TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Tratta dalla novella omonima di Prosper Méromée (1845) – cui i librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halèvy apportarono varianti salienti – Carmen (composta da quattro “quadri”) è un’opera-comique di Geirges Bizet. Su musiche di Bizet, Falla, Albéniz, Castelnuovo-Tedesco e Gabriele Bonolis, Il balletto a firma Bubeníčeku – L’indomabile Carmen dai movimenti fluidi, dinamici e viscerali – è una versione moderna di questo classico del repertorio operistico.
«Carmen nel mio balletto è una donna forte e attraente, è uno spirito libero, simile a un cavallo che non si può domare. Non appartiene a niente e nessuno – spiega il coreografo ceco Jiří Bubeníček noto in tutto il mondo come “coreografo narrativo – Ho iniziato questo lavoro leggendo Prosper Mérimée e mi sono reso conto che il personaggio della novella è molto più ricco di quello che ho potuto cogliere dal libretto dell’opera». Ed è questa l’idea cha ha ispirato Bubeníček dal momento in cui Eleonora Abbagnato, nel 2018, gli ha commissionato una nuova creazione di Carmen per l’Opera di Roma.
“La mia storia – sottolinea ancora Bubeníček – è un po’ differente, ed è molto più ricca”.
Dopo il suo debutto assoluto – proprio al Teatro Costanzi – di sei anni fa, lo spettacolo torna in scena, a Roma, domenica 26 gennaio alle 19.00. Successivamente – con étoiles, primi ballerini, solisti e Corpo di Ballo impegnati nella tournée – andrà in scena a Parigi, al Palais des Congrès.
Sul podio debutta – alla guida dell’Orchestra dell’Opera di Roma – Manuel Coves.
Ospite d’eccezione – della ripresa romana e anche della tournée – è Il ballerino cubano Javier Rojas, che interpreta Don José al fianco dell’étoile Rebecca Bianchi, indomabile Carmen.
Nelle altre repliche, fino al 31 gennaio, si alternano nel ruolo del titolo le prime ballerine Federica Maine (28 e 30 gennaio ore 11) e Marianna Suriano (31 gennaio), in quello di Don José il primo ballerino Claudio Cocino (28 e 30 gennaio ore 11) con Giacomo Castellana (31 gennaio). L’étoile Alessio Rezza (26, 28 ore 20, 29 e 30 ore 20) e il primo ballerino Michele Satriano (29, 30 ore 11 e 31 gennaio) vestono i panni del toreador Lucas.
Il 14 gennaio 2025, con regia di Alessandro Talevi e con Michele Mariotti sul podio – in occasione del 125º anniversario della prima assoluta di Tosca – il capolavoro di Puccini torna in scena al teatro Costanzi/teatro dell’Opera di Roma, nella versione che ricostruisce il suo debutto, e primo allestimento, del 1900. Le vedute dell’alba romana dalla terrazza di Castel Sant’Angelo, gli interni dorati di Sant’Andrea della Valle, i rintocchi del Mattutino che Giacomo Puccini aspettava di cogliere all’alba per annotare l’intonazione corretta da inserire in partitura: seguendo le originali volontà pucciniane, l’allestimento punta a far rivivere al pubblico l’opera così come Puccini la vide per la prima volta.
“Non ho mai smesso – precisa Alessandro Talevi – di ammirare la sottigliezza e la cura dei particolari con cui Puccini crea i suoi scenari e il modo in cui richiedono costantemente un’indagine psicologica profonda da parte di cantanti e regista”.
Inoltre una mostra – Tosca 125: oltre la scena – con preziosi documenti, bozzetti, fotografie, manufatti e costumi provenienti dall’Archivio Storico Ricordi esplora la genesi (l’omonimo dramma di Victorien Sardou ammirato da Puccin) del capolavoro di Puccini. Racconta aspetti poco noti del lavoro del compositore, del suo editore e dei suoi librettisti. E narra – attraverso contributi audiovisivi – in che modo il Teatro dell’Opera di Roma abbia ridato vita, nei propri laboratori e sul proprio palcoscenico, alla prima Tosca. La mostra sarà fruibile gratuitamente prima e durante gli intervalli degli spettacoli, e nel corso delle visite guidate, nella sala-museo al terzo piano del Teatro Costanzi, per l’occasione rinnovata in uno spazio moderno, immersivo e dinamico, che in futuro ospiterà altre esposizioni in dialogo con la programmazione artistica del Teatro.
Nel giorno del suo 125esimo compleanno, Tosca sarà ripresa e diffusa via streaming al Policlinico Gemelli, in diverse realtà legate alla Caritas di Roma – dalla mensa all’ostello “Don Luigi di Liegro”, passando per la casa di accoglienza Santa Giacinta – all’Istituto Romano San Michele, al Teatro Patologico e in altri luoghi; cui si aggiunge l’Istituto Italiano di Cultura di Londra. Lo spettacolo è anche trasmesso in diretta su Radio3 e in streaming in diversi luoghi del territorio che si occupano delle fasce sociali più deboli.
Il capolavoro di Puccini sarà ripreso nella versione della prima assoluta anche in altri due periodi della Stagione in corso.
Dal 1° al 6 marzo 2025 il titolo è proposto con la direzione di Daniel Oren, e altri prestigiosi interpreti.
Al teatro Costanzi – Opera di Roma – la magia delle feste di Natale e Capodanno incontra quella del teatro con due balletti :
Dal 15 al 24 dicembre 2024: Lo schiaccianoci di Čajkovskij nella versione di Paul Chalmer: dal 15 al 24 dicembre2024 Gli elementi oscuri e psicologici della trama originale lasciano il posto a una favola che racconta di come, allo scoccare della mezzanotte di un magico Natale, i sogni e i desideri della giovane Clara inizino a realizzarsi.
Dal 31 dicembre al 5 gennaio 2025: grazie alla ripresa di Luigi Bonino Il pipistrello il balletto umoristico- creato nel 1979 da Roland Petit e tratto dall’operetta di Johann Strauss figlio – ambientato nella frizzante atmosfera della Belle Époque.,
Nelle due produzioni sono impegnati étoiles, primi ballerini, solisti e Corpo di Ballo dell’Opera di Roma. Partecipano anche gli Allievi della Scuola di Danza diretta, come il Corpo di Ballo, da Eleonora Abbagnato.
Per Lo schiaccianoci sono attesi due ospiti internazionali, Maia Makhateli, principal del Dutch National Ballet, e Julian MacKay, principal del Bayerische Staatsballett, I ruoli della Fata Confetto e del suo Cavaliere sono affidati a Maia Makhateli, principal del Dutch National Ballet, e Julian MacKay, principal del Bayerische Staatsballett al suo debutto al Costanzi (15, 22, 24 dicembre). Con loro si alternano le stelle dell’Opera di Roma, le étoiles Alessandra Amato (18 ore 11) e Rebecca Bianchi (18 ore 20, 20, 21 ore 20), i primi ballerini Federica Maine (21 ore 15), Marianna Suriano (17, 19) e Michele Satriano (18 ore 20, 20, 21 ore 20) e i solisti Mattia Tortora (17, 19, 21 ore 15) e Giacomo Castellana (18 ore 11); questi ultimi vestono anche i panni di Drosselmeyer in alternanza con il primo ballerino Claudio Cocino (15, 17, 18 ore 11, 19, 21 ore 15). L’étoile Alessio Rezza è il Principe Schiaccianoci (15, 21 ore15, 22 e 24) con il solista Walter Maimone (17, 18 ore 11, 19) e con Simone Agrò (18 ore 20, 20, 21 ore 20). Completano il cast le soliste interpreti del ruolo di Clara, Flavia Stocchi (15, 21 ore 15, 22, 24), Elena Bidini (17, 18 ore 11, 19) e Marta Marigliani (18 ore 20, 20, 21 ore 20), e il Corpo di Ballo. Sul podio romano sale per la prima volta la direttrice Andrea Quinn. L’allestimento del Teatro dell’Opera di Roma vede le scene di Andrea Miglio, i costumi di Gianluca Falaschi, i video di Igor Renzetti e Lorenzo Bruno e le luci di Valerio Tiberi che hanno fatto sognare già al debutto assoluto dello scorso anno. Con la partecipazione deli Allievi della Scuola di Danza dell’Opera di Roma.
Per Il pipistrello, nel ruolo della seducente Bella, giovane donna della buona società, danzano l’étoile Rebecca Bianchi e la prima ballerina Marianna Suriano; al loro fianco nelle vesti del marito Johann i primi ballerini Claudio Cocino e Michele Satriano (Johann). L’étoile Alessio Rezza è l’amico Ulrich che, sfruttando l’occasione di un ballo mascherato, riesce a tessere le fila di un meraviglioso piano per ristabilire l’ordine nella coppia. In scena anche i Solisti e il Corpo di Ballo. Alessandro Cadario dirige l’Orchestra della Fondazione capitolina e il tenore è Nicola Straniero, talento diplomato alla quarta edizione di Fabbrica, lo Young Artist Program dell’Opera di Roma. L’allestimento del Wiener Staatsballet, con le scene di Jean-Michel Wilmotte, i costumi di Luisa Spinatelli e le luci di Jean-Michel Désiré debutta la vigilia di capodanno, nella speciale serata ‘San Silvestro all’Opera’ (31 dicembre, ore 19.00), e rimane in scena fino al 5 gennaio. Con la partecipazione deli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma.
Simon Boccanegra è un’opera di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave che – andata per la prima volta in scena al Teatro La Fenice di Venezia il 12 marzo 1857 – fu poi da Verdi profondamente rimaneggiata oltre vent’anni dopo: si racconta che il musicista ha confidato al nipote Carrara di aver voluto bene al Simon Boccanegra «come si vuol bene al figlio gobbo». A contribuire al sostanziale insuccesso della prima versione di Simon Boccanegra furono l’intreccio eccessivamente complicato e la tinta eccessivamente uniforme della partitura musicale, appesantita dall’impiego massiccio del canto declamato. Le modifiche al libretto furono poi effettuate da Arrigo Boito, il futuro librettista di Otello e Falstaff. La nuova e definitiva versione andò in scena il 24 marzo 1881 al Teatro La Scala di Milano. Opera avara di grandi arie, Simon Boccanegra si fa apprezzare per una straordinaria aderenza della musica al dramma. Ma, nonostante l’iniziale successo, il cammino del rinnovato Simon Boccanegra non è stato facile. Alla fine dell’Ottocento, l’opera era nuovamente uscita di repertorio. Solo da 1929 è poi stata inserita nei cartelloni dei maggiori teatri tedeschi, di Vienna, del Metropolitan di New York e – sull’onda del trionfo americano – dell’ Italia e del Regno Unito. Il suo soggetto non ruota intorno ad una grande storia d’amore o ad un infiammato dramma di popoli in lotta per la libertà. Ma sulla crisi di un sistema di potere e di affetti familiari. Il protagonista è un plebeo dall’animo nobile provato – in gioventù – da un gran dolore. Il suo nemico, è l’inesorabile patrizio Jacopo Fieschi, una figura di padre-padrone ricorrente spesso nel teatro verdiano. Sullo che la limpida storia d’amore tra Amelia e Gabriele che creare un contrasto con le torbide passioni che tormentano gli animi dei due antagonisti. L’opera – cupa e triste – si conclude con un lutto compensato dalla promessa di un tempo migliore e con un messaggio di pace e d’amore: la morte di Simone coincide con la promessa di nozze degli innamorati e con l’elezione a Doge di Gabriele. Il momento della riconciliazione nasce catarticamente da quello della sofferenza. Simon Boccanegra a Roma – È il pluripremiato regista britannico Richard Jones a firmare lo spettacolo che – diretto dal maestro Michele Mariotti, direttore musicale della Fondazione Capitolina – il 27 novembre inaugura la Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma. Intrighi politici e scontri di classe, passioni irrisolte e bramosie di potere. La storia del primo doge di Genova, Simon Boccanegra, è per Verdi un dramma sulla crisi di un sistema politico, e sul tormento di un uomo diviso tra l’amore per la figlia e il compimento dei propri doveri istituzionali. Una tragedia in cui il mare, cornice onnipresente nell’opera, è sia sfondo di una Genova in tumulto, sia riflesso dell’animo inquieto dei protagonisti. «Nel Simon Boccanegra di Verdi, amore e potere si trovano crudelmente schierati l’uno contro l’altro – sottolinea Mariotti – Da una parte la musica esprime un’atmosfera liquida, scura e inafferrabile proprio come gli intrighi del potere, dall’altra, per mezzo del canto isolato di un fagotto o delle oscillazioni cromatiche degli archi, ci commuove. Nel finale del primo atto, ad esempio, Verdi delinea un quadro di inaudita violenza: uno scontro tra patrizi e plebei che sarà interrotto solamente dal pianto del doge che va gridando ‘pace’ e ‘amore’. Ma in un mondo così bieco non c’è posto né per l’amore né per la pace, se non quella che Simon Boccanegra troverà nell’ultimo abbraccio con il mare, che diventerà così la sua tomba». I protagonisti dello spettacolo romano sono: Luca Salsi nel ruolo del titolo, Eleonora Buratto come Maria Boccanegra, Michele Pertusi nella parte del nobile Jacopo Fiesco, Stefan Pop nelle vesti di Gabriele Adorno, Gevorg Hakobyan come Paolo Albiani. A firmare scene e costumi è Antony McDonald, mentre le luci sono di Adam Silverman. Coreografa per i movimenti mimici è Sarah Kate Fahie e maestro d’armi è Renzo Musumeci Greco. Nelle repliche del 29 novembre, 1 e 4 dicembre, Simon Boccanegra è invece interpretato dal baritono Claudio Sgura; Maria Boccanegra da Maria Motolygina, soprano al suo debutto con la Fondazione Capitolina; Jacopo Fiesco da Dmitri Ulyanov; Gabriele Adorno da Anthony Ciaramitaro.Questa la sua trama – Siamo a i Genova, verso la metà del ’300. Fervono le lotte fra patrizi e plebei per l’elezione del nuovo Doge. Un ambizioso plebeo, il filatore Paolo Albiani, confida al popolano Pietro di voler sostenere la candidatura di Simon Boccanegra (un corsaro al servizio della repubblica genovese ) nella speranza di poter ottenere da questi poteri e ricchezza. Simon è dal popolo acclamato nuovo Doge, mentre scopre che la donna amata – dalla quale ha avuto una figlia, e che il padre Jacopo Fiesco tiene prigioniera nel suo palazzo per impedirle di sposarlo – è morta. Passati 25 anni, una giovane donna, Amelia Grimaldi, ama il nobile Gabriele Adorno coinvolto – assieme al nobile Andrea Grimaldi, e Lorenzino, un plebeo segretamente vendutosi ai patrizi – in una congiura guelfa contro il Doge. Intanto Simon scopre di aver ritrovato – con Amelia Grimaldi – la figlia perduta. La rassicura che non verrà data in sposa contro la sua volontà. E ordina a Paolo di rinunciare a lei. Paolo – cui inizialmente era stata destinata – furente per l’ingiunzione del Doge, decide di rapire Amelia con l’aiuto di Pietro e di Lorenzino, che tiene in suo potere essendo a conoscenza del suo tradimento a favore dei patrizi. Mentre Simon chiede il parere dei consiglieri circa la guerra con Venezia che vorrebbe evitare (scontrandosi con la violenta opposizione di Paolo) dalla piazza giungono i clamori di un tumulto. Simone scorge Gabriele Adorno che si difende dalla folla inferocita, per il suo assassinio di Lorenzino. Interrogato dal Doge, Gabriele dichiara di averlo ucciso perché aveva tentato di rapire Amelia, su istigazione di «un uom possente»: a differenza di quanto da lui pensato (il doge) questi è Paolo in cui Amelia riconosce il mandante del suo rapimento. Scoppia un tumulto, plebei e patrizi si accusano a vicenda. Simone chiede pace e concordia per il suo popolo. Gabriele si consegna al Doge. Paolo – prima di fuggire da Genova – vuole vendicarsi dell’uomo che un tempo ha fatto salire al trono. Dopo aver versato un veleno nella tazza di Simone, introduce nella stanza Gabriele e Andrea. Rivela di conoscere la vera identità di Andrea Grimaldi (sotto il cui nome di si cela Jacopo Fiesco) l’odio profondo per il Boccanegra (da tempo). E insinua in Gabriele il sospetto che Amelia si trovi nelle stanze del Doge, vittima delle sue turpi attenzioni. Amelia tenta invano di convincere Gabriele della purezza dei sentimenti che la legano a Simone, senza rivelargli però di esserne figlia. E implora il padre di concedere a Gabriele, legato alla congiura guelfa, il suo perdono. Simone, chiede di rimanere solo. Versa dell’acqua nella tazza, la beve e si assopisce. Gabriele gli si avvicina per ucciderlo, ma ne è impedito dal ritorno di Amelia. Al suo risveglio, Simone gli concede la mano della figlia. Intanto si odono voci concitate: i congiurati guelfi stanno assalendo il palazzo. Il Doge incarica Gabriele di comunicare loro le sue proposte di pace. Commosso, il giovane parte, deciso a tornare, se non verrà ascoltato, per combattere al fianco di Boccanegra. La rivolta fallisce. I congiurati patrizi (ai quali si è unito, per sete di vendetta, Paolo) sono stati sconfitti. Prima di essere condotto al patibolo, Paolo rivela a Fiesco che un veleno sta per uccidere Simone. In preda a un misterioso affanno, Simone cerca refrigerio respirando sul balcone l’aria del mare. All’improvviso gli si avvicina la sinistra figura di Fiesco, che si fa riconoscere come il suo antico rivale. Ma il Doge risponde ai suoi propositi di vendetta rivelandogli che Amelia Grimaldi è in realtà Maria Boccanegra: figlia sua e di Maria Fiesco. La commozione invade il vecchio patrizio che, troppo tardi, comprende l’inutilità del suo lungo odio, cede all’abbraccio di Simone e con voce spezzata gli rivela che un traditore lo ha avvelenato. Entrano Amelia e Gabriele, seguiti dalla corte dogale. Simone invita la figlia a riconoscere in Fiesco il nonno materno. Benedice i due innamorati e muore, dopo aver indicato in Gabriele il nuovo doge di Genova. In occasione dello spettacolo inaugurale esce anche il quinto numero di “Calibano” – E’ la rivista di attualità culturale dell’Opera di Roma – realizzata in collaborazione con effequ -che, pubblicata ogni quattro mesi, trae ispirazione dalle opere in cartellone per riflettere sul mondo di oggi. Il nuovo numero collega Simon Boccanegra al tema del potere e si interroga (con contributi che spaziano dalla nonviolenza politica all’antispecismo, agli algoritmi e la seduzione dell’immagine televisiva) sulle molteplici forme che oggi questo assume. Tra le firme di questo numero: Giancarlo De Cataldo, autore di una testimonianza sul potere visto dall’esperienza di un magistrato, e Andrea Tarabbia (Premio Campiello 2019), presente con un racconto inedito.
Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo
L’11 novembre 2024 si è tenuta, nel foyer del Teatro Verdi, la conferenza stampa – che ha visto una grande presenza di ragazzi – su “L’elisir d’amore”, melodramma giocoso di Gaetano Donizetti, rappresentato per la prima volta nel 1832, che a Salerno andrà in scena il 22, 23 e 24 novembre 2024. Erano presenti il regista Riccardo Canessa, il presidente del Conservatorio Luciano Provenza, il direttore del Conservatorio Fulvio Artiano, e il segretario artistico Antonio Marzullo. A coordinare c’era Peppe Iannicelli.
Lo spettacolo – con orchestra (una sessantina di elementi) e coro (46 ragazzi) del Conservatorio – è frutto di una coproduzione con il Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno che come sottolineato dal suo presidente Provenza: è la terza istituzione in Italia che ha prodotto un grande numero di eventi ( 89-90), e in futuro bisognerà immaginare eventi anche nella zona orientale di Salerno. Il Direttore ha ringraziato i maestri e i talentuosi ragazzi del Conservatorio.
“L’elisir d’amore” – ha precisato il regista Riccardo Canessa – è un’opera sottovalutata nel melodramma italiano. Eppure è importante, in quanto contiene, sia elementi di un periodo della grande tradizione dell’opera buffa che si stava esaurendo, sia elementi di generi più moderni: ragion per cui Donizetti diventa una sorta di traghettatore verso il romanticismo. L’elisir d’amore – una commedia che nello stesso tempo cela una profonda malinconia – ha una delle melodie più celebri di tutta l’opera italiana: “Furtiva Lacrima”. Il soggetto dell’opera trova il suo clou non tanto nel filtro amoroso cui ricorre Nemorino per fare innamorare la sua bella quanto nella morte dello zio che lo lascia ricco e quindi in grado di esercitare una grande attrazione su tutte le ragazze del paese. L’ambientazione ha i colori della costiera amalfitana. Essendo una storia di paese, nella sua messa in scena il regista ha tratto ispirazione dal borgo di pescatori del fiordo di Furore, luogo magico della costiera. La vicenda si svolge intorno alla metà del secolo scorso. Tutto il racconto, conclude il regista, è un percorso verso la felicità”.
I. La prima dello spettacolo sarà preceduto da un ciclo di incontri di approfondimento. Si comincia sabato 5 ottobre (ore 17.00, Sala Grigia del Teatro Costanzi) con la “Lezione di opera”di Giovanni Bietti. Lunedì 7 ottobre, invece, al Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza Università di Roma, ore 17.30, Michele Mariotti è ospite dell’incontro “L’opera in Sapienza: Peter Grimes”. Giovedì 10 ottobre, alle ore 18.00, in Sala Grigia al Teatro Costanzi con ingresso libero, è in programma una presentazione dell’opera e del quarto numero della rivista “Calibano” dedicata a Peter Grimes e al tema dell’outsider. Il ciclo di incontri si conclude venerdì 11 ottobre alle ore 18.00, sempre in Sala Grigia al Teatro Costanzi e a ingresso libero, con la presentazione di Benjamin Britten. L’uomo, il compositore, l’interprete (EDT, 2024), la prima monografia italiana dedicata al compositore inglese. Interviene Alessandro Macchia, autore del volume.
II – Dramma sull’esclusione sociale, il pregiudizio e la crudeltà della folla, il Peter Grimes (opera in un prologo e tre atti, musica diBenjamin Britten,Libretto di Montagu Slater dal poema The Borough di George Crabbe ) – in scena al Teatro Costanzi, Opera di Roma – è uno spettacolo da profondi risvolti psicologici.
Peter Grimes – sottolinea la regista Deborah, Warner – è “un uomo perseguitato dall’orrore di un terribile incidente, spaventato dai pettegolezzi e che forse, prima ancora della disgrazia, ha sempre agito in modo diverso da chi lo circonda”. Non a caso, quindi, la sua regia ha scelto di ambientare la vicendain una decadente cittadina costiera della Gran Bretagna contemporanea – descritta come una comunità impoverita, arrabbiata e sofferente – in cui il pescatore diventa vittima della ricerca di un capro espiatorio. “La durezza dell’esistenza di coloro che si guadagnano da vivere sul tratto di costa del sud est inglese è tema centrale sia dell’opera di Britten sia del poema di Crabbe, The Borough, da cui è tratto il libretto – prosegue Deborah Warner – con similitudini che permangono sino a oggi. Nonostante le innovazioni tecnologiche, quella del pescatore solitario è ancora un’esistenza faticosa. Volevamo far rivivere questa storia in una cornice contemporanea, senza però cadere in un pericoloso sentimentalismo verso la povertà del passato. Non volevamo che questa realtà venisse ammorbidita trasferendo la storia in un altro periodo: Peter Grimes viene rifiutato da una comunità feroce e stressata, e volevamo rendere questa percezione immediata”.
Maestro del Coro, cui la partitura richiede un grande impegno, è Ciro Visco.
Sul podio il maestro Michele Mariotti.“Per Grimes – enfatizza Mariotti – il mare è fonte di vita e di riscatto, ma diventerà la sua tomba, poiché verrà spinto a morire da una società miope e giudicante verso tutto ciò che, non conformandosi ad essa, diventa inevitabilmente diverso e pericoloso. Peter Grimes è senza dubbio uno dei grandi capolavori del Novecento, un magistero di orchestrazioni e suoni, e in cui molto presente, appunto, è l’elemento liquido e inafferrabile del mare”
Peter Grimes vede protagonisti Allan Claytonnel ruolo del titolo, Sophie Bevan nei panni di Ellen Orford e Simon Keenlyside in quelli di Balstrode,. Le scene sono di Michael Levine, i costumi di Luis F. Carvalho, le luci diPeter Mumford, i video di Justin Nardella e le coreografie di Kim Brandstrup
Composta da Vincenzo Bellini in soli due mesi, La sonnambula è un’opera seria in due atti su libretto di Felice Romani, tratto a sua volta da La Somnambule, ou L’arrivée d’un nouveau seigneur, un ballet-pantomime di Jean Aumer e Eugène Scribe, e da La Somnambule, comédie-vaudeville dello stesso Scribe e Germain Delavigne.
Fin dal suo debutto a Milano (marzo 1831)- ha ottenuto un grande successo. Ambientato in un villaggio in Svizzera, il dramma vede protagonisti due giovani promessi sposi, Amina ed Elvino. Quando Amina viene trovata addormentata, la notte prima delle nozze, nella stanza del conte Rodolfo, Elvino la accusa di tradimento e rompe il fidanzamento. Non crede alla sua innocenza fin quando Amina – nuovamente sonnambula – una sera viene vista camminare sui tetti.
A quel punto, i due amanti si riconcilieranno.
Sul podio sale Francesco Lanzillotta per cui: “la sonnambula è senza dubbio un titolo che rappresenta uno dei più alti slanci creativi di Bellini, sviluppati all’interno di una trama semplice, dai toni innocenti e idilliaci. I pentagrammi di questo titolo sono ricolmi di melodie. Il genere semiserio al quale La sonnambula appartiene, depurato dall’elemento comico, così come i toni idilliaci di cui sopra, non eliminano però i conflitti che in quest’opera si dipanano fra i protagonisti. L’idillio non si materializza a prescindere ma si conquista con fatica, attraverso l’acquietarsi della conflittualità».
Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è diretto da Ciro Visco.
Con il dramma di Bellini, al teatro dell’Opera di Roma, debutta la coppia di registi francesi, Jean-Philippe Clarac e Olivier Deloeuil che – firmandoregia, scene e luci – sottolinea: “In maniera forse paradossale abbiamo incentrato questo allestimento non tanto sul risveglio della sonnambulaquanto sul suo addormentarsi, che viene mostrato all’inizio dello spettacolo. L’allestimento si sviluppa sotto forma di installazione performativa, nella Galleria Elvezia, una galleria d’arte pop-up collocata sul palcoscenico del Teatro Costanzi. Lo spettacolo offre un viaggio all’interno del sonno agitato della protagonista, una giovane che vive in uno stato di dormiveglia, in un regime sensoriale alterato. Attraverso l’uso di video registrati in una camera d’albergo romana, nel quartiere del Teatro dell’Opera e a Palazzo Barberini, seguiamo il viaggio interiore di Amina fino al giorno del suo matrimonio con Elvino”.
La coppia ènota come “Le lab”: che mette in scena lavori multidisciplinari, esplorando le possibili dimensioni performative della grande musica. Il collettivo artistico (con sede a Bordeaux) comprende Christophe Pitoiset(collaboratore alle scene e alle luci),Luc Bourrousse (drammaturgia),Pascal Boudet e Timothée Buisson (video), Julien Roques (graphic design).
Con La sonnambula, Lisette Oropesa – soprano americano di origini cubane – ritorna all’Opera di Roma. Accanto a lei, altre star del belcanto come John Osborn, che interpreta Elvino, Roberto Tagliavini, nella parte del Conte Rodolfo, e Monica Bacelli, nell aparte di Teresa. Nelle parti di Lisa e Alessio sono invece impegnati il soprano Francesca Beniteze il basso Mattia Rossi (quest’ultimo dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma).
Nelle repliche dell’11, 13 e 16 aprile Amina è interpretata da Ruth Iniesta, Elvino da Marco Ciaponi, il conte Rodolfo da Manuel Fuentes.
Patrick de Bana, Juliano Nunes e William Forsythe sono i coreografi che firmano il Trittico Contemporaneo, dal 23 al 29 marzo al Teatro dell’Opera di Roma: appuntamento fisso – voluto da Eleonora Abbagnato – per ampliare e rinforzare il lavoro dei ballerini. Nel cartellone, accanto ai grandi classici, si trovano, quindi, titoli e creazioni di autori che entrano per la prima volta nel repertorio del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma.
Nel programma del Trittico ci sono due prime italiane – Windgames di De Bana e Playlist (Track 1, 2) dell’iconico Forsythe – e una prima assoluta, Women di Nunes.
La serata si apre con Windgamesdi Patrick de Bana sulle musiche del Concerto per violino e orchestra op. 35 di Čajkovskij: “Opera multinazionale” creata in più fasi che ha unito artisti in tutto il mondo. Al centro della serata: una prima assoluta: la nuova creazione del brasiliano Juliano Nunes, “un pezzo astratto che non ha una trama ma racconta molte storie”. Il gran finale è affidato a Playlist(Track 1, 2) di William Forsythe, icona della danza che negli oltre 50 anni di carriera ha riorientato il balletto classico verso la dinamica del XXI secolo.
Ispirato dalla tragedia di Oscar Wilde – in cui convergono sensualità e ascetismo religioso – Richard Strauss compone questo dramma in un unico atto nel 1905, elaborando lui stesso il libretto sulla base della traduzione tedesca di Hedwig Lachmann. Il compositore estremizza il conflitto tra Salome e Jochanaan (la principessa chiede la testa del profeta al suo patrigno Erode perché il suo amore è rimasto insoddisfatto) arricchendo il linguaggio con un’intensità inedita.
Barrie Kosky, uno dei più innovativi registi della scena contemporanea – in un allestimento già apprezzato a Francoforte nel 2020 – all’Opera di Roma propone il capolavoro di Richard Strauss, Salome tratto da Oscar Wilde, purificandolo dai suoi tratti esotici e biblici. «In questo allestimento tutto l’intreccio viene mostrato dalla prospettiva di Salome, non c’è spazio per un angolo visuale maschile – precisaKosky – Noi la concepiamo come una donna indipendente. La sua è una figura complessa e non del tutto definita. È una vergine, ma potrebbe avere tanto 15 quanto 50 anni. Per noi è chiaro che si tratta dell’unico personaggio in scena che dice sempre la verità. La sua radicalità e la sua provocazione nascono proprio dal fatto che dice esattamente ciò che vuole, pensa e sente, senza mai mentire. Ai miei occhi non è un personaggio mostruoso, ma affascinante. E questo si rispecchia nella musica, che è musica d’amore, la più bella musica d’amore possibile».
Sul podio sale uno degli interpreti straussiani più riconosciuti: Marc Albrecht.
Nel ruolo della protagonista sale per la prima volta sul palco dell’Opera di Roma il soprano americano Lise Lindström . il profeta Jochanaan è il basso-baritono Nicholas Brownlee, A interpretare Erode è il tenore John Daszak Il mezzosoprano Katarina Dalayman è invece Erodiade. Narraboth è interpretato da Joel Prieto, mentre i cinque giudei sono Michael J. Scott, Christopher Lemmings, Marcello Nardis, Eduardo Niave– dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program dell’Opera di Roma – ed Edwin Kaye. I due nazareni sono Nicola Straniero– anche lui di “Fabbrica” Young Artist Program – e Zachary Altman, che interpreta anche uno dei due soldati insieme aEdwin Kaye. Completano il cast Karina Kherunts (Un paggio di Erodiade), Alessandro Guerzoni e Daniele Massimi che si alternano nel ruolo dell’uomo di Cappadocia e Giuseppe Ruggiero (Uno schiavo).
Scene e costumi sono a firma di Katrin Lea Tag, mentre le luci sono di Joachim Klein.
Con il dittico formato daGianni Schicchi (opera comica in un atto composta da Giacomo Puccini nel 1918 su libretto di Giovacchino Forzano) e L’heure espagnole (composizione di Maurice Ravel su libretto tratto dall’omonima commedia del 1904 di Franc-Nohain) – seconda parte del “Trittico ricomposto”( progetto triennale realizzato dalla Fondazione Capitolina in collaborazione con il Festival Puccini di Torre del Lago in occasione del centenario della morte del compositore ) diretto da Michele Mariotti –Ersan Mondtag, pluripremiato regista scenografo e costumista berlinese debutta in Italia.
Lo spazio teatrale e i personaggi di Ersan Mondtag – considerato tra le firme più visionarie del teatro (e che rappresenterà la Germania alla Biennale Arte di Venezia 2024) – nascono da “idee fantastiche” proiettate in luoghi surreali, dalle linee espressioniste e dal cromatismo esasperato. I costumi sono di Johanna Stenzel, le luci di Sascha Zauner e i video diLuis August Krawen; la drammaturgia è curata da Till Briegleb.
Di questo dittico – sottolinea Michele Mariotti – “La famiglia è la protagonista assoluta. Si ride, ma con amarezza, perché ci troviamo di fronte a due nuclei familiari – ben descritti da Ravel e Puccini – dai lati oscuri, tristi, immorali e grotteschi. E ci rendiamo conto di quanta solitudine e quanto silenzio si possano trovare anche nelle famiglie più numerose quando, al posto di rispetto e condivisione, regna soltanto l’interesse personale”.
Gianni Schicchiè basato su un episodio del Canto XXX dell’Inferno di Dante. Questa la sua trama. Una famiglia avarissima cerca di sfruttare l’eredità di un uomo ricco – Buoso Donati – appena deceduto, coinvolgendo un astuto truffatore: Gianni Schicchi. Travestendosi da Buoso, Schicchi riesce a redigere alla presenza del Notaio un nuovo testamento. Ma destina i beni migliori a sé stesso. Benché irati, i parenti non possono svelare la truffa. Partito il Notaio, Schicchi caccia tutti dalla casa, ormai di sua proprietà. Rimangono solo Rinuccio e sua figlia Lauretta, felici delle nozze imminenti.
L’heure espagnole(1911) – opera comica in un atto ambientata nella Toledo del XVIII secolo – ha come protagonista Concepciòn, insoddisfatta moglie dell’orologiaio Torquemada che, quando il maritoè fuori casa, ospita una serie di suoi amanti. Il continuo avvicendarsi dei pretendenti della donna crea un vorticoso gioco di equivoci e di buffe dinamiche amorose.
In entrambi i titoli del dittico cast d’eccellenza internazionale
Carlo Lepore (celebre basso-baritono specializzato in ruoli buffi) interpreta Gianni Schicchi; il soprano Vuvu Mpofu è Lauretta;d 2019; il mezzosoprano Sonia Ganassi è Zita, il tenore Giovanni Salaè Rinuccio. Completano il cast Ya-Chung Huang (Gherardo),Roberto Accurso(Betto),Nicola Ulivieri (Simone), Daniele Terenzi (Marco), Domenico Colaianni(Spinelloccio), Alessandro Guerzoni (Pinellino), Daniele Massimi (Guccio), Valentina Gargano (Nella), Ekaterine Buachidze(La Ciesca), Mattia Rossi(Ser Amantio di Nicolao) – questi ultimi tre dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma.
Tra i protagonisti de L’heure espagnole di Ravel, invece, ritroviamo il tenore Ya-Chung Huangnel ruolo dell’orologiaio Torquemada e il mezzosoprano francese Karine Deshayes nella parte di Concepciòn. Gli interpreti di Gonzalve e Don Inigo Gomez sono il tenore Giovanni Salae il basso-baritono Nicola Ulivieri. Il baritono Markus Werba(indimenticato protagonista di Mass di Bernstein alle Terme di Caracalla) incarna invece il mulattiere Ramiro.