Recensione negli USA di un nuovo libro su Il coniglietto di velluto-The Velveteen Rabbit

febbraio 3, 2024

Il coniglietto di velluto – The Velveteen Rabbit (1922), della scrittrice anglo-americana Margery Williams, negli Stati Uniti è da sempre al centro dell’attenzione. Lisa Rowe Fraustino, in occasione del centenario della pubblicazione del libro della Williams, ha realizzato – e pubblicato – una raccolta di saggi di studiosi internazionali, intitolata The Velveteen Rabbit at 100 Hundred (2023). Per l’Italia, vi hanno contribuito Elena Paruolo e Claudia Camicia. Su questo volume è appena uscita una bella recensione leggibile al seguente link:

Mia recensione/articolo – sull’ultimo bel libro sul Mediterraneo conteso, del direttore Maurizio Molinari – nel numero di gennaio 2024 di Agenda Geopolitica

gennaio 28, 2024

La mia Recensione / Articolo del / sul libro di Maurizio Molinari ( direttore del quotidiano la Repubblica) – Mediterraneo conteso Perche’ l’Occidente e i suoi rivali ne hanno bisogno, Ed. Rizzoli 2023 - come precisato nel Sommario di questo numero di Agenda geopolitica (gennaio 2024) e’ leggibile alla pagina 7 (pp 7-12) della rivista. BUONA LETTURA - E complimenti al direttore Molinari per questo suo gran bel lavoro.

Serata giovani coreografi all’Opera di Roma (31gennaio – 2 febbraio 2024 al Teatro Nazionale)

gennaio 25, 2024

Serata Giovani Coreografi  è un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma – i cui  protagonisti sono Adriano Bolognino (classe 1995) Simone Repele e Sasha Riva (rispettivamente classe 1993 e 1991) –   frutto del lavoro svolto dai tre giovani autori con le étoiles Alessandra Amato e Rebecca Bianchi, il solista Simone Agrò – premio Danza&Danza 2023 interprete emergente – e il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma su commissione della direttrice Eleonora Abbagnato.

La serata inizia con Yellow di Adriano Bolognino che ha sviluppato un linguaggio dalla gestualità pulsante.  Da piccolo – racconta – “immaginavo un’anima gialla, splendente, che sprigionava tutta la sua forza per dare vita alle cose inanimate. Da qui Yellow (giallo): sarà per quei ricordi da bambino, sarà perché il giallo è il colore preferito di mia madre. Aspettavo l’opportunità di lavorare per un corpo di ballo per dare una chance a questa pièce che ho conservato nel cassetto fino ad oggi».   E si conclude con  I died for love  di Simone Repele (1993) e Sasha Riva (1991):  spettacolo  radicato in un aspetto teatrale che si esprime attraverso un vocabolario neoclassico e contemporaneo.  «Per questa creazione – spiegano i due coreografi – ci siamo ispirati alla figura della ragazza abbandonata più conosciuta nella tradizione americana e descritta nella canzone folk The Butcher Boy: racconta di un’amante che, lasciata dal suo uomo, decide di togliersi la vita e chiede di porre una tortora sul suo petto per mostrare al mondo che è morta per amore. Dalla frase che chiude la canzone è nata l’idea del titolo del nostro balletto».

«La serata – spiega Eleonora Abbagnato – è una novità della programmazione. Dal mio arrivo, nel 2015, ho fortemente voluto che nuovi grandi nomi della coreografia contemporanea entrassero nel repertorio della compagnia. E così è stato per esempio con Millepied, Forsythe, Preljocaj, Inger, Pastor, Wheeldon. Con questa nuova Serata ampliamo lo sguardo sul contemporaneo aprendo le porte del nostro Teatro ai giovani talenti e in particolare italiani.

“Un’occasione – sottolinea ancora Abbagnato –   per loro di lavorare con un corpo di ballo ma anche per i ballerini dell’Opera di mettersi alla prova con linguaggi completamente nuovi.  Ho danzato io stessa le creazioni degli autori che ho scelto di accostare.  Sembrano simili ma hanno peculiarità completamente differenti: il linguaggio di Simone e Sasha è teatrale, Bolognino si distingue per precisione e dinamica.  Vorrei diventasse anche questo un appuntamento abituale nella stagione, per fare dell’Opera di Roma un luogo di crescita e promozione del futuro della danza».

La Serata Giovani Coreografi  vede le scene di Michele Della Cioppa, i costumi di Anna Biagiotti e le luci di Alessandro Caso. Musiche su base registrata di autori vari.

La canzone teatrale al Teatro Pasolini di Salerno (27-28 gennaio 2024)

gennaio 24, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

LA CANZONE TEATRALE –  da Viviani a Brecht, da Patroni Griffi a Gaber – sarà in scena al Teatro Pasolini di Salerno, con un concerto per voce e quartetto d’archi, scritto, arrangiato e diretto da Paolo Coletta

In scena, Paolo Sasso (violino), Andrea Esposito (violino) , Luigi Tufano (viola), Marco Pescosolido (violoncello) e  Lalla Esposito, una delle più autorevoli interpreti di teatro musicale in Italia. Accolta la lezione di iconiche attrici-cantanti -quali Milly, Marinua e Angela Pagano, Milva, e Gabriella Ferri – Lalla Esposito ne restituisce la maestria, assumendosi la responsabilità di “riscrivere” i pezzi che interpreta.

FALSTAFF a WINDSOR liberamente tratto da Le allegre comari di Windsor di Shakespeare al Teatro Quirino (Roma, 23-28 gennaio 2024)

gennaio 22, 2024

Si rinnova (dopo i successi di Nero Cardinale e L’avaro) la collaborazione tra Ugo Chiti, Alessandro Benvenuti e gli attori di Arca Azzurra per un lavoro su Falstaff.

In questo adattamento, l’eroe e antieroe di Shakespeare “resuscita” a Windsor.

Esprimendo un’arroganza aristocratica con sangue plebeo – e disarmante perché privo della consapevolezza dell’età che “indossa” – questo Falstaff resta fedele al testo originale delle Comari di Windsor per gli appuntamenti farseschi.  Si lascia beffare. Solo l’ultima beffa cambia struttura, e andamento narrativo. Questo grazie all’intervento di Semola, suo paggio (servizievole, irridente, mutevole, inquietante) che solo alla fine – allucinazione o sogno? – assume le vesti e le sembianze del principe Enrico, tornato a bandire Falstaff dal consorzio umano.  Nell’ordine prestabilito del potere, non si trova posto dove collocare un corpo tanto grande quanto irrazionale e magico.

Filarmonica romana – Cenerentola di Prokof’ev al teatro Olimpico (Roma 19-21 gennaio 2024)

gennaio 19, 2024

Con il balletto Cenerentola – regia e coreografia di Luciano Cannito, produzione di Fabrizio di Fiore per Roma City Ballet Company (composizione di artisti selezionati con audizioni solo internazionali, oggi con un posto di rilievo nel panorama nazionale) – parte la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana di danza 2024. E’ uno spettacolo fresco e colorato, brioso e romantico. Da vedere. Delle due protagoniste nei ruoli principali – le due stelle internazionali Iana Salenko e Dinu Tamazlacaru Principal Dancers del Teatro dell’Opera di Berlino - causa indisposizione, Salenko e’ stata sostituita da Xsenia Ovsyanik, anche lei dell’Opera di Berlino. Le protagoniste si affiancano al Corpo di Ballo di Roma City Ballet e a Manuel Paruccini, primo ballerino del Teatro dell’Opera di Roma nel ruolo della matrigna “en travesti”. I costumi sono di Giusi Giustino (direttrice della sartoria del Teatro San Carlo di Napoli) e le scene di Michele Della Cioppa (direttore degli allestimenti scenici del Teatro dell’Opera di Roma).

La storia di Cenerentola, come noto, parla di una fanciulla già orfana di madre – alla morte del padre – ridotta in povertà e angustiata dalle sorellastre e dalla matrigna. Con l’aiuto di una fata – e di un pizzico di magia – il suo sogno di incontrare il suo principe azzurro diventa infine realtà. Nella versione di Luciano Cannito, la storia si arricchisce di un pizzico di follia, comicità e divertimento senza tralasciare la spettacolarità (soprattutto nelle scene del secondo atto con il grande salone da ballo) aggiungendo – sottolinea il regista – “al fantastico del racconto. il fantastico del desiderato da tutti: realizzare i nostri sogni nei momenti più bui della nostra vita e soprattutto realizzarli quando non ce lo aspettavamo più”. “Ciò che più mi premeva – raccontava, da parte sua – raccontava, da parte sua, Prokof’ev – era di rendere con la musica l’amore poetico tra Cenerentola e il principe, la nascita e il fiorire del sentimento, gli ostacoli su questa via, la realizzazione di un sogno”.

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Ginger e Fred al Teatro Quirino (16-21 gennaio 2024)

gennaio 4, 2024

È la vigilia di Natale.  I protagonisti, tra loro Ginger e Fred – scritturati come ospiti per lo show di Natale di una televisione privata – sono emozionati per la serata che li porterà sotto le luci dei riflettori.  Ma e non sanno che in quanto derubricati alla voce “materiale di varia umanità” – a questa a televisione commerciale – sono necessari solo per riempire i buchi tra una pubblicità e l’altra.

Nell’attesa, in sala trucco – prima che il teatro diventi lo studio dello show e il Presentatore, come il Domatore di un circo, faccia entrare le bestie ammaestrate – questi personaggi si imporranno per la realtà delle loro vite, fatte di solitudine, basse aspirazioni, menzogne e confessioni improvvise, tutto comico e tragico allo stesso tempo, nell’esaltazione di un giorno “straordinario”.   Per Amelia e Pippo, Ginger e Fred, è diverso: sotto le luci dei riflettori, erano loro a emanare luce. Sono qui per ritrovare quel filo nascosto che li aveva uniti nella coppia artistica e forse anche intima. E poi, sì, balleranno, e per un momento saranno di nuovo insieme… come nel ricordo, in quel tempo passato che non c’è più.

La morte in quinta dell’Ospite d’Onore, l’Ammiraglio/eroe, interrompe bruscamente lo show. Dopo la sua mesta commemorazione, Ginger e Fred si separeranno ancora. Perché? «Non lo so – risponde Ginger – Federico ha voluto così».  

Perché il loro mondo fatto di incanto, non c’è più. Sono solo “materiale di varia umanità” usata per riempire il tempo tra una pubblicità e l’altra.

Come ben sottolineato da Monica Guerritore: “È nell’osservazione di questo piccolo popolo –- che emerge la pietas che spinge Fellini a scrivere e dirigere Ginger & Fred. Il mondo di Fellini è illusione e suggestione. La scena non descrive ma allude, indica uno spazio ‘altro’: le luci di una festa finita da tempo, le insegne di una discoteca riminese, l’Eden Rock. È quello il mondo che accoglie Ginger e Fred. E che ne racconta la fine”.

A causa di un infortunio Pietro Bontempo sarà sostituito da Max Vado. E la prima è slittata dal 9 al 16 gennaio 2024.

Il flauto magico all’Opera di Roma (13-21 gennaio 2024)

gennaio 4, 2024

 IL FLAUTO MAGICO – splendido e celebre Singspiel (genere operistico in cui si alternano parti recitate e cantate) musicato da Mozart nel 1791, su libretto di Emanuel Schikaneder e con il contributo di Karl Ludwig Giesecke – sarà in scena al teatro dell’Opera di Roma.  La trama originaria (che si sviluppa lungo un graduale passaggio dalle tenebre dell’inganno e della superstizione alla luce della sapienza solare, al quale corrisponde un progressivo capovolgimento di prospettiva nel ruolo dei buoni e dei malvagi, i cui poli contrapposti sono rappresentati da Sarastro e dalla Regina della Notte) si svolge in un antico Egitto immaginario. Alla fine  si celebra  la vittoria del Bene sul Male.  Pamina e Tamino vengono accolti nel Regno Solare di Sarastro, e l’opera si conclude col coro finale dei sacerdoti.

Al teatro dell’Opera Mozart è portato in classe.  

“Con la Rivoluzione francese – sottolinea il regista Damiano Michieletto – si è affermata una nuova concezione della scuola, che deve essere laica. Cosi’ ho immaginato di raccontare questa allegoria favolosa e surreale all’interno di una scuola che si apre ad un viaggio fisico di scoperta e consapevolezza individuale. Tamino e Pamina, accompagnati dall’analfabeta Papageno (che però conosce il linguaggio non scritto degli animali) vivono il conflitto tra l’istruzione religiosa e laica (riassunto nel conflitto tra la Regina della Notte e Sarastro) e si aprono ad una scoperta individuale degli affetti e della sessualità, della maturità come indipendenza dai padri”.

Con regia di Michieletto – e allestimento ideato per La Fenice di Venezia nel 2015 in coproduzione con il Maggio Musicale Fiorentino – la favola mozartiana segna il debutto al teatro Costanzi del giovane direttore d’orchestra Michele Spotti.    Al loro fianco, lo scenografo Paolo Fantin, la costumista Carla Teti e il light designer Alessandro Carletti.   In scena uno splendido cast: il tenore Juan Francisco Gatell (come Tamino), la soprano Emőke Baráth (comePamina), il soprano Aleksandra rispettivi ruoli di Pa)pageno e Papagena, il basso John Relyea come ill sacerdote Sarastro, il tenore Marcello Nardis come Monostatos.  Infine, nella parte dell’oratore canta il basso-baritono Zachary Altman, mentre le tre dame sono Ania Jeruc, Adriana Di Paola e Valentina Gargano; quest’ultima fa parte di “Fabbrica” Young Artist Program come Arturo Espinosa (diplomato della terza edizione) e Nicola Straniero, impegnati nei panni dei due sacerdoti e dei due armigeri.  Nelle repliche del 14, 17 e 19 gennaio il ruolo di Tamino è affidato a Cameron Becker e quello di Pamina a Maria Laura Iacobellis. Papageno è Äneas Humm (Premio Giovane Artista dell’Anno 2022 per Opus Klassik) e Sarastro Simon Lim. Nelle stesse repliche e in quella del 21 gennaio la Regina della Notte è interpretata da Aigul Khismatullina.

 In scena anche il Coro dell’Opera di Roma diretto da Ciro Visco. Alla produzione partecipa anche la Scuola di Canto Corale.

https://fb.watch/pG91kt0nX5/

Doppio concerto a capodanno al Teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno (1 gennaio 2024 alle 18h30 e alle 21h30)

dicembre 30, 2023

Il teatro Verdi di Salerno inizia il 2024 con il coinvolgente programma di uno spettacolo – presentato da Peppe Iannicelli - fatto di sinfonia cori e brani d’opera. In scena l’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno diretta dal maestro Francesco Ivan Ciampa con il Coro del teatro dell’Opera di Salerno diretto dal maestro Francesco Aliberti. Sul palcoscenico il soprano Hasmik Torosian. 

“Il doppio concerto di Capodanno – sottolinea il direttore artistico Daniel Oren – conclude una grande stagione del teatro Verdi di Salerno”.  “Una vera e propria maratona musicale – precisa Antonio Marzullo segretario artistico del Verdi – per accontentare tutti gli appassionati che vogliono cominciare il nuovo anno in armonia e letizia”.  “Grazie al sostegno della Regione Campania – conclude il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli – ancora una volta Salerno sale alla ribalta con programmi ed eventi di grande rilievo artistico e culturale. Buon divertimento e buon anno a tutti”.

AIDA al teatro Verdi di Salerno (26 e 28 dicembre 2023)

dicembre 23, 2023

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Aida – con regia del rinomato Plamen Kartaloff il Concerto di Natale e il doppio concerto di capodanno, sono gli spettacoli per le feste del Teatro Verdi di Salerno. “Un gran finale – sottolinea il Sindaco Vincenzo Napoli – per la stagione lirica sinfonica e di balletto del Teatro Verdi che, per l’eccellenza della programmazione e degli interpreti, ha fatto registrare grande successo di pubblico e di critica”.

Aida è un’opera di Giuseppe verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni basata su un soggetto originale dell’archeologo francese Auguste Mariette, primo direttore del Museo Egizio del Cairo. E’ “un dramma di straordinaria attualità – precisa il direttore Daniel Oren – con contenuti profondamente moderni (lo scontro di civiltà, le grandi passioni, il tradimento e la fedeltà).  Il tutto con una potenza musicale che lascia ogni volta senza fiato.  Con un allestimento magnifico che permetterà di apprezzare tutte le sfumature artistiche e culturali del capolavoro verdiano, anche questa Aida 2023 sarà un’emozione tutta da vivere”.

Storia avvincente di amore, tradimento e sacrificio ambientata nell’antico Egitto, Aida trasporta gli spettatori in un viaggio indimenticabile attraverso emozioni e passioni.  Ricca di creazioni musicali, questa opera segna anche la linea di demarcazione tra gli schemi del vecchio melodramma e quello dell’ultimo ottocento: Verdi, riesce a fondervi stili eterogenei, talvolta contrastanti, con una abilità ed una leggerezza esemplari.

I quattro Atti dell’opera sono divisi (a eccezione del terzo) in due scene ed equilibratamente scanditi tra momenti di luce e di ombra.   La storia narra, da un lato, l’amore invincibile di Aida per Radamès; dall’altro il giudizio inappellabile di Ramfis e dei sacerdoti. Al di sopra di loro, Iside, evocata fin dalle prime note.  In questo groviglio di sentimenti e di ostilità, il compositore rileva slanci collettivi e tumulti individuali, colpi di scena e svolte tragiche. Di solito scelta per le grandi rappresentazioni all’aperto o per grandi teatri, come ha reso Aida rappresentabile in un piccolo teatro senza un’enorme quantità di comparse, cavalli, cammelli ecc.?

 “La sfida – sottolinea il regista Plamen Kartaloff – rimane quella di visualizzare la musica. Aida è stata scritta da Verdi come un dramma intimo fra tre personaggi. Eppure il pubblico più spesso riconosce Aida nell’esibizione della spettacolarità del momento trionfale.  Per me, in primo piano è la passione. La forza di uno spettacolo è sempre l’emozione e la capacità di cogliere messaggi profondi per emozionare lo spettatore, soprattutto oggi.   La scena più emozionante è l’ultimo incontro di Amneris con Radamés.   L’amore, il tradimento, la colpa, l’inconciliabilità, l’odio e il destino fatale si esprimeranno attraverso l’interpretazione e la potenza scenica della musica, che è lo strumento principale per il regista e gli artisti.  L’obiettivo principale della regia è quello di rendere l’ascoltatore, uno spettatore attivamente coinvolto nell’azione ed emotivamente ossessionato da ciò che avviene sul palco.  Fondamentale è l’importanza del modo di creare un’immagine scenica della musica.  Anche se è auspicabile che regista e compositore siano in creatività produttiva e co-autorialità”.  

Ma qual è la sua trama? –  Durante una guerra, Aida, la figlia del re etiope, fatta schiava è portata in Egitto, dove però nessuno conosce la sua vera identità. Durante la schiavitù ella si innamora del comandante delle truppe egiziane Radames che ricambia il suo amore.  

Ha però una pericolosa rivale, Amneris, la figlia del Faraone d’Egitto.

Il cuore di Aida è diviso tra l’amore per il padre e il suo paese e l’amore per Radamès.  Suo padre sta marciando contro l’Egitto.  Radamès è stato scelto da Iside come comandante dell’esercito che lo gli va incontro.

Con un inganno Amneris spinge Aida a rivelarle il suo amore segreto per Radames, che intanto torna vincitore.  Il Re d’Egitto, a lui grato, lo proclama suo successore al trono concedendogli la mano della figlia Amneris.

Tra i prigionieri etiopi, c’è il padre di Aida che – meditando una rivincita –  chiede alla figlia a farsi rivelare da Radamès la posizione dell’esercito egizio. Fidandosi di Aida, quest’ultimo le rivela le informazioni richieste dal padre.  Successivamente, resosi contro del suo involontario tradimento, Radamès si consegna prigioniero al sommo sacerdote.  Volendo salvare Radamès di cui conosce l’innocenza, Amneris lo supplica di discolparsi, ma egli rifiuta.

Radames viene condannato a morte per alto tradimento e sarà sepolto vivo, e Amneris maledice i sacerdoti mentre Radamès viene portato via.    Radamès crede di essere solo, ma pochi attimi dopo si accorge che Aida si è nascosta nella cripta per morire con lui.   I due amanti accettano il loro terribile destino, confermano l’amore l’un per l’altro, dicono addio al mondo e alle sue pene e aspettano l’alba, mentre Amneris piange e prega sopra la loro tomba durante le cerimonie religiose e la danza di gioia delle sacerdotesse.