. Gioacchino Rossini era  giovanissimo, quando la scrisse su libretto di Angelo Anelli.  E lo fece in pochissimo tempo. Lo spettacolo andò in scena per la prima volta a Venezia nel 1813.  

 “Era nel fiore del genio e della giovinezza , non aveva paura di ripetersi, non cercava di scrivere della musica “forte”, viveva in quel piacevole paese di Venezia, il più gaio d’Italia e forse del mondo – per citare ancora Stendhal – Il carattere dei veneziani pretendeva soprattutto arie piacevoli, più leggere che appassionate. Sono stati ben serviti nell’Italiana”.  Compositore di musiche che potevano adattarsi a situazioni  leggere e serie – e a lungo sottovalutato all’estero in quanto considerato un autore leggero –  Rossini è poi  divenuto un oggetto di culto.

La trama  –   Giocata soprattutto sulla burla e sul ritmo drammatico e musicale, l’opera racconta la storia di una ragazza Italiana di straordinaria bellezza, dotata di molto coraggio, spiritosa e volitiva, di nome Isabella, che decide di imbarcarsi per andare a salvare il suo innamorato Lindoro, un giovane archeologo  ingaggiato per fare scavi in oriente che – catturato dai corsari – diventa schiavo ad Algeri del bey Mustafà.   Anche il vascello su cui viaggia Isabella – insieme a Taddeo, suo spasimante non corrisposto, poi spacciato come zio della ragazza – in seguito a un naufragio cade in mano ai corsari.

Intanto, ad Algeri, il bey Mustafà è stanco della moglie Elvira e desidera conoscere una ragazza italiana, perché ha saputo che le ragazze che vengono dall’Italia hanno un fascino speciale. Comanda dunque di portargliene una.

Il capo dei corsari gli porta la splendida Isabella che trova tra i naufraghi. Così la ragazza scopre che Lindoro è vivo ed è divenuto schiavo. Mustafà vorrebbe dare la libertà a Lindoro se solo lui accettasse di tornare in Italia e portasse con sé la moglie  che egli non desidera più.

Isabella seduce Mustafà che si innamora di lei e di conseguenza fa tutto quello che lei gli chiede di fare. Gli dice che ripudiare la moglie è un costume barbaro e che lei non potrebbe amare un uomo che lo mettesse in atto. Fa sì – dunque  – che Lindoro e Elvira non partano ma  restino ad Algeri.  Seguono alcune burle ai danni di Mustafà che viene nominato Pappataci, un titolo che concede questo diritto:                  

                                            Fra gli amori e le bellezze

                                           Fra gli scherzi e le carezze

                                           Dee dormir, mangiare e bere

Anche Taddeo diventa strumento di esilarante comicità.  Intanto  Isabella organizza la sua fuga quella di Lindoro e degli  altri italiani che sono ad Algeri.  Quando Mustafà  scopre l’inganno di cui è stato vittima sono tutti partiti. A quel punto non gli resta che rassegnarsi e ritornare dalla moglie mentre il coro e tutti i personaggi si uniscono per cantare il successo della bella italiana.

Nella Conferenza stampa  diretta da Peppe Iannicelli, che si è tenuta nel foyer del Teatro Verdi di Salerno il 15 maggio 2024, alla quale erano presenti il direttore d’orchestra Gaetano Lo Coco, la regista Sarah Schinasi, alcuni degli interpreti, e il segretario artistico Antonio Marzullo,  si è parlato del nuovo allestimento della Italiana in Algeri che sarà rappresentato al Verdi il 17 e il 19 maggio.  

 Ha iniziato Marzullo, dando una buona notizia. Sono stati sbloccati dal Consiglio di Stato i fondi per sviluppo e coesione destinati alla Campania. Di conseguenza  al programma della stagione lirica del Teatro Verdi saranno aggiunti altri titoli (Nabucco e Norma) e dei concerti.

Iannicelli  chiede  perchè rappresentare l’Italiana in Algeri al Verdi, un teatro in cui si rappresenta molto la musica di Verdi e di Puccini, due autori caratterizzati da  trasporto ed emozioni, tutte cose che non ci sono in Rossini che tende invece a creare una realtà comica, un mondo di ironia e cattiveria, ma anche di gioia, che porta a riflettere sulla nostra realtà.   Anche se di straordinaria attualità, L’Italiana in Algeri   è un’opera poco rappresentata perché – altamente impegnativa – richiede un cast di altissimo livello.  Lo spettacolo presentato al Verdi – sottolinea Marzullo – presenta un cast eccellente. E  risponde anche al principio del Verdi di proporre ogni anno un titolo mai messo in scena prima.

Quest’anno é toccato all’opera di Rossini, uno spettacolo che sarà ripreso anche dalla Rai.

Rossini – osserva il direttore Lo Coco – usa Algeri in quanto mondo distante, un mondo diverso per i colori, i suoni assurdi, un mondo che gli consente un distanziamento dalla realtà, un po’ simile al distanziamento che si trova nel  teatro di Brecht.

Nella sua interpretazione dell’opera di Rossini – sottolinea la regista Schinasi  – Mustafà diventa un personaggio affascinante, di grande apertura mentale, colto e curioso, pronto a stare al gioco.  Probabilmente tra lui e Isabella succede qualcosa. Se non appartenessero a mondi così diversi sarebbero perfetti l’uno per l’altra.  Probabilmente l’oriente diventa un po’ occidente e l’occidente un po’ oriente. Ne viene fuori una storia che fa sognare.  Ed è anche una storia che rappresenta una sfida per chi la mette in scena. Comporta molto lavoro,  perché presenta ben 23 scene che non si svolgono nello stesso luogo.

Ne viene fuori uno spettacolo articolato, dal ritmo incessante, che mira a ridurre la comicità  spicciola spesso associata a questa splendida opera.

La Bohème al Teatro Verdi di Salerno (26-28 aprile 2024)

aprile 23, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

La bohème è un’opera in quattro Quadri, nata da una sfida fra Giacomo Puccini e Ruggero Leoncavallo nello scrivere contemporaneamente due opere con lo stesso nome, tratte dalla stessa fonte d’ispirazione, il romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème.   Il libretto dell’opera di Puccini è stato il frutto di una gestazione laboriosa (per la difficoltà di adattare situazioni e personaggi all’intelaiatura di un’opera) di Illica e Giacosa.  Per completare la partitura Puccini ha impiegato ben tre anni di lavoro.  La sua Bohème fu poi  rappresentata, per la prima volta, al Teatro Regio di Torino il 1º febbraio 1896.

Dopo oltre un secolo, è ancora fra le opere più popolari al mondo.  Ambientata nella Parigi del 1830, l’opera ritrae l’esistenza spensierata di un gruppo di artisti bohémiens; e due amori, l’uno (triste, malinconico e poetico) tra Rodolfo e Mimì, l’altro (caratterizzato dalla frivolezza del personaggio femminile e la gelosia del personaggio maschile) tra Marcello e Musetta. A Puccini interessava la trasfigurazione lirica del dato realistico – la musica che trasfigura la quotidianità in qualcosa di poetico – e il vero cui tendeva era soprattutto la veridicità dei sentimenti.   Non a caso – è stato osservato – nella Bohème “si riconosce un continuo e capillare adeguamento della musica al testo secondo il grande modello del Falstaff verdiano”.

Tuttavia al suo realismo (la spensieratezza dei giovani bohemiens, la nuda messa in scena della malattia di Mimì, l’inserimento nella “pittura sonora” di rumori estranei quali la banda militare nel secondo atto) ecc.) la critica ha reagito in modo diametralmente opposto. Per esempio, tra i contemporanei di Puccini, Hanslick criticò la “rottura sensazionale con le ultime tradizioni romantiche e artistiche dell’opera” e Torrefranca accusò il compositore di non essersi elevato al di sopra della descrizione del quotidiani del testo.  Al contrario, per Camille Bellaigue l’aderenza della musica alla realtà concreta costituiva uno dei dati più pregevoli dell’opera”.

Circa i quattro Quadri – a differenza dei primi due (gioiosi ed allegri) – il terzo e quarto  sono caratterizzati da tristezza, malinconia, e nostalgia.

Il QUADRO I (Nella soffitta), sullo sfondo dei comignoli fumanti di Parigi, ci fa entrare, con charme e realismo, nel clima della bohème. Ci sono Rodolfo (poeta) e Marcello (pittore) – che tentano di scaldarsi davanti a un caminetto –  e Colline (filosofo) e Schaunard (musicista) che arrivano con un cesto di cibarie per aver guadagnato qualche moneta, che ricevono la visita inattesa di Benoît (il padrone di casa) che pretende invano l’affitto.  Poi, mentre il solo Rodolfo è nella soffitta, Mimì, la giovane vicina di casa, bussa alla porta per chiedergli una cortesia. L’estasi raggiunge il suo punto culminante nell’incantevole duetto “O soave fanciulla” continuamente interrotto dai richiami degli amici che chiamano dabbasso. E non manca un primo segnale della malattia di Mimì… Entrambi si recano al caffè Momus.

QUADRO II – Al caffè Momus – Nel secondo quadro è rappresentata una situazione festosa e affollata alla vigilia di Natale, con adulti, venditori ambulanti, bambini, gendarmi, in un angolo il Caffè Momus giunge anche Musetta, una vecchia fiamma di Marcello, insieme al ricco e non più giovane Alcindoro.  È bellissima, civettuola, e disposta a tutto per riconquistare il collerico Marcello. Marcello non può resisterle. Vanno via insieme, lasciando ad Alcindoro il conto da pagare per tutti.  Straordinariamente la musica- estroversa e scorrevole – riesce a illuminare di volta in volta gli svariati personaggi.

QUADRO IIILa Barriera d’Enfer – Musetta e Marcello si separano. Rodolfo e Mimì rinviano l’inevitabile addio all’ormai prossima primavera. Rodolfo ha intuito la malattia di Mimì….

 QUADRO IVDi nuovo in soffitta – Marcello e Rodolfo, oramai separati da Musetta e Mimì, parlano dell’amore, e delle pene che porta con sè. L’atmosfera diventa più giocosa quando sopraggiungono anche Colline e Schaunard. I giochi e le battute, però, servono solo a mascherare la profonda disillusione che i quattro provano realmente.  Musetta avverte di aver visto Mimì sulle scale, sofferente. Fa vendere i suoi orecchini per comprarle delle medicine. E si mette alla ricerca di un manicotto per scaldare le mani di Mimì. Colline decide di contribuire, vendendo il suo amato cappotto.  Nella soffitta del loro primo incontro, Rodolfo e Mimì ricordano con tenerezza i giorni del loro amore. Mimì si spegne, dolcemente, circondata dai suoi amici. Rodolfo l’abbraccia ripetendo straziato il suo nome  In questo ultimo atto, è soprattutto l’orchestra  che  “narra”  un procedere verso la tragedia… Tra le sue melodie più belle vi è quel “Sono andati” intonata da Mimì.  Man mano che Mimì svanisce la musica si fa più rarefatta ed eterea, mentre l’orchestra evoca il motivo della “gelida manina” del primo incontro, in un clima di grande commozione.

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I ragazzi irresistibili a Giu’la maschera (Teatro Verdi di Salerno 22 marzo 2024)

marzo 23, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

A “Giù la Maschera”, presso il foyer del Teatro  Verdi di Salerno, il 22 marzo 2024, i protagonisti sono stati Umberto Orsini e Franco Branciaroli che hanno presentato il loro spettacolo “I ragazzi irresistibili”, con la regia di Massimo Popolizio. L’incontro è stato condotto come sempre da Peppe Iannicelli. Lo spettacolo si basa su una commedia di Neil Simon scritta nel 1972, già adattata con grande successo per il cinema (The Sunshine Boys) nel 1975, e racconta di due anziani attori di Varietà che si ritrovano  dopo molti anni a lavorare un’ultima volta insieme per una trasmissione televisiva. Ci sono tra loro antichi rancori e contrasti che riesplodono quando si incontrano di nuovo e che danno vita a momenti di grande comicità. Come osserva Branciaroli, quella dello scrittore americano è una comicità che non sempre viene capita quando è proposta al pubblico italiano. Sia Orsini che Branciaroli hanno trovato che c’è un diverso modo di reagire del pubblico, e di rispondere o meno con la risata alle battute che i due attori si scambiano in scena. A Firenze il pubblico ride molto, in Campania ride un po’ meno ma questo perché la comicità di Neil Simon (uno scrittore che – come viene osservato – guarda al teatro di Beckett, di Cechov, di non semplice intrattenimento) è troppo diversa dalla comicità locale che ha a sua volta una grande tradizione.

 Se ci sono molti momenti di comicità nello spettacolo c’è anche una grande malinconia che emerge soprattutto nel secondo atto quando  i due attori si ritrovano dopo che uno di loro ha avuto un infarto  e l’accento è messo sulla vecchiaia dei due protagonisti. A questo riguardo Peppe Iannicelli osserva che ci vuole molto coraggio a mettere in scena la “vecchiezza” in un’epoca che insegue la gioventù a tutti i costi. E Orsini risponde che essendo loro vecchi anagraficamente (Orsini ha 89 anni, Branciaroli ne ha 76) hanno ritenuto opportuno portare in scena la commedia di Neil Simon anche perché non cercavano il successo a tutti i costi. Un successo che comunque è arrivato lo stesso come dimostrano gli applausi del pubblico del Verdi anche nella serata della Prima, quella del giovedi, una serata sempre molto difficile per qualunque gruppo teatrale che passi per il Teatro Verdi, una sorta di serata di prova!

La commedia vuole essere un omaggio al mondo degli attori, alle loro manie. La presenza di due grandi attori dà allo spettacolo una marcia in più. E ha reso l’incontro di “Giù la Maschera” particolarmente affascinante grazie anche alle acute osservazioni sul teatro da parte di un maestro come Umberto Orsini. 

I ragazzi irresistibili al Teatro Verdi di Salerno (21 -23 marzo 2024)

marzo 21, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Il sipario della stagione di prosa del teatro Verdi di Salerno si chiude con I ragazzi irresistibili . La commedia – ispirata alla vita di una famosa coppia di artisti del vaudeville (Joe Smith e Charles Dadi) – è di uno dei maggiori autori comici americani,  il newyorkese Neil Simon.   Umberto Orsini e Franco Branciaroli si ritrovano insieme per ridare vita a questo testo, con regia di Massimo Popolizio.

 I protagonisti sono due anziani attori di varietà che a lungo hanno lavorato in coppia in un duo diventato famoso come “I ragazzi irresistibili”.   Dopo 11 anni di separazione per incomprensioni, sono chiamati a riunirsi in occasione di una trasmissione televisiva (di una sola sera) per celebrare la storia del glorioso varietà americano.   In scena, tentano di ricucire lo strappo che li ha separati per tanti anni.  Ma le incomprensioni si ripresentano.  Nascono situazioni esilaranti, fonte di comicità ma – anche – di un tenero omaggio al mondo degli attori, alle loro piccole e manie e tragiche miserie.

A giù la maschera, piacevole incontro con Arturo Brachetti (Teatro Verdi, 15 marzo 2024)

marzo 15, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Con le fiabe, la danza del vestito, la sabbia che crea, le canzoni famose e i loro cantanti, SOLO – in scena al Teatro Verdi di Salerno fino a domenica 17 marzo –  è una grande festa dell’immaginazione creativa, e dell’inventiva. Non mancano elementi inquietanti, quali l’ombra (dell’artista) e la frantumazione finale che – tra forti effetti speciali di musica ed immagini – vorrebbero mettere fine all’immaginazione creativa. Ma questa rinasce.

E si può riprendere a volare…

A “Giù la Maschera” – al teatro Verdi di Salerno – Arturo Brachetti ha incontrato il pubblico e la stampa. In questo piacevolissimo incontro, l’artista si è mostrato estremamente generoso non solo nel dare informazioni sullo spettacolo, ma anche nel parlare di sé e della sua vita privata. Ha rilevato di come lui abbia per l’anagrafe 67 anni ma di come gliene diano al più 47. Infatti il suo aspetto è estremamente giovanile e così anche il suo viso. E’ grazie al DNA, ha osservato, ma anche perché segue una dieta sana, fa ginnastica, non fuma, non beve, non prende droghe, e fa l’ozono terapia! E cerca di imparare sempre qualcosa di nuovo, ogni giorno. Ha ricordato anche la sua famiglia, e di come tutto sia iniziato quando da bambino ha iniziato a interessarsi agli esercizi di magia.

“Brachetti – passando allo spettacolo SOLO – si immedesima con i personaggi che interpreta, talmente numerosi?”: gli ha chiesto Peppe Iannicelli . “No – ha risposto l’artista – Ogni personaggio ha una durata breve (a volte di qualche minuto) Sarebbe dunque impossibile.  E poi in scena c’è l’attore, e c’è Brachetti che controlla tutto. Lui segna i gol, grazie alle persone che lavorano con lui (e che gli passano la palla) con cui si relaziona continuamente per trasformarsi. Sarebbe interessante girare un documentario nel back stage per fare vedere al pubblico cosa avviene dall’altra parte”.

Per Brachetti, ci sono tre tipi di domande che – di solito – il pubblico gli rivolge. La prima domanda, la più superficiale, riguarda le sue trasformazioni e su come sia possibile che egli si trasformi così rapidamente, a volte in una frazione di secondo. Le seconde rivelano il retroterra culturale delle persone che gliele rivolgono,  se in grado di vedere sulla scena dei dettagli, come la presenza di un quadro che ricorda un pittore importante e cose di questo tipo. Infine ci sono le domande di tipo emotivo, le più profonde, come ad esempio la domanda che gli ho fatto io quando gli ho chiesto di soffermarsi sulla presenza dell’ombra (la sua ombra) sulla scena, una presenza che colpisce lo spettatore perché si insinua in maniera inquietante nella grande festa – di immaginazione creativa, di fantasia e innovazione – che caratterizza lo spettacolo, che si chiude con la disgregazione finale di tutto il processo creativo, attraverso una incredibile potenza di immagini e di suoni, che si placa nel momento in cui lui, comincia a volare di nuovo.   L’ombra – precisa Brachetti – rappresenta la parte razionale dell’io, quella che si vede sulla terra o sul muro, che spinge a tenere i piedi per terra, a non guardare al cielo, a non volare, a rimanere ancorato alla realtà.

L’incontro si è concluso con Brachetti che ha fatto  selfie con il pubblico spiegando alle signore che per farli venire bene bisogna avere la luce di fronte perché la luce attenua le rughe….

VEDI anche:

Arturo Brachetti al teatro Verdi di Salerno (14 -16 marzo 2024)

marzo 11, 2024

 Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Lo spettacolo in scena a Salerno è un vero e proprio as-SOLO per uno degli artisti italiani più amati nel mondo, Arturo Brachetti – grande maestro internazionale di Quick-Change – che torna in scena per regalare al pubblico il suo  lavoro più completo SOLO.

Con Brachetti,  reale e surreale, verità e finzione,  magia  e  realtà tutto è possibile. E – mentre in  SOLO the Legend of Quick-Change il protagonista è il trasformismo – in  SOLO   propone anche  un viaggio nella sua storia artistica, attraverso le ombre cinesi, il mimo e la chapeaugraphie ed anche sorprendenti novità come la poetica sand painting  e il magnetico raggio laser.   E – con un  mix tra scenografia tradizionale  e  videomapping –   enfatizza  i particolari e coinvolge gli spettatori.

In SOLO, Brachetti apre le porte della sua casa: una casa segreta – senza presente, passato e futuro – in cui vengono conservati  sogni e desideri.  L’artista schiude la porta di ogni camera, per scoprire la storia che vi è contenuta e  che prenderà vita sul palcoscenico. E – con personaggi di  telefilm  celebri,  Magritte e grandi icone della musica pop, passando per le favole e la lotta con i raggi laser in stile Matrix, Brachetti – in 90 minuti offre un bello  spettacolo, pensato per tutti ( a partire dalle famiglie).

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Magnifica Presenza al Teatro Verdi di Salerno (29 febbraio-2 marzo 2024)

febbraio 24, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Dopo il successo di Mine vaganti, Ferzan Ozpetek torna in teatro con un nuovo adattamento scenico di un suo successo cinematografico – Magnifica presenza del 2012 – commedia la cui trama oscilla tra l’onirico e il reale.

Federico Cesari (che ha debuttato giovanissimo ne I Cesaroni ed è conosciuto soprattutto per le serie Netflix Tutto chiede salvezza e Skam) intepreta il protagonista: Pietro. un ragazzo originario dei Castelli Romani, che si trasferisce nella capitale per recitare.  

 Nella  casa della cugina – che lo ospita – conviverà con dei teatranti-spettri (che vengono dal passato e con i quali instaura un confidenziale rapporto di amicizia) che vede solo lui…