Archive for febbraio 2025

Arlecchino? al Teatro Verdi di Salerno (27 febbraio – primo marzo 2025)

febbraio 27, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

L’Arlecchino che Andrea Pennacchi porta in scena in una commedia dirompente (che ricostruisce la tradizione dopo averla intelligentemente tradita) è un Arlecchino mai visto “che – come sottolinea lo stesso Marco Baliani (autore e direttore)- riunisce stilemi diversi, frammenti di cabaret, burlesque, avanspettacolo, commedia, dramma, un gran calderone ultrapostmoderno che inanella, via via, pezzi di memoria della storia del teatro”.   

Suoi complici  sono Marco Artusi, Maria Celeste Carobene, Miguel Gobbo Diaz, Margherita Mannino, Valerio Mazzucato e Anna Tringali – attori appartenenti alla grande tradizione del teatro veneto – che calandosi in ruoli tra loro diversi danno vita alle proteste di attori sottopagati come alle vorticose azioni dei personaggi della commedia che pur devono rappresentare.

“Le musiche di Giorgio Gobbo, eseguite dal vivo da Matteo Nicolin accompagnato dalla batteria di Riccardo Nicolin – precisa ancora Baliani si infilavano come blitz sorprendenti costringendo gli attori a divenire anche danzanti e cantanti”.  La  scenografia di Carlo Sala è semovente, mobile e semplice  “grazie agli stessi attori che si fanno operai macchinisti modificando la scena di continuo come avvenissero improvvise folate di vento, a volte in forma di bufera a volte come zefiro primaverile”.

Per Baliani “ il testo febbrilmente rimaneggiato ogni giorno a partire dalle intuizioni che sorgevano in me vedendo all’opera la creatività degli attori, è trascritto con solerzia da Maria Celeste Carobene.  Le parole che vengono fatte volare sono anch’esse leggere, eppure, eppure, come accade davvero nella vera commedia, arrivano stilettate e spifferi lancinanti che parlano dei nostri giornalieri disastri di paese e di popolo, così che i terremoti scenici ci ricordano il traballare quotidiano delle nostre esistenze”.

TRITTICO CONTEMPORANEO A LA NUVOLA – Coreografie di Philippe Kratz, Francesco Annarumma e Vittoria Girelli (2, 4 e 5 marzo 2025 a La Nuvola – Roma)

febbraio 21, 2025

Appuntamento  a La Nuvola con un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma, in coproduzione con EUR SpA.  Il programma è composto da S di Philippe Kratz e In Esisto di Vittoria Girelli ( due lavori del 2023)  e Creature di Francesco Annarumma in prima assoluta. Gli interpreti sono Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo della Fondazione Capitolina.

1 – S di Philippe Kratz è ispirato dal mito di Sisifo, spunto per una riflessione sulla progressiva sostituzione dell’uomo con la macchina.  L’atmosfera rarefatta – creata dalla musica di Soundwalk Collective , dalle scene di Denis Rubinić e dalle luci di Valerio Tiberi – tra i ballerini impone una particolare connessione, anche visiva, e grandissima complicità.  Tra i cinque interpreti, tre uomini e due donne, il primo ballerino Claudio Cocino. Costumi di Mia Rejc Prajninger.

2 – Creature : nuova creazione di Francesco Annarumma  sulla Sonata n.1 “The 12th Room” di Ezio Bosso.  Eleonora Abbagnato, gli affida sedici ballerini della Compagnia, tra cui le étoiles Alessandra Amato e Susanna Salvi e le prime ballerine Federica Maine e Marianna Suriano.  Annarumma, con il suo stile neoclassico-contemporaneo che non lascia nulla all’improvvisazione, si è lasciato ispirare completamente dalla musica, e dai danzatori, veri protagonisti sotto forma di creature: uccelli, animali liberi che, in una situazione cupa, riescono a vedere la luce e a farla vedere al pubblico.  È un balletto che parla di relazioni, di leggerezza ed emotività. I costumi sono di Anna Biagiotti, le luci di Valerio Tiberi.

3 – Esisto di Vittoria Girelli: sull’omonima musica appositamente composta da Davidson Jaconello.  L’ispirazione è nata dal movimento artistico anni Sessanta ‘Light and Space’, che incentrava la ricerca sull’influenza che le forme geometriche e l’uso della luce possono avere sull’ambiente e sulla percezione dello spettatore.  Avvalendosi della collaborazione di  A.J. Wiessbard per le scene e le luci, Girelli crea un ‘luogo-non luogo’, con atmosfere primordiali che accompagnano il pubblico in un viaggio sul filo dell’essere e del non essere.  I bianchi costumi, semplici ma efficaci, sono firmati dalla stessa Vittoria  Girelli.

Spariamo!(Da ogni luogo mefitico di mediocrità) alla Galleria nazionale di arte moderna (Roma, 20 febbraio 2025)

febbraio 19, 2025

Giovedì 20 febbraio alle ore 17.00:  per celebrare l’anniversario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo su Le Figaro nel 1909, la  Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e la Compagnia Teatrale TDO presentano  SPARIAMO! (da ogni luogo mefitico di mediocrità) : un’intervista “impossibile”- a Marinetti, condotta  da sua  nipote, critica d’arte,  Francesca Barbi Marinetti.

Il  geniale inventore del Futurismo è interpretato dal bravissimo attore Marco Prosperini .

La regia di Corrado Veneziano arricchisce la recitazione con sovrapposizioni di voci, giochi verbali e intonativi e musiche curate da Oscar Bonelli.

 Il testo – scritto da Corrado Veneziano, con la collaborazione di Barbi Marinetti –  , racconta (mescolando  elementi intimi e umani, intellettuali e artistici)  un periodo storico particolarmente complesso e sfaccettato. Vengono ripercorsi gli anni dell’infanzia di Marinetti, poi il trasferimento a Parigi, dove s’innestano i legami con la cultura francese ed europea, quindi l’arrivo in Italia e il consolidamento del Futurismo come avanguardia culturale.

Non vengono tralasciati i complessi rapporti con la politica, che durano fino alla morte di Marinetti.

“DIETRO LA MASCHERA DI LUCREZIA BORGIA”  ALL’ OPERA DI ROMA (16-23 febbraio 2025)

febbraio 15, 2025

Il “capolavoro noir” di Donizetti, Lucrezia Borgia  – tratto dall’omonima tragedia di Victor Hugo – è in scena al teatro dell’Opera di Roma.

L’opera di Donizetti – per la prima volta rappresentata a Milano nel 1833 – è incentrata sullo storico personaggio di Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara e figlia illegittima del cardinale Borgia, dalla tradizione tramandata come una femme fatale.   Il compositore, insieme al librettista Felice Romani, trasse dalla tragedia di Hugo un melodramma a tinte forti, in cui la protagonista trova riscatto nell’amore materno per il figlio Gennaro.

“Per noi – precisa Carrasco –  Lucrezia Borgia non è una donna vittima, ma una donna pericolosa, spietata, orrenda e inarrestabile, come quella scelta da Donizetti e Hugo, e non quella reale, saggia e misurata. E abbiamo fatto della maschera la corazza di cui fa uso l’eroina per nascondere la sua mostruosità ma anche la sua debolezza».

Nello spettacolo, dramma e commedia vi si incontrano – e vi si alternano – in maniera armonica.

“E’ con entusiasmo – precisa Roberto Abbado – che mi accingo a dirigere questo bellissimo Notturno brillante donizettiano il quale, accanto ai quattro ruoli protagonistici, grazie ad una drammaturgia tesa ed avvincente, presenta sette altri importanti ruoli, una vera e propria corrente che attraversa trasversalmente tutta l’opera».

 Nel ruolo di Lucrezia Borgia si alternano Lidia Fridman e Angela Meade. Alfonso d’Este è interpretato da Alex Esposito, Gennaro da Enea Scala e Maffio Orsini da Daniela Mack. Le scene sono di Carles Berga, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Marco Filibeck. Orchestra e Coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma.

 Nelle repliche del 19, 21 e 23 febbraio, Lucrezia Borgia è interpretata dal soprano americano Angela Meade; Alfonso I d’Este daCarlo Lepore; Gennaro da Michele Angelini; Maffio Orsini da Teresa Iervolino.

“Uccidiamo il chiaro di luna” nel contesto di “Il tempo del Futurismo” (Roma, Galleria nazionale di arte moderna, 14 febbraio 2025)

febbraio 15, 2025

“Uccidiamo il chiaro di luna”: questo il titolo dello straordinario evento nato dalla collaborazione tra la Galleria di arte moderna e il Teatro dell’Opera, che il giorno di San Valentino (14 febbraio 2025) ha offerto un’occasione speciale per visitare la grande mostra romana “Il Tempo del Futurismo”, immergendo gli spettatori in uno spettacolo fatto di danza, musica, bellezza, velocità, effetti di luce ecc.

Accativanti – ed empatiche – le performances dei Solisti, Corpo di Ballo e Allievi del Corso Professionale del teatro dell’Opera di Eleonora Abbagnato.  

Il tutto nel favoloso contesto della Galleria – ora – animato da splendide creazioni dei futuristi.

Diversamente dalle mostre del passato dedicate al rivoluzionario movimento d’avanguardia fondato nel 1909 da Marinetti, questa mostra si concentra sul rapporto tra arte e scienza/tecnologia e illustra quel “completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche” posto alla base della nascita del Futurismo.   

Pensiero – questo – palesamente precursore della rivoluzione che l’odierna Intelligenza artificiale sta per mettere in atto, avverando la profezia della macchinizzazione dell’umano e dell’umanizzazione della macchina preconizzata proprio dai futuristi.

Al di là di dibattute assenze – grazie a musei italiani e stranieri (tra cui il MoMA, il Metropolitan Museum di New York, il Philadelphia Museum of Art, la Estorick Collection di Londra e il Kunstmuseum Den Haag de L’Aia) che con i loro prestiti vi hanno generosamente contribuito – “Il Tempo del Futurismo” è una gran bella mostra di circa 350 opere.

E non si limita a quadri, in quanto include anche sculture, progetti, disegni, oggetti d’arredo, film, oltre a un centinaio fra libri e manifesti (con un’attenzione alla matrice letteraria del movimento marinettiano) insieme con un idrovolante, automobili, motociclette e strumenti scientifici d’epoca.

Una mostra da vedere.

Gente di facili costumi al Teatro Quirino di Roma (18 febbraio – 2 marzo 2025)

febbraio 13, 2025

Gente di facili costumi – testo di Nino Manfredi- è di certo tra i testi più sensazionali, in Italia, messo in scena negli ultimi decenni. Protagonisti della pièce sono Anna (“Principessa” come nome d’arte) – una prostituta che sogna di diventare “giostraia” – e Ugo, l’inquilino del piano di sotto, un intellettuale che vivacchia scrivendo per Tv e cinema ma che sogna di fare film d’arte: egregiamente interpretati da Flavio Insinna e Giulia Fiume, con regia di Luca Manfredi, testo di Nino Manfredi,.

Questa la sua trama . Una notte Ugo sale al piano di sopra per lamentarsi con la coinquilina che a notte fonda l’ha svegliato con il suo giradischi a tutto volume.  Nella confusione, lei lascia aperto il rubinetto dell’acqua della vasca. Ne deriva un allagamento dell’appartamento di lui. Anche a causa di uno sfratto, lui è costretto a trovare rifugio dalla “Principessa”. Da questa convivenza forzata  nasce uno strano sodalizio, e un turbine di disastri, malintesi, ilarità e malinconie.

Manfredi presentava il suo testo così’: “Gente di facili costumi è una commedia che sviluppa, in maniera paradossale, un fondamentale problema etico. In una società come la nostra, dove tutto si avvilisce e si corrompe, che valore hanno ancora l’onestà, la dignità, il rispetto dei più profondi valori umani? Lo sport […] diventa sempre più truffa e violenza. Gli ideali politici […] difendono gli interessi più strettamente privati. La creatività e la fantasia sono messi al servizio dell’imbonimento pubblicitario […]. Senza continuare a fare altri esempi, è evidente che viviamo in una società in cui i valori più elevati vengono svenduti e liquidati, perché il bello, il buono e il vero sono asserviti all’utile”

“MUNCH. IL GRIDO INTERIORE” AL PALAZZO BONAPARTE – PIAZZA VENEZIA, 5 – ROMA (11 FEBBRAIO – 2 GIUGNO 2025)

febbraio 11, 2025

Evento che intende anche celebrare il venticinquesimo anno di attività di Arthemisia, l’ampia retrospettiva MUNCH IL GRIDO INTERIORE – che ha avuto una precedente tappa a Palazzo reale di Milano –  al Palazzo Bonaparte di Roma è stata inaugurata il 10 febbraio 2025 alla presenza (anche) del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della regina Sonja di Norvegia.  Ad accoglierli c’era Iole Siena, Presidente di Arthemisia.

La mostra, curata da Patricia G. Berman – esponendo oltre 100 suoi capolavori tra cui le iconiche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922-1024), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900-1901), Danza sulla spiaggia (1904) e una delle versioni litografiche de L’Urlo (1895) –   racconta l’intero percorso artistico di questo straordinario artista norvegese.

Simbolista e precursore dell’Espressionismo (e persino del Futurismo) – in maniera diretta e potente, e mirando a rendere visibile l’invisibile (anche grazie alla memoria) – Munch ha saputo interpretare e rappresentare sentimenti, passioni, e le inquietudini più profonde dell’animo umano (l’angoscia esistenziale, la malattia, la morte, la suggestione dell’amore erotico e della passione carnale, ecc.).  Non a caso, le onde sonore generate dall’urlo interiore dell’artista giungono fino al nostro presente.  

Le sue opere testimoniano – dando loro forme e colori –   emozioni universali e senza tempo.

La perdita prematura della madre a soli 5 anni e della sorella, la morte del padre, la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen, hanno di certo influenzato la sua poetica, così come il naturalismo norvegese,  influenze dell’impressionismo e post-impressionismo  – francesi – che gli suggerirono un uso del colore più intimo e un approccio psicologico,  e teorie scientifiche del suo tempo.

La sua prima mostra a Berlino (1982) fu considerata scandalosa.

Munch fu percepito come l’artista eversivo e maledetto.   Vivendo una vita “sull’orlo di un precipizio” – tra relazioni amorose dolorose e alcolismo – un crollo psicologico lo portò in una clinica privata (1908-1909).

Tornato in Norvegia – dopo aver vissuto per lo più all’estero – si stabilì al mare.   I suoi giganteschi dipinti murali oggi nell’Università di Oslo sono considerate le più grandi teli dell’Espressionismo in Europa  “che riflettono il suo sempre vivo interesse per le forze invisibili e la natura dell’Universo”.

Much è morto nel 1944.

La mostra di Roma è articolata in sette Sezioni;  e fa scoprire anche ad aspetti meno noti di questo grande artista (il suo rapporto con l’Italia, con la sessualità e la natura ecc.) .

  1. Allenare l’occhio – “Non dipingo cosa vedo, ma cosa ho visto” precisava lo stesso Munch, annotando più volte che la sua vista influenza la sua esperienza sensoriale, incluso i suoni che sente e gli stati emotivi che prova, producendo lavori come L’Urlo.
  • Quando i corpi si incontrano e s separano – Munch vuole rendere visibile quella che lui definisce la “grandiosità della sessualità” con una certa misoginia – e frequenti rappresentazioni del rapporto tra uomo e donna come una battaglia – ma anche con empatia per chi viene rovinato “dalla dissoluzione dell’amore”.
  • Fantasmi – L’artista ha scritto esplicitamente che i ricordi sono strumentali nel suo lavoro.  In questa sezione si vedono le sue opere più note: Malinconia (1891) Disperazione (1894) L’urlo (1895) Lotta contro la morte (1915) e la Morte della malata (1893)9
  • Munch in Italia – Il suo debito verso l’italia è un aspetto poco noto. “Malattia alcol disastri: questo fu il mio viaggio a Firenze” – annota Lo stesso Munch. Ma, dopo la partenza di Larsen, inizia una nuova fase tra Firenze Milano e Roma, ispirata da Raffaello e Michelangelo. In questa sezione si trova – tra altri – La Tomba di PA Munch a Roma (1927) che ritrae uno scorcio del cimitero acattolico romano dove è sepolto lo zio,
  • L’universo invisibile – “La terra – scrive Munchè un gigantesco atomo vivente.  Tutto ha vita e volontà e movimento, le rocce e i cristalli quanto i pianeti”.  Nella sua cosmologia, la terra è un elemento dotato di coscienza e respiro.  L’ambiente fisico e i corpi delle creature agiscono gli uni sugli altri, permettendo alle energie invisibili di interagire con il mondo visibile. A Roma sono visibili Uomini che fanno il bagno (1913-1915), Onde (1908) Il Falciatore (1917)-
  • Di fronte allo specchio (Autoritratto) –   Lo specchio è il suo complice durante i tentativi di auto-invenzione.
  • L’eredità di Munch – L’artista è stato un grande sperimentatore di soluzioni prospettiche e geometriche inedite, dell’uso potente di colore e ombre, e di figure disturbanti.   Il suo linguaggio personale invita ad entrare nella scena e partecipare con maggior coinvolgimento all’emozione che la pervade. Ed è la premessa per la nascita delle Avanguardie che nel XX secolo cercheranno gli strumenti migliori per raccontare le emozioni più profonde.

Prodotta ed organizzata da Arthemisia – in collaborazione con il Museo Munch di Oslo – la mostra gode de patrocinio del Ministero della cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla cultura, della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma e del Gubileo 2025 – Dicastero per l’Evangelizzazione

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Iliade il gioco degli dei a Giù la Maschera (Teatro Verdi di Salerno, 31 gennaio 2025)

febbraio 2, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

A Salerno, venerdi 31 gennaio 2025, a Giù la Maschera – evento coordinato da Peppe Iannicelli, tenutosi al Teatro Verdi – Alessio Boni, Antonella Attili e gli altri attori della compagnia, protagonisti dello spettacolo Iliade. Il gioco degli dei, hanno incontrato pubblico e giornalisti.

 Ed ecco alcune delle riflessioni scaturite nel corso del loro dialogo.

Per Boni, l’Iliade è lo specchio di noialtri. A suo avviso, per una serie di motivi (abbiamo case comode, il cibo non ci manca, stiamo al caldo) – rispetto al tempo dell’Iliade – la nostra ferocia si è un po’ placata. Ma poi ritorna.

Come impulsi noi siamo ancora là: la nostra ferocia è solo sedata.

Lo spettacolo – ora in scena al Teatro Verdi di Salerno – inizia con una riunione degli dei su una spiaggia. Questo per mostrare che non sono sul piedistallo. E non hanno più il potere. Gli dei – facendo un po’ ridere – si divertono a rievocare la guerra: come Ares (dio della guerra) che non a caso risulta alquanto deficiente, e bisognoso di cure.

Con le loro scaramucce gli dei rappresentano la commedia.  La tragedia tocca ai mortali.

 Il lavoro è corale. E l’antico è contemporaneo.

Gli attori recitano più ruoli. Alessio Boni è sia Achille che Zeus. Afrodite, Calcante e Andromeda sono interpretate dalla stessa attrice.  Afrodite usa come arma di seduzione e di morte il ventaglio così come si fa nella cultura giapponese.   Ma c’è anche chi – come Teti – interpreta un solo ruolo.

Per sottolinearne il dualismo, gli eroi indossano delle maschere: non si vede quindi il volto dell’attore.

L’idea dell’uomo marionetta è antica.  Risale al Rinascimento e – poi – c’è il teatro delle marionette!

Gli dei invidiano i mortali perché  per loro l’amore e l’amicizia sono sentimenti forti: basti pensare ad Achille che ammazza Ettore non per la guerra ma perché lui ha ammazzato il suo amico Patroclo.  Ma, a differenza dei mortali, gli dei nella loro immortalità si annoiano. Sono superbi e capricciosi. Non saranno mai degli eroi. Vorrebbero esserlo ma non lo sono. Non vivono le emozioni. E sono meno noti: basti pensare che Achille è più famoso di Zeus!

All’ osservazione di come, nel loro spettacolo, siano bellissimi i costumi, le maschere, le luci – e di come la scenografia sia davvero magica – Alessio Boni commenta che, in teatro, l’aspetto visivo è molto importante.  Nel corso degli anni, di uno spettacolo, quello che ricordiamo sono le immagini, mentre dimentichiamo le parole.  E’successo a lui.  Da ragazzo ha visto il Macbeth di Carmelo Bene. Ancora oggi, ricorda la scena in cui – mentre lady Macbeth vuole ripulirsi le mani insaguinate –  si vede una macchia di sangue su un letto bianco, che da piccola diventa sempre più grande finché tutto si colora di rosso.

L’incontro si è concluso con molti applausi a tutta la compagnia.

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