La vita davanti a sè al teatro Verdi (Salerno, 23-25 marzo 2023)

marzo 17, 2023

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo

La vita davanti a sé di Romain Gary è la storia di Momò, bimbo arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville nella pensione di Madame Rosa, anziana ex prostituta ebrea che ora sbarca il lunario prendendosi cura degli “incidenti sul lavoro” delle colleghe più giovani.

Commovente e attualissimo, il romanzo affronta, quindi, un importante tema tuttora all’ordine del giorno, e cioè, la convivenza tra culture religioni e stili di vita tra loro diversi.  E si conclude con delle parole  che – oggi più che mai – dovrebbero essere una bussola:  Bisogna voler bene.

Con naturalezza, il grande Silvio Orlando diventa quel bambino nel suo dramma.  Da qui…. un autentico capolavoro, caratterizzato da commozione e divertimento.

LA MADRE al teatro Quirino (Roma, 14-26 marzo 2023)

marzo 14, 2023

La madre di Zeller – opera sull’amore materno per il figlio maschio – al teatro Quirino è un’intensa Lunetta Savino.  In un vortice confuso tra allucinazioni e realtà, lo spettacolo si sviluppa nel racconto di un amore materno patologico.  

La madre è una donna che non si arrende ad essere lasciata, che vive nel passato e che vorrebbe irrimediabilmente fermare il tempo, riprendersi suo figlio e rubarlo alla fidanzata.  Ricorre ad ogni suo mezzo per riconquistarlo, prima facendo leva suoi sensi di colpa e poi “freudianamente” cercando di attirarlo. Ma questo suo attaccamento morboso è ciò che la porta piano piano a perdere tutti. Viviamo con lei, arrivando all’ospedale in cui finisce, sola e ormai pazza.

Il senso di colpa non basta più per tenere vicini i figli. Nel dolore del lasciarli andare ci sarebbe da lasciar andare una parte di sé per rinascere nel distacco.

50Years: il silenzio che parla dei Mummenschanz al Teatro Verdi (Salerno, 16-18 marzo 2023)

marzo 13, 2023

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

I Mummenschanz – per festeggiare i loro 50 anni –  hanno portato a Salerno uno spettacolo originale, difficile da classificare, ricco di poesia, bellezza, gioco. I fondatori del gruppo – Floriana Frassetto, Andres Bossard e Bernie Schürch – hanno conquistato il mondo intero con le loro storie esclusivamente visive, senza parole né musica nè sottotitoli

Nello spettacolo – ricerca di quel mondo bambino che è nel profondo di ognuno di noi – il pubblico è  giocosamente  preso per mano, e accompagnato in un viaggio fantastico.    Grazie alla maestria e ironia di cinque attori, maschere d’argilla,  volti realizzati con rotoli di carta igienica,  fragili giganti d’aria, l’uomo tubo e altre forme grottesche diventano i personaggi di un mondo (senza confini) frutto di genialità e inventiva.

Mummenschanz  – spiega Floriana Frassetto (cofondatrice, costumista e coreografa del gruppo) – rappresenta un “gioco di possibilità”, il tentativo di raccontare una storia attraverso la potenza creativa del linguaggio non verbale dei corpi e delle forme.

E sicuramente interessante è stata anche la possibilità di dialogare con il cast – presso il teatro – nel quadro degli abituali incontri “Giù la maschera” coordinati dal giornalista Peppe Iannicelli.

I Mummenschanz – vi ha precisato Floriana – è una parola tedesca, usata per descrivere giochi di strada, legati al carnevale. Tra gli ispiratori del gruppo, c’è stato Jacques Lecoq, il maestro che ha contribuito moltissimo a diffondere il mimo e l’uso delle maschere. Successivamente – differenziandosi da Lecoq – il gruppo ha inventato una maschera flessibile, che si trasforma, e che richiede un grande lavoro di preparazione ad ogni spettacolo.

Floriana definisce gli attori del gruppo giocolieri di maschere che coprono tutto il corpo.

E precisa: “Quando si è nelle grandi forme che si vedono sul palcoscenico, la corporeità è assoluta ed è in questo modo che si cerca di trasmettere emozioni, e di far sognare”.

 Utilizzando il silenzio per comunicare, il loro spettacolo – caratterizzato quindi da un ritmo silente – vuole essere una critica all’eccesso di comunicazione nella società odierna.

I Mummenschanz fanno spettacoli in tutto il mondo. E – ha notato ancora Floriana – “i pubblici con i quali ci siamo confrontati sono tra loro molto diversi: molto partecipativi, e chiassosi, gli spettatori in Germania, Svizzera, America, molto silenziosi invece gli Italiani!”.

Omaggio a Zeffirelli: Pagliacci al Teatro dell’Opera (Roma 12-19 marzo 2023)

marzo 8, 2023

Nel centenario della nascita di Franco Zeffirelli, il Teatro dell’Opera di Roma ha scelto di ricordare il grande maestro, con la sua attualizzazione di Pagliacci:,opera lirica con estreme passioni di odio e amore – su libretto e musica di Ruggero Leocavallo – debuttata nel 1892.

“L’atmosfera verista dei Pagliacci – precisava Zeffirelli – consente questa attualizzazione (…) per Leoncavallo siamo tutti un po’pagliacci (…) curiosamente e’la stessa visione che il vecchio Verdi propone nel finale di Falstaff: ‘Tutto il mondo e’burla’. Con una differenza fondamentale: che per Verdi si tratta di una burla vera e propria, mentre Pagliacci sono una dolorosissima avventura di sangue e di amore”.

Questa la trama dello spettacolo in scena a Roma. Una piccola compagnia teatrale itinerante di giocolieri saltimbanchi e attori (il capocomico Canio, la moglie Nedda, un vendicativo Tonio, un mite Beppe, l’amante Silvio) – a bordo di un camper, giunge in un paesino dell’Italia degli anni Sessanta per inscenare una commedia.

Ma – sullo sfondo grigio di un edificio di ringhiera brulicante di umanita’- nella loro rappresentazione si svolge una cruenta storia di gelosia che mescola finzione e realta’.

Nello spettacolo in scena all’Opera di Roma (con l’allestimento qui creato nel 1992) la regia di Franco Zeffirelli e’ripresa da Stefano Trespidi. L’orchestra e’diretta dal maestro Daniel Oren. Il coro e’diretto da Ciro Visco, con la partecipazione del Coro di voci bianche e della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma. I coloratissimi costumi sono di Raimondo Gaetani. Le luci sono disegnate da Vini io Cheli.

Nella sensuale parte di Nedda-Colombina sono impegnate Nino Machaidze e Valeria Sepe. Il marito capocomico Canio-Pagliaccio e’interpretato da Brian Jagde e da Luciano Ganci. Il gobbio Tonio- Taddeo e’interpretato da Amartuvshin Enkhbat e Roman Burdenko.

Matteo Falcier da’voce a Beppe, Vittorio Prato all’amante Silvio che come Nedda cadra’ucciso da Canio.

La roba di Giovanni Verga al teatro Quirino (Roma,7-12 marzo 2023)

marzo 5, 2023

Da anni, la Compagnia Progetto Teatrando promuove i classici della letteratura siciliana, attraverso un lavoro di riscrittura drammaturgica.

E ora – in occasione dei 100 anni dalla scomparsa di Giovanni Verga – al teatro Quirino di Roma mette in scena uno dei suoi capolavori, e cioe’, La roba, con l’eccellente interpretazione di Enrico Guarneri unanimamente riconosciuto e apprezzato interprete dei personaggi verghiani.

Rielaborazione drammaturgica – e messinscena – esaltano la crudezza verista dell’autore.

La roba e’ una novella, pubblicata per la prima volta sulla rivista La Rassegna settimanale, e successivamente inclusa nella raccolta Novelle rusticana (1883).

Nessun vincitore tra i loro protagonisti, solo vinti.

Nessuna speranza di riscatto ma solo la crudezza della loro miserabile esistenza.

La ricchezza di Mazzaro’ crea solo altri vinti perche’ – per lui – l’unico valore e’ la roba, che non puo’portare con se’nell’aldila’: per questo si dispera e vuole che la roba muoia con lui.

Il narratore non mostra mai riprovazione per i suoi sistemi per divenire ricco, ne’per la sua aridita’ sentimentale, ne’per la sua brutalita’ nei confronti di lavoranti e fittavoli (rovinati dalla sua avarizia di usuraio).

Il berretto a sonagli al Teatro Verdi di Salerno

marzo 1, 2023

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Gran bello spettacolo quello in scena a Salerno. E sicuramente d’effetto le grandi ombre multimediali con cui inizia e si conclude.

Il berretto a sonagli (1916) e’una commedia del grande Luigi Pirandello (1867-1936). Il titolo si riferisce al berretto del buffone che – nello stesso tempo – diventa simbolo dello scorno pubblico a cui viene sottoposto il protagonista Ciampa e metafora dell’impossibilita’ di mostrare il proprio vero io alla collettività.

In estrema sintesi, questa la sua trama. Beatrice Fiorica viene a sapere dalla cosiddetta Saracena che suo marito il cavaliere Fiorica ha una tresca con Nina, giovane moglie del suo scrivano Ciampa. Dopo una sua denuncia che non dara’gli esiti da lei desiderati, Beatrice sara’indotta a farsi credere per un breve periodo “pazza da chiudere” per porre fine allo scandalo, ed evitare morti.

Come le dira’ Ciampa: e’ “per il suo bene! E lo sappiamo tutti qua che lei e’ pazza. E ora deve saperlo tutto il paese. Non ci vuole niente sa, signora mia non s’allarmi! Niente ci vuole a fare la pazza creda a me! Glielo insegno io come si fa. Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verita’. Nessuno ci crede,e tutti la prendono per pazza”.

Il berretto a sonagli – precisa Gabriele Lavia – “e’una tragedia della mente. Ma porta in faccia la maschera della farsa. Pirandello mette in scena uno di quegli uomini invisibili, senza importanza schiacciato nella morsa della vita e, poiche’ e’un niente e’ trattato come se fosse niente. E sul nostro palcoscenico “come trovati per caso”: un vecchio fondale “come se fosse abbandonato” e pochi elementi, “come relitti” di un salottino borghese e “per bene”, dove viene rappresentato un banale “pezzetto” di vita di una “famiglia perbene” che fa i conti con l’assillante angoscia di dover essere “per gli altri”, di fronte agli altri”.

E’proprio il “si dice” ad “essere” la stessa sostanza identitaria del proprio “io”. L’unica speranza e’la difesa dell’io.

Ma come difenderlo? Ciampa usa spranghe alle porte e catenacci. Ma e’ costretto a uscire ed esistere. E allora – precisa il regista – la “corda civile” e la “corda seria” non servono piu’. E’ la “corda pazza” che scatta. E scatta per tutti. Non si puo’ difendere il proprio io dagli attacchi del mondo. Non e’ possibile uscire dal mondo, uscire da noi stessi. Se lo facciamo siamo morti viventi”.

Interessante anche – dopo la prima – l’abituale appuntamento con pubblico e stampa (“Giu’ la maschera” coordinato dal giornalista Peppe Iannicelli) in cui il maestro Lavia, riferendosi alla poetica della sua messa in opera di un testo si e’ tra altro definito “infedelissimo nella fedelta’”.

Perche’mettere in scena Pirandello?

Normalmente – ha precisato Lavia (regista e interprete di Ciampa) – “non scelgo. Sono scelto. Giro per casa. Giro. Mi giro su me stesso. Punto un dito. E una volta deciso, mi chiedo: ‘perche’ questo testo?’. Il berretto a sonagli e’ un capolavoro della drammaturgia europea e, oserei dire, dell’impressionismo tedesco. Non a caso nel mio spettacolo uso le maschere. Pirandello ha studiato a Bonn e ha avuto rapporti con un teatro non fatto come veniva fatto in Italia. A differenza di Giovanni Verga (scrittore verista) e’ un impressionista. Fu molto colpito dal romanzo L’uomo che vendette la sua ombra. (1814) di Peter Schlemihl”.

“La dimensione ombra ‘ – ha precisato ancora Lavia – e’il nostro guaio. Il problema e’il corpo e non l’anima. Noi facciamo ombra. Siamo un corpo. E l’uomo e’condannato a rappresentarsi. Anche se cerca di esser naturale, nello stesso tempo, fatalmente per essenza si rappresenta. Ognuno, nel momento in cui si veste, ed esce di casa recita una parte”.

Il berretto a sonagli e’passato alla storia per le tre corde (la civile la seria e la pazza). Ma un ruolo importante vi assume la donna,vera e propria protagonista. Siamo davanti a un dramma amarissimo, e non una commedia. E’quasi una tragedia, che finisce con la morte civile di una donna, indotta a dichiararsi pazza perche’si e’permessa di contravvenire a una regola fondamentale della microsocieta’ – la famiglia – nella grande societa’. Il suo unico diritto e’quello di esser moglie di un altro. Come le fa notare il fratello dopo la sua denuncia non ha piu’uno status, non e’ne’moglie ne’vedova. Durante l’incontro, il regista ha enfatizzato anche questo aspetto.

L’Occidente unito, diviso dal resto del mondo

febbraio 23, 2023

L’United West, divided from the rest  – policy brief dell’ECFR (European Council on Foreign Relations )  a cura di Timothy Garton Ash, Ivan Krastev e Mark Leonard  – rivela una netta divisione tra Occidente e resto del mondo su Ucraina, democrazia e futuro ordine globale.   Basandosi sui dati di sondaggi svolti in dieci Paesi europei, incluso il Regno Unito, e in Cina, India, Turchia, Russia, e USA (i Paesi ‘CITRUS’, per utilizzare l’acronimo coniato dall’Università di Oxford) –   a un anno dall’invasione russa dell’Ucraina –  rileva che gli Stati Uniti e gli alleati europei hanno riacquistato un ruolo preminente sulla scena globale, ma il divario tra la loro prospettiva e quella del resto del mondo si è ampliato.   

Cosa, questa, a mio avviso, evidente anche se si tiene conto della Risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che chiede il ritiro immediato delle truppe russe dall’Ucraina, nel febbraio 2023, adottata con141 voti a favore, 32 astenuti e 7 voti contrari. 

Questi i Paesi che si sono astenuti: Algeria, Angola, Armenia, Bangladesh, Bolivia, Burundi, Central African Republic, Cina, Congo, Cuba, El Salvador, Ethiopia, Gabon, Guinea, India, Iran (islam), Kazakhstan,  Kyrgyzstan, Lao PDR, Mongolia, Monzabique, Namibia, Pakistan, South Africa, Sri Lanka, Sudan, Tajikistan, Togo, Uganda, Uzbekistan, Vietnam, Zimbabwe

E questi i Paesi che hanno votato contro: Belarus, Dem PR of Korea, Eritrea, Mali, Nicaragua, Russian Federation, Syrian Arab Republic

Da notare che la Risoluzione adottata dalle NU non contiene la proposta di istituire un Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra (uno dei 10 punti del piano di pace dell’Ucraina).

La Russia si ritrova – in pessima compagnia – con Paesi molto poco attenti al rispetto dei diritti umani fondamentali. La Cina sta preparando un Piano di pace. Come l’India – ancora una volta – si e’ astenuta. E resta da vedere se riuscira’a fare prevalere gli interessi collettivi e a mettere in moto un ingranaggio positivo.

E L’Unione europea? Come precisato dall’alto rappresentante per la politica estera Timmermans, l’UE auspica una pace giusta al piu’presto e supportera’ l’Ucraina affinche’ diventi un prospero paese dell’Unione. I 27 hanno ribadito che saranno con l’Ucraina fino a quando sara’necessario e che la supporteranno anche tramite appalti comuni eurppeo per produrre armi.

In Occidente dominano quello che i ricercatori chiamano ‘il partito della giustizia” e l’obiettivo di una vittoria –  In Europa, la guerra in Ucraina è vista come un attacco all’intero continente, e non solo a un Paese vicino.  Lo si evince – tra altro – dal forte sostegno pubblico alle sanzioni dell’UE, e dalle nette maggioranze favorevoli alla messa al bando dell’energia russa.  

L’opinione prevalente è che l’Ucraina debba riconquistare tutto il suo territorio, anche a costo di un conflitto prolungato.   A un anno di distanza dallo scoppio del conflitto dal sondaggio emerge che «l’Occidente ne esce più unito che mai sull’obiettivo di vincere la guerra”.   Ma – secondo Mark Leonard – questo obiettivo diventa sempre meno influente a livello globale.

Secondo Ivan Krastev, «nell’Ue e negli Stati Uniti consideriamo l’aggressione russa come un’eccezione, perché ci consideriamo eccezionali noi. Per gli altri è semplicemente un’ennesima guerra» e non un’eccezione.  E, mentre l’opinione pubblica occidentale vede il futuro come una competizione bipolare tra USA e Cina, gli altri immaginano uno scenario sempre più frammentato.  E per paesi come l’India questa guerra rappresenta paradossalmente un’opportunità per conquistare spazio di manovra.  

Ecco perché secondo Timothy Garton Ash, «il principale errore strategico che l’UE possa fare è rivolgersi a un generico Sud globale invece di fare piani di azione diversi per ogni attore».  Inoltre, malgrado l’apparente compattezza del blocco occidentale, esistono sfumature differenti all’interno della stessa UE.   Secondo Krastev «noi Europei abbiamo gli stessi sogni, ma diversi incubi».  Garton Ash, Krastev e Leonard sono concordi nel pensare che l’Occidente dovrà affrontare ostacoli sempre maggiori nel confronto con le potenze emergenti.

I Paesi non occidentali vorrebbero che la guerra finisca il prima possibile, anche se questo vuol dire che l’Ucraina debba cedere parte del proprio territorio alla Russia.  Ben due terzi degli intervistati ritengono che la Russia continui a svolgere un ruolo centrale sulla scena globale, nonostante il conflitto, e i cinesi e i turchi considerano Mosca un “alleato” e un “partner” strategico del loro Paese.   

Molti credono che il sostegno degli Stati Uniti e dell’Europa all’Ucraina sia finalizzato esclusivamente alla “difesa del dominio occidentale”.  

 E c’è una certa (e meglio sarebbe dire forte) sottovalutazione della democrazia.  In Cina, più di tre quarti (77%) degli intervistati ritiene che il proprio Paese sia una “vera democrazia”, superiore ai modelli politici di Stati Uniti ed Europa. Allo stesso modo, in India (57%) e Turchia (36%), la maggioranza crede che il proprio modello democratico funzioni meglio di quelli degli altri Paesi.

Bayadere al Teatro dell’Opera (Roma, 25 febbraio-2 marzo 2023)

febbraio 21, 2023

Spettacolo bellissimo, romantico e brioso, tra l’altro con simpaticissimi selvaggi (vera forza della natura) nel Primo tempo. Fantastici ballerini e musica, originali imponenti e colorate le scenografie (piu’o meno stilizzate e semi-moderne), stupendi i costumi, affascinanti coreografie, colori e luci. Pura armonia di musica, movimenti e danza. Vera gioa per udito e vista! Non a caso pubblico super entusiata.

Nella sua lunga storia, La Bayadère è stata allestita e rivisitata molte volte. La nuova Bayadère (in 3 Atti) in scena al Teatro dell’Opera di Romafirmata da Benjamin Pech – segna il debutto al teatro Costanzi di Olga Smirnova e Victor Caixeta (due danzatori che hanno lasciato la Russia dopo l’invasione dell’Ucrania). Nei ruoli dei protagonisti si alternano anche Jacopo Tissi, Maia Makhateli, Rebecca Bianchi e Alessio Rezza. E il nuovo allestimento è impreziosito dalle scene di Ignasi Monreal, che immergono in un universo onirico e senza tempo, dalle luci di Vinicio Cheli e dai costumi di Anna Biagiotti.

Ideata da Marius Petipa nel 1877 nello stile del Grand ballet per il Balletto Imperiale Russo di San Pietroburgo,  La Bayadère ( La danzatrice del tempio, in russo Баядерка – Bayaderka) – con musica di Ludwig Minkus Ludwig –  è un balletto basato sul poema indiano Sakuntala di Kalidasa: un colorito melodramma con numerosi intrighi d’amore, gelosia e tradimento, protagonista la bella bayadère Nikija, amante segreta del principe guerriero Solor che dovrà sposare la crudele e gelosa Gamzatti,  figlia del Raja.

Questa la sua trama originaria.  

Nel PRIMO ATTO al Tempio si trova il guerriero Solor, innamorato della danzatrice del tempio Nikija a sua volta amata dal Bramino.  A Solor viene obbligatoriamente offerta la mano di Gamzatti, la figlia del Rajah. Questi viene avvisato dal Bramino che Solor ha un’altra donna. Gamzatti informa Nikija del proprio patto matrimoniale con Solo.. Nikija tenta di ucciderlo ma viene fermato da Aya.    Nel Secondo ATTO vi è la festa di fidanzamento. Aya dà a Nikija un cesto di fiori nel quale è nascosto un serpente velenoso che la morde. Il bramino le propone di salvarla, a patto che lei accetti di sposarlo. Nikija rifiuta e danza fino a quando muore.  Nel Terzo ATTO Solor, per dimenticare il dolore della morte di Nikija, fuma un particolare veleno, si addormenta e si ritrova nel regno delle ombre; tra esse ritrova anche l’amata Nikija alla quale giurerà fedeltà eterna. Nel Quarto Atto, durante le nozze tra Solor e Gamzatti, il tempio crolla, seppellendoli sotto le macerie.

“E’ un balletto epico – precisa il coereografo, Benjamin Pech – E’ una vera epopea, e questa produzione sarà una sfida collettiva che coinvolge, assieme ai danzatori del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma e agli allievi della Scuola di Danza, tutti coloro che saranno impegnati dietro le quinte, che lavoreranno nell’ombra ai numerosi cambi di scena. È uno spettacolo molto ambizioso”.  

https://twitter.com/ParuoloS/status/1628094647833600005?t=-IbkV71gQQ1ey-i0ZSkuPg&s=19

Perfetti sconosciuti al Teatro Verdi (Salerno, 23-26 febbraio 2023)

febbraio 21, 2023

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Brillante commedia sull’amicizia, sull’amore e sul tradimento, “Perfetti sconosciuti” è un adattamento teatrale dell’omonimo film di Paolo Genovese che, come si ricorderà, ha avuto un gran successo.

Questa la sua trama. 

Durante una cena, un gruppo di amici decide di condividere i propri cellulari. Tutti ascoltano e vedono i messaggi di tutti gli altri.

Ne deriva un vero effetto destabilizzante, visto che vengono alla luce profondi segreti.

Una serata interessante. Vivace per le molte domande dei partecipanti e le risposte esaurienti del cast della commedia, è stato anche –  presso il foyer del Teatro –  il consueto “GIU’LA MASCHERA” incontro con pubblico e stampa degli attori protagonisti dello spettacolo, condotto dal giornalista Peppe Iannicelli.  

Uno dei punti dagli attori maggiormente evidenziati è la potenza e l’ingerenza dello smartphone, tematica base di Perfetti sconosciuti.    

Ad esso affidiamo i nostri sentimenti più intimi, di cui un tempo eravamo gelosi e che oggi comunichiamo agli altri per il bisogno di condivisione.   Ed è oramai quasi uno specchio che riflette l’immagine più recondita di noi stessi, con pulsioni, voglie represse, sogni proibiti del nostro ego più profondo.

Due coppie di coniugi e un comune amico (divorziato disoccupato e con una relazione agli altri ignota) si incontrano e – ai cellulari – affidano le loro tre vite: la pubblica, la privata e la segreta.  Dalla lettura ad alta voce dei messaggi e dall’ascolto delle telefonate ricevute emerge che ognuno di loro è sconosciuto al proprio coniuge e al comune amico.

Da qui la critica che lo spettacolo vuole fare della società di oggi, in cui ognuno pecca di ambiguità e di esagerato egocentrismo.

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Uomo e galantuomo al Teatro Quirino (Roma 21 febbraio – 5 marzo 2023)

febbraio 20, 2023

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Questa commedia fu scritta da Eduardo, all’età di 22 anni, per il fratellastro Vincenzo Scarpetta e messa in scena nel 1924 con il titolo Ho fatto il guaio?Riparerò! Successivamente, il 23 febbraio 1933, fu rappresentata dalla compagnia di Eduardo “Teatro Umoristico I De Filippo” con il titolo definitivo di Uomo e galantuomo.

Opera corale estremamente importante nella produzione eduoardiana, si distacca dal teatro di Scarpetta, perché i suoi personaggi principali – come sottolineato da Geppy Gleijeses – “sono un’evoluzione di Sciosciammocca, a sua volta evoluzione di Pulcinella senza maschera!”. E – come precisato dagli attori – “è difficile da rappresentare perché parole e tempi comici sono scanditi da ritmi che seguono rigide regole matematiche”.

Sua protagonista è una scalcagnata compagnia teatrale scritturata per rappresentazioni in uno stabilimento balnerare.

Grazie al classico espediente della commedia degli equivoci è un vero e proprio teatro nel teatro.  Così, ci si trova immersi in una serie di episodi irresistibilmente divertenti (in particolare, la scena del suggeritore maldestro che, continuamente frainteso dagli attori, ne combina di tutti i colori) in cui intrecci amorosi si incrociano con finta pazzia per evitare galera e duelli.

In scena – in questo spettacolo divertente e brillante – il grande Geppy Gleijeses (allievo di Eduardo dal quale ricevette il permesso a rappresentare le sue opere) e i bravissimi Lorenzo Gleijeses e Ernesto Mahieux.  Al loro fianco altri valentissimi attori.  Il regista è Armando Pugliese che ha diretto più volte opere di Eduardo.