Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.
Novità assoluta per il teatro Verdi di Salerno – nelle serate dell’8 e 10 dicembre 2023 – sarà in scena il dittico formato da Cavalleria rusticana di Mascagni e Suor Angelica di Puccini. Perché questa operazione di mettere insieme due capolavori che hanno segnato una nuova epoca per il melodramma? Sono – osserva il regista Riccardo Canessa “due racconti – che amo molto – entrambi struggenti e potentissimi… Da una parte, una storia di tragedie e amori e l’affresco di una Sicilia evocata di continuo. Dall’altra, una dolorosa storia di fede costretta che termina con una redenzione”.
Come sottolineato nel corso della Conferenza stampa del 6 – dal presidente del Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno Luciano Provenza, e il suo direttore Fulvio Artiano, insieme al segretario artistico del Verdi Antonio Marzullo, al direttore d’orchestra Jacopo Sipari di Pescasseroli e al regista Riccardo Canessa – la collaborazione fra il Teatro Verdi e il Conservatorio di Salerno è molto importante. “Ri-incontrare tra note, quali quelle di questo dittico – ha affermato il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli – formato da Suor Angelica, titolo pucciniano al quale sono molto legato e Cavalleria Rusticana, opera iconica di un giovane Pietro Mascagni, i miei allievi, che ho visto e aiutato a crescere sia tecnicamente che psicologicamente, è qualcosa che mi emoziona e mi responsabilizza maggiormente”. L’allestimento dello spettacolo favorisce l’innesto dei giovani e la connessione tra studio e palcoscenico. E, nel centesimo anniversario di Puccini, è particolarmente apprezzabile la scelta di mettere in scena la sua Suor Angelica: opera molto bella ma poco rappresentata, e certamente la più verista delle opere di Puccini.
E’ stata Cavalleria rusticana tratta dall’omonima novella di Verga – atto unico di Pietro Mascagni, datata 1890, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci– che ha segnato l’ingresso, nel melodramma italiano, del Verismo, con la sua propensione per storie violente di ceti sociali modesti! Il suo successo fu da subito enorme. La vicenda si svolge in un paesino della Sicilia, in una domenica di Pasqua. Protagonisti sono compare Alfio, un carrettiere, sua moglie Lola, Turiddu (figlio di Lucia proprietaria di un’osteria), Santuzza che sa che il suo fidanzato Turiddu la tradisce con Lola. Alfio – cui Santuzza rileva il tradimento di Turiddu – giura vendetta. Ne nasce un duello nel cui corso Turiddu muore. L’azione è tragica, con catastrofe finale, ed opposizioni di sacro e profano, amore-passione e gelosia-vendetta.
L’azione di Suor angelica – opera in un atto di Puccini, su libretto di Giovacchino Forzano (datata 1918) – si svolge, invece, verso la fine del Seicento, in un monastero dove suor Angelica, di famiglia aristocratica, è stata costretta ad abbracciare la vita monastica perché ha ceduto a un amore colpevole e ha avuto un bambino. Quando la Zia Principessa, dal cuore di pietra, dopo qualche anno, le dice che il bambino è morto, suor Angelica si prepara una bevanda mortale. Ma prima di morire chiede una grazia alla Vergine. E avviene un miracolo. La Madonna le va incontro, spinge il bambino verso di lei che si ricongiunge così con il bambino in punto di morte. Quest’opera è per sole voci femminili (soprani, mezzosoprani, un contralto). La vicenda è sceneggiata in sette episodi, come una Via Crucis. Un momento importante è la preghiera, un’antica filastrocca che il Coro fa sua. Siamo davanti a un dramma fatto di perfidie, di malinconia, molto commovente.
Gran bello spettacolo vedere questi due capolavori – entrambi emotivamente molto coinvolgenti – nel corso delle stesse serate.